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Le menzogne dei fantocci di Trump

Cubadebate (italiano) - Gio, 22/08/2019 - 02:15

bolsonaro-1-580x385Menzogne e capri espiatori sono le due leve fondamentali per fare politica del “trumpismo”. Si è già calcolato che il presidente statunitense dice 20 menzogne al giorno, con una produttività quasi insuperabile. I capri espiatori principali di Trump sono i messicani, responsabili di tutti i mali degli USA.

I suoi seguaci cercano di camminare in questa direzione. Bolsonaro ed i suoi fantocci mentono tutto il tempo e cercano di attribuire al PT i problemi attuali del paese, come se non avessero ereditato tre ani di governo disastroso di Temer. Allo stesso modo, la sconfitta del suo amico Macri li ha lasciati sconcertati. Un governo tanto buono che gli argentini non hanno saputo stimare, preferendo diventare un Venezuela ed esportare la sua popolazione verso Porto Alegre. (Lui non sa che tutti gli anni gli argentini vengono, ma a Florianopolis e non a Porto Alegre).

In un’intervista a Clarin, il ministro dell’Economia “pinochetista” di Bolsonaro, Paulo Guedes, credendo che gli argentini non sono informati sul Brasile, distilla le sue menzogne continuamente, e le più scandalose sono quelle che hanno a che vedere con Lula.

Un governo che ha 14 milioni di disoccupati, (fatto che non suppone nessuna preoccupazione), accusa Lula di non avere creato impieghi per i brasiliani. Lula, con il suo governo ha creato 22 milioni di impieghi formali per i brasiliani. Il PT alla fine del mandato di Dilma, in dicembre del 2014, aveva ottenuto, per la prima volta in Brasile, pieno impiego e l’economia in crescita. L’eredità che ha ricevuto Bolsonaro non è stata quella dei 12 anni di governo del PT, bensì quella dei tre anni disastrosi di Temer, responsabile della restaurazione della politica economica neoliberale.

Ma questo non era sufficiente, Guedes, colui che aveva promesso, insieme a Bolsonaro, durante la campagna elettorale, che l’economia brasiliana sarebbe tornata a crescere nel primo anno del suo mandato, adesso ha bisogno di uno o due anni in più, per superare la recessione. Tuttavia, per il quotidiano Clarin, Guedes sta guidando al recupero dell’economia brasiliana.

Così si comportano i fantocci di Trump e dell’FMI.

di Emiro Sader

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

Categorie: News

Padura su Lula: “Prima o poi la giustizia farà la sua parte”

Cubadebate (italiano) - Mer, 21/08/2019 - 01:59
Monica Benicio e Leonardo Padura a Curitiba

Monica Benicio e Leonardo Padura a Curitiba

Durante una tournée in Brasile per promuovere il suo romanzo “La trasparenza del tempo”, lo scrittore cubano Leonardo Padura ha voluto fare visita all’ex presidente Lula a Curitiba.

L’incontro è avvenuto il 15 agosto 2019, insieme all’attivista Monica Benicio, vedova di Marielle Franco. Dopo la visita, l’autore di “L’uomo che amava i cani” ha rilasciato la seguente dichiarazione pubblica, in cui esprime la sua solidarietà con l’ex presidente e raccontando alcune impressioni sull’incontro e sulla situazione del paese.

Dichiarazione:
“Dall’inizio della causa penale contro l’ex presidente Lula, sospettavamo che questa fosse una strategia disegnata al fine di rendere impossibile l’accesso alla disputa elettorale al candidato, il cui nome, i sondaggi davano come il più sicuro per la Presidenza del Brasile nelle elezioni del 2018.

Le rivelazioni che sono seguite, specialmente negli ultimi mesi, confermano il fatto che Lula sia stato criminalizzato per ragioni politiche e non puramente per ragioni legali.

L’incarcerazione del presidente e la sua attuale permanenza in prigione hanno aperto la porta ad una rottura in Brasile di un sistema di stato veramente democratico.

Credo fermamente che in nessun paese o sotto nessun sistema una persona debba essere perseguita, criminalizzata, attaccata per le sue cariche politiche. E’ un diritto universale dell’uomo avere libertà di opinione politica, sempre che queste azioni, idee, attitudini non generino manifestazioni di odio, xenofobia, discriminazione o persecuzione di altre persone.

Dalla mia modesta posizione personale e considerandomi amico del presidente Lula da Silva, simpatizzo con tutti gli uomini e donne del mondo che hanno sofferto persecuzioni e molestie per aver difeso le loro idee sulla società e sul mondo, senza violenza.

Grazie alla mia visita alla sua prigione della Polizia Federale di Curitiba, ho conosciuto un Lula emozionato, un lottatore, convinto delle sue ragioni, disposto a rimanere in prigione fino a quando non potrà uscirne da uomo libero. Ha fiducia nel fatto che prima o poi la giustizia farà la sua parte”.

testo e foto da El Publico

traduzione di Marco Bertorello

Monica Benicio e Leonardo Padura a Curitiba

Monica Benicio e Leonardo Padura a Curitiba

Monica Benicio e Leonardo Padura a Curitiba

Monica Benicio e Leonardo Padura a Curitiba

Categorie: News

Circa quattro adulti statunitensi su cinque soffrono di stress per una possibile sparatoria di massa

Cubadebate (italiano) - Mer, 21/08/2019 - 00:32
Sparatoria successa nei grandi magazzini Walmart di El Paso (Texas)

Sparatoria successa nei grandi magazzini Walmart di El Paso (Texas)

Circa quattro adulti statunitensi soffrono di stress per la possibilità di una sparatoria di massa, secondo un sondaggio realizzato da The Harris Poll.

Il sondaggio, i cui risultati sono stati divulgati la settimana scorsa, ha determinato che il 33% di queste persone non assiste ad eventi pubblici e non frequenta alcuni luoghi, come i centri commerciali, scuole, università e cinema per paura.

Il sondaggio precisa che il 62% dei padri sostiene di vivere con la paura che i loro figli possano essere vittime di tali fatti in qualsiasi momento.

Le notizie sulle sparatorie di massa sono frequenti negli Stati Uniti, dove si stima che la popolazione di 327 milioni di abitanti possieda il 46% dei circa 857 milioni di armi da fuoco esistenti nel mondo, in mano a civili.

Secondo Arthur C. Evans Jr., direttore esecutivo dell’Associazione di Psicologia degli Stati Uniti, che ha commissionato il sondaggio, le uccisioni con armi da fuoco provocano danni alla salute mentale e danneggiano la vita quotidiana di molti statunitensi.

Più accadono fatti di questo tipo nei luoghi che siamo soliti frequentare e maggiore sarà l’impatto, ha segnalato Evans, intervistato dai giornali.

Ha puntualizzato che non è necessario sperimentare direttamente questi fatti per sentirsi danneggiati, ma già solo il fatto di venirne a conoscenza può implicare un impatto emozionale con ripercussioni negative, ha aggiunto.

Secondo Evans, è importante che la gente ed i legislatori si rendano conto che questo non è un problema senza soluzione, ma qualcosa la cui possibilità di cambiamento è a portata di mano.

Questo sondaggio è stato realizzato in Internet dall’8 al 12 agosto ed ha avuto una partecipazione pari a 2017 maggiorenni residenti in diversi stati.

Il 3 e 4 agosto, a 13 ore di distanza, due sparatorie nelle città di El Paso, Texas e Dayton, in Ohio, hanno causato 31 morti e 51 feriti.

Secondo l’Archivio della Violenza Armata, un gruppo senza fini di lucro, che possiede un archivio sui fatti relazionati con le armi da fuoco, dall’inizio di quest’anno ci sono state 259 sparatorie di massa nel territorio statunitense.

da Prensa Latina

traduzione di Marco Bertorello

Categorie: News

Eusebio Leal: “Bisogna trasmettere a tutte le generazioni il culto della bellezza”

Cubadebate (italiano) - Lun, 19/08/2019 - 23:48

eusebio-leal-4-580x417“Chi conosce il bello, e la morale che ne viene, non può vivere senza morale e senza bellezza”
José Martì

Davanti allo Storiografo de L’Avana, Eusebio Leal, si sono sedute decine di persone con il proposito di intervistarlo, in forme infinite si sono raccolte le sue opinioni su “l’umano e il divino”, l’immateriale e il tangibile. Quando si viene a conoscenza del fatto che si avrà la possibilità di avere questo ruolo all’immenso onore si somma la stessa dose di ansia.

Quale domanda, tra tutte quelle che si desidera porgere, si farà? Quale, che non sia una ripetizione? Come definire e stabilire in così poco tempo un ponte tra la sua opera di riscatto patrimoniale e la promozione di una cultura di disegno nell’ambiente visuale del Centro Storico de L’Avana?

Di fronte al vincolo del suo tempo scarso è doveroso andare all’essenza e concentrarci nel fattore comune che caratterizza il lavoro dell’Ufficio dello Storiografo nell’intervenire in un immobile, uno spazio aperto o stampare una pubblicazione: l’estetica di ciò che è fatto bene.

Intervistatrice (I)-“La bellezza, nella sua relazione con il disegno, non è il risultato di un’azione cosmetica, di un invito fuori tempo per far ‘belle’ le cose”. “Al contrario, un prodotto di buon disegno irradia bellezza nell’armonia che formano la sua espressione materiale, l’uso che suggerisce, le idee che rappresenta”. “Come si forma in lei la nozione del bello?”

Eusebio (E)- “Per cominciare bisognerebbe prendere come massima quella bella poesia cantata da Silvio Rodriguez, quando chiede che le nubi si portino via il brutto e ci lascino il bello”.

“Il bello è sempre una relazione misteriosa tra noi e ciò che ammiriamo, però non c’è dubbio che sia anche frutto di un’educazione e dell’interazione con una serie di segnali che ci marcano senza interruzione.”

“Quando ero bambino, nella scuola ci chiedevano di fare disegni con carte colorate, qualcosa di simile all’origami giapponese”. “Questo era un suggerimento per l’uso del colore e della forma, per la ricerca di un’estetica della vita quotidiana, che per me è la questione fondamentale”.

“C’è una necessità di trasmettere a tutte le generazioni questo culto della bellezza”. “Per questo il disegno deve entrare nell’universo del focolare domestico ed essere presente nelle posate, nel vasellame, nei vestiti”.

“Anni fa una grande amica, Nisia Aguero, ha realizzato grandi progetti per portare l’arte ed il disegno sui tessuti”. “Insegnamenti come questi hanno aiutato a formare in noi – nell’Ufficio dello Storiografo – un’urgenza per poter dire la nostra parola a partire da una politica: incorporare il disegno alle diverse sfere del nostro lavoro”. “Abbiamo fatto così nelle nostre pubblicazioni, è qualcosa su cui ha lavorato molto (Carlos Alberto) Masvidal, Premio Nazionale di Disegno e che trova un esempio nei titoli della nostra casa editrice Boloña o nei numeri della rivista che testimonia il nostro lavoro, Opus Habana”.

“Abbiamo anche integrato il disegno con la concezione di una versione moderna del museo, che trascende il mostrare la collezione e scommette sull’interattività; è ciò che abbiamo sviluppato nel Palazzo del Segundo Cabo”.

“Allo stesso modo, con la nuova museologia didattica diretta ai bambini ed ai giovani del ‘Centro a+ per Adolescenti’, c’è tutto un disegno che si approfitta dei codici dell’antica fabbrica che esisteva dove oggi ha sede l’istituzione, per fare un discorso di bellezza, nel mondo industriale”.

“Abbiamo cercato di incorporare questi principi nella concezione di un’abitazione decorosa e degna, per cui facciamo qualcosa di più che innalzare pareti, nei limiti che ci impongono i finanziamenti”. “Sono uno di quelli che credono che con poco si possa fare molto”.

Senza necessità di pause per cercare nel passato, Eusebio sceglie tra le sue memorie un fatto molto peculiare, che esemplifica la sua affermazione.

“Nell’antica casa di Obrapia, che non era ciò che conosciamo oggi, ma un edificio abitato, un grande edificio, pieno di controsoffitti abitabili e labirinti, vivevano degli amici che lavoravano in una rivista”. “Un giorno mi invitarono a mangiare con loro ed all’arrivo ho trovato qualcosa di inconcepibile”. “Avevano arredato tutto usando casse ed altri oggetti che le persone scartavano, armonizzando i colori; avevano una gabbia di canniccio con un canarino, un tavolino con le sue quattro sedie diverse… loro mi hanno dimostrato che era possibile, con mezzi scarsi, costruire un piccolo spazio di felicità”. “Con poco si può fare qualcosa di utile e bello, sempre se si utilizza bene”.

(I) – “L’Ufficio dello Storiografo ha puntato ad esprimere questo matrimonio tra forma e funzione attraverso opere di alto impatto sociale”. “Così possiamo vedere case, scuole, centri di attenzione agli anziani od a minori  che sono riferimenti sia estetici sia per i servizi che offrono”. “Come si arriva a questo concetto?”

(E)- “E’ il risultato di un’evoluzione; ho sempre negato che sia l’opera di un illuminato, rifiuto per me il protagonismo assoluto in queste questioni”.

“Abbiamo diversi punti dai quali fioriscono iniziative che si esprimono in progetti come quello del ‘Centro a+ per Adolescenti’ uno dei più importanti, secondo me”.

“L’isolato dove si trova il Centro, delimitato dalle vie Teniente Rey, Habana, Muralla e Compostela, era un ammasso dove si trovavano una vecchia fabbrica di medicine, un’altra di recipienti, un deposito di alcol, ciò che era stato il collegio di José de la Luz y Caballero era diventata un’officina di riparazione di veicoli… Tutto era stato abbandonato all’anarchia, nulla puntava in una sola direzione”.

“Il nuovo progetto è stato concepito come uno sviluppo armonico nel quale ci sarebbero stati edifici di abitazioni, si sarebbe restaurata la farmacia, avremmo riscattato l’impronta positiva del passato che era la scuola, però c’era ancora un problema da risolvere: la vecchia fabbrica”.

“Li si è disegnato il Centro per Adolescenti. La direzione di Architettura e Urbanistica dell’Ufficio dello Storiografo, in particolare la squadra che ha lavorato con l’architetto (Orlando) Inclan, ha fatto un lavoro prezioso, lasciando tutti i macchinari industriali in vista, la trave di ferro trasformata con un cambio di colore, le ruote dentate… riscattare e mostrare il patrimonio industriale è importantissimo”.

Dalla descrizione del progetto fatto realtà, Leal passa, quasi senza transizione, a parlarci di un nuovo desiderio; come se per lui non ci fosse possibilità di accontentarsi fino a che esista un luogo rilevante lasciato opaco e consumato o inutilizzato.

“Sogno il grande edificio della fabbrica di elettricità trasformato in un centro di arte moderno, dove tutta questa vecchia tecnologia possa dare una spiegazione di se stessa e ci introduca ad un mondo dove non abita il silenzio ma la cultura, la conferenza, il passaggio delle persone da un luogo ad un altro”. “Arrivare ad introdurre questi codici nelle nuove generazioni è trascendentale, soprattutto di fronte all’avanzare del degrado della città”.

“In diversi luoghi vediamo come sta sorgendo un tipo di architettura disorientata, dove la gente cerca di risolvere i suoi problemi, però non c’è una parola che dica ‘questa è la linea, questo è il piccolo spazio che serve per camminare, quella è l’area verde, così la facciata’”. “Si tratta di una ghettizzazione che ignora il bello come necessità incorporata alla necessità elementare di avere un tetto”.

(I)- “Di fronte a questa proliferazione di ambienti anarchici, quanto è necessario fare del disegno un componente più attivo nel modello della prosperità che vogliamo costruire?”

(E)- “Prima di tutto devo dire che non si può trasformare in uno slogan od in uno schema inciso nella pietra qualcosa tanto serio come aspirare ad un socialismo prospero e sostenibile”. “Come può essere prospero e sostenibile il nostro modello, se non si slegano le mani della creatività, se non si stabilisce un dialogo perenne con la realtà?” “In che modo ottenerlo se prima non si mette la mano sul cuore della necessità, se improvvisamente un fatto straordinario, come il tornado che ha danneggiato gran parte della capitale cubana il passato 27 gennaio, ci pone davanti e ci butta sul tavolo le enormi necessità accumulate nella grande concentrazione che la città suppone, forse una delle più grandi a questa latitudine delle Antille?”

“Quando parlo della monumentalità de L’Avana non mi riferisco mai al Centro Storico, perché ho sempre affermato che ha molti centri storici, come Luyanò, altri spazi di Diez de Octubre, La Lisa… In ognuno di questi si è manifestata l’originalità e la creatività di generazioni per costruire un disegno organicamente previsto dal giorno in cui nasce la città, quando si decide che le strade devono andare da nord a sud, cercando i venti; la piazza sarà luogo di riunione, le fontane serviranno per cercare l’acqua, lavare i vestiti e dare un’immagine di tranquillità nella relazione dell’uomo con l’acqua”.

“Credo che questa nobile aspirazione alla quale tutti vogliamo contribuire (il socialismo prospero e sostenibile) deve basarsi su questi parametri”. “La città non è un accampamento, è qualcosa di più; in particolare l’accampamento è rimasto indietro, è una concezione vecchia, la città è un’espressione superiore, c’è una razionalità nel suo disegno, che non può  essere omessa, e neanche pretendere che sia omogenea”. “Ogni quartiere ha la sua personalità, ogni frontiera invisibile apporta un carattere diverso, una forma di comportarsi, di esprimersi, di vedere il mondo”.

“C’è una sintesi di questo disegno nella grande passeggiata della 5a Avenida, dove ogni tanto gli alberi cambiano, ogni tratto ha la sua specificità; per un momento vediamo le palme de ‘corojo’, poi appaiono le palme ‘barrigonas’, ad un certo punto ci sono le acacie nodose, in un altro lato la araucaria… questa è la città”.

La mezz’ora finisce. Altri impegni attendono Eusebio. Ci lasciamo con reticenza. Sentiamo che si sarebbe dovuto chiedere, a questo intervistato eccezionale, sul decoro, la Patria, l’umiltà, la migrazione, la scuola, i venditori ambulanti, le tradizioni od il caffè; per L’Avana Vecchia che rinasce o L’Avana Nuova che invecchia. D’altra parte, con la sua cavalleria indeclinabile, che il suo eterno vestito grigio non può nascondere, avremmo ricevuto sempre una risposta generosa, saggia, intensa.

Però si comincia e si finisce parlando del “bello” perché, come ha detto a La Tiza il Premio Nazionale di Disegno, Carlos Alberto Masvidal, nell’Ufficio dello Storiografo, la bellezza funziona e bella è l’opera di conservazione patrimoniale intrapresa da questa istituzione, che ci permette di amare e vivere una città di 500 anni con il suo trambusto, il suo eclettismo, le sue lenzuola multicolori, che non saranno mai più solo bianche, issate nei balconi. Perché bella è l’eredità di questo Storiografo, dedicato al restauro dell’essenza di una città e dei sogni di chi la abita. Perché bello è essere leali al proposito di alzarsi ogni giorno per fare di Cuba un paese migliore, essere leali fino al midollo, a partire dal cognome.

di Ivette Leyva Garcia

da Cubadebate

traduzione di Marco Bertorello

foto: Yander Zamora

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Bolsonaro si scaglia contro la formula presidenziale Fernandez-Fernandez

Cubadebate (italiano) - Ven, 16/08/2019 - 17:13

bolsonaro-ap-580x325Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha affermato che “banditi di sinistra hanno incominciato a ritornare al potere” in Argentina, in una nuova dimostrazione di ingerenza nei temi interni nazionali, dopo la vittoria di Alberto Fernandez nelle elezioni primarie di domenica.

“Argentina sta affondando nel caos, Argentina comincia a seguire la rotta del Venezuela, perché nelle primarie banditi di sinistra hanno incominciato a ritornare al potere”, ha dichiarato il mandatario di estrema destra, in un incontro politico nel nordest del Brasile.

Bolsonaro da mesi sta dimostrando il suo appoggio a Macri e le sue politiche economiche neoliberali, e la sua preoccupazione per un eventuale ritorno del “kirchenrismo” al potere. Lunedì ha avuto un contrasto di parole con Alberto Fernandez dopo aver detto che, se vince il candidato peronista, Argentina percorrerà “lo stesso tragitto del Venezuela” e ci sarà un’ondata di rifugiati simile a quella che Brasile affronta nella sua frontiera col paese caraibico. Bolsonaro ha inoltre assicurato che la relazione con Fernandez sarà “conflittuale”, un fatto che potrebbe colpire Mercosur e l’accordo commerciale di questo blocco con l’Unione Europea.

Fernandez ha replicato, segnalando Bolsonaro come un “misogino, razzista e violento”, ma ha scartato la possibilità che possano esserci problemi a lungo termine tra i due paesi. “Bolsonaro è una congiuntura nella vita del Brasile, come Macri è una congiuntura nella vita dell’Argentina”, ha dichiarato.

L’appoggio di Bolsonaro, che ha un’immagine negativa tra l’elettorato argentino, starebbe pregiudicando Macri e segna un atteggiamento di ingerenza senza precedenti in temi di un altro paese, qualcosa di poco abituale nella politica estera brasiliana, tradizionalmente equidistante nei suffragi stranieri.

(Preso da Pagina 12)

traduzione di Ida Garberi

foto: AP

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Macri, sconfitto e senza rotta con un’Argentina in fiamme

Cubadebate (italiano) - Ven, 16/08/2019 - 01:59

Macri-2-580x330Caduta dei salari, una svalutazione enorme, negozi chiusi nell’attesa di un dollaro stabile, il presidente argentino Mauricio Macri affronta oggi una delle sue peggiori tappe, a quattro mesi dalla fine della sua gestione.  

Tutto è accaduto in appena una settimana, il Macri che segnalava con ottimismo che tutto stava migliorando e ratificava che il “cambiamento” -in riferimento alla sua coalizione politica – era la cosa migliore, già non c’è più.

Lo stesso che il giorno delle primarie di domenica ha detto che queste elezioni avrebbero definito i prossimi 30 anni, sta vivendo in questi giorni uno dei momenti più tesi e complicati del suo governo.

Mentre gli specialisti segnalano che non trova la rotta, il mandatario cerca in tutti i modi di fermare la corrida cambiaria che tiene in tensione da tre giorni questo paese, dopo l’esplosione del biglietto verde che un’altra volta affonda la moneta argentina.

Ieri il mandatario ha chiesto scusa in un messaggio alla nazione per le dichiarazioni che ha offerto lunedì, un giorno dopo avere ricevuto un colpo elettorale che complica sempre di più la sua rielezione, e che abbia dato la colpa alla proposta popolare che dirigono Alberto e Cristina Fernandez, i suoi principali rivali.

Inoltre, ha annunciato un palliativo di misure che include il congelamento delle tariffe dei combustibili per 90 giorni, un incremento del salario minimo ed aumento di alcuni piani sociali, ma con cifre che, benché addolciscano qualcosa, rimangono molto basse rispetto all’impatto che ha sofferto la moneta nazionale.

D’accordo con gli specialisti, la svalutazione della moneta nazionale ha un impatto negativo molto più profondo del pacchetto di misure di contenimento che ha proposto il mandatario, che tenta di smuovere il più possibile il timoniere affinché la barca non affondi.

Nell’Argentina di questa prima quindicina di agosto, senza schema di prezzi in tutti i settori, oggi in processo di accomodamento e nell’attesa di che il mercato migliori, realmente l’effetto di quello che succede nel paese si sente già, ma si sentirà ancora di più la settimana prossima con gli aumenti in quasi tutti i servizi.

Ieri, lo stesso Macri ha perfino chiamato per telefono il suo principale rivale nelle urne per tentare di calmare le acque nei mercati e lo stesso presidente ha segnalato in un messaggio che l’aspirante presidenziale per il “Frente de Todos” ha detto che è disposto a collaborare.

“Si è dimostrato con l’intenzione di cercare di portare tranquillità ai mercati rispetto ai rischi di un’eventuale alternanza nel potere e ci metteremo d’accordo per mantenere una linea aperta tra noi due”, ha detto Macri.

Lo stesso Fernandez ha ratificato che è disposto ad aiutare in tutto ciò che che possa, ma ha anche sottolineato che il mandatario è Macri e la soluzione è nelle sue mani.

Mentre nel Governo revisionano i conti una ed un’altra volta e prendono misure, i ministri della Produzione, Dante Sica, e dei Trasporti, Guillermo Dietrich confidano che il dollaro si calmerà questo fine settimana.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

foto: El Mundo

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Un quinto posto combattuto fino all’ultimo minuto

Cubadebate (italiano) - Gio, 15/08/2019 - 03:13
Andy Granda ha vinto la quinta medaglia d'oro del judo cubano e l'ultima della delegazione

Andy Granda ha vinto la quinta medaglia d’oro del judo cubano e l’ultima della delegazione

L’immagine di Andy Granda sul gradino più alto del podio panamericano – con un risultato insperato, combattuto, sudato – è il ritratto finale e migliore della delegazione sportiva cubana che ha partecipato ai Giochi di Lima.

Quella per il medagliere è stata una battaglia campale. Fino all’ultimo giorno, fino all’ultima medaglia, non si poteva indicare un risultato definitivo per i paesi nella competizione, tra il quarto e il settimo posto. Dimostrazione della crescita qualitativa e dell’enorme rivalità che lo sport ha in questa parte del mondo.

Cuba ha dato ampiamente battaglia fino alla giornata di chiusura. Non si è mai arresa né si è mai intimidita di fronte alla grandezza del proposito che si era imposta. Sicuramente alla fine è scesa di un gradino e si sono ottenuti tre ori in meno che a Toronto; però io almeno rimango con il buon sapore in bocca dell’impegno dei nostri sportivi, delle belle sorprese che diversi ci hanno dato, del tremendo potenziale che hanno dimostrato alcuni giovani.

Il totale delle medaglie cubane è stato superiore di una rispetto a quello dei Giochi precedenti; espressione del fatto che le potenzialità per superare quella performance c’erano. Ma non si sono compiuti tutti i pronostici e siamo arrivati a tre finali in meno rispetto all’ultima volta.

A Lima siamo arrivati con una delegazione i cui due terzi affrontavano per la prima volta una prova di questo tipo. Le possibilità di Oro ricadevano nei più sperimentati in queste gare. E alcuni non hanno potuto portare a termine il loro compito. Però l’impeto di vari giovani ha spinto la nave e ci ha rimessi sul cammino: l’atleta dell’eptathlon Adriana Rodriguez (20 anni), il saltatore in alto Luis Zayas (22 anni), la canoista Katherin Nuevo (di soli 16 anni), tutti campioni panamericani, sono esempi del futuro del movimento sportivo cubano.

A loro bisognerebbe aggiungere altri giovani come Juan Miguel Echavarria e Jordan Diaz, che hanno già raggiunto un rango mondiale.

Delusioni e attuazioni al di sotto delle possibilità ce ne sono state diverse; il baseball ci ha dato la peggior fatica di tutti i tempi, il taekwondo ci ha lasciati senza il sapore dell’oro, varie individuali sono rimaste sotto le aspettative nelle loro presentazioni. Il tutto bisognerà analizzarlo e raccogliere insegnamenti e conclusioni effettive.

Ma c’è anche chi è andato oltre i suoi propositi come la boxe, il judo, il tiro sportivo, la scherma e l’atletismo. Per loro la riconoscenza di tutto un popolo.

Lo scenario sportivo panamericano è cambiato. La qualità dei Giochi è cresciuta di fronte all’interesse che hanno dimostrato le nazioni ed i patrocinatori, insieme all’aumento dei passaporti olimpici che si concedono. Stelle olimpiche e mondiali di vari paesi hanno dato prestigio questa volta ai Panamericani di Lima.

Gli Stati Uniti continuano in cima alla classifica, però lontani da quelle 169 d’Oro e 370 medaglie totali che ottennero a Indianapolis 1987 (quando c’erano meno discipline da medaglia di adesso). Brasile si è installato definitivamente al secondo gradino dello sport nelle Americhe, con la spinta che ha ricevuto il suo movimento sportivo dalle Olimpiadi di Rio. Messico ha partecipato con l’impulso del suo dominio centro caraibico ed ha realizzato un ruolo memorabile. Canada ha lasciato per strada più di 40 ori rispetto a Toronto, che sono stati conquistati da potenze emergenti come Argentina, la cui pregevole attuazione nei giochi collettivi ci fa pensare a quanto Cuba sia andata indietro in queste discipline. Colombia si consolida come uno dei protagonisti nel concerto sportivo del nostro continente.

Arriva adesso il percorso finale verso Tokyo. Cuba ha dimostrato potenzialità in più di una decina di figure per scalare il podio nell’appuntamento olimpico, con più forza negli sport di combattimento, senza disdegnare l’atletica, canoisti, rematori e tiratori. Bisognerà agire con intelligenza per concentrare le risorse nella preparazione di questi possibili campioni o medaglisti, capaci di mantenerci tra i venti primi paesi del mondo nel medagliere olimpico.

Quando si smorzeranno le emozioni tornerò con un’analisi di fattori che sostengano nel bene e nel male la nostra recente attuazione a Lima. Per adesso riceviamo i nostri sportivi con l’affetto che meritano per il loro sacrificio e impegno, per l’onore che hanno dimostrato in ogni scenario.

di Randy Alonso Falcon

da Cubadebate

traduzione di Marco Bertorello

foto: ACN

Categorie: News

Studiare Fidel: bilancio ancora da fare

Cubadebate (italiano) - Mer, 14/08/2019 - 03:24

Fidel-pinturas-580x435Il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz (1926-2016), è nato un 13 agosto, nella proprietà Biran, appartenente all’antica provincia di Oriente, oggi nella provincia di Holguin. Il nuovo anniversario di questo avvenimento felice trova Cuba in un momento trascendente di rottura e negazione dialettica. Già il Comandante non è con noi per offrirci le sue soluzioni di fronte alle nuove sfide. Questo, adesso, è un compito di tutti e tutte. Avanza un nuovo modello di socialismo –e sappiamo che Fidel ha aiutato a scriverlo – che abilmente sottolinea e realizza nella pratica la continuità di principi ed opere.

Fidel non ha voluto che lo ricordassimo con targhe e monumenti, né che nominassimo in suo onore istituzioni, strade e piazze, ed una Legge della Repubblica vidima la sua volontà. Fidel ci ha lasciato ben esplicito il compito di pensarlo e di attuare in conseguenza. In tale apprendistato e prassi collettiva, dobbiamo trovarci nella missione ed incontrare i mezzi, attuando con precisione in quello che ogni rivoluzionario cubano deve e può fare.

La Rivoluzione Cubana, ha insistito nel segnalare con molta ragione il Comandante in Capo, è opera di milioni di patrioti, della volontà, audacia ed intelligenza di un popolo con una storia di più di 150 anni di lotta. A questa innegabile verità ricorreva una ed un’altra volta, il leader della Rivoluzione Cubana, quando si trattava di valutare il suo ruolo nella storia. E fino a poco tempo fa, gli storiografi ed i sociologi cubani, siamo stati molto intimiditi dall’argomento della modestia di Fidel, tanto obiettivamente reale, come la stessa realtà soggettiva di sentire il Comandante di tutti i cubani patrioti, come qualcosa tanto nostro e contemporaneamente tanto intimo che ogni tentativo di “studio” ci paralizzava, col timore–come direbbe Julio Antonio Mella (1903-1929) nelle sue “Glosas al Heroe Nacional José Martí Pérez” (1853-1995) – di non compiere con quello che impongono la sua straordinaria opera e la necessità della lotta.

Oggi siamo più preparati per capire che la verità dell’individuo collettivo, coesiste con un’altra che, nonostante sia singolare, non dobbiamo considerarla meno obiettiva: realmente il protagonismo personale di Fidel è la più significativa peculiarità della Rivoluzione Cubana. È stato catalogato come “forza tellurica”, con le certezze della realtà e della poesia.

Studiare Fidel nel suo pensiero ed opera, svelare ed assumere il grosso e la finezza del lascito castrista, risulta una sfida che apre un appassionante campo di lavoro per i sociologi contemporanei e le generazioni rivoluzionarie, presenti e future. Ora che c’addentriamo nello studio della sua figura e pensiero, abbiamo la responsabilità di essere fedeli alla sua volontà di modestia, e stare attenti più che mai, di non commettere l’equivoco di trasformarlo in un’icona, in un culto ed in una teleologia.

di Felipe de J. Pérez Cruz

estratto dell’articolo pubblicato in Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Trump, Clinton, Soros, Kissinger e Rockefeller: la lista dei contatti del corruttore di minori, Jeffrey Epstein

Cubadebate (italiano) - Mar, 13/08/2019 - 02:39
 Kontrainfo

La lista nera include la crema e la panna della politica e delle finanze degli Stati Uniti e della destra internazionale. Foto: Kontrainfo

Il magnate statunitense, Jeffrey Epstein, incontrato morto questo sabato in mattinata nella sua cella nella prigione di New York, era accusato di essere responsabile di una vasta rete di tratta di persone, nella loro maggioranza minorenni.

Ma rivelazioni recenti indicano che la sua rete includeva buona parte dell’elite politico occidentale.

La lista di contatti di Epstein contava con personaggi della taglia di Bill Clinton, Donald Trump, George Soros, Henry Kissinger, David Rockefeller, Evelyn di Rothschild, membri della Corona Britannica e vari ex primi ministri di Israele.

Non appena è stato arrestato, e si è resa pubblica la sua lista di contatti, molti hanno pensato che i giorni di Epstein sarebbero contati. Era quasi impossibile da immaginare che l’élite politico occidentale ed i suoi servizi di intelligenza sarebbero rimasti a braccia incrociate vedendo come questo oscuro personaggio dava dettagli della sua rete di tratta, i suoi mandanti e clienti, di fronte ad un tribunale.

Bisogna anche domandarsi: se Epstein era tanto importante, perché è stato arrestato? L’analisi dei grandi mezzi statunitensi rivela alcuni degli obiettivi.

Epstein era già stato denunciato dagli inizi degli anni 2000, quando la sua rete di tratta era diventata pubblica, e per questo era già diventato più un peso  per l’élite che un beneficio. Una volta accusato, i mezzi l’hanno utilizzato per attaccare Donald Trump, mentre hanno evitato scrupolosamente di menzionare Clinton, Rothschild o fare conoscere l’elenco completo.

Il primo ministro di Israele, Benjamín Netanyahu ha usato il caso per attaccare uno dei suoi concorrenti elettorali che appariva incluso nella lista. Ottenuti questi obiettivi, Epstein valeva molto di più morto che vivo.

Secondo le guardie del carcere, Epstein è stato incontrato morto con segni di suicidio.

I politici, banchieri e famosi vincolati con Epstein

Il repertorio dei magnati del multimedia è profuso: la famiglia Forbes, il traditore colpevole Conrad Black (perdonato da Trump) —gerarca di Hollinger International (terzo emporio di mezzi della sfera anglofona) che controllava The Jerusalem Post e The Daily Telegraph—[e membro di Bilderberg], come l’imprenditore venezuelano Gustavo Cisneros [padrone di Venevision].

Edgar Bronfman Jr. —figlio del capoccia della distilleria Seagram ed ex presidente del World Jewish Congress, e la sua sorellastra Clare, che è implicata anche nella setta sessuale schiavista NXIVM—, la famiglia Goldsmith (molto vicina ai banchieri Rothschild), i Koch, i Katz, i Margolis, i Rosenthal, i Rothschild (Jessica, Hannah, Edouard ed Evelyn).

Edgard Bronfman Jr., che è anche ex padrone e CEO di Warner Music dal 2004 al 2011. Il miliardario ebreo nordamericano, David Koch, padrone di Industrie Koch.

L’oscuro ex sottosegretario, ed eterno membro di Bilderberg, Henry Kissinger, è anche presente nella lista di Epstein.

Atterrisce che il Premio Nobel della Pace, Elie Wiesel, spunti nella lista pestilenziale, speriamo almeno che sia un omonimo poco comune.

La lista dei soci del pedofilo Epstein in Israele è impattante.

Chi avrebbe immaginato la connessione dei leggendari Kennedy, dell’influente ex ministro laburista britannico Peter Mandelson, dei Trump (il presidente, la sua ex moglie Ivana e sua figlia Ivanka), del banchiere David Rockefeller, di Bill Richardson (ex segretario di Energia con Clinton ed ex governatore del Nuovo Messico)!

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Perché esiste un giorno internazionale contro i crimini statunitensi?

Cubadebate (italiano) - Sab, 10/08/2019 - 03:43
Atilio Boron (sx) e Silvio Rodriguez (dx)

Atilio Boron (sx) e Silvio Rodriguez (dx)

Di seguito riportiamo un articolo dell’intellettuale argentino Atilio Boron del 2018, dove spiega chiaramente l’origine della data nefasta:

“Quando il mondo si scandalizzò durante le decadi degli anni 60 e 70 davanti alla non necessaria e sanguinante guerra del Vietnam –che cercò di riprendere la porzione della dominazione colonialista francese nel sud-est asiatico–ci furono molti intellettuali, artisti, scrittori e politici che cominciarono una campagna di coscientizzazione internazionale su quello che significava questo conflitto.

Vietnam fu la prima gran dimostrazione dal secondo dopoguerra, che i paesi occidentali non avevano abbandonato la loro vocazione egemonica con carattere coloniale, e pertanto lesiva dei popoli e della loro autodeterminazione.

Nell’opinione pubblica statunitense, la Guerra del Vietnam fu mutando in un simbolo dell’obbrobrio che generò non solo controcultura negli Stati Uniti (il movimento Hippie e pacifista tra le altre dimostrazioni), ma anche una nuova maniera di mettere a fuoco il diritto internazionale nella politica estera delle nazioni militariste.

Il filosofo e matematico inglese Bertrand Russell, critico di questi deliri imperialisti e dei suoi genocidi inammissibili, promosse nel 1966 un tribunale che giudicasse i delitti di lesa umanità che gli Stati Uniti perpetravano sulle popolazioni civili vietnamiti, che bombardavano con Napalm, bruciando vivi i contadini, o spruzzando centinaia di migliaia di ettari con diossina, il terribile Agente Arancio, defoliante della giungla tropicale e che decimava ogni forma di vita esposta a questo chimico.

Oggi in Vietnam continuano a nascere bambini con malformazioni congenite dovuto ai milioni di tonnellate di questo agente lanciate da aeroplani statunitensi su tutto il paese.

Sebbene il Tribunale Russell fu di enorme importanza, le sue conseguenze pratiche furono nulle in termini di condanne o risultati giuridici effettivi.

Davanti a questa prospettiva, un piccolo gruppo di intellettuali, scrittori ed analisti politici argentini abbiamo abbordato nel 2017 questa problematica ed abbiamo concluso che era necessario articolare uno strumento di carattere internazionalista per rinforzare la memoria storica e rendere visibili i crimini che si sommano nella politica estera di Washington, anno dopo anno, con diversi metodi e con differenti giustificazioni.

È stato in questo modo che insieme all’analista internazionale e giornalista Telma Luzzani e lo scrittore e saggista Alejo Brignole, abbiamo elaborato una serie di idee che hanno creato il Giorno Internazionale dei Crimini statunitensi Contro l’Umanità. Inoltre, abbiamo scritto una Dichiarazione Mondiale Contro i Crimini Statunitensi all’Umanità dove esprimiamo una condanna collettiva al soggiogamento della legalità internazionale da parte degli USA, facendo notare le pericolose retrocessioni nella dignità umana che promuove la politica estera di Washington in tutto il mondo.

Abbiamo anche dibattuto sulle differenti date che offre il calendario di lesa umanità esposto dalle differenti Amministrazioni statunitensi da più di un secolo ed alla fine abbiamo scelto il 9 agosto come la data indicata. La seconda bomba atomica scaricata su Nagasaki il 9 agosto 1945 possiede un simbolismo molto chiaro sugli inumani metodi statunitensi contro gli altri popoli e le società.

Il lancio ufficiale del Giorno Internazionale dei Crimini Statunitensi Contro l’Umanità fu possibile, in larga misura, grazie al compromesso del quotidiano “Cambio de Bolivia”. Juan Cori Charca, il capo della sezione politica è stato il primo a farci notare l’importanza e trascendenza di questa data ed è stato l’incaricato di dargli voce e spazio dalle pagine del supplemento “Democracia Directa”, che dirige.

Questa è stata la pietra angolare per iniziare questa campagna internazionale di enormi conseguenze per la comprensione del ruolo statunitense nel mondo contemporaneo.

Questa triste ricorrenza conta già su adesioni internazionali delle più diverse provenienze: artisti come il cantautore cubano Silvio Rodriguez ed il poeta e saggista cubano Roberto Fernandez Retamar, Chico Buarque o il filosofo italiano Gianni Vattimo, tra molti altri. Lo stesso presidente della Bolivia, Evo Morales, ha aderito al giorno come un compromesso umanista e politico personale.

Ora ci aspetta internazionalizzare in tutti i continenti questa data per concedere uno strumento di riflessione per la società globale sul ruolo lesivo e la vocazione suprematista che esercitano gli Stati Uniti. Bisogna anche rompere il cerchio mediatico che la stampa oligopolistica alza quando si esprimono verità scomode per il sistema mondiale.

Grazie alle reti sociali ed alla stampa impegnata ed indipendente, sappiamo che sarà possibile realizzare questo lavoro che non è solo commemorativo, ma anche educativo, nella ricerca di una coscienza critica ai mali di questo mondo”.

da PLBolivia

traduzione di Ida Garberi

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Ore convulse in Honduras

Altrenotizie.org - Ven, 09/08/2019 - 18:53

Lo scorso 5 agosto, i detenuti politici Edwin Espinal, Raúl Álvarez e Rommel Herrera, reclusi nel carcere di massima sicurezza "La Tolva", hanno reso pubblica la decisione di iniziare uno sciopero della fame indefinito, nella speranza di attirare l’attenzione sulla grave situazione di insicurezza e insalubrità in carcere e sul silenzio complice delle autorità. Di fronte ai locali della Procura a Tegucigalpa e nella piazza centrale di El Progreso, i famigliari dei tre detenuti politici, più quelli di un quarto giovane (Gustavo Cáceres), insieme ad attivisti del Comitato per la liberazione dei prigionieri politici, hanno iniziato un digiuno in solidarietà con i quattro detenuti.

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Chelsea Manning potrebbe restare fino a 18 anni in prigione per non testimoniare contro Assange

Cubadebate (italiano) - Gio, 08/08/2019 - 19:13
 AP.

Chelsea Manning davanti al tribunale federale di Alexandria, USA, il 16 maggio 2019. Foto: AP.

Anthony J. Trenga, giudice di un tribunale federale di Alexandria in Virginia, Stati Uniti, ha confermato questo lunedì che Chelsea Manning, che rimane imprigionata da marzo per rifiutarsi di testimoniare sulle sue relazioni col fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, potrebbe ricevere fino a 18 anni di prigione per non volere comparire davanti alla gran giuria.

Inoltre, Trenga ha detto che non ci sono stati motivi ragionevoli per riconsiderare la sua decisione anteriore di multare Manning con 500 dollari per ogni giorno di silenzio e questa volta ha aumentato la multa fino a mille dollari al giorno, che potrebbero sommare circa 440 mila dollari.

All’accusata possono scontarle circa due mesi della condanna, periodo che ha già passato dietro le sbarre per disobbedienza allo stesso ordine di testimoniare, ma di un altro giudice. Formalmente, la condanna che affronta Manning non si considera punitiva, bensì coercitiva.

Dal punto di vista della legge, possono solo imprigionarla nella cornice di un tentativo del tribunale di incoraggiarla a testimoniare. Tuttavia, il gruppo legale dell’informatrice di WikiLeaks insiste in che questa condanna non può considerarsi coercitiva e non sarà più che una punizione, poiché la sua cliente ha dimostrato che questo tipo di sanzioni sono inefficienti per farla parlare.

Chelsea Manning, ex analista di intelligenza dell’Esercito degli USA e soldato prima conosciuto come Bradley, ha filtrato a WikiLeaks nel 2010 migliaia di dati classificati delle guerre dell’Afghanistan e dell’Iraq. Ha trascorso sette anni in un carcere militare per le sue filtrazioni, fino a che l’allora presidente Barack Obama le ha concesso la libertà.

Dal momento che Assange è stato arrestato e contro di lui pesano le accuse di violare la Legge di Spionaggio, Manning sostiene che la sua testimonianza non è più necessaria, poiché la gran giuria può investigare solo i casi nei quali le accuse non sono state ancora stabilite.

I procuratori generali, tuttavia, hanno detto che “la sua testimonianza è rilevante ed essenziale per un’investigazione ancora in corso” oltre a quella  a cui fa riferimento il fondatore di WikiLeaks.

(da Russia Today, in Cubadebate)

traduzione di Ida Garberi

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Assedio

Cubadebate (italiano) - Gio, 08/08/2019 - 02:35

assedio-alla-donnaPensate ai cervelli di Pelé, Neymar, Messi e Cristiano Ronaldo. In millesimi di secondi, le sinapsi dei loro 86.000 milioni di neuroni generano calcoli (di distanza, velocità, potenza del colpo) e abilità, che permettono loro un gioco eccezionale con il pallone, così come manteniamo una conversazione banale senza pensare alle parole che fluiscono nel dialogo.

Il maschilismo ha radici nella struttura cerebrale degli uomini, e il culturale si è trasformato in strutturale. Noi uomini abbiamo molta difficoltà per guardare il mondo con l’ottica delle donne. Molti si giudicano il diritto d’imporre alle donne i loro “piropos”, le ossessioni e le esigenze.

Le parole non sono innocenti. Patrimonio: padre che custodisce i beni. Matrimonio: madre che custodisce la prole.

Vedere la realtà con l’ottica dell’altro è un eccellente esercizio educativo e terapeutico. Quando ero recluso nel Penitenziario del Presidente Venceslau (SP) organizzai un gruppo di teatro con i prigionieri comuni. Nei saggi chiedevo a ognuno di descrivere il delitto che aveva commesso, che in generale era un furto.

Immediatamente si portava in scena la narrazione. L’assassino rappresentava se stesso. Poi s’invertivano i ruoli. L’assassino rappresentava la vittima o la polizia. Questo provocava un corto circuito mentale.

Nel 1968, Jane Elliot, una professoressa di una piccola città dello Iowa (USA), il giorno dopo l’assassinio di Martin Luther King, dimostrò che i suoi alunni avevano pregiudizi, anche se non lo ammettevano.
Dichiarò che i migliori della classe erano quelli con gli occhi chiari e proibì agli altri di bere alla fontanella e di giocare nel cortile. Chiese loro di usare collari da cani, perché quelli con gli occhi chiari li potessero identificare di lontano.

Il neurologo David Eagleman ha intervistato di recente due di quegli alunni, ora adulti . Tutti e due con gli occhi azzurri.
Uno ha ammesso: «Sono stato cattivo con i miei amici. Io ero il nazista perfetto, cercavo i modi d’essere crudele con amici che sino a poche ore prima, o minuti, mi erano molto vicini».

La professoressa il secondo giorno aveva invertito il gioco.

Quelli con gli occhi chiari si sentirono molto male tra le mani degli altri: «I bambini impararono che le verità del mondo non sono fisse e inoltre non sono necessariamente verità. L’esercizio sviluppò in loro la capacità di vedere più al di là delle distorsioni dei programmi politici e di creare le loro proprie opinioni» (Cérebro, uma biografía, Rocco, 2017).

Un uomo che dice piropos a un’estranea è convinto della sua superiorità e della sua impunità. Il mio amico Joel ha detto un piropo pornografico a un’estranea e questa con una presa da lottatrice di Muay Thai, lo ha bloccato e lo ha lasciato solo dopo che lo ha sentito chiedere scusa.

I razzisti, gli omofobici, i bigotti e i macisti impazziscono quando sono vittime di discriminazioni, esclusioni e umiliazioni. Mettersi nei panni dell’altro è la miglior pedagogia per capire la sofferenza estranea e suscitare compassione e solidarietà.

di Frei Betto

traduzione Francesco Monterisi

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Venezuela, l’isteria di Trump

Altrenotizie.org - Mer, 07/08/2019 - 21:13

Con una decisione inedita per l’area occidentale del pianeta, l’Amministrazione USA ha deciso di dichiarare l’embargo assoluto nei confronti del Venezuela. Donald Trump ha infatti emesso un ordine esecutivo presidenziale che allarga oltre ogni ragione il livello delle sanzioni nei confronti di Caracas, portando il paese latinoamericano al livello di altri destinatari dell’ira politica e commerciale statunitense come Russia, Corea del Nord, Siria, Iran. Vengono minacciati i Paesi che sceglieranno di mantenere rapporti commerciali con Caracas, che gli USA vogliono gettare nella disperazione; ma soprattutto non verranno perdonati partner commerciali perché la concorrenza commerciale non è amata.

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Chavez e il XXV Forum di Sao Paulo

Cubadebate (italiano) - Mer, 07/08/2019 - 00:16
 Boris Vergara/EFE

I venezuelani celebrano il trionfo elettorale del presidente del Venezuela, Hugo Chavez, domenica 7 ottobre 2012, di fronte al palazzo di Miraflores, a Caracas. Foto: Boris Vergara/EFE

“Mettiamo, senza paura, la prima pietra fondamentale della liberazione sudamericana, latinoamericana, caraibica, mondiale”. Così chiudeva il Comandante Chavez, parafrasando il Padre Liberatore, il Forum di Sao Paulo realizzato a Caracas nell’anno 2012, sottolineando la necessità di passare a una nuova tappa di azioni concrete nella difesa della sovranità dei nostri popoli.

Pochi giorni fa, la Patria di Bolivar e Chavez hanno riunito di nuovo i lottatori e le lottatrici del mondo nel XXV incontro di questo Forum, che compie ormai 29 anni, come spazio di convergenza della lotta contro il sistema capitalista e che quest’anno rende omaggio al leader storico della Rivoluzione Bolivariana nel 65° anniversario della sua nascita.

Questa edizione si basa anche sulla piattaforma solidale con il popolo del Venezuela, che si mantiene fermo, leale all’eredità del Comandante Chavez ed al governo del Presidente Nicolas Maduro, di fronte agli attacchi imperiali con cui pretendono piegarlo.

Questa fermezza è il risultato della coscienza politica acquisita nei tempi di un progetto continentale, che ha cominciato a crescere con la Rivoluzione Bolivariana e che ha ispirato le esperienze di governo progressiste nella regione. Questi progetti, ognuno con caratteristiche proprie, hanno permesso per la prima volta che i popoli avessero la possibilità di eleggere il proprio destino e partecipare nel disegno delle politiche centrate nel benessere delle maggioranze, che prima erano escluse.

L’unità è stata un fattore essenziale per queste conquiste. Tutto ciò non sarebbe stato possibile in modo isolato, senza le politiche di integrazione che, come l’ALBA, hanno permesso di articolare sforzi e risorse per stabilire meccanismi effettivi di cooperazione in diverse aree.

Mentre la rinnovata alleanza delle oligarchie nazionali e l’imperialismo statunitense minacciano di cancellare le conquiste raggiunte e si riprende la perversa Dottrina Monroe per cercare di dominarci, è imperativa l’articolazione di tutte le forze progressiste per la costruzione di una piattaforma anti-egemonica, anti-imperialista, solidale, cosciente e organizzata, che fermi i piani di restaurazione neo liberale che gli USA sono disposti ad imporre con sangue e fuoco ai nostri popoli.

Continuiamo in Rivoluzione permanente per difendere l’America Nostra. Coordiniamo, per ottenerlo, gli sforzi dei governi progressisti, dei partiti di sinistra e dei movimenti sociali del continente.

Si, si può.

La vittoria di Lobez Obrador in Messico, le manifestazioni contundenti per la libertà di Lula, le proteste in Argentina contro le misure antipopolari di Macri, la vittoria del popolo portoricano nella sua battaglia per la dignità, la ferma resistenza del popolo del Nicaragua per sconfiggere le azioni criminali dell’opposizione ed i progressi della rivoluzione indigenista del valoroso compagno Evo Morales, sono la dimostrazione di questo. Mentre, nostra sorella da sempre, la Cuba di Martì e di Fidel, rimane incolume nella sua battaglia anti-imperialista e sulla strada verso l’edificazione del socialismo.

La lotta anti-imperialista è una lotta continentale che, come si esprime nel Consenso della Nostra America, deve confluire verso “un esaustivo processo di integrazione economica e sociale”. Il migliore omaggio al nostro Comandante Eterno, la cui eredità ci ha ispirati nel segno del XXV Forum di Sao Paulo, è avanzare senza vacillare per le strade dell’integrazione che i popoli reclamano per costruire un mondo migliore; “il futuro di un mondo multipolare in pace, risiede in noi… per difenderci dal nuovo colonialismo, e raggiungere l’equilibrio dell’universo che neutralizzi l’imperialismo e l’arroganza”.

Con Bolivar e Chavez, Vinceremo!

di: Adan Chavez Frias, fratello del Comandante Eterno ed ambasciatore venezuelano a Cuba

da Cubadebate

traduzione di Marco Bertorello

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Diaz-Canel si congratula con Cubadebate nel suo 16º compleanno

Cubadebate (italiano) - Mar, 06/08/2019 - 03:51

Diaz-Canel-CubadebateIl presidente cubano Miguel Diaz – Canel Bermudez si è congratulato oggi con il collettivo di Cubadebate per il suo 16º compleanno. Attraverso il suo account nella rete sociale Twitter, il mandatario ha distaccato il sito web come una piattaforma di comunicazione rivoluzionaria.

“Auguri al collettivo di Cubadebate nel suo anniversario. Hanno costruito una piattaforma di comunicazione rivoluzionaria, moderna, attraente, robusta e seguita dai cubani”, ha scritto Diaz-Canel.

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Cubadebate: e siamo già maggiorenni!!!

Cubadebate (italiano) - Mar, 06/08/2019 - 03:41
Una parte del collettivo di Cubadebate

Una parte del collettivo di Cubadebate

Siamo nati quel 5 agosto 2003 con un nome: Cuba ed un cognome di combattimento: Dibattito. Da allora non abbiamo mai smesso di fare, sognare, convocare, rinnovare, scambiare, vivere.

Siamo arrivati ai sedici anni. Qui a Cuba vuol dire arrivare ad essere maggiorenni. Già comincia a restare nel passato l’infanzia, in cui ci siamo divertiti ed abbiamo imparato quello che ci piace fare ed adesso entriamo alla maturità adolescente.

Non c’è stato quasi tempo per il riposo. Ma il senso dell’utilità e la gratitudine dei nostri lettori ricompensano abbondantemente l’impegno.

Incomincia una tappa che ci obbliga a continuare ad essere irriverentemente impegnati, profondamente allegri, irrinunciabilmente rivoluzionari. Ma che anche ci invita a fare cose migliori, più profondamente giornalistiche, più provocatoriamente visuali, più innovatrici.

Contiamo per ciò su un giovane ed audace collettivo editoriale, ed uno sperimentato e sperimentatore gruppo tecnico; ma soprattutto, contiamo su di voi, i nostri lettori, fonte di critica e crescita, linfa per nutrirci e catturare con le nostre lettere il mondo, forza vigorosa che ci fa guardare all’orizzonte.

Celebriamo i 16 anni per Cuba, per il Dibattito, per la Patria e per il Mondo migliore a cui aspiriamo!

Salute!

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

foto: Cubadebate

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Guatemala,l'altra faccia delle elezioni

Altrenotizie.org - Gio, 01/08/2019 - 14:01

Jorge Cuc Cucul, 77 anni, è stato assassinato il 25 luglio mentre lavorava nel suo campo di mais. Cuc era presidente della struttura locale del Comitato per lo sviluppo contadino, Codeca, nel villaggio Paracaidista, Livingston. Con lui sono già 14 i dirigenti del Codeca, un movimento indigeno e contadino molto attivo a livello nazionale, assassinati in poco più di un anno.

Il primo fu Luis Marroquín, membro della direzione nazionale, ucciso con nove colpi di arma da fuoco agli inizi di maggio 2018. Il Suv con i vetri oscurati da cui sono scesi i sicari era di proprietà del sindaco di San Pedro Pinula, fedelissimo del presidente guatemalteco Jimmy Morales. A nessuno interessò e questo particolare fu presto dimenticato, come furono dimenticati gli altri omicidi per i quali non c’è una sola persona in carcere.

L'impunità regna sovrana in Guatemala e la giustizia continua a essere a doppio binario: alta velocità quando si criminalizza la protesta sociale e a passo d’uomo quando si indaga su membri dell’oligarchia guatemalteca o delle forze armate.

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Delcy Rodriguez denuncia operazione di crimine transnazionale contro attivi del Venezuela

Cubadebate (italiano) - Gio, 01/08/2019 - 02:34

delcy-rodriguez-580x386Il Governo del Venezuela ha denunciato che il deputato oppositore Juan Guaidò e la destra venezuelana, con appoggio delle autorità statunitensi stanno portando a termine un’operazione illegale per confiscare le ricchezze e gli attivi del popolo venezuelano.  
 
La vicepresidentessa esecutiva, Delcy Rodriguez, ha detto che è in corso un atto di crimine organizzato della destra venezuelana con appoggio degli Stati Uniti per spogliare Venezuela degli attivi di Petroli del Venezuela (Pdvsa) in territorio statunitense.

La funzionaria venezuelana ha affermato che il deputato oppositore ed auto-proclamato “presidente interino”, Juan Guaidò, ha formato una banda del crimine organizzato con l’azienda Crystallex, per espropriare le risorse di Citgo, negli USA.

“Crystallex aveva solo un contratto di servizi sui prodotti della miniera, fatto che non le dava nessun diritto sulla proprietà e nemmeno sugli attivi del Venezuela. Questo è un crimine organizzato che viola il diritto internazionale”, ha puntualizzato Rodriguez.

“Montano operazioni per rubare gli attivi venezuelani, quella che stanno architettando è una truffa mondiale col proposito di aggredire Venezuela”, ha sentenziato.

Rodriguez ha menzionato che questi settori dell’opposizione venezuelana ricorrono a questi meccanismi perché sanno che nel terreno politico non possono sconfiggere il presidente Nicolas Maduro e la volontà del popolo venezuelano.

Nonostante, la funzionaria venezuelana ha reiterato che questo atto sarà denunciato nell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ed in altre istanze internazionali.

“Lo Stato continuerà a denunciare tutto ciò presso tutte le istanze per difendere la sovranità ed i diritti del popolo venezuelano”, ha enfatizzato.

D’altra parte, Rodriguez ha segnalato che la delegazione del Governo del Venezuela è arrivata alle Barbados con le migliori intenzioni di dialogo, “ma non permetteremo che impongano sanzioni illecite avvalendosi delle buone intenzioni del Governo.”

da TeleSur

traduzione di Ida Garberi

foto:@ViceVenezuela

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Bruno Rodriguez: Cuba mantiene una politica di tolleranza zero di fronte alla Tratta di persone

Cubadebate (italiano) - Mer, 31/07/2019 - 02:04

Bruno-TrataIl Ministro di Relazioni Estere, Bruno Rodriguez Parrilla, ha confermato la condanna del governo cubano alla tratta di persone ed ha sottolineato le politiche inclusive che implementa il paese per garantire pari opportunità per tutti.  

“#EEUU promuove la guerra, la morte: è presente militarmente in 177 paesi, con più di 250 mila soldati ed 800 basi militari.

Invece #Cuba, promuove la salute, la vita: 56 anni di cooperazione medica internazionale, con presenza in 164 paesi e più di 400 mila collaboratori della salute”, ha scritto il ministro cubano nel suo account in twitter.

“”#Cuba mantiene una politica di tolleranza zero di fronte alla #TrattaDiPersone ed un adempimento esemplare nella prevenzione, confronto e risposta a questo flagello. La bassa incidenza nel paese è associata ai risultati sociali e di sicurezza cittadina e di pari opportunità”, ha continuato il cancelliere cubano.

Nel 2010, l’Assemblea Generale ha adottato un Piano di Azione Mondiale per Combattere il Traffico di Persone e per lo stimolo dello sviluppo ed il rinforzamento della sicurezza mondiale.

Gli Stati membri hanno adottato nel 2013 la risoluzione A/RES/68/192 ed hanno dichiarato il 30 luglio come il Giorno Mondiale contro questo flagello; nel testo si segnala la necessità di consapevolizzare la popolazione mondiale sulla situazione delle vittime del traffico umano e per promuovere e proteggere i loro diritti.

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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