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L’India depenalizza l’omosessualità in un verdetto storico

Cubadebate (italiano) - Gio, 06/09/2018 - 18:37

india-despenaliza-la-homosexualidad-01-580x364La Corte Suprema indiana ha nuovamente depenalizzato oggi l’omosessualità in India, cancellando una sentenza del 2013 che dava validità ad una legge britannica di più di 150 anni, che punisce gli atti “contro natura” e criminalizzava con anni di carcere le relazioni tra persone dello stesso sesso.

I cinque giudici che compongono la sala, diretta dal presidente del Supremo indiano, Dipak Misra, hanno deciso di pronunciare in maniera individuale le loro sentenze, nelle quali tutti sono stati d’accordo nell’annullare la validità dell’articolo 377 del Codice Penale indiano, che penalizza le relazioni omosessuali.

“L’articolo 377 è arbitrario. La comunità LGTB (Lesbiche, Gay, Transessuali e Bisessuali) possiede gli stessi diritti degli altri. La visione maggioritaria e la moralità generale non possono dettare i diritti costituzionali”, ha assicurato il giudice Misra leggendo la sua sentenza.

Il presidente del Supremo, che ha redatto la sua sentenza col giudice J Khanwilkar, ha aggiunto che “la discriminazione in base all’orientazione sessuale è una violazione della libertà di espressione”. Nella sentenza del 2013, il Supremo aveva ratificato la validità dell’articolo 377 del Codice Penale indiano, che stabilisce pene di carcere per “chiunque che volontariamente abbia relazioni carnali contro l’ordine della natura.”

Questa norma, un’antica legge britannica che risale all’epoca vittoriana ed ha più di 150 anni, era stata già annullata previamente nel 2009 dalla Corte Superiore di Nuova Delhi, considerandola incostituzionale.

Il procedimento che ha revisionato la validità dell’articolo 377 è cominciato lo scorso 10 luglio, ed il giorno dopo il governo conservatore del primo ministro indiano, Narendra Modi, ha detto che non avrebbe appellato contro la decisione che avrebbe preso la massima istanza giudiziale sulla costituzionalità della norma.

Il controverso articolo del Codice Penale indiano proibisce “le relazioni carnali contro l’ordine della natura con qualunque uomo, donna o animale”, fatto che si era interpretato come il sesso omosessuale.

La decisione inappellabile del massimo tribunale non implica la deroga della norma che si mantiene per punire gli atti sessuali con animali, ma detta giurisprudenza per la legalizzazione dell’omosessualità, escludendo relazioni tra persone di qualunque tipo dai fatti “contro natura.”

Il giudice D.Y.Chandrachud, che ha formato parte dei cinque magistrati della sala, aveva dettato già una sentenza il passato agosto nella quale si era dichiarata l’intimità un diritto fondamentale dei cittadini e l’orientazione sessuale come un attributo essenziale dell’intimità, fatto che faceva prevedere oggi una sentenza favorevole.

Chandrachud oggi ha sottolineato inoltre che il trattamento dell’omosessualità come una malattia suppone un impatto nella salute mentale di queste persone. “La storia deve una scusa alle persone (della comunità) LGTB per l’ostracismo e la discriminazione” che ha dovuto subire, ha condannato la giudice Indu Malhotra nella sua sentenza.

Da Cubadebate- La Vanguardia

traduzione di Ida Garberi

foto: AFP

Categorie: News

Un morto e vari feriti per attacco israeliano in Siria

Cubadebate (italiano) - Mer, 05/09/2018 - 21:03

Israel-avión-580x326Una persona è morta e varie sono state ferite a causa degli attacchi dell’aviazione di Israele nei municipi siriani di Hama e Tartus, ha informato l’agenzia Sana riferendo fonti mediche.  

“Un cittadino è morto e quattro sono risultati feriti dall’aggressione israeliana”, scrive il mezzo comunicativo citando il direttore dell’ospedale della città di Masyaf, nella provincia di Hama.

Da parte sua, il direttore di un altro centro medico, nella città di Banias nella provincia di Tartus, ha detto che l’aggressione israeliana ha provocato otto feriti. Anteriormente questo martedì, Sana ha informato che la difesa antiaerea siriana ha ostacolato un bombardamento di Israele nelle vicinanze della città di Hama.

Inoltre ha denunciato, citando una fonte dell’esercito, che gli aeroplani israeliani hanno attaccato installazioni militari siriane nelle province di Tartus e Hama.

I bombardamenti si sono prodotti ore dopo che l’Esercito israeliano ha confermato di aver portato a termine più di 200 attacchi in Siria negli ultimi 18 mesi.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (OSDH) ha segnalato che si suppone che l’attacco aveva come obbiettivo i militari iraniani situati tra la città di Masyaf e Wadi al-Uyun.

Nelle reti sociali, diverse persone hanno detto di essere stati testimoni dei bombardamenti.

da Cubadebate- Sputnik

foto: RT

traduzione di Ida Garberi

Categorie: News

Zakharchenko: il delitto eccellente che ha rilevanza globale

Cubadebate (italiano) - Mar, 04/09/2018 - 19:17

ZakharchenkoLa scorsa settimana è stato assassinato il leader dell’autoproclamata repubblica del Donestk Aleksandr Zakharchenko. Una bomba in un bar. Modalità da terrorismo.

La Russia ha accusato Kiev, aggiungendo che tali azioni terroriste complicano, e non di poco, l’attuazione degli accordi di Minsk per una riconciliazione tra le regioni filo-russe e le autorità ucraine.

Kiev ha invece instillato il dubbio che a far fuori il leader separatista siano stati proprio i russi, che, spiegano, era inviso a Mosca.

Ricostruzione che contraddice tutta la narrativa che Kiev e i media mainstream occidentali hanno dispiegato finora, che  cioè i leader delle regioni ribelli del Donbass erano semplici marionette le cui fila erano tirate a Mosca.

Né, del caso, Zakharchenko avrebbe avuto alcun motivo o possibilità di smarcarsi dalla Russia, che è e resta l’unico baluardo che impedisce il collasso delle fragili repubbliche del Donbass.

Tenuto basso dai media mainstream, il delitto eccellente di Donestk ha invece rilevanza globale. Segnala che qualcuno ha alzato il tiro e che non esistono più intoccabili. Segnale inquietante.

da L’AntiDiplomatico

Categorie: News

Washington sta rimanendo senza idee, la teoria degli attacchi con microonde a Cuba è rozza propaganda

Cubadebate (italiano) - Mar, 04/09/2018 - 16:37

trumpAd agosto 2017 si parlava di “attacchi acustici”, all’inizio di quello stesso anno apparve l’ipotesi di un virus e all’inizio del 2018 si è fatto riferimento solo a commozioni cerebrali senza effetti fisici. Ora è il turno delle onde di microonde.

Quando sembrava che Washington avesse esaurito il suo arsenale di giustificazioni sui presunti incidenti alla salute presentati dal suo personale diplomatico a L’Avana, The New York Times è apparso, sabato 1 settembre, con una nuova ipotesi, tanto insolita come le precedenti.

Douglas Smith, direttore del Centro Lesioni Cerebrali e Riparazione dell’Università della Pennsylvania, ha dichiarato al giornale che le presunte vittime hanno sofferto lesioni cerebrali e le microonde sono “le principali sospettate”.
Smith è stato uno degli incaricati di studiare una parte dei diplomatici USA che il Dipartimento di Stato accusa che abbiano presentato sintomi come mal di testa, difficoltà nel dormire, perdita dell’udito e persino danni cerebrali, tra la fine del 2016 e la metà del 2017.

Ma una sua relazione su questi studi, scritta nel febbraio scorso per il Journal of American Medical Association (JAMA), non fa alcuna menzione delle microonde, un tipo di onda molto presente nella vita moderna.
I telefoni cellulari e i forni per il riscaldamento degli alimenti sono tra i molteplici dispositivi che utilizzano le microonde.

Rozza propaganda

“Ora non possono sostenere che la causa è il suono e stanno cercando di argomentare che si tratta di microonde”, ha detto a Cubadebate Mitchel Valdés-Sosa, direttore generale del Centro di Neuroscienca di Cuba e membro del Comitato di Esperti cubani che si è creato per studiare le accuse USA.

A Valdés-Sosa sorprende che questa storia arrivi proprio mentre crescono gli interrogativi, negli USA ed a livello internazionale, sull’articolo della rivista JAMA che per primo ha stabilito il presunto danno cerebrale.
Addirittura questa ipotesi delle microonde, secondo lo scienziato cubano, si basa sul fatto che tutti i diplomatici sono malati o che soffrono gli effetti di un singolo agente esterno. “Questo è discutibile”.

Valdés-Sosa sostiene che se si esamina attentamente la attestazione medica presenta finora, sebbene sia molto scarsa, è chiaro che non ci sono prove conclusive e la varietà di sintomi presentati può rispondere a molteplici cause non correlate a Cuba, come l’ipertensione o traumi precedenti.

Per quanto riguarda la possibilità che le microonde possano causare il tipo di effetti che il New York Times sostiene, Valdés-Sosa neppure si mostra convinto.

“C’è una letteratura molto speculativa, molto del tipo X file o teorie del complotto, in cui si afferma che le microonde sono state utilizzate per danneggiare la salute”, ha detto. “Neanche le agenzie USA lo accettano come qualcosa di valido”.

I dubbi aumentano se vengono prese in considerazione le condizioni descritte dal Dipartimento di Stato in cui presumibilmente sono avvenuti gli incidenti.

“Non è possibile dirigere una fonte di energia per colpire una persona in una stanza chiusa e lasciare intatte le altre, in luoghi in cui le pareti sono anche molto spesse”, ha segnalato Valdes-Sosa.

“Riteniamo che sia una barriera propagandistica e non ci sono prove concrete che lo sostengano”, ha concluso riguardo all’articolo del New York Times.

Scadente esercizio giornalistico

Il noto avvocato cubano José Pertierra, che ha il suo studio legale a Washington DC, ha scritto una lettera al quotidiano di New York criticando la sua pratica professionale nell’articolo delle microonde.
“Questo è un esempio di scadente giornalismo del New York Times”, ha detto. “Non ci sono risultati scientifici in questa indagine. Tutto è pura speculazione, espressa in avverbi come forse o possibilmente. Nessuno spiega quale sia la causa delle cosiddette malattie. Questa è l’unica cosa che sappiamo per certo”.

Pertierra critica anche che si citi uno scienziato di 83 anni, apparentemente specializzato nelle microonde, ma che lo si induca a speculare su chi potrebbe essere il responsabile.
“Ogni volta che un testimone fa affermazioni non giustificate nei tribunali, si esige agli avvocati che presentino le prove e facciano una domanda elementare: Come lo sa? Sfortunatamente, il NYTimes non pone questa domanda elementare”, ha segnalato.

La ricercatrice e giornalista cubana, Rosa Miriam Elizalde, ha anche messo in discussione, nei social network, l’obiettività del New York Times e la sua conformità con le regole elementari del giornalismo.
“Il New York Times è sull’orlo di un altro disastro giornalistico come quando disse che in Iraq c’erano armi di distruzione di massa”, ha segnalato Elizalde, riferendosi a uno dei più grandi scandali nella storia recente del giornale.

Dopo l’ingiustificata invasione di quella nazione del Medio Oriente, che ha lasciato, finora, più di un milione di vittime civili si è dimostrato che il New York Times ha utilizzato informazioni fornite dalla Casa Bianca senza controbattere con l’opinione di esperti indipendenti né valutare la situazione sul terreno.

Tra le lacune più notorie dell’articolo del New York Times risalta l’omissione che l’FBI si è recata a L’Avana in almeno quattro occasioni per misurare lo spettro radioelettrico e condurre altre ricerche sul campo ed ha scartato che si siano utilizzate onde sonore per attaccare i diplomatici.

Come sarebbe possibile che gli esperti USA abbiano trascurato di misurare anche le microonde? Questa è un’altra domanda che il giornale non si pone.

Riferimento alla Guerra Fredda

L’ipotesi delle microonde fa diretto riferimento all’epoca della Guerra Fredda.
Gli statunitensi iniziarono a captare segnali di microonde ai piani superiori della loro ambasciata a Mosca, verso la metà degli anni ’50, e iniziarono le indagini per determinare i suoi possibili obiettivi e l’impatto sulla salute dei diplomatici.

Il cosiddetto “Segnale di Mosca” è stato uno degli episodi più controversi dello scontro tra le agenzie di intelligence degli USA e dell’Unione Sovietica.
Si sono esaminate teorie così folli come quella secondo cui i sovietici avevano sviluppato una tecnica di controllo mentale e cercavano di modificare il comportamento dei diplomatici ma, dal 1970, la CIA ha sviluppato una teoria molto meno complottista ed accettata ad oggi: le microonde si utilizzavano per spegnere ed accendere attrezzature di ascolto.

Sebbene siano stati condotti centinaia di studi medici, non ci sono prove conclusive che quei segnali abbiano danneggiato la salute dei diplomatici USA.

Senza giustificazione

Nonostante manchino prove o una ipotesi che spieghi i presunti incidenti, gli USA li utilizzano come scuse per danneggiare i rapporti tra i due paesi e retrocedere nei progressi compiuti dopo gli annunci del 17 dicembre 2014.
L’ambasciata USA a L’Avana mantiene paralizzati i servizi consolari per i cubani, danneggiando i legami tra decine di migliaia di famiglie di entrambi i lati dello stretto della Florida.

Allo stesso tempo, rimane in vigore un’allerta viaggio raccomandando agli statunitensi di esercitare precauzioni extra nei loro viaggi a Cuba, ciò che scoraggia i potenziali viaggiatori, che devono anche affrontare le restrizioni in vigore per far turismo nella Maggiore delle Antille.

Le autorità cubane denunciano la manipolazione politica di questo tema e le scuse per giustificare una politica di aggressione che è impopolare all’interno degli stessi USA.
“Il Dipartimento di Stato non può occultare la manipolazione politica dei disturbi denunciati dai suoi funzionari”, ha segnalato lo scorso giugno il Direttore Generale per gli USA del Ministero degli Esteri cubano, Carlos Fernández de Cossío. “Presunta preoccupazione per la salute e sicurezza dei suoi diplomatici è usata con opportunismo politico”, ha aggiunto nel suo account su Twitter.

di Sergio Alejandro Gomez

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

foto: alamy.it

 

Categorie: News

Il governo del Brasile è costretto ad ammettere: il blocco economico impedisce il pagamento di 40 milioni di dollari al Venezuela

Cubadebate (italiano) - Mar, 04/09/2018 - 04:11

VenezuelaVenezuela è sottoposto a un vero e proprio assedio economico e finanziario. Aspetto costantemente occultato nelle tanto numerose quanto fallaci analisi che pretendono di sovvertire la realtà: ossia indicare come effetto di politiche sbagliate implementate dal governo bolivariano, quei problemi all’economia arrecati principalmente dagli effetti di questo embargo.

Qualcuno potrebbe avanzare dubbi e affermare che si tratta di giustificazioni avanzate per coprire il fallimento di politiche fallimentari, di segno socialista, ça va sans dire. Ma vi sono alcune circostanze incontrovertibili che mostrano come le sanzioni e il blocco finanziario imposto dagli Stati Uniti siano dannosi per l’economia di Caracas.

Dal 2001, grazie a un accordo con il governo allora guidato da Hugo Chavez, lo Stato brasiliano del Roraima importa energia elettrica dal Venezuela, proveniente dalla centrale idroelettrica Guri, attraverso una linea di trasmissione.

Il governo venezuelano vanta nei confronti del Roraima un credito di oltre 40 milioni di dollari. Un debito che il Brasile non riesce a saldare. Il governo brasiliano si è visto costretto infatti a riconoscere che non riesce a cancellare il debito a causa delle sanzioni che gli Stati Uniti e l’Unione Europea mantengono contro il Venezuela.

Il ministro degli Esteri brasiliano Aloysio Nunes ha dichiarato che il Brasile è in cerca di canali per cancellare il debito contratto e impedire a Corpoelec (compagnia elettrica nazionale del Venezuela) di interrompere la fornitura di energia elettrica.

Ha affermato che il Brasile vuole cancellare il debito ma non ha trovato «un modo finanziario» per provvedere all’estinzione di questo senza violare «le restrizioni e le sanzioni applicate dall’Europa e dagli Stati Uniti» contro il governo del presidente Nicolás Maduro.

L’omologo venezuelano, Jorge Arreaza, ha denunciato la vicenda attraverso il proprio account Twitter, evidenziano come si tratti dell’ennesima «irrefutabile dimostrazione dell’effetto perverso del blocco contro il Venezuela».

A colpire, anche in questa occasione, è il totale silenzio di quei media mainstream sempre pronti a fiondarsi sul Venezuela per propalare fake news a reti unificate.

da L’AntiDiplomatico

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Mosca: L’avvertimento su un attacco chimico, pretesto per attaccare la Siria, si basa su fatti concreti

Cubadebate (italiano) - Gio, 30/08/2018 - 04:39
Vasili Nebenzia

Vasili Nebenzia

Gli avvertimenti di Mosca, circa il fatto che si sta preparando un attacco con armi chimiche in Siria, sono basati su “fatti”, ha precisato il rappresentante permanente della Russia presso l’ONU, Vasili Nebenzia.

Come riportato domenica scorsa dal rappresentante ufficiale del Ministero russo della Difesa, il generale Igor Konashenkov, si sta progettando un attacco chimico nei prossimi due giorni nella città siriana di Kafr Zita.

L’esercito siriano “non ha armi chimiche”, ha ribadito Nebenzia nel corso di una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dedicato alla situazione nella provincia siriana di Idlib. Allo stesso tempo, il diplomatico russo ha invitato i comandanti dei gruppi criminali ad arrendersi, “respingere le provocazioni e scegliere la normalizzazione pacifica”.

Vasili Nebenzia ha sottolineato l’importanza di separare l’opposizione moderata dai terroristi e ha ricordato che nella provincia di Idlib “si sono concentrati un significativo gruppo di forze di Al-Nusra che stanno cercando di prendere sotto il loro controllo gli altri gruppi, tra cui alcuni che sono interessati a una riconciliazione nazionale.

Gli Stati Uniti cercano di impadronirsi delle risorse della Siria

Inoltre, Nebenzia ha avvertito che la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti cerca di rafforzare le sue posizioni in Siria e “ottenere il controllo delle risorse” di questo paese.

“Continua il corso neocoloniale di dividere il paese in cui, nel nord-est della Siria e con il sostegno della coalizione, si creano strutture quasi-governative”, ha spiegato il rappresentante russo, il quale ha anche aggiunto che è aumentato il numero di “elementi militari delle potenze occupanti della coalizione” nel territorio siriano.

Fonte: RT

traduzione: L’AntiDiplomatico

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Incertezza sul recapito di Ivan Marquez in Colombia

Cubadebate (italiano) - Mar, 28/08/2018 - 03:36

Il leader negoziatore per la guerriglia delle FARC-EP nei dialoghi col governo colombiano a L’Avana, Ivan Marquez, si mantiene in recapito sconosciuto da più di due settimane, fatto che genera incertezza sul futuro degli accordi di pace.

In mezzo ad attentati contro antichi membri di quella che è stata la maggiore guerriglia colombiana, incorporati alla vita civile dopo la firma di un accordo col governo di Juan Manuel Santos nel 2016, e denunce di possibili operativi militari contro di lui, Marquez avrebbe abbandonato la zona di reintegrazione di Miravalle, vicina al municipio di San Vicente del Caguan, a Caquetà.

Insieme a lui c’era un altro dei leader delle FARC, Hernan Dario Velasquez Saldarriaga, conosciuto come El Paisa.

“Ore prima del possesso del nuovo Congresso, nella zona di Miravalle, c’è stato un operativo militare, alcuni contadini hanno avvisato El Paisa che c’erano truppe di combattimento controguerriglia nella zona, i due comandi del partito FARC sono usciti dalle loro case alle 23 ed alle 2 del mattino sono arrivati i militari. Le Forze Militari negano l’operativo, ma versioni degli abitanti nel luogo lo confermano”, ha riportato il quotidiano El Espectador.

“L’informazione che ha (il Ministero di Difesa) rispetto ad Ivan Marquez ed El Paisa è che hanno abbandonato la zona di concentrazione ed ignoriamo il loro recapito”, ha detto da parte sua questo venerdì il ministro di Difesa colombiano, Guillermo Botero.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha messo in chiaro che manca di “constatazione” che gli ex capi delle FARC siano usciti dal paese, come hanno pubblicato alcuni mezzi di stampa facendo riferimento a fonti interne dell’esercito colombiano.

testo e foto Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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America Latina: la guerra giuridica contro la democrazia

Cubadebate (italiano) - Sab, 25/08/2018 - 04:51
 EFE

foto: EFE

1 settembre 2016, il Senato brasiliano ha destituito Dilma Rousseff dalla presidenza del paese in un “processo politico” in cui è stata condannata per presunta manipolazione del bilancio pubblico.

Tra il 2 novembre 2017 ed il 6 marzo 2018, l’ex presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner ha ricevuto tre procedimenti penali, due per presunti reati di corruzione e uno per aver, ipoteticamente, interferito nelle indagini dell’attentato dell’AMIA, avvenuto a Buenos Aires nel 1994.

Il 24 gennaio 2018 la Corte Suprema del Brasile ratifica la sentenza contro quello che è stato il presidente del paese, e attuale candidato meglio piazzato nei sondaggi per le prossime elezioni presidenziali, Lula da Silva, condannato a 12 anni di carcere per corruzione. Finisce in prigione nell’aprile 2018 e risulta inabilitato per la rielezione presidenziale.

Il 9 aprile 2018 la Procura della Repubblica di Colombia esegue un mandato di arresto, al fine d’estradizione, degli USA contro un deputato eletto del partito eletto FARC e responsabile per l’attuazione dell’Accordo di Pace, Jesus Santrich, per un presunto reato di cospirazione per esportare cocaina negli USA. Da allora permane in carcere, appartato dall’attuazione dell’accordo di pace e senza aver preso possesso del suo seggio nella Camera Legislativa, nonostante non ci siano accuse contro di lui in Colombia.

Il 3 luglio 2018, un tribunale ecuadoriano emette un ordina d’arresto, ed un mandato di cattura internazionale, contro l’ex presidente Rafael Correa. In precedenza, il 14 dicembre 2017, il vicepresidente Jorge Glas, accusato di corruzione, era condannato a sei anni di carcere. E il 17 giugno 2018 era catturato a Madrid, su richiesta dell’Ecuador, Pablo Romero, che faceva parte della squadra governativa di Rafael Correa.

“La legittimità concessa al processo di giudirizializzazione della politica emana dal consenso sulla “corruzione “come problema fondamentale dell’America Latina”. Questa premessa, carica di ragione formale, è stata espressa dalle istituzioni finanziarie internazionali e dalle agenzie governative USA promotrici dell’Aggiustamento Strutturale dello Stato nel decennio ’90. Si sta usando per attaccare governi, forze politiche e dirigenti di sinistra dell’America Latina che si oppongono agli aggiustamenti neoliberali dettati dal FMI, affermando che il “populismo di sinistra” presentano un problema di corruzione strutturale, omettendo che la corruzione è intrinseca al neoliberismo ed alle politiche di regolazione ed austerità.

Contro tutti coloro che hanno implementato, con successo, alternative alle politiche neoliberali si è usato il ‘lawfare’, la “guerra giuridica asimmetrica”, che ha sostituito la dottrina della Sicurezza Nazionale -guerra contro insorti- che veniva insegnata dalle Scuole delle Americhe. Ora sono giudiziarie le scuole da cui il Nord espande la sua strategia per mettere fine ai governi di sinistra inabilitando, politicamente, i dirigenti che cercano di riscattare la sovranità nazionale dei loro popoli.

Guerra giuridica o ‘lawfare’ è una parola inglese che corrisponde ad una contrazione grammaticale delle parole “legge” (Law) e “guerra” (warfare), che descrive una forma di guerra asimmetrica. Una “guerra giuridica”, che si dispiega attraverso l’uso illegittimo del diritto nazionale o internazionale con l’intento di danneggiare l’avversario, ottenendo così la vittoria in un campo di battaglia delle relazioni politiche pubbliche, paralizzando politicamente e finanziariamente gli oppositori, o immobilizzandoli giudizialmente in modo tale che non possano perseguire i propri obiettivi né presentare le proprie candidature alle cariche pubbliche. Così descrive il “lawfare” il “Rapporto dell’Incontro degli esperti a Cleveland sull’11 settembre e le sue conseguenze”, dell’anno 2010.

Il “lawfare” si mostra ora a tutta intensità. La sua pianificazione è iniziata anni fa, mentre la sinistra in America Latina poneva in moto sistemi democratici più partecipativi ed egualitari che erano supportati dalle maggioranze. Mentre ciò accadeva, le forze neoliberali, guidate dall’ “establishment” USA, progettavano la nuova strategia di lotta e discredito di quei movimenti politici che mietevano successi per la sinistra.

Ritorniamo al 16 ottobre 1998. L’ex dittatore cileno Augusto Pinochet era arrestato a Londra, accusato di crimini contro l’umanità da un ordine emesso dal giudice Garzón su richiesta di gruppi di difensori delle vittime. La fine della “guerra fredda” provocò il disorientamento strategico del suo vincitore, gli USA. Era essenziale definire un nuovo nemico che permettesse di mantenere il conglomerato militar-industriale base del sistema capitalista che piegò i paesi socialisti. Quel periodo di disorientamento permise l’esercizio di azioni penali da parte di paesi terzi -la “giurisdizione universale” contemplata nelle legislazioni nazionali da anni, ma impossibile da applicare durante la ‘guerra fredda’-, si sarebbe convertita in un potente strumento contro i regimi autoritari responsabili di crimini contro l’umanità, condotte illecite eseguite per reprimere le aspirazioni al cambiamento dei popoli.

Furono anni di espansione della “giurisdizione universale”. All’arresto di Pinochet fece seguito l’avvio di procedimenti giudiziari, guidati da gruppi di vittime, contro militari e politici argentini, uruguaiani, colombiani, congolesi, USA, israeliani … responsabile di massicce violazioni dei diritti umani.

La risposta delle democrazie occidentali non fu di espandere la giurisdizione universale, ma combattere l’opportunità aperta di far rispettare il diritto internazionale e porre fine all’impunità per i crimini internazionali. Le controriforme legali della “giurisdizione universale” in Belgio, nel 2003, ed in Spagna, negli anni 2009 (PSOE) e nel 2014 (PP), sono esempi di questa regressione, così giustificata:
“(…) La giurisdizione universale può usarsi per motivi politici o per scopi vessatori, e può influenzare negativamente l’ordine mondiale causando inutili frizioni tra gli stati, potenziali abusi delle procedure legali e privazione dei diritti umani individuali” (IBC Revue internationale de droit Penal, 2008/1, Vol. 79).

Coloro che mantengono l’attuale ordine mondiale hanno appreso le lezioni sulle potenzialità della “giurisdizione universale” -facile accessibilità, basso costo ed alta efficienza- per usarla a favore dei loro interessi. Cominciò il disegno di nuove strategie che gli avrebbero permesso di mantenere il loro potere e la capacità di intervenire quando fosse necessario. A causa degli effetti politici controproducenti che ebbe la dottrina della Sicurezza Nazionale -torture, sparizioni forzate, dittature, proteste sociali … – dalla fine della Guerra Fredda gli USA non usano come prima opzione l’attuazione di regimi autoritari, se gli è possibile mantenere il controllo su qualsiasi paese attraverso un’apparenza più democratica.

L’intervento giuridico diventa un’ efficace opzione sempre che ci sia un piano per ottenere l’obiettivo desiderato. Il piano richiede una tattica -intervento giuridico-politico per cooptare il potere giudiziario e gli operatori giuridici-, alcune risorse -scuole e programmi di formazione per giudici e giuristi- e alcuni obiettivi: rovesciare i governi che cercano di riscattare la sovranità nazionale dei loro popoli. La strategia è screditare le forze politiche che li dirigono ed inabilitare elettoralmente e distruggere politicamente i leader che li guidano.

I precedenti di questa strategia giuridico-politica li troviamo nella cosiddetta “guerra contro il terrorismo” lanciata dopo l’11 settembre 2001. Gli USA hanno cercato di creare una nuova interpretazione del diritto applicabile ai conflitti armati, pretendendo far sparire, gradualmente, l’abissale differenza tra il diritto penale nazionale e diritto umanitario internazionale. Hanno cercato d’imporre nuove categorie giuridiche non previste dalle leggi interne o internazionali, come il “combattente nemico illegale” o il proprio diritto unilaterale di “monitorare ed agire” con cui giustificano l’uso di droni assassini.

Un altro passo è stata la massiccia giudiziarizzazione della politica col sostegno del consenso sulla “corruzione”, ampiamente applicata ai dirigenti della sinistra alternativa latinoamericana che hanno cercato di garantire la sovranità nazionale contro l’ingerenza.

Dall’inizio del XXI secolo, hanno iniziato ad investire risorse nei programmi di cooptazione delle istituzioni giudiziarie di molti paesi, specialmente quelli dell’America Latina. “Le “Scuole delle Americhe” per militari sono state sostituite da scuole giudiziarie e programmi di formazione giuridica, tanto negli USA -dove accorrono a ricevere dottrina giudici ed operatori giuridici-, come nei paesi del Sud America, dove, attraverso generosi finanziamenti dell’Agenzia USA per lo sviluppo, USAID, si sono create, e  controllato politicamente, le scuole di formazione giudiziaria.

In Colombia, dal momento della creazione della scuola di formazione del potere giudiziario “Rodrigo Lara Bonilla”, finanziata dall’USAID, si è passato dal sistema giuridico di natura ‘continentale’ -imperio della legge scritta- previsto dalla Costituzione Politica ad un sistema di precedenti giudiziari -“commun law” USA- carente di supporto costituzionale. Ora sono i giudici della Corte Costituzionale che redigono le leggi attraverso il processo di revisione costituzionale. Nel caso sentenziare che una legge non è conforme alla Costituzione, procedono a darle una nuova redazione che agisce come una seconda e definitiva camera legislativa.

In America Latina assistiamo alla progressiva sostituzione dei sistemi penali inquisitivi o misti,  col sistema penale accusatorio ad immagine e somiglianza degli USA, causando uno smisurato potenziamento delle procure nazionali, che in pratica operano sulle istruzioni, informazioni e “indictments” (accuse) indirizzati dal sistema giudiziario USA.
Il piano progettato per l’espansione della “lawfare” ha iniziato a raggiungere i suoi obiettivi. Dilma Rousseff, Fernando Lugo, Cristina Kirchner, Lula, Jesus Santrich, Rafael Correa … tutti loro sono stati oggetto di questa strategia politico-giuridica che li immobilizza politicamente in questa nuova guerra giuridica. L’obiettivo è screditare loro e le loro forze politiche equiparandoli a criminali comuni e inabilitandoli elettoralmente.

Il potere giudiziario che ha permesso che l’America Latina fosse uno dei continenti con più corruzione istituzionale -in molti casi beneficiato da essa- che non fu mai capace di combatterla, ora si è convertito in un’arma di intervento diretto negli affari politici interni, al servizio degli interessi delle oligarchie e delle forze conservatrici straniere e locali.

La guerra giuridica implica una grande retrocessione nei processi di rafforzamento istituzionale dei paesi dell’America Latina. Il Potere Giudiziario dovrebbe rimanere fuori dal confronto politico per evitare di ripetere fallimenti istituzionali di altri tempi che hanno causato grave crisi di legittimità e la disaffezione popolare. Questa ingerenza negli affari politici implica l’annullamento dell’indipendenza della magistratura per sua cosciente politicizzazione, e provoca, inevitabilmente, la scomparsa della divisione dei poteri alla base dello stato di diritto. Il ‘lawfare’ si è convertito in uno dei maggiori pericoli per la democrazia in tutto il mondo e specialmente in America Latina.

di Enrique Santiago Romera

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

Categorie: News

In un attacco di sincerità, gli Stati Uniti riducono il livello di allerta sui viaggi a Cuba

Cubadebate (italiano) - Ven, 24/08/2018 - 05:25

Estados-unidos-alerta-580x321Senza offrire spiegazioni, il Dipartimento di Stato ha abbassato l’allerta di viaggio contro Cuba dal livello tre al due in una scala unilaterale che determina la pericolosità dei destini ai quali possono viaggiare gli statunitensi.  

Il sistema stabilisce quattro livelli, dove l’uno è quello di minore rischio e il quarto è quello di maggiore pericolosità. Fino a questa mattina, la maggiore delle Antille si trovava nel livello tre con l’orientazione di “riconsiderare i viaggi.”

Il livello due, frattanto, orienta solo di “esercitare maggiori precauzioni.”

La misura del Dipartimento di Stato riconosce così quello che era un fatto per gli organismi specializzati ed i più di quattro milioni di turisti che visitano l’isola tutti gli anni: Cuba è un paese eccessivamente sicuro.

Washington ha cambiato in gennaio scorso il suo antico sistema di allerta da quello di graduatoria ed ha approfittato per ubicare Cuba in un ingiustificato livello tre, con la scusante degli ipotetici incidenti di salute contro il personale diplomatico statunitense a L’Avana.

Ma dopo un anno e mezzo di investigazioni, sia cubane che statunitensi, non hanno trovato una sola evidenza dei fatti allegati.

L’allerta di questo giovedì non offre dettagli del perché si è deciso di migliorare la categoria cubana, ma sì mantiene riferimenti agli “attacchi contro il personale dell’Ambasciata degli Stati Uniti a L’Avana.”

Le autorità cubane criticano la permanenza della parola “attacchi” nella posizione ufficiale statunitense, perché non ha evidenze che l’appoggino.

“Chi usa il termine attacchi per riferirsi ai sintomi riportati da diplomatici statunitensi sta dicendo il falso e lo fa coscientemente, con un’agenda politica ben definita ed una gran carica di opportunismo”, ha detto recentemente nel suo account della rete sociale Twitter il direttore degli Stati Uniti della cancelleria cubana, Carlos Fernandez de Cossio.

La nuova allerta riconosce, tuttavia, che gli Stati Uniti “non hanno potuto identificare la fonte” degli ipotetici incidenti.

Nonostante le misure unilaterali prese dall’amministrazione di Donald Trump per fortificare il bloqueo e limitare i viaggi tra i due paesi, nel 2017 si è registrato un aumento delle visite degli statunitensi.

Secondo cifre ufficiali del Ministero di Relazioni Estere, tra gennaio e novembre dell’anno scorso hanno viaggiato 579 288 persone dagli Stati Uniti verso Cuba, con un aumento del 248,7% in relazione col 2016.

“Abbiamo la speranza che il Dipartimento di Stato toglierà presto la riduzione degli impiegati della sua Ambasciata a L’Avana per proteggere meglio gli interessi dei cittadini statunitensi e di quelli cubani”, ha segnalato in un comunicato il gruppo di azione contro il bloqueo Engage Cuba, dopo celebrare la decisione di abbassare l’allerta di viaggio.

La decisione è “una boccata di aria fresca in un processo altamente politicizzato di confusione, ansietà e speculazione che ha condotto a misure eccessive da parte del Dipartimento di Stato”, ha segnalato da parte sua Collin Laverty, presidente di Cuba Educational Travel, un’agenzia specializzata nei viaggi di scambio tra i due paesi.

di Sergio Alejandro Gomez, da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Gli USA alimentano la controrivoluzione attraverso Facebook

Cubadebate (italiano) - Gio, 23/08/2018 - 04:38

facebook-vs-cubaMentre gli USA montano un signor scandalo per il presunto intervento russo, nelle reti sociali, per influire sulle elezioni, del 2016, che sono state vinte da Donald Trump, oggi si sono scoperte le prove che il governo USA usa Facebook per diffondere notizie false su Cuba e promuovere, clandestinamente, la dissidenza sull’isola.

Il settimanale della Florida, Miami New Times, ha rivelato, questo mercoledì, che ha avuto accesso a documenti del governativo Ufficio delle Trasmissioni verso Cuba (OCB), responsabile di Radio e TV Martí, in cui si rivela che l’amministrazione Trump, da due anni, utilizza gli account di Facebook che sembrano “nativi” (di persone reali dell’isola) per diffondere propaganda senza informare gli utenti cubani di Facebook che si tratta di pubblicità del governo USA.

Secondo il rapporto ottenuto dal settimanale, a causa del fallimento di Radio e TV Martí, “la strategia dell’OCB si è concentrata su un’offensiva attraverso le reti sociali, basata sulle metriche che collocano YouTube, Google e Facebook tra i siti più visitati a Cuba. Con l’uso della tecnologia AVRA (Audio e Video per Radio), i programmi di Radio Martí hanno iniziato a essere trasmessi attraverso Facebook Live, insieme alla programmazione di TV Marti. Ciò fornisce all’OCB un output di distribuzione aggiuntiva, efficiente e redditizio, sia per la sua radio (ora radio visiva) che per i contenuti TV.

“Nell’anno fiscale 2018, l’OCB è andata stabilendo, con gruppi digitali dell’isola (leggasi “dissidenti” pagati dagli USA), che creano account Facebook nativi e “senza marchio” per divulgare informazioni. Le pagine “native” aumentano le possibilità di apparire nelle notizie degli utenti cubani di Facebook. La stessa strategia verrà replicata in altre reti sociali preferite».

Miami New Times assicura che i documenti non spiegano cosa intendano gli agenti federali per pagine di Facebook “senza marchio” o “native”, ma è chiaro che devono sembrare come le pagine dei normali utenti delle reti sociali per persuadere i cubani che leggano la propaganda di Radio e TV Martí.

Secondo il settimanale, entrambe le emittenti governative hanno speso per anni oltre 800 milioni di dollari, del contribuente USA, nell’infruttuoso sforzo di influire sull’opinione pubblica cubana.
Questo piano si inserisce in una lunga storia di tentativi di utilizzare la tecnologia per abbinare la propaganda contro Cuba, dice il professor John S. Nichols dell’Università della Pennsylvania.

“Certamente ci sono segnali di allarme qui”, dice Nichols, co-autore del libro Clandestine Radio Broadcasting: A Study of Revolutionary and Counterrevolutionary Electronic Communication (Radiodiffusione clandestina: Uno studio della comunicazione elettronica rivoluzionaria e controrivoluzionaria) (1987), circa gli sforzi della OCB. “È il pià recente piano di una lunga lista di sforzi di Radio e TV Martí e dei loro predecessori per cercare di superare le leggi della fisica … Ogni volta che non riescono a portare il loro messaggio a Cuba, dicono che ci deve essere qualche soluzione tecnologica”.

Invece, aggiunge, il Congresso “non sembra riconoscere che entrambe le stazioni sono un fallimento colossale. È triste perché spendono denaro dei contribuenti. Ma ciò che veramente si spreca è la nostra credibilità come grande nazione nel fare questo tipo di cose, sciocche e stupide”.

Prominenti figure, da entrambi i lati dello spettro politico USA, tra cui il senatore repubblicano dell’Arizona, Jeff Flake, hanno qualificato questi programmi dell’OCB come controproducenti ed uno spreco di denaro. La rappresentante democratica Betty McCollum ha liquidato, nel 2015, la piattaforma AeroMartí (per trasmettere a Cuba, da un aereo, le emissioni di Radio e TV Martí) ed ha assicurato che l’OCB era un ufficio “non necessario”.
“La radio e la televisione Marti sono obsoleti artefatti della Guerra Fredda”, ha detto McCollum in un comunicato del 2015. “I nostri contribuenti non dovrebbero finanziare trasmissioni di propaganda”.

Ma i programmi continuano ad esistere grazie ad una manciata di legislatori anti-cubani, incluso il rappresentante di Miami, Mario Diaz-Balart, da lungo tempo promotore di Radio e TV Marti, assicura il Miami New Times.

All’inizio di quest’anno, il senatore Marco Rubio ha aiutato ad installare Tomás Regalado, un vecchio amico, come responsabile dei programmi di Radio e TV Martí. Da allora, Regalado ha fatto grandi promesse su come entrambe le emittenti abbiano nuovi piani per raggiungere “5 milioni” di cittadini cubani nei prossimi anni.
Regalado è apparso, la scorsa settimana, sulla rete in lingua spagnola MegaTV per vantare l’uso di nuove misteriose tecnologie che ipoteticamente il governo cubano non è in grado di bloccare. Ha detto che 200 cubani avevano avuto ricevitori che avrebbero aiutato in questo nuovo tentativo.

“È una tecnologia che non esisteva, e dal momento che il governo non la conosce, sarà quasi impossibile bloccarla”, ha detto Regalado davanti alle telecamere.

Nichols ha argomentato al settimanale della Florida che questo tipo di propaganda attraverso le reti sociali sta danneggiando la posizione degli USA davanti al mondo.

‘I paesi terzi vedono quello che stiamo facendo e dicono: “Qui vanno, gli USA, facendo, ancora una volta, tali sciocchezze”, aggiungendo: “E’ basso, meschino e non degno di un grande potere. Altri paesi diranno: “Se gli USA sono disposti a violare il diritto internazionale, perché dovremmo obbedire ai nostri obblighi contrattuali?” Penso che abbia un effetto negativo a lungo termine. E dato cosa potrebbero fare, al momento, Radio e TV Martí, è difficile per noi lamentarci di ciò che altri paesi potrebbero fare contro di noi”.

Il rapporto a cui ha avuto accesso il Miami New Times è la richiesta di bilancio della OCB per gli anni fiscali 2018 e 2019. Non rivela le identità dei falsi account ‘nativi’ e ‘senza marca’ creati nella rete sociale, ma gli amministratori di Facebook si sanno quali sono. Per quelle stravaganti casualità della vita, questa informazione coincide con la decisione della rete sociale, fondata da Marc Zuckerberg, di eliminare centinaia di presunti falsi account russi ed iraniani presumibilmente coinvolti in varie campagne di disinformazione.

Eliminerà Facebook anche i falsi account creati dal governo USA per il cambio di regime a Cuba? Designerà, la procura USA, Robert Mueller o un altro del suo lignaggio per indagare su questi abusi, come ha fatto per determinare le presunte interferenze russe attraverso Facebook nelle elezioni del 2016?

SAGA FALLITA DI RADIO E TV MARTÍ

1985: ha iniziato a trasmettere Radio Martí, e cinque anni dopo, ha iniziato l’aggressione televisiva al porre in servizio un trasmettitore televisivo a bordo di un aerostato, bloccato a 3000 metri di altezza, in una delle isolette a sud della Florida.
2005: l’uragano Dennis ha fatto sparire il globo bloccato, situato a 10mila piedi di altezza in Cudjoe Key, da dove si trasmetteva la televisione Martí. L’OCB lo ha sostituito con la piattaforma “AeroMartí”.
2014: l’OCB ha creato il servizio di messaggi di testo indesiderati Piramideo, che è fallito. Ha poi cercato di contrabbandare piccoli dispositivi satellitari nell’isola, ma il progetto è stato abbandonato perché oltre che costoso, i “dissidenti” usavano i terminali per vedere pornografia.
2015: Disattivano «AeroMartí».
2018: Il presidente Trump ha creato la Task Force di Internet per Cuba, che secondo il Dipartimento di Stato “esaminerà le sfide tecnologiche e le opportunità per ampliare l’accesso ad Internet e i media indipendenti a Cuba”. È chiaro che questa Task Force ha incoraggiato la fantasia digitale dell’OCB.
Diverse indagini dell’Office of Government Oversight (GAO) hanno riconosciuto che esistono solide prove che Radio e televisione Marti non sono ascoltate o viste a Cuba. Secondo Miami New Times, questa saga è costata al contribuente USA più di 800 milioni di dollari.

di Rosa Miariam Elizalde

da Desbloqueando Cuba

traduzione di Francesco Monterisi

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Colonialismo 2.0 in America Latina e nei Caraibi: che fare?

Cubadebate (italiano) - Mer, 22/08/2018 - 01:32

foroALendisputaCome proiettiamo un’immagine del futuro della sinistra in queste cittadinanze eteree che produce il colonialismo 2.0, capaci di mobilitarsi per il miagolio di un gatto, ma anestetizzate di fronte alla morte o alla fame di milioni di esseri umani? Come comunichiamo con i giovani che hanno incorporato nel loro DNA la cultura digitale? Come comunichiamo la politica in modo che non sia un’astrazione o uno sbadiglio?
Dagli anni ’90 del secolo scorso, Herbert I. Schiller ha dato per assodata l’esistenza di un “Impero Nordamericano Emergente”, i cui missionari vivono ad Hollywood. “È un impero con un minimo di sostanza morale, ma Hollywood è solo la zona più visibile di questo impero. Esiste già una vasta ed attiva coalizione di interessi governativi, militari ed imprenditoriali che comprendono le industrie informatica, dell’informazione e dei media. La percezione del mondo che hanno questi attori è decisamente elettronica.”[1]

Nel 1993 si è instaurata negli USA la politica per lo sviluppo dell’infrastruttura dell’informazione nazionale (NII) [2] e da allora l’industria corporativa della comunicazione ha risposto alle promettenti opportunità con un frenetico processo di fusioni e concentrazioni, accumulando risorse e capitali in enormi società. Queste sono state accompagnate da una serie di affrettate aste dello spettro radiofonico, vinte dai giganti delle telecomunicazioni. Una volta assicurate queste condizioni materiali, con i giganti delle comunicazioni del settore privato preparati ed incoraggiati a sfruttare al massimo le appena nate reti digitali, si sono create le condizioni per realizzare ciò che il Capo delle Operazioni dell’Atlantico degli USA, Hugh Pope, ha dichiarato nel 1997: “Il messaggio è che non c’è nazione sulla faccia della terra che non possiamo raggiungere”. [3]

Mai è stato più imperiale, gli USA, di quando si è convertito in zar di Internet e ci ha imposto un modello di connettività dipendente dalle logiche del mercato e dalla depredazione ecologica, che codifica i rapporti umani, li trasforma in dati e, quindi, in merci che producono valore. I dati isolati non dicono nulla, ma l’enorme massa di dati aggregati in una piattaforma acquisisce un valore inusitato e controverso, in una società che transita, acceleratamente, dalla produzione e commercio di beni e servizi fisici verso i servizi digitali.

La nuova ed intensa concentrazione comunicativa e culturale è molto più globale di quella delle industrie culturali transnazionali o nazionali che conoscevamo. Una singola azienda privata USA, per esempio, decide come spende un quarto della popolazione mondiale, circa 50 milioni di ore al giorno [4]. Il suo valore differenziale è che gli utenti crescano a ritmi vertiginosi con tassi giganteschi, non solo in numeri grezzi bensì in densità e portata.
Quattro delle cinque applicazioni più utilizzate nei cellulari del mondo -Facebook, Instagram, Whatsapp e Messenger-, appartengono alla società fondata da Mark Zuckerberg e raccolgono dati monetizzabili in modo permanente. Nel primo trimestre del 2018 e nonostante gli scandali degli ultimi tempi e le esplosioni nella borsa di Wall Street, Facebook ha fatturato 11790 milioni di $, quasi quattro miliardi di più (49%) rispetto ad un anno fa. Di questo totale, circa il 98,5% proviene dalla pubblicità [5].

Google, da parte sua, realizza circa il 92% delle ricerche su Internet, un mercato valutato in oltre 92 miliardi di dollari [6]. Le 10 aziende più potenti e ricche del mondo -cinque delle quali nel settore delle telecomunicazioni- hanno un introito combinato di 3,3 trilioni di dollari, pari al 4,5% del PIL mondiale. La sola Apple equivale al PIL di 43 paesi africani (un trilione di dollari). In effetti, secondo i dati della Banca Mondiale [7], ci sono solo 16 paesi con un PIL pari o superiore all’attuale valore di mercato di Apple.

Al momento, ci sono poche istituzioni pubbliche a livello nazionale o globale che possono affrontare questi mostruosi poteri transnazionali, che hanno drammaticamente alterato la natura della comunicazione pubblica. Non c’è Stato-nazione che possa rimodellare la rete da solo o frenare il colonialismo 2.0, anche quando applichi normative locali di protezione antimonopolistiche ed impeccabili politiche di sostenibilità in ordine sociale, ecologico, economico e tecnologico. Ancora meno può costruire un’alternativa praticabile disconnessa dalla cosiddetta “società dell’informazione” [8], la cui ombra -intangibile, ma non per questo non meno reale- giunge addirittura a coloro che sono fuori da Internet.

Secondo la Commissione Economica per l’America Latina ed i Caraibi (CEPAL), la nostra regione è la più dipendente dagli USA in termini di traffico Internet. L’80% dell’informazione elettronica della regione passa per qualche nodo amministrato direttamente o indirettamente dagli USA, principalmente dal cosiddetto “NAP delle Americhe” di Miami -il doppio dell’Asia e quattro volte la percentuale d’Europa- e si stima che tra l’80 ed il 70% dei dati che sono scambiati internamente dai paesi dell’America Latina e dei Caraibi, vanno anche a città USA, dove si ubicano 10 dei 13 root server che compongono il codice maestro di Internet [9].

L’America Latina è la più arretrata nella produzione di contenuti locali, tuttavia è leader nella presenza di utenti Internet nelle reti sociali. Dei 100 siti Internet più popolari nella regione, solo 21 corrispondono a contenuti locali, il che significa che, invece di creare ricchezza per la regione, il continente trasferisce ricchezza negli USA, dove sono ospitate le grandi compagnie Internet. Gli esperti assicurano che uno degli aspetti più significativi della cultura digitale latinoamericana è l’uso intensivo delle reti sociali. In effetti, alcuni paesi della regione uguagliano e addirittura superano l’uso delle reti sociali dei paesi sviluppati. Dei dieci paesi con il maggior tempo trascorso nelle reti sociali, cinque di loro erano latinoamericani, ranking (classifica) guidata da utenti brasiliani, argentini e messicani con 4 ore al giorno [10].

Il 28% dei latinoamericani vive in situazione di esclusione sociale nella regione [11], tuttavia, il numero di utenti Internet si è triplicato in quella fascia di popolazione rispetto ai cinque anni precedenti. Nove su dieci latinoamericani possiedono un telefono cellulare. Secondo un’indagine della Banca Inter-Americana di Sviluppo (2017), il 57% delle persone che hanno difficoltà a procurarsi il cibo sono molto attive su Facebook e WhatsApp, il che indica che possiedono uno smartphone nelle loro case. Il 51% di quelle che hanno ammesso di non avere acqua potabile nelle proprie case anche usano frequentemente le reti sociali [12].

Non è lo stesso divario digitale da divario economico. L’accesso ad Internet non è lo stesso che la capacità di collocare le cosiddette Nuove Tecnologie in funzione dello sviluppo di un continente profondamente diseguale. La mancanza di competenze digitali e l’impossibilità di sfruttare il potenziale delle nuove tecnologie contribuisce a perpetuare questo stato di vulnerabilità, anche quando i poveri abbiano nelle loro mani i nuovi dispositivi.
Parlando molto precocemente su questi temi, l’antropologo brasiliano Darcy Ribeiro avvertiva che, per mano di una tecnologia rivoluzionaria, “c’è una vera colonizzazione in corso. Il Nord America sta compiendo il suo ruolo con enorme efficacia nel senso di cercare complementarietà che ci faranno dipendenti, in modo permanente, da loro…” E aggiunge:”Vedendo questa nuova civilizzazione e tutte le sue minacce, ho timore che, ancora una volta, siamo popoli che non evolvano, popoli che nonostante tutte le loro potenzialità rimangono come popoli di seconda classe”. [13]

Gli USA e la sua Operazione di “connettività efficace” per l’America Latina

Questa è una prima occhiata al problema. Vediamo una seconda: questo scenario è incatenato ad un più ampio programma, per l’America Latina e Caraibi, di controllo dei contenuti e degli ambienti di partecipazione della cittadinanza che è stato eseguito con totale impunità, senza che la sinistra gli abbia prestato la più minima attenzione Nel 2011, il Comitato per le Relazioni Estere del Senato USA ha approvato ciò che in alcuni ambienti accademici è noto come operazione di “connettività efficace”. Si tratta di un piano, dichiarato in un documento pubblico del Congresso USA, per “espandere” i Nuovi Media Sociali nel continente, incentrati sulla promozione degli interessi USA nella regione.

Il documento spiega qual è l’interesse degli USA nelle cosiddette reti sociali del continente: “Con oltre il 50% della popolazione mondiale al di sotto dei 30 anni, i nuovi social media e le tecnologie associate, così popolari all’interno di questo gruppo demografico, continueranno a rivoluzionare le comunicazioni in futuro. I social media e gli incentivi tecnologici in America Latina sulla base delle realtà politiche, economiche e sociali saranno cruciali per il successo degli sforzi del governo USA nella regione.” [14]

Questo documento riassume la visita di una commissione di esperti in diversi paesi dell’America Latina per conoscere, in situ, le politiche ed i finanziamenti in quest’area, oltre ad interviste con i dirigenti delle principali compagnie Internet e funzionari USA. Si conclude con specifiche raccomandazioni per ciascuno dei nostri paesi, che implicano “aumentare la connettività e ridurre al minimo i rischi critici per gli USA. Per questo, il nostro governo deve essere il leader negli investimenti in infrastrutture” [15]. E aggiunge: “Il numero di utenti dei social media aumenta in modo esponenziale e come la novità si converte nella norma, le possibilità di influire sul discorso politico e nella politica in futuro sono lì” [16]

Cosa c’è dietro questo modello di “connettività efficace” per l’America Latina? La visione strumentale dell’essere umano, suscettibile di essere dominata dalle tecnologie digitali; la certezza che in nessun caso le cosiddette piattaforme sociali sono un servizio neutrale che sfruttano un servizio generico (come un elettrodomestico, una lingua, un cucchiaio …), ma che si fondano su basi tecnologiche ed ideologiche e sono sistemi istituzionalizzati ed automatizzati che, inevitabilmente, progettano e manipolano le connessioni.

Pochi mesi fa, Facebook ha finalmente riconosciuto che è un mezzo di comunicazione, dopo anni col presentarsi come piattaforma di servizi generici [17]. Speriamo che finisca la confusione che ha regnato nei circuiti accademici negando di vedere la multinazionale per ciò che è, cioè il Humpty Dumpty di questi giorni. Come ricorderanno, 153 anni fa in ‘Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie’, Lewis Carroll ha messo sulle labbra di Marc Zuckerberg, di quel tempo, una frase molto attuale: “Quando io uso una parola significa quello che io decido che significhi, né più né meno.”

Ciò che il governo USA calcola con la sua “operazione di connettività efficace” è la possibilità che questi strumenti creino una simulazione di base ed a partire da lì crollino i sistemi politici che non gli sono convenienti. Quale parte dell’operazione di “connettività efficace” ha operato dalle reti sociali nella situazione che oggi vivono Venezuela e Nicaragua, e prima abbiamo visto in Bolivia, Brasile, Ecuador ed Argentina?
Quando la politica è tecno-politica

Solo le grandi aziende hanno la capacità di elaborazione per processare le colossali quantità di dati che lasciamo nelle reti sociali, ad ogni clic sui motori di ricerca, telefoni cellulari, schede magnetiche, chat ed e-mail. La sommatoria delle tracce e l’elaborazione dei dati consente loro di creare valore. Più connessioni, più capitale sociale. Ma gli interessi fondamentali dell’apertura dei dati e dell’invito a “condividere”, a dare un “mi piace” o “non mi piace” a “ritweettare”, ecc, non sono quelli degli utenti, ma quelli delle corporazioni.
Questo potere offre ai proprietari un enorme vantaggio sugli utenti nella battaglia per il controllo delle informazioni. Cambridge Analytica, filiale londinese di un’impresa appaltatrice USA dedita ad operazioni militari in rete attiva, da un quarto di secolo, è intervenuta in circa 200 elezioni in metà mondo. Il modus operandi era quello delle “operazioni psicologiche”. Il suo obiettivo era far cambiare l’opinione della gente ed influenzarla, non attraverso la persuasione, ma attraverso il “dominio informativo”. La novità non è l’uso di volantini, Radio Free Europe o TV Martí, ma il Big Date e l’Intelligenza Artificiale che consentono racchiudere ciascun cittadino, che lascia tracce sulla rete, in una bolla osservabile, parametrizzata e prevedibile.

Coloro che seguono questa trama avranno visto che Cambridge Analytica ha riconosciuto di essere stata coinvolta nei processi elettorali contro i leader della sinistra in Argentina, Colombia, Brasile e Messico. In Argentina, ad esempio, ha partecipato alla campagna di Mauricio Macri nel 2015. Si sono denunciati i collegamenti del Capo del Gabinetto del Presidente e dell’attuale Capo della Agenzia Federale d’Intelligence con tale società che ha creato dettagliati profili psicologici ed ha identificato persone permeabili ai cambiamenti di opinione per poi influire attraverso notizie false e selezione parziale dell’informazione. Non appena salito al potere, Macri, tra altri decreti con i quali ha troncato la base giuridica ed istituzionale della comunicazione forgiata nei governi di sinistra in Argentina, ha approvato uno che gli ha permesso di rimanere con i database degli organismi ufficiali per l’utilizzarli in campagne a suo favore [18].

Ciò che dimostra tutto ciò è che anche in America Latina e nei Caraibi la politica si è convertita in tecno-politica, nella sua variante più cinica. Con totale impudenza, i governi di destra che si sono reinseriti negli ultimi anni si vantano di avere squadre di comunicazione assunte a Miami, Colombia e Brasile. Lo stesso Alexander Nix, CEO di Cambridge Analytica, si vantava davanti ai propri clienti latino-americani che per convincere “non importa la verità, è necessario che ciò che si dica sia credibile” e ha sottolineato un fatto empirico indiscutibile: il discredito della pubblicità commerciale di massa è direttamente proporzionale all’aumento della pubblicità sui social media, altamente personalizzata e brutalmente efficace.

Ora, ho l’impressione che con Cambridge Analytica stia accadendo quanto avvenuto con Blackwater, l’esercito delle guerre USA. Cadde in disgrazia per servire, in modo efficiente, all’operazione di rendere invisibile l’industria mercenaria di sub contrattisti dediti ai compiti di sicurezza, intelligence, manutenzione o addestramento, che si è ampliata e continua ad essere molto utile al governo USA ed ai suoi alleati.

Prendetevi la briga di controllare la pagina dei partner di Facebook (Facebook Marketing Partners) e scopriranno centinaia di aziende che si dedicano all’acquisto e vendita di dati e scambiarli con la società del pollice azzurro (FB ndt). Alcune addirittura si sono specializzate in aree geografiche o paesi come Cisneros Interative –del Gruppo Cisneros, naturalmente, lo stesso che ha partecipato al colpo di stato contro Chavez nel 2002- rivenditore di Facebook, che già controlla il mercato della pubblicità digitale in 17 paesi dell’America Latina e dei Caraibi.
Cosa fare contro il Colonialismo 2.0

La comunicazione non è una questione di tecnologie, ma anche di esse. Devi stare per la strada, bussare porta a porta come ha appena fatto Morena in Messico, affinché la politica si esprima nelle reti sociali e faccia fronte alla restaurazione conservatrice e all’offensiva imperiale. Ma lo scenario digitale è solo un modo, per nulla trascurabile, per la riconnessione della sinistra con le sue basi, in particolare con i giovani. Come ha recentemente dichiarato a L’Avana il cineasta argentino Tristan Bauer, “le reti non sono decisive per vincere, ma sì restano sempre molto utili al momento che perdiamo le elezioni” [19].

Questi temi, purtroppo, sono ancora lontani dai dibattiti professionali e dai programmi dei movimenti progressisti del continente. Eccedono i discorsi demonizzanti o , al contrario, ipnotizzati, che ci descrivono la nuova civilizzazione tecnologica -per usare il termine di Darcy Ribeiro-, ma mancano strategie e programmi che ci permettano sfidare ed intervenire nelle politiche pubbliche e generare linee di azione e lavoro definite per costruire un modello veramente sovrano dell’informazione e della comunicazione nel nostro continente.
Mettiamo all’orizzonte compiti concreti. Ancora non si è ottenuto concretare nella regione un canale proprio di fibra ottica, che era un sogno di UNASUR e rimane un problema in sospeso in America Latina [20]. Non abbiamo una strategia sistemica né un quadro giuridico omogeneo ed affidabile che riduca al minimo il controllo USA, assicuri che il traffico della rete si interscambi tra paesi vicini, incoraggi l’uso di tecnologie che garantiscono la riservatezza delle comunicazioni, preservi le risorse umane nella regione e sopprima gli ostacoli alla commercializzazione degli strumenti digitali, contenuti e servizi digitali prodotti nel nostro intorno.

Sfortunatamente, non sono stati fatti progressi in un’agenda comunicativa comune, sovranazionale. Se parliamo di comunicazioni, di governance di Internet, di copyright, di temi che sono strategici per il futuro come la sovranità tecnologica, l’innovazione, lo sviluppo della nostra industria culturale, l’importanza di incorporare le estetiche contemporanee nella nostra narrazione politica, necessariamente avremo da mettere insieme un’agenda comune e spazi in cui questa si concretizzi.

Abbiamo bisogno di reti di osservatori che, oltre a fornire indicatori di base e avvisi sulla colonizzazione del nostro spazio digitale, permettano di recuperare e socializzare le buone pratiche nell’uso di queste tecnologie e delle azioni di resistenza nella regione, a partire dalla comprensione che il successo o il fallimento di fronte a queste nuove disuguaglianze dipende da decisioni politiche.

È improbabile che un paese del sud da solo -ed ancor meno un’organizzazione isolata- possa trovare risorse per sfidare il potere della destra che si mobilita alla velocità di un clic, ma un blocco di professionisti, organizzazioni, movimenti e governi di sinistra avranno maggiore capacità di sviluppare livelli di risposta, per lo meno per affermare la sovranità regionale in alcune aree critiche. Consentirebbe più potere di negoziazione di fronte alle potenze dell’Intelligenza Artificiale e Big Data e delle loro società, oltre a sfidare le istanze globali in cui sono definite le politiche di governance. Dobbiamo appropriarci dei big data, compagni.

Costa molto meno organizzare un comando centrale comunicativo piuttosto che finanziare un canale televisivo. Pertanto, dovrebbe essere una questione chiave nei dibattiti politici e professionali sulla comunicazione ed, in particolare, in quelli in cui si discutono l’equità e lo sviluppo, la creazione di una scuola di comunicazione politica della sinistra dell’America Latina e dei Caraibi, che ci permetta condividere conoscenze sulle trame di potere dietro ai media, della necessità di democratizzarli e delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione.
Perché ci sono opportunità e ci sono specialisti molto preparati con i loro piccoli cuori a sinistra, debitamente condannati dagli eretici -come diceva Roque Dalton. Ci sono, come ci sono esperienze paradigmatiche della sinistra nell’articolazione delle reti, ma a volte passano come comete solitarie per le nostre vite e non istituiscono nulla o quasi nulla.

Mi sono fermato nelle lacune del dibattito per stimolare tra di noi la percezione del rischio. Quel dibattito su apocalittici ed integrati alla cultura di massa è stato superato da un pò. Quel mondo stabile che descriveva Umberto Eco già non esiste più. Ci sono diversi mondi all’orizzonte e uno può essere quello in cui arriviamo a creare i nostri stessi strumenti di liberazione. Ma la ricerca e la costruzione di alternative non è un problema tecnico-scientifico, dipende come ho detto prima dall’ “agire collettivo” a breve e medio termine, con prospettive tattiche e strategiche nella comunicazione faccia a faccia e virtuale, che facilitino il cambio delle relazioni sociali e delle strutture tecniche a favore dei nostri popoli.

Facciamolo, perché non abbiamo molto tempo.

Notas
[1] Schiller, H. 2006 “Augurios de supremacía electrónica global”. CIC Cuadernos de Información y Comunicación 2006, vol. 11, 167-178 .
[2] Chapman, G; Rotenberg, M. 1993. “The National Information Infrastructure: A Public Interest Opportunity”, Computer Professionals For Social Responsibility, Vol 11, No. 2, Summer 1993.
[3] Pope, H. 1997. “U.S. Plays High-Stakes War Games in Kazakstan”, Wall Street Journal, 16 de septiembre de 1997, p. A-16.
[4] Wagner, K; Molla, R. 2018. “People spent 50 million hours less per day on Facebook last quarter”. Recode.net. Jan 31, 2018. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:https://www.recode.net/2018/1/31/16956826/facebook-mark-zuckerberg-q4-earnings-2018-tax-bill-trump
[5] Ibidem.
[6] Mangles, C. 2018. Search Engine Statistics 2018. Smartinsights.com, Jan 30, 2018. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:https://www.samartinsights.com/search-engine-marketing/search-engine-statistics/
[7] Alini, E. 2018. “Apple hits $1 trillion in value. Only 16 countries are worth more”. Globalnews.ca, August 2, 2018. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:https://globalnews.ca/news/4367056/apple-1-trillion-market-cap/
[8] Adoptamos la definición de Manuel Castells que utiliza esta denominación para contraponer la actual era dominada por las redes informacionales a la sociedad industrial cuyo corazón tecnológico fue la máquina de vapor.
[9] Comisión Económica para América Latina y el Caribe (CEPAL), 2018. La ineficiencia de la desigualdad. Informe en el Trigésimo Séptimo período de sesiones de la CEPAL. La Habana, 7 al 11 de mayo de 2018.
[10] Comisión Económica para América Latina y el Caribe (CEPAL), Datos, algoritmos y políticas: la redefinición del mundo digital (LC/CMSI.6/4), Santiago, 2018. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:https://repositorio.cepal.org/bitstream/handle/11362/43477/7/S1800053_es.pdf
[11] “Más de 172,5 millones de afectados por exclusión en América Latina”. El Siglo, Guatemala, 8 de noviembre de 2017. Consultado el 5 de agosto de 2018:http://s21.gt/2017/11/08/mas-de-172-5-millones-de-afectados-por-exclusion-social-en-america-latina-y-el-caribe/
[12] Basco, A. 2017. La tecno-integración de América Latina: instituciones, comercio exponencial y equidad en la era de los algoritmos. Banco Interamericano de Desarrollo (BID).
[13] Rebeiro, D. 1998. “Amerindia hacia el Tercer Milenio”. Oralidad. Lenguas, Identidad y Memoria de América, N° 9, La Habana, mayo, 1998, p. 9.
[14] United States Senate Committee on Foreign Relations. 2011. Latin American Governments Need to “Friend” Social Media and Technology. Committee On Foreign Relations, United States Senate. One Hundred Twelfth Congress. First Session. October 5, 2011. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:https://www.gpo.gov/fdsys/pkg/CPRT-112SPRT70501/html/CPRT-112SPRT70501.htm
[15] Ibidem.
[16] Ibidem.
[17] Martínez, A. “Zuckerberg recula: Facebook sí es un medio de comunicación”, ABC, España, 25 de septiembre de 2017. Consultado en:https://www.abc.es/tecnologia/redes/abci-zuckerberg-recula-facebook-si-medio-comunicacion-201612222024_noticia.html
[18] Canal Abierto. 2018 “Cambridge Analytica y ejército de trolls: confirman la manipulación en las elecciones 2015”. Canal Abierto, Argentina, 31 de julio de 2018. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:http://canalabierto.com.ar/2018/07/31/cambridge-analytica-y-ejercito-de-trolls-confirman-la-manipulacion-en-las-elecciones-2015/
[19] Bauer, T. 2018. Intervención de Tristan Bauer en el Taller “Comunicación política y medios”, del XXIV Encuentro del Foro de Sao Paulo. La Habana, 16 de julio de 2018. Notas de la autora.
[20] Unasur. “Conectividad y fibra óptica es otro de los objetivos de UNASUR”. s/f. Consultado el 5 de agosto de 2018 enhttp://www.unasursg.org/es/node/152

di Rosa Miriam Elizalde

da Cubadebate

Testo integrale dell’intervento al Seminario internazionale America Latina in disputa

traduzione di Francesco Monterisi

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Come si analizzeranno le proposte derivate dalla consultazione popolare sulla nuova Costituzione a Cuba?

Cubadebate (italiano) - Mar, 21/08/2018 - 02:51

constitucion «Tutte le proposte che farà  la popolazione saranno considerate. Questo sarà un processo democratico e di partecipazione reale nel quale saremo tutti costituenti», ha affermato categoricamente la dottoressa in Scienze Marcela González Pérez, membro del gruppo nazionale di raccolta delle proposte.

Lei è una delle migliaia di persone che in tutto il paese già lavorano per garantire che le informazioni derivata dalle 135.000 riunioni realizzate tra il 13 agosto e i 15 novembre prossimo saranno debitamente raccolte e giungeranno nella loro totalità alla Commissione incaricata della Riforma Costituzionale.

PRIMA DELLE RIUNIONI

Come ha spiegato  González Pérez, per formare i gruppi di lavoro sono state selezionate in ogni municipio 24 – 40 persone,  così come nelle province e il gruppo nazionale è formato da circa 130.  Sono professionisti d’alto livello, laureati universitari, tutti giuristi, professori, investigatori .. ed anche ingegneri laureati nell’Università di Scienze Informatiche, che hanno sviluppato l’applicazione che permetterà il controllo di un volume di dati così considerevole, ha spiegato la specialista.

Il personale, impegnato da giorni, studia in profondità il progetto della Carta Magna, perché deve dominarlo alla perfezione per poter comprendere le proposte e raggrupparle in modo coerente.

«Hanno davanti a loro giornate di grande concentrazione. Questa è la missione fondamentale di questi gruppi: organizzare le proposte» ha ratificato la dottoressa in Scienze che ha anche informato che si trovano già al loro posto di lavoro e realizzano prove per constatare il corretto funzionamento del sistema.

DURANTE LE RIUNIONI

I popolo cubano si riunirà nel suo centro di lavoro, di studio, nelle comunità ( si può partecipare anche a più riunioni) ed avrà il diritto di fare tutti gli interventi che desidera. Il progetto di costituzione si compone del preambolo e 24 articoli  divisi in 11 titoli, 24 capitoli e 16 sezioni, ma per facilitare il dibattito popolare le analisi e l’elaborazione delle opinioni, ogni paragrafo è stato numerato e sono 775 in totale.

«Convochiamo la popolazione a prepararsi bene e che sappia su quali paragrafi si vuole pronunciare», ha detto González Pérez. «Inoltre si può scrivere la proposta e questo garantirà che sia raccolta tale e quale è stata segnalata.
Due persone saranno incaricate di redigere i resoconti.

Sono cittadini preparati e di una provata onestà. Nel documento ci dev’essere tutto quello che si dirà e non può esistere che chi scrive decida di non mettere qualcosa per ragioni soggettive o malintesi.
«La coppia che presiederà la riunione firmerà poi il documento per confermare che non manca nulla», ha illustrato la membro del gruppo nazionale.

«Va chiarito che anche se varie persone esprimeranno idee simili o uguali nello stesso incontro, si raccoglieranno tutte le voci, perchè sono espressioni di tendenza». Ma che cosa si considera una proposta?

La specialista ha chiarito che non tutti gli interventi sono proposte Può darsi che una persona parli per riaffermare l’importanza del processo o il valore del documento e anche se questo si raccoglie nel rendiconto, non verrà processato.

Una proposta è quella che vuole trasformare il contenuto del documento e può avere varie espressioni:

Modifica: quando si suggerisce d’aggiungere, sostituire o eliminare una frase o una parola in un paragrafo.
Aggiunta: quando su chiede d’aggiungere un paragrafo nuovo perchè si considear che l’idea non è presente nel progetto.
Eliminazione: quando si propone d’eliminare un paragrafo perchè si crede che sia inutile o non si è daccordo con quello ch esprime.
Dubbio: quando si afferma che l’idea espressa in un paragrafo non è chiara o non si capisce.
Inoltre in questo spazio non si porrà niente a votazione.

Per esempio se si suscita un dibattito a partire da quel che ha detto un cittadino, e il resto dei presenti offre argomenti su perchè secondo loro si sta sbagliando, può darsi che costui decida di ritirare la sua proposta perché lo hanno convinto, ma ha sempre il diritto di mantenerla e nessuno lo può impedire.

DOPO LE RIUNIONI

La qualità del rendiconto è molto importante perchè costituisce la fonte del nutrimento di ogni tappa nelle 48 ore seguenti alla riunione. Coloro che lo hanno elaborato lo consegneranno al gruppo municipale incaricato  d’estrarre le informazioni in forma di proposta da lì lo passerà alla provincia che le riunirà  e le invierà al gruppo nazionale.
Questo si farà ogni giorno grazie a un sistema digitalizzato con le corrispondenti misure di sicurezza informatica. Il controllo si realizzerà in forma parallela alla consultazione popolare nei tre mesi previsti.

«I membri del gruppo nazionale organizzeremo le proposte per paragrafi in maniera che siano chiare, con un’adeguata redazione e ortografia e senza lasciarne fuori una sola», ha precisato González Pérez.

Con le proposte dei membri delle Forze Armate Rivoluzionarie e del ministero degli Interni, così come dei cittadini cubani residenti all’estero, si seguirà nonostante le peculiarità della consultazione in questi casi. Lo stesso principio: tutto s’include.

Con questo materiale, alla fine si elaborerà la relazione delle proposte della popolazione che si consegnerà alla commissione incaricata della riforma costituzionale per la rielaborazione del documento e la sua successiva presentazione all’Assemblea Nazionale.

LA VOLONTÀ DEL POPOLO

Le esperienze precedenti convalidano la funzionalità e la validità di questo originale metodo per esercitare il potere popolare. Quando le Linee di Politica Economica e Sociale del Partito e  la Rivoluzione si portarono a dibattito, il 68% del loro contenuto ricevette trasformazioni partendo da proposte della gente.
Alcuni cambi avvennero per le proposte di migliaia di persone e altri li promosse l’opinione di cinque solamente.
«Da lì l’importanza di partecipare coscientemente e in forma attiva. L’obiettivo, ha riaffermato la Dottoressa in Scienze Marcela, è elaborare un documento che rifletta il pensiero del popolo.

di Yeilén Delgado Calvo

da Granma

traduzione di Francesco Monterisi

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L’assassinio ed il Golpe Maestro

Cubadebate (italiano) - Ven, 17/08/2018 - 05:38

eeuu-venezuela1Il fallito tentativo di assassinio contro il Presidente Nicolas Maduro e l’alto comando politico-militare chavista fa parte della flessibilità della guerra non convenzionale, ibrida o di IV generazione. E’ applicata dagli USA per ottenere il “cambio di regime” ed il cosiddetto golpe morbido contro i governi scomodi, come in Georgia, Ucraina, Brasile, Argentina ed ora Nicaragua, ognuno con le sue caratteristiche particolari. Parte di una concezione strategica e tattica che si adatta rapidamente, senza complicazioni burocratiche ed a basso costo, alle mutevoli condizioni del teatro di operazioni.

La mobilitazione di massa chavista e la fermezza della sua dirigenza politica di fronte alle guarimbas del 2014 e del 2017 hanno sconfitto il “golpismo dal basso”. Lo hanno sconfitto fulmineamente, nel 2017, con la convocazione e la partecipata elezione dell’Assemblea Costituente. Seguita dalla vittoria delle forze rivoluzionarie nelle elezioni regionali e, nel maggio di quest’anno, con la rielezione di Maduro.

Successivamente, un’opposizione demoralizzata e profondamente divisa non è stata neppure capace di ricomporsi politicamente dal colpo sofferto. Il risultato è che Maduro, con il supporto elettorale, non solo del chavismo, ma di settori non militanti, ma stufi di violenza e disordini causati dai golpisti, ha trasformato l’insurrezione controrivoluzionaria in un paese in pace. Si ricordi i chavisti e non chavisti, specialmente neri e poveri, linciati e persino bruciati come torce in pieno giorno. Il più emblematico, forse, il caso del giovane Orlando Figuera, ferito a pugnalate e bruciata la pelle nel 53% del corpo.

Se non si è potuto rovesciare Maduro “dal basso”, ora si tratta di colpirlo “dall’alto” per provocare la frattura sociale desiderata, stimolata anche dalla feroce guerra economica e dalle pressioni internazionali, a cui si sono prestati vari governi, di destra, dell’America Latina, tra loro, quello uscente in Messico e per non dire lo screditato Luis Almagro, segretario generale dell’impresentabile OSA.

Il tentativo di assassinio è fallito, ma tale opzione era contemplata da Washington e dall’pligarchia di Bogotà che ha trasformato la Colombia nell’altro centro operativo, insieme a Miami, del piano Golpe Maestro (GM) contro Caracas, approvato dall’ ammiraglio Kurt Tidd, capo del Comando Sud (CS). A Miami c’è un protagonista principale di questo complotto, il senatore Marco Rubio.

Dalle confessioni degli implicati, è stato in una fattoria vicina al confine colombiano-venezuelano dove si sono addestrati i due commando operatori dei droni caricati di esplosivo lanciati contro la tribuna in occasione della cerimonia per il 81esimo anniversario della Guardia Nazionale Bolivariana.

Hanno anche menzionato il leader dell’opposizione Julio Borge, stabilito nel paese vicino, come boss politico del piano. La stessa notte degli eventi, Maduro ha segnalato all’uscente presidente Juan Manuel Santos come responsabile della smantellata operazione.

Se l’assassinio avuto successo, si sarebbe aperto uno scenario favorevole: il vuoto di autorità, per promuovere un’azione golpista all’interno di una Forza Armata Nazionale Bolivariana presumibilmente decapitata, poiché data la natura della cerimonia era prevedibile la presenza del generale in capo Vladimir Padrino e di tutto l’alto comando militare proprio accanto al presidente.

Si creava anche una congiuntura propizia per un intervento militare, non necessariamente diretto dagli USA. Secondo l’ammiraglio Tidd, nel GM si sarebbe ottenuta la partecipazione delle forze della Conferenza degli Eserciti Americani, con il supporto politico dell’OSA.

Se il fallito piano, “forzare uno scenario di insicurezza generalizzata in cui elementi terroristi siano incanalati verso operazioni di omicidio politico, al fine di indebolire lo Stato venezuelano e terrorizzare le basi chaviste”, adduce una grande analisi del sito chavista Misión Verdad.

Con Ivan Duque alla presidenza, pupillo del fascista Alvaro Uribe, la minaccia dalla Colombia contro la Rivoluzione Bolivariana tende ad essere mantenuta od incrementarsi. Due giorni prima della sua presa di possesso, Uribe ha chiesto un colpo di stato militare in Venezuela ed ha suggerito che Washington lo promuovesse. Tre giorni dopo, il nuovo ministro degli Esteri, Carlos Holmes, ha offerto al leader dell’opposizione Julio Borge appoggio “incondizionato per riscattare la democrazia e la legalità in Venezuela”. Una settimana dopo è stato lo stesso Duque che ha manifestato che sperava in una transizione verso elezioni “libere” nel contiguo paese. Tutto questo, mentre noi riceviamo nelle nostre terre la visita di James Mattis, “Cane Pazzo”, capo del Pentagono , che termina il suo tour proprio a Bogotà. All’ordine del giorno, ha detto lui stesso, è incluso il Venezuela.

di Angel Guerra Cabrera

da La Jornada

tradotto da Francesco Monterisi

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Facebook rimuove la pagina di teleSUR English

Cubadebate (italiano) - Gio, 16/08/2018 - 02:53

facebookMala tempora currunt per la libertà di espressione in rete. Dopo la chiusura della pagina Facebook di ‘Venezuelanalysis’ adesso è il turno di teleSUR English. Evidentemente sul noto social network statunitense non è ben tollerata l’attività di informazione, precisa e corretta, sulla realtà latinoamericana. In particolare sulle vicende del Venezuela bolivariano. Uno tra i paesi maggiormente diffamati dal circuito (dis)informativo mainstream.

La pagina di teleSUR English è stata rimossa da Facebook per la seconda volta quest’anno senza alcuna motivazione specifica. La redazione dell’emittente satellitare fortemente voluta da Hugo Chavez, riferisce che «Facebook NON ha fornito alcuna spiegazione nonostante i nostri migliori sforzi per comprendere la loro logica. Questo è uno sviluppo allarmante alla luce della recente chiusura di pagine che non si adattano alla narrativa mainstream».

Questa l’unica comunicazione ricevuta da Facebook:

«Ciao,

La tua pagina ‘teleSUR English’ è stata rimossa per violazione dei nostri Termini d’uso. Una pagina Facebook è una presenza distinta utilizzata esclusivamente per scopi commerciali o promozionali. Tra le altre cose, le pagine che sono piene d’odio, minacciose od oscene non sono consentite. Prendiamo anche delle pagine che attaccano un individuo o un gruppo o che sono state create da un individuo non autorizzato. Se la tua Pagina è stata rimossa per uno dei motivi sopra indicati, non verrà ripristinata. L’uso improprio continuato delle funzionalità di Facebook potrebbe comportare la perdita permanente del tuo account.

La squadra di Facebook».

Anche noi de l’AntiDiplomatico ci troviamo a fronteggiare continui ostacoli e boicottaggi del social network. Da un po’ di tempo a questa parte, inoltre, ci viene negata la possibilità di creare post sponsorizzati. La motivazione? Secondo il social network sarebbero state rilevate attività sospette. Forse è il nuovo modo di definire quella che si profila come attività di censura.

In solidarietà con i colleghi di teleSUR English abbiamo deciso di rilanciare tramite i nostri profili social i loro articoli che Facebook ha deciso di censurare.

Invitiamo chiunque abbia a cuore la libera informazione a far circolare attraverso i propri canali social i contenuti di teleSUR English.

Siamo da tempo impegnati nella battaglia per la libertà d’informazione, contro il nuovo maccartismo scatenato nei confronti di chi, come i media alternativi, ogni giorno contribuisce a demolire i castelli di menzogne costruiti dai media mainstream per coprire le peggiori nefandezze compiute dall’Occidente. Non abbiamo intenzione di fare nemmeno un passo indietro su questo punto.

#BringBackTelesurEnglish

da L’AntiDiplomatico

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Padre Eterno

Cubadebate (italiano) - Mar, 14/08/2018 - 03:37

fidel-en-la-sierra-maestra1-580x371-580x327Amato Gran padre, scrivo queste linee dalla profonda  
e rotonda allegria che nasce in me al sapere che compirai 90 anni.  
Scrivere su di lei mi risulta un tanto difficile soprattutto perché non ho l’abilità che hanno molti per esprimere con esattezza quello che sentono per un uomo con caratteristiche mitologiche.  
Come scrivere senza cadere nei luoghi comuni.?
Come esprimere dalla mia piccola statura di uomo comune quello che rappresenta il suo esempio per i popoli oppressi del mondo.
Padre caro… .profeta di tempi aridi, di tempi luminosi e tristi.
Padre….. ostinato nel fare realtà le utopie e fermare gli uragani.
Padre ribelle, dalla Sierra Maestra ha portato la luce scarlatta che illumina i nostri passi e con lei il gesto libero che ci fa felici.
Padre di tutti… .ancora l’immagino correndo per la prateria come un cavallo fuggiasco alla ricerca della libertà.
Padre …sono un figlio distante che si domanda:
Come sarà quando oramai non camminerai su questa terra.?
Come sarà il sapore del fiori all’alba.?
Come sarà il colore delle cose semplici?
Padre eterno… .lo immagino purpureo e profondo
Padre ribelle …seminatore di fratellanze.
Karai guasu …padrone della parola e del vento
Padre caro… Capitano di aurore libertarie
Qui stiamo per seguire il suo esempio e costruire un mondo migliore.

Dalla vittoria sempre, Comandante eterno
Patria è umanità.

Ricardo Flecha
Paraguay, giugno 2016

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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TV Martí si vedrà a Cuba, promette il suo nuovo capo in cerca del denaro di Washington

Cubadebate (italiano) - Sab, 11/08/2018 - 00:59
Tomas Regalado

Tomas Regalado

Il nuovo direttore dell’Ufficio delle Trasmissioni verso Cuba (Office of Cuba Broadcasting-OCB), Tomas Regalado, ha annunciato, questa settimana, che Radio e TV Martí si vedranno “presto” in tutta Cuba, senza interferenze ed in alta definizione.

Milioni di dollari dei contribuenti USA vengono sprecati, ogni anno, per cercare di portare la propaganda di Miami in territorio cubano. Tutti i metodi tentati finora si sono scontrati con l’efficacia delle autorità nel bloccare i segnali, che costituiscono una violazione delle norme internazionali per l’uso dello spazio radioelettrico.
Regalado assicura, tuttavia, che tra circa sei mesi si avrà “una penetrazione totale in tutto il territorio di Cuba”, oltre a una nuova frequenza ad onda corta.

In un’intervista con il giornalista Óscar Haza, del canale di Miami Mega TV, ha descritto il progetto come una “rivoluzione tecnologica”. Il sistema si baserebbe su piccole apparecchiature che consentono di propagare il segnale in un raggio di “fino a circa 10 chilometri”. I primi test di funzionamento avrebbero già avuto luogo all’Avana, secondo l’ex sindaco di Miami.

“È una tecnologia che non esisteva e poiché non la conoscono è quasi impossibile che possano bloccarla”, ha detto Regalado, che dal suo insediamento ha promesso di riprendere l’aggressività contro Cuba.
“La linea è quella di tornare alle origini per adempiere la legge, per cui sono state create Radio e TV Martí. Entrambe si erano sviate a causa dei cambi nella politica estera (degli USA) e del fatto che si voleva mascherare la realtà”, ha detto, il mese scorso, in un’intervista a Notimex.

Tra le sue priorità c’è l’applicazione di tutta la tecnologia possibile affinché i cubani possano ricevere il segnale, anche attraverso i loro telefoni cellulari.

“Ci stiamo lavorando ed entro il prossimo ottobre avremo risposte tangibili dal punto di vista tecnico”, aveva anticipato.

Regalado ha aggiunto che il contenuto e la programmazione saranno “più attraenti, audaci ed aggressive”.

Dietro al denaro

Risulta perlomeno degno di nota che l’ “ottimismo” di Regalado e la formula magica per superare decenni di fallimenti arrivino proprio a pochi giorni dalla riunione, a Washington, dove si dibatterà il bilancio di Radio e TV Martí per il prossimo anno.

L’ossessione dei dirigenti dell’OCB è quella di mantenere il flusso del budget verso una società che non ha un solo successo a suo credito e che è stata sottoposta a diversi controlli per gli scandali di corruzione e malversazione di fondi.

Regalado, ex sindaco di Miami, ha detto ai giornalisti che il 5 settembre prossimo darà una presentazione nella capitale USA per sostenere i fondi dell’OCB, che aspetta essere gli stessi degli attuali, vale a dire circa 30 milioni $.
Tra le sue carte sotto il braccio c’è un video dei primi test, fatti all’Avana, con la nuova magica tecnologia.
“Quel video lo presenteremo a Washington come una esortazione alla Camera e del Senato USA, per sostenere il budget approvato del prossimo anno”, ha affermato Regalado.

La lotta per il denaro è stata contrastata. Il bilancio iniziale, per il 2019, presentato dall’amministrazione di Donald Trump prevedeva una riduzione dei fondi a favore dell’OCB ed altre strutture mafiose della Florida contro Cuba.
Tuttavia, la protezione del senatore di origine cubana Marco Rubio e del rappresentante cubano-americano Mario Díaz-Balart, hanno contribuito a mantenere il denaro per la politica contro Cuba ed addirittura ad incrementarlo.

Nuove tecnologie per un vecchio progetto

Anche con l’appoggio incondizionato dei legislatori anticubani, l’OCB e le sue filiali Radio e TV Martí hanno bisogno di convincere i loro superiori che hanno una qualche ripercussione su Cuba e che non stanno buttando via i soldi.

Quindi, l’uso delle nuove tecnologie è nella sua agenda da diversi anni.

Regalado ha ricordato, nella sua intervista, con Haza che il presidente Trump ha firmato, lo scorso maggio, un ordine esecutivo per la creazione della Forza Operativa di Internet contro Cuba, che include la partecipazione di Radio e TV Martí.

L’OCB era tra i presenti al primo incontro della Forza Operativa, che si svolgeva in una piccola sala conferenze in un seminterrato del Dipartimento di Stato, secondo quanto informato dall’agenzia AP.

Oltre a Radio e TV Martí, formano anche parte dell’operazione l’Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e Freedom House, tra altre organizzazioni e attori “non governativi”, che saranno coordinati dal Sub-segretario aggiunto ad interim per gli Affari Emisfero Occidentale, John S. Creamer.

L’OCB ha esperienza nel campo delle aggressioni contro Cuba con l’uso di nuove tecnologie. Un rapporto del New York Times ha mostrato come nei suoi uffici centrali si registrano, al mese, più di 15000 DVD con propria programmazione ed altri materiali, che successivamente saranno distribuiti illegalmente a Cuba.

Inoltre, Radio e TV Martí sono state dietro a Piramideo, un servizio simile ad una rete sociale che utilizza messaggi di testo nazionali per creare una piattaforma ed ottenere influenza sulla società, molto simile all’idea di ZunZuneo

Una storia di fallimenti

L’OCB è una reliquia della Guerra Fredda progettata per emettere propaganda nemica e condurre operazioni psicologiche contro Cuba. Funziona come un’istanza federale soggetta al Board of Governors on Transmissions (BBG).

Durante il governo di Ronald Reagan, iniziarono le trasmissioni di Radio Martí ed il 27 marzo 1990 spinte dal successo dei programmi sovversivi nell’Europa orientale, fecero il salto alla televisione.

Il primo metodo utilizzato per le trasmissioni fu un aerostato a 3000 metri di altezza negli isolotti del sud della Florida. Quando un uragano distrusse l’artefatto, iniziarono ad usare un aereo militare EC-130, appartenente ad un’Unità di Guerra Psicologica delle Forze Armate USA.

Sebbene provarono anche con altri velivoli, il segnale è stato sempre efficacemente bloccato dagli specialisti cubani ad un costo relativamente basso.

Queste aggressioni radioelettriche influenzano il normale funzionamento delle telecomunicazioni nazionali e violano direttamente la lettera e lo spirito di numerosi accordi internazionali, ciò che è stato denunciato dal nostro paese in vari forum.

Un’ispezione di routine, a metà del 2014, ha rivelato un vero disastro negli uffici centrali di Miami ed ha riportato un basso livello morale tra il personale, mancanza di trasparenza nel processo decisionale e corruzione nella gestione delle diarie e di altre risorse.

L’OCB è stata anche coinvolta in uno scandalo al realizzare pagamenti illegali a decine di giornalisti di Miami, tra il 1998 e il 2002, in violazione delle leggi USA. Questi stessi professionisti, che dovrebbero lavorare in modo imparziale, hanno scritto articoli e rapporti ostili e discriminatori su Cuba ed in particolare sul caso dei Cinque.

di Sergio Alejandro Gomez, Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

 

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Riforma costituzionale, ramoscelli magici?

Cubadebate (italiano) - Gio, 09/08/2018 - 02:09

cubaSembrerebbe che non siano tempi per le favole a Cuba, benché si possa presagire che a partire dal 13 di agosto vivremo, come cittadini della Repubblica, un periodo molto peculiare che, come in una curiosa leggenda, avremo la possibilità di trasformare il tutto in un miracolo o lasciarlo sterile.  

Quando è nelle nostre mani la possibilità di discernere sul Progetto di Costituzione —che ha ricevuto recentemente l’approvazione parlamentare—, è come se per ogni capitolo ci consegnassero —come in una famosa favola—un ramoscello magico, con il quale, in base alla nostra posizione, lo faremo, o no, brillare di mille colori.

Si potrebbe affermare che questo processo costituirà la più provocatoria prova di maturità civica alla quale dovremo affrontarci noi cubani negli ultimi anni. Ciò succede —ed è necessario riconoscerlo in anticipo—dopo una lunga tappa nella quale questo tema ha sofferto un silenzio inquietante e non poche sottovalutazioni.

Le preoccupazioni in questo senso sono sorte da molte parti, da alte personalità della storia nazionale, e perfino negli intellettuali e nelle istituzioni.

Benché l’affermazione risulti controversa, e perfino discutibile, sembrava come se nel nostro paese “l’abitante” avesse superato “il cittadino” in molti spazi, per ragioni che da tempo —soprattutto dopo l’inizio del processo di attualizzazione del modello socialista e del suo accento di istituzionalizzazione —, avrebbero dovuto trascendersi.

La profonda condizione di “cittadino” non si eredita nell’atto della nascita in nessun spazio geografico, piuttosto si raggiunge, o si merita. Affinché questo si sviluppi, e finalmente si incarni, come ho difeso più volte in questa colonna, bisogna assumere un impegno serio con la complessa genetica sociale del paese.

I risultati di un’indagine del Centro degli Studi Giuridici del Ministero di Giustizia che consideravano alcuni anni fa la strategia di comunicazione per il rinvigorimento della cultura giuridica, a partire dalla percezione sociale, rivelavano i deficit che persistono in questo campo, ed i rischi che ciò implica per Cuba e la sua Rivoluzione per il carattere trasversale del Diritto.

In un intenso dialogo con gli studenti universitari, l’intellettuale Alfredo Guevara, integrante della generazione che ha combattuto la Rivoluzione e che ha abbordato con autorità e trasparenza le sue sviste, ha insistito sulla necessità che il sistema educativo, a tutti i livelli, e le istituzioni della società, appuntino ad un’educazione non solo sulla patria, ma anche sulla civiltà, per vivere in società.

Guevara reclamava l’urgenza di avere dei “cittadini”, e non solo gente che vota alle elezioni, o che esprime la sua opinione in un momento determinato, e che siano persone che vengano ascoltate, perché uno dei principi per arrivare ad essere “cittadino” sarà che il Potere Popolare smetta di essere solamente popolare e, si trasformi veramente in potere. Quanto detto prima, cioè come possano trascendere i due concetti di cittadino ed abitante, comincia a prendere precisamente forma dalla concezione stessa del testo costituzionale, che si sottometterà a dibattito nazionale.

Questo cittadino al quale aspiriamo richiede perfino una rifinitura più completa, come anche lo definiva l’integrante della Generazione del Centenario, Armando Hart Davalos, che affermava che doveva alimentarsi in un insieme di cultura, etica, diritto e politica solidale. Solo con un prestigio simile si possono affrontare, con l’altezza necessaria, i temi più infiammati che propone il nuovo progetto costituzionale, in un contesto in cui si rende più complessa, come non mai, la costruzione dei consensi. Con questo esercizio costituzionale non solo stiamo conquistando i nostri diritti, bensì consacriamo quelli degli altri, con un lucido senso di sensibilità e giustizia, insieme alla proclamazione di doveri supremi.

Non a caso Hart notava che quell’eredità del Diritto ha avuto tanta influenza nel divenire cubano che, quando hanno violentato scandalosamente Cuba sono nate due rivoluzioni. La prima dopo la proroga dei poteri del dittatore Gerardo Machado, e l’altra dopo il golpe di Stato di Fulgencio Batista.

E benché si sia rimarcato più volte in questo spazio, potremmo anche dire che gli atti libertari nell’arcipelago nacquero dalla legge, da quando i custodi dei puledri di Guaimaro hanno adattato la contesa indipendentista nascente come Costituzione.

Da allora un antimilitarismo ed una civiltà quasi inaudite sono stati presenti in ogni gesto patriottico ed emancipatore a Cuba. L’antimilitarismo è diventato quasi “belligerante” nella memoria nazionale, nonostante sia nato dall’esercito “mambì”, che rappresentava le ansie più sane di libertà e di giustizia.

Sarebbe deplorevole che l’ignoranza o la sottovalutazione di questa tradizione alimenti un’eresia storica, una profanazione della logica dello sviluppo: che invece di aprire le porte ad una rivoluzione —fonte di Diritto—come è accaduto fino ad ora, l’ignoranza o l’irriverenza alla legge apra breccia alla controrivoluzione. Allora il Diritto si prostituirebbe definitivamente, smettendo di essere fonte di giustizia, unica forma rispettabile e rivoluzionaria di legiferarlo, esigerlo ed esercitarlo.

Neanche adesso possiamo ignorare che da solo, il Diritto, non basta. Il Padre Felix Varela sosteneva che non c’è nessun dubbio che le istituzioni politiche e le leggi civili servono da protezione e da stimolo, ma non bastano per consolidare i popoli; sono come i vestiti che proteggono il corpo e lo salvano dalle intemperie, ma se il corpo è corrotto non possono guarirlo. Una prudenza sociale, frutto della moralità e della ragione, è il vero appoggio dei sistemi e delle leggi.

Quello che ci aspetta è niente meno che la conquista del più portentoso patto politico e morale che definirà la rotta della nostra nazione verso il futuro. Lo faremo con un vantaggio con cui non contano molti nel pianeta: la concezione di tutto un popolo costituente. Da tutti quelli convocati a questo atto civico sacro dipenderà se questi ramoscelli magici risplenderanno o no.

di Ricardo Ronquillo, presidente dell’UPEC, Unione dei Giornalisti di Cuba

da Juventud Rebelde

traduzione di Ida Garberi

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La Marcinelle di Foggia, il depistaggio sui caporali e gli sfruttatori in doppiopetto impuniti

Cubadebate (italiano) - Mer, 08/08/2018 - 05:05

pomodoriDopo la strage di sedici di loro, domani 8 agosto i braccianti scioperano con la USB e manifestano dal ghetto di  Rignano a Foggia. Per una terribile coincidenza di date, domani è anche l’anniversario della strage di Marcinelle, in Belgio. L’8 agosto 1956 136 migranti italiani morirono assieme a tanti altri minatori belgi e di tutta Europa, nell’incendio di una miniera.

Fu contemporaneamente una tragedia del lavoro e della emigrazione, a cui tanti italiani erano costretti dalle spaventose condizioni di miseria e disoccupazione del nostro paese.

Oggi un pezzo di Marcinelle è a Foggia, mentre centinaia di migliaia di giovani hanno ripreso ad emigrare dal mezzogiorno dove dilagano povertà e disoccupazione. È lo sfruttamento del lavoro che è tornato a governare il mondo come e più di sessant’anni fa. E il dominio dello sfruttamento colpisce sia chi per lavoro lascia il nostro paese, sia chi per lavoro viene qui a morire.

I 16 braccianti uccisi a Foggia sono vittime di un incidente sul lavoro “in itinere”. È questo il termine con cui formalmente si definiscono gli incidenti e le morti che colpiscono chi sta raggiungendo o lasciando il posto di lavoro. Per questa ragione i morti sul lavoro, che nelle statistiche immediate arrivano a 800 persone all’anno, poi raddoppiano nel conto ufficiale. Si aggiungono ai morti dentro i posti di lavoro coloro che vengono uccisi mentre ci arrivano o li stanno lasciando.

I 16 braccianti di Puglia dovrebbero essere considerati morti sul lavoro “in itinere”. Dovrebbero, ma non lo sono. Perché per essere riconosciuti come tali si dovrebbe essere assicurati all’Inail, fruire di trasporti concordati con l’impresa che ti assume e naturalmente avere un contratto regolare e rispettato. Se i braccianti avessero visti riconosciuti tutti questi loro diritti di legge, assieme anche a quello di una abitazione dignitosa, molto probabilmente sarebbero ancora tutti vivi.

Ma anche se – per il disastro e la colpevole incuria pubblica nella quale sono lasciate le nostre strade come l’esplosione di Bologna contemporaneamente dimostra – se fossero stati egualmente vittime di un incidente stradale al ritorno dal lavoro, quei braccianti e loro famiglie si vedrebbero riconosciuto un risarcimento ora negato. Che c’entra tutto questo con la denuncia ipocrita che oggi tutto il regime politico mediatico fa della piaga del caporalato? I caporali sono solo l’ultimo anello della lunga catena dello sfruttamento e possono operare solo perché all’altro capo di quella catena c’è chi li usa per aumentare i propri guadagni.

Se i braccianti lavorassero secondo le condizioni della legge e della dignità umana, i caporali non avrebbero nulla da fare. Ma siccome gli imprenditori, agricoli, dell’industria alimentare, della distribuzione commerciale ignorano legge e dignità, e spendono per i braccianti un quinto di ciò che dovrebbero, allora i caporali trovano il loro ruolo.

Il caporalato è un effetto, non una causa, se si vuole colpire lo sfruttamento e distruzione della vita nei campi di Puglia, come di tante parti d’Italia, bisogna guardare in alto, a ricchi imprenditori italiani che stanno in Confagricoltura, Confindustria e nelle associazioni della grande distribuzione. Altrimenti si fa depistaggio, gli schiavisti in doppiopetto restano impuniti e i loro profitti di sangue prosperano.

Ora le autorità parlano di rafforzare i controlli di polizia nelle strade, quando si dovrebbero mandare ispettori nei campi e guardia di finanza negli uffici. Così lo stato è complice del caporalato e protettore degli sfruttattori.

I pomodori che arrivano nelle nostre tavole sono intrisi di sudore e sangue, come il carbone che negli anni 50 giungeva dal Belgio per scaldare le nostre case. Ora come allora, solo la lotta contro gli sfruttatori che stanno in alto può cambiare le cose.

di Giorgio Cremaschi

da L’AntiDiplomatico

 

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Il Governo cubano condanna l’attentato a Maduro

Cubadebate (italiano) - Mar, 07/08/2018 - 04:52

Venezuela-Maduro-attentatoIl Governo cubano ha espresso forte condanna all’attentato contro il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, avvenuto nella giornata di ieri durante una parata militare a Caracas.

Nella dichiarazione, Cuba ha avvertito che quest’atto terroristico, che pretende di ignorare la volontà del popolo venezuelano, è un nuovo tentativo disperato di ottenere, attraverso l’omicidio, ciò che non hanno potuto ottenere in numerose elezioni.

La dichiarazione, inoltre, ricorda che l’obiettivo non è stato raggiunto attraverso il golpe del 2002 contro il presidente Hugo Chavez, il golpe petrolifero del 2003 e la guerra non convenzionale, portata avanti attraverso campagne mediatiche, di sabotaggio e con atti violenti e crudeli.

In questo senso, Cuba denuncia ancora una volta l’operazione in corso contro il governo legittimo del Venezuela, come parte della politica vessatoria dell’imperialismo per rovesciare la Rivoluzione Bolivariana.

Questa strategia comprende l’Ordine Esecutivo, arbitrario e aggressivo, degli Stati Uniti che qualifica il Venezuela “una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera” della superpotenza.

Nella dichiarazione, Cuba ha ricordato che, il 14 luglio 2017, il Generale d’Esercito Raul Castro aveva avvertito che “l’aggressione e la violenza golpista contro il Venezuela danneggiano tutto il continente americano e beneficiano solo gli interessi di coloro che s’impegnano a dividerci per esercitare il loro dominio sui nostri popoli”.

“Avvisiamo oggi che chi cerca di rovesciare per le vie incostituzionali, violente e golpiste la Rivoluzione Bolivariana e Chavista assumerà una grave responsabilità di fronte alla storia”.

Il governo cubano, nella dichiarazione, esprime la piena e incrollabile solidarietà al Venezuela e l’appoggio illimitato al presidente Nicolas MaduroMoros e all’unione civico-militare del popolo bolivariano e chavista.

Come ha affermato il Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri della Repubblica di Cuba, Miguel Diaz-CanelBermudez, il 17 luglio scorso, in occasione del XXIV Incontro del Foro di San Paolo, dobbiamo “rafforzare la convinzione che lottare per il Venezuela significa lottare per l’integrazione della regione, per il rispetto alla sovranità e all’indipendenza della Nostra America”.

da Prensa Latina

traduzione Massimo Barba

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“Sono pronta a tornare in prigione altre 100 volte per il mio Paese”. Ahed Tamimi a RT

Cubadebate (italiano) - Ven, 03/08/2018 - 05:41

tamimiLa giovane attivista Ahed Tamimi, uscita recentemente dalle carceri israeliane dopo 8 mesi di detenzione per aver schiaffeggiato un soldato israeliano che aveva fatto irruzione nel suo villaggio, ha dichiarato in un’intervista alla versione RT in arabo che “continuerà a combattere per la causa palestinese, nonostante le difficoltà che ha dovuto affrontare in una prigione militare israeliana.”

Tamimi ha sostenuto nel corso dell’intervista che rischierebbe di andare in prigione di nuovo per il suo paese. “Spero che nessuno possa mai passare quello che ho passato io. Sono contenta di essere finita lì per le mie convinzioni. E sono pronta ad andare in prigione altre 100 volte se serve per il bene del mio paese”.

Tamimi a dicembre era stata filmata spingendo, scalciando e schiaffeggiando due soldati armati dell’esercito che avevano fatto irruzione nel suo villaggio natale, Nabi Saleh, nella West Bank.

“Era il soldato che ha sparato Mohammed quando era già ferito in faccia e quasi morto a causa di ciò”, ha dichiarato. “Era lo stesso soldato che sparava contro gli adolescenti vicino a dove vivo”.

Un tribunale militare israeliano ha giudicato l’adolescente colpevole di aggressione e incitamento alla violenza. Il suo arresto e la sua detenzione sono stati condannati da numerose organizzazioni per i diritti umani e il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Palestina ha chiesto formalmente la a sua liberazione.

da L’AntiDiplomatico

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