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In Canada considerano il discorso di Bolsonaro come grossolano e violento

Cubadebate (italiano) - Mar, 30/10/2018 - 01:49

bolsonaro-brasilLa retorica aggressiva ed il programma di governo del presidente eletto del Brasile, Jair Bolsonaro, contro gli indigeni, il cambiamento climatico e la lotta contro il crimine genera preoccupazione in Canada.  

“Bolsonaro è un uomo che indigna i brasiliani progressisti coi suoi insulti contro donne, omosessuali, neri ed indigeni, ma il cui discorso grossolano e violento ha toccato il cuore di una parte dell’elettorato”, ha sottolineato la stazione radio CBC.

“Ha giurato seppellire le leggi ambientali, aprire la selva delle Amazzonia ai coltivatori ed ai minatori, confiscare le terre degli indigeni del Brasile”, afferma.

“Non ho mai ascoltato dei commenti tanto atroci. Speriamo che realmente non attacchi gli aborigeni”, ha denunciato Clem Chartier, presidente del Consiglio Nazionale Metis, uno dei popoli autoctoni di questo paese.

“L’amministrazione di Bolsonaro sarà una sfida opprimente per Canada”, ha sottolineato Jean Daudelin, che si specializza in temi latinoamericani della Scuola di Temi Internazionali Norman Paterson, che è parte dell’Università di Carleton.

Daudelin ha definito estrema ed allarmante la retorica del presidente eletto ed ha considerato che la sua agenda potrebbe essere appoggiata da vari partiti nel congresso brasiliano.

“Secondo la Costituzione di questa nazione sud-americana, i tribunali potranno fare poco per fermare il prossimo governante del paese se conta sui voti del parlamento”, ha allertato.

“Le politiche di Bolsonaro sui popoli indigeni sono spinte in larga misura dalle poderose industrie di allevamento e della coltivazione della soia del Brasile”, spiega CBC.

Il mezzo informativo risalta la sua strategia per combattere il crimine, che include concedere alla polizia “carta bianca per uccidere” e “togliere quasi completamente le leggi che controllano la vendita di armi alla popolazione”.

“Il gesto caratteristico di Bolsonaro è sostenere entrambe le mani come se stesse sempre sparando”, ha concluso.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

Categorie: News

Militari Usa tornano in Ecuador

Cubadebate (italiano) - Lun, 29/10/2018 - 23:32

mantaDopo il mancato rinnovo della concessione della base militare di Manta, risalente al 2009, le forze armate Usa tornano a Quito in flagrante violazione dell’articolo 5 della Costituzione, ma con il beneplacito del presidente Lenín Moreno e del suo governo.

L’articolo 5 della Costituzione ecuadoriana, approvata nel 2008, dichiara l’Ecuador un territorio di pace, “dove non è permessa l’installazione di basi militari straniere. Inoltre, è proibito cedere basi militari nazionali a forze armate straniere”. Purtroppo, la Costituzione di Montecristi è stata invece disattesa dall’attuale presidente e dal suo governo, aldilà delle dichiarazioni di facciata in cui si giura che non sarà riaperta la base militare di Manta, dismessa nel 2009, e che i militari statunitensi non resteranno in maniera permanente in Ecuador.

È quest’ultima dichiarazione, relativa alla presenza non stanziale dei militari Usa in Ecuador, a gettare fumo negli occhi, perchè l’apertura di una Oficina de Cooperación tra i due paesi, lo scorso 2 agosto, ha rappresentato solo il primo passo per favorire il ritorno dell’esercito a stelle e strisce nel paese andino. Il ministro della Difesa dell’Ecuador, Oswaldo Jarrín, ha ammesso a mezza bocca che tutti i compiti propri dei militari Usa che operavano nella base di Manta fino al 2009, quando furono cacciati dal presidente Rafael Correa, saranno svolti da un solo aereo guidato dagli Stati uniti finalizzato ad azioni di intelligence.

Nel corso di questi ultimi mesi, però, è emerso che non è solo un avión de inteligencia a violare quanto sancito dall’articolo 5 della Costituzione. In primo luogo, dopo 11 anni di assenza, militari ecuadoriani torneranno a partecipare ad Unitas, l’esercito multinazionale di manovre militari sotto il comando statunitense, le cui funzioni, almeno ufficialmente, dovrebbero essere legate al controllo e alla repressione dei cartelli del narcotraffico e del terrorismo internazionale. Ancora più preoccupanti sono le attività dell’Oficina de Cooperación, che ha iniziato a promuovere programmi dediti a finanziare l’acquisto, il commercio e la vendita di armi. In pratica, l’Oficina de Cooperación installatasi in Ecuador curerà gli interessi militari degli Stati uniti, nonostante Moreno si sforzi nel sottolineare che l’avión de inteligencia non metterà in alcun modo a repentaglio la sovranità del paese.

Come se non bastasse, all’aereo e all’ Oficina de Cooperación si aggiungerà una nave ospedale, la Usns Comfort, che opererà in maniera periodica al largo della costa ecuadoriana. Difficile pensare che tutto ciò non richiami venti di guerra o comunque l’interesse degli Stati uniti a far sentire la propria presenza in tutto il continente latinoamericano. Del resto, una conferma in questo senso viene anche dalla nomina del nuovo ambasciatore Usa a Quito, Michael Fitzpatrick, sia per il suo ruolo chiave svolto in Centroamerica negli anni Ottanta in qualità di uomo della contrainsurgencia sia per le sue dichiarazioni sull’Ecuador, ritenuto “un paese di grande interesse per gli Stati uniti”.

Eppure, nel febbraio 2018, l’allora ministro della Difesa Patricio Zambrano aveva garantito che l’Ecuador non avrebbe mai più ospitato una base militare sul proprio territorio. L’accordo per l’utilizzo della base militare di Manta era stato firmato nel 1999 tra la Casa Bianca e Palacio de Carondelet, dove allora siedeva Jamil Mahuad, uno dei presidenti più screditati nella storia dell’Ecuador. Quando Rafael Correa giunse alla presidenza, nel 2007, disse subito che non avrebbe rinnovato la concessione della base agli Usa per ulteriori dieci anni e così fece. L’attuale cooperazione tra Stati uniti ed Ecuador, in effetti, non prevede l’insediamento di una base militare Usa nel paese latinoamericano, né tantomeno la riesumazione di quella di Manta, ma in pratica aggira la Costituzione, perchè permetterà alle forze armate statunitensi, in caso di una eventuale guerra, di utilizzare l’Ecuador come supporto logistico, obbligandolo a rivestire la stessa funzione dell’Honduras contro il Nicaragua sandinista o la guerriglia efemelista in El Salvador negli anni Ottanta.

I rapporti tra Usa ed Ecuador saranno all’insegna della cooperazione e del rispetto, garantiscono da Quito e da Washington, ma se il mancato rinnovo della concessione della base di Manta aveva rappresentato il punto più delicato nelle relazioni tra i due paesi, adesso l’Ecuador si è avvicinato fin troppo agli Stati uniti, svendendo la sua sovranità al potente vicino e assestando un ulteriore, durissimo colpo a quanto resta dell’integrazionismo latinoamericano.

di David Lifodi

da www.labottegadelbarbieri.org

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Sulla natura vile e sadica del bloqueo

Cubadebate (italiano) - Sab, 27/10/2018 - 04:36

Bloqueo-contra-Cuba-580x380Miami – Voglio affrontare in questo articolo l’angustioso costo umano giornaliero che impone, a milioni di cubane/i, la politica genocida del blocco.

Da dove cominciare oggi? Forse dai più anziani tra noi; penso che siano quelli che più soffrono le conseguenze di questa inumana politica. Come tutti sappiamo, i governi USA vietano, come parte del blocco, la vendita di medicine e di tutti gli altri prodotti farmaceutici, ecc., elaborati dai giganteschi consorzi USA di questa industria.
Come anche proibiscono la vendita a Cuba di questi beni ad altri consorzi farmaceutici di altri paesi associati in qualche modo ai primi; anche se qualcuno di questi prodotti avesse qualche elemento creato dall’industria farmaceutica USA; anche le materie prime di questa industria non possono essere vendute a Cuba.

A Miami, una mia cugina ha il difficile compito di prendersi cura a casa sua di sua madre di 93 anni, che è malata di cuore. Mia zia, per vivere, deve prendere almeno 15 medicine diverse al giorno. Oltre agli innumerevoli pannolini che le si deve cambiare, anche quotidianamente, affinché si senta bene, a suo agio; perché tra questi farmaci le viene prescritto un diuretico.

A Cuba, di questi tempi, questo è praticamente impossibile.

Tuttavia, a Cuba, l’età media di vita della donna è di poco superiore a 81,3 anni, mentre negli USA l’età media di vita delle donne è di 81,1 anni, molto simile a quella delle donne cubane. E questa Cuba la raggiunge nonostante tutte le difficoltà imposte dal blocco. Straordinario ed incredibile, giusto? ma vero…molto vero.

Tuttavia, potremmo immaginare quanto sia difficile per una famiglia cubana occuparsi adeguatamente un’anziana o qualunque persona malata -una madre, un padre, un figlio, una nonna, una zia, un fratello? Quanto difficile diventa per il malato donna, uomo, ragazza/o, essere curato/a adeguatamente, come richiesto dal suo stato di salute e dai suoi diritti come persona? Se, a seguito di queste brutali misure del blocco, ciò risultasse del tutto possibile.
A L’Avana, per meglio dire a La Lisa, il mia migliore amico e sua sorella hanno la responsabilità di attendere alla loro nonna, donna eccellente, di 78 anni che ha sofferto di cancro alla vescica, negli ultimi sette anni. Grazie ai risultati dell’industria farmaceutica cubana, nonostante il blocco, hanno avuto l’opportunità di arrestare, ritardare, la crescita del tumore per lungo tempo. Anche se questo non è più il caso, il tumore maligno si è diffuso al colon.
Immaginate i dolori che soffre la nonna del mio amico a causa di questa malattia?

Tra marzo 2017 ed aprile 2018 il blocco ha colpito negativamente l’economia cubana per oltre 4 miliardi di $. Si stima che durante gli ultimi sei decenni il blocco sia costato a Cuba circa 933678 milioni di $.
Può concepirsi il danno, la sofferenza, ancor più, ad una popolazione attuale di undici milioni di persone che produce la perdita, solo l’anno scorso, di 4 miliardi di $?

Per tutte queste gravi carenze che il blocco impone al popolo cubano, ed in particolare nel campo della salute, medicine, in questo caso gli antidolorifici, che la nonna del mio amico richiede per alleviare i dolori causati dalla sua malattia, sono altamente limitati e disponibili solo per pazienti ospedalizzati. Questo è causato dal fatto che non si ottengono; perché il blocco impedisce che si ottengano gli antidolorifici da distribuire, praticamente gratuitamente, alle persone affette da cancro e altre malattie che richiedono questo tipo di antidolorifici.

Devo segnalare che negli ultimi tempi mancano le medicine che si ottengono con le prescrizioni nelle farmacie del paese. Molte volte, per esempio, non ci sono nemmeno gli indispensabili, con la regolarità necessaria, per i malati di diabete.

Nel caso della nonna del mio amico, né lui né sua sorella possono restare con le mani in mano di fronte ad una simile tragedia; perché una tragedia è. Come neppure potremmo incrociare le braccia, chiunque di noi, si trovi di fronte ad una situazione del genere.

Ed in qualche modo il mio amico e sua sorella ricevono gli antidolorifici necessari per alleviare il brutale dolore che il cancro provoca a loro nonna.

Questa è anche una conseguenza proditoriamente premeditata della politica di blocco: attraverso una politica di genocidio cercare di ottenere lo strappo morale delle sue vittime e dell’ordine legale della società in cui vivono.
Nella Cuba socialista, una società giusta senza pari, gli anziani e gli ammalati, in generale, sono quelli che soffrono maggiormente gli effetti della criminale politica del blocco, ma per l’esasperazione e la frustrazione dell’imperialismo, cubani/e, che per sei decenni hanno sofferto tutte le conseguenze del blocco, nell’immensa maggioranza, non si arrende, né si arrenderà; benché imparino dal cuore a conoscere a fondo la natura vile e sadica dei suoi nemici.

da Cubadebate

di Andres Gomez

traduzione di Francesco Monterisi

Categorie: News

Sono d’accordo con Melenchon

Cubadebate (italiano) - Ven, 26/10/2018 - 03:50

melenchonIl leader di France Insoumise Melenchon ha dichiarato che, pur non condividendo la manovra economica e le scelte di fondo del governo italiano, ritiene inaccettabile e da respingere l’intervento della Commissione UE. Questa la sostanza, al di là delle virgole sulle quali si soffermano le solite anime inquiete della sinistra persa. E questa sostanza io la condivido integralmente.

Io combatto questo governo per il decreto Salvini e per la pistola facile, per il condono fiscale e per quello alle case abusive di Ischia. Io contesto a questo governo gli annunci e le promesse di cambiamento – sul Jobsact, sulle pensioni, sul reddito di cittadinanza – rispetto alle quali, quando si dirada il fumo della propaganda, corrisponde poco o nulla. Io considero vergognoso che questo governo continui ad acquistare gli F35 e faccia il TAP in Puglia, mentre su tutte le altre Grandi Opere civili e militari tace o pasticcia. È un imbroglio che si spacci per cambiamento di politica economica una legge di bilancio che rispetta tutti i vincoli fondamentali delle politiche di austerità e che solo la follia del fiscal compact e di un rigorismo di bilancio idiota possono far giudicare come spendacciona. L’anno prossimo, come tutti i suoi predecessori da più di venti anni, il governo gialloverde varerà un bilancio con un forte attivo primario. Cioè i cittadini italiani pagheranno in tasse e contributi 25 miliardi in più di ciò che riceveranno in prestazioni dallo stato e da tutte le amministrazioni pubbliche. Quindi i tagli sociali continueranno e il paese continuerà ad impoverirsi per pagare gli interessi su un debito che, da quando Monti andò al governo nel nome del rigore, è cresciuto di 400 miliardi di euro.

Ma qualcuno sano di mente o di coscienza può davvero credere o far credere che siano queste le ragioni per cui la Commissione UE ha bocciato la manovra del governo italiano? Andiamo. Se Salvini e Di Maio avessero reso ancora più feroci le già feroci misure adottate contro i migranti, i poveri, gli occupanti di fabbriche e case, ma le avessero accompagnate ad una finanziaria lacrime e sangue, la UE li avrebbe portati ad esempio. Del resto il leader dei sovranisti reazionari europei, il capo del governo austriaco Kurtz che in questi sei mesi é anche a capo del governo politico della UE, è stato il primo a dire: “noi non pagheremo i debiti dell’Italia”. E l’altro alleato di Salvini, Orban, tace e acconsente. Per non parlare dei tedeschi, degli olandesi, di tutti gli altri sovranisti reazionari del nord Europa, tutti sovranisti a casa nostra.

Il fatto che le sole voci forti e chiare contro la Commissione UE vengano da leader della nuova sinistra europea non vuol dire, come afferma invece la sinistra dello spread, che questi si siano convertiti al sovranismo reazionario, ma al contrario che una sinistra che voglia stare con gli sfruttati e coi poveri deve combattere, non assecondare, il liberismo autoritario della UE.

Bisogna lottare contro la politica complessiva di questo governo, ma non stando a fianco della finanza e dei poteri della UE.

Moscovici ha parlato di fascismo, ma non si ferma il fascismo chiudendo gli ospedali. Le politiche di austerità sono la radice materiale dalla quale ha tratto linfa il risorgere di forze e sentimenti autoritari e razzisti in Italia ed in Europa.

La sinistra che ha sposato le politiche di austerità e di rigore ha fatto tra gli operai e i disoccupati la più efficace delle propagande a favore dei vari Salvini d’Europa.

Immaginiamo un governo davvero progressista, che decidesse di ripristinare l’articolo 18, di abolire davvero la legge Fornero e non semplicemente di ritoccarla, di far pagare, e non condonare, le tasse ai ricchi e alle multinazionali, di finanziare in deficit, sì in deficit, il risanamento idrogeologico del paese e le opere pubbliche che servono davvero, case scuole ospedali.

Pensiamo ad un governo che decidesse di controllare i movimenti di capitali e di usare le nazionalizzazioni e non le privatizzazioni come strumenti di politica economica. Pensiamo infine ad un governo che mettesse in discussione la NATO e i suoi vincoli davvero e non solo con ridicoli giri di valzer tra Trump e Putin.

Ecco, di fronte ad un governo di questo genere come credete che reagirebbe la UE di Maastricht e del Fiscal Compact? Io dico che le accuse a Salvini e Di Maio sembrerebbero al confronto semplici scambi di cortesie.
Non basta essere in contrasto con la UE per stare nel campo dell’eguaglianza e della giustizia sociale, Salvini e Di Maio lo dimostrano. Ma se si sta con la UE dell’austerità quel campo lo si abbandona e basta. Come ha fatto la sinistra ufficiale che per questo è stata abbandonata dal suo stesso popolo. Grazie quindi a Melenchon e a tutte e tutti coloro che cercano di ricostruire in Europa quella sinistra sociale e del lavoro di cui c’è infinito bisogno, perché solo essa può battere in mezzo al popolo la destra reazionaria. E auguriamoci, e facciamo sì, che la sinistra dello spread raggiunga il prima possibile il posto che le spetta nella spazzatura della storia.

di Giorgio Cremaschi

da L’AntiDiplomatico

 

 

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Ex vicepresidente ecuadoriano Jorge Glass si dichiara in sciopero della fame: “Questo è un grido al mondo”

Cubadebate (italiano) - Mer, 24/10/2018 - 03:38

glas-latacunga-678x381L’ex vicepresidente ecuadoriano Jorge Glass, detenuto da ottobre del 2017, si è dichiarato in sciopero della fame per le condizioni in cui è stato privato della libertà ed il trasferimento della carcere al quale è stato sottomesso senza motivo. “Il mondo non può essere indolente davanti alla persecuzione politica contro i leader progressisti in America latina”, afferma in un messaggio che riproduce Cubadebate.

Il suo avvocato, Eduardo Franco Loor, ha messo in allerta sulle condizioni “deplorevoli e disumane” in cui si trova Glass.

In un tweet, Franco Loor ha responsabilizzato le autorità per la sicurezza fisica e per la vita di Glass, condannato a sei anni di prigione per il supposto delitto di corruzione vincolato con la costruttrice brasiliana Odebrecht.

Glass, ha detto l’avvocato ai giornalisti, “si trova in un stato delicato di salute.”

“Ha in questo momento una gastrite cronica molto severa, si trova con febbre, ha un’ipertensione arteriale molto accentuata e fondamentalmente durante il trasferimento da Quito a Latacunga, (carcere di massima sicurezza) non ha potuto prendere le medicine che gli sono state prescritte”, ha denunciato.

Il governo di Lenin Moreno ha informato domenica che Glass è stato trasferito dal Carcere 4 di Quito, di minima sicurezza, fino al carcere di Latacunga, per ragioni di sicurezza.

Tuttavia, il suo avvocato ha sottolineato che le autorità avrebbero dovuto avvisare “con almeno 48 ore di anticipo del cambiamento di centro penitenziario”. Ha denunciato questo lunedì che il trasferimento “violenta il suo diritto di vicinanza, dal momento che il processo si trova in ricorso per cassazione” ed ha aggiunto che non aveva potuto comunicarsi con la sua famiglia né con la sua difesa.

Messaggio di Jorge Glass:

“Cittadini del mondo.

Sono un prigioniero politico. Per l’odio senza limiti mi hanno trasferito dal carcere senza motivo, solo per umiliarmi, solo per vendetta. La mia vita corre pericolo.

Qualcuno nel mondo deve fare qualcosa, la Santa Sede, l’ONU, l’OSA, la Corte Interamericana, la Corte de L’Aia, Giuristi del mondo, Organismi di difesa dei diritti umani.

La giustizializzazione politica deve essere considerata un delitto di lesa umanità. Usano delitti come l’associazione illecita, per condannare senza prove.

Continuerò affinché entità e giuristi del mondo vengano ad Ecuador per constatare quello che succede, un paese con un presidente della Corte dei Conti senza nomina, un procuratore generale “addetto” cioè nominato e non eletto, un Consiglio della Magistratura nominato e non eletto.

Chiedo al mondo che venga a constatare la situazione del mio caso, quello di Rafael Correa, ed altri compagni. Qualcuno deve fermare questa macelleria politica.

Mi dichiaro in sciopero della fame indefinito, fino a che vengano a vedere quello che succede in Ecuador.

Fermate la macelleria politica!

Il mondo non può essere indolente davanti alla persecuzione politica contro tutti i leader progressisti in America latina.

Basta Già!

Lo faccio per me, e per i miei compagni.

Questo è un grido al mondo. Sono una persona, ho una famiglia, stanno violando tutti i miei diritti umani.

Mi dispiace molto per il dolore che sto causando alla mia famiglia con questa decisione, ma ci sono cause per le quali vale la pena morire.

Hasta la Victoria Siempre!”

Jorge Glas Espinel

traduzione di Ida Garberi

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L’esodo dall’Honduras mostra il fallimento del sistema criminale neoliberista made in USA

Cubadebate (italiano) - Lun, 22/10/2018 - 18:59

HondurasL’Honduras, un paese con poco più di 112 mila km2, occupato da tre basi militari statunitensi, con una popolazione di oltre 9 milioni di abitanti, di cui quasi il 70% si trova in una situazione di povertà, attira ancora una volta l’attenzione internazionale. Questa volta, per il drammatico esodo umano, le cui crude immagini annegano in lacrime persino gli angeli del cielo.

Questo Stato, che per oltre 180 anni di Repubblica, aveva cercato di far fronte e sopravvivere al permanente interventismo straniero e le sue conseguenze letali, con il colpo di stato del 2009 finì per crollare e diventare un evidente Stato fallito. E, con la rielezione fraudolenta e incostituzionale dell’attuale presidente Juan Orlando Hernández (2017), lo Stato fallito si è materializzato in uno Stato narco-criminale.

Nel 2009, il 58% degli honduregni si trovava in una situazione di povertà. Una realtà che ha provato a contrastare il deposto presidente Manuel Zelaya, ma fu destituito attraverso un colpo di Stato promosso dal governo degli Stati Uniti. Così, le politiche suicide neoliberali sono state ripristinate nel paese.

Nel 2018, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, il 68% degli honduregni si trova in una situazione di povertà. Più di tre milioni di honduregni mangiano a malapena una volta al giorno. Nel frattempo, in questa decade, uomini d’affari stranieri in Honduras, come il defunto Facussé, si sono trasformati negli uomini più ricchi della regione.

Per fronteggiare il colpo di Stato, le cui conseguenze vengono ora avvertite nel paese centroamericano, la popolazione si è organizzata nel Fronte Nazionale di Resistenza Popolare (FNRP).
Ma, come in ogni dittatura, questo movimento sociale per i diritti umani è stato disarticolato e molti dei suoi attori sono stati uccisi.

Il governo americano, l’OSA e la comunità internazionale hanno approvato con il loro silenzio l’azione criminale. E, ora, il paese è praticamente ingovernabile. Senza Stato di Diritto, senza speranza di vita né opportunità di lavoro. Frantumato, annega nel sangue. L’Honduras, dal 2009, è uno dei paesi più violenti del mondo.

Juan Orlando Hernández, nel 2014, arrivò al governo predicando la Bibbia e distribuendo benedizioni al popolo credente e pentecostale dell’Honduras. Una volta al potere, di fronte alla sua impopolarità sociale, si mantenne al governo facendosi scudo con un discorso biblico teologico e protetto dal governo nordamericano.

Ma, la carestia in Honduras è così forte, e la morte violenta rende praticamente ogni istante della vita un atto di fede, che gli honduregni impoveriti per istinto di sopravvivenza intraprendono un esodo quasi apocalittico verso il promesso paradiso terrestre fallace del Nord, per unirsi ai circa 1,2 milioni di honduregni espulsi.

La migrazione è un diritto, non un crimine. Il problema è il saccheggio coloniale permanente di cui soffre l’Honduras. Il calvario dell’esodo honduregno, mostra il fallimento del sistema criminale neoliberista made in USA. Ed è una campana per Colombia, Perù, Guatemala, Argentina o Brasile, i cui governi servili continuano a sfruttare i loro popoli seguendo il copione neoliberista yankee.

di Itzamná Ollantay – TeleSur

Traduzione de l’AntiDiplomatico

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Brasile, imprese vicine a Bolsonaro finanziano la diffusione di fake news su WhatsApp contro il PT

Cubadebate (italiano) - Sab, 20/10/2018 - 04:22

BolsonarofackDietro l’inaspettato exploit del fascio-liberista Jair Bolsonaro vi sarebbe anche una ben studiata campagna propagandistica. Ovviamente basata sulle fake news contro Haddad, Manuela D’Avila (candidata alla vicepresidenza), Lula, e il PT.

Dopo il caso delle 35 fake news contro i candidati della sinistra veicolate ad arte da Bolsonaro, stoppate dal Tribunale elettorale del Brasile, adesso emerge una campagna orchestrata tramite il servizio di messaggeria WhatsApp.

Diverse aziende sostenitrici della candidatura del novello Pinochet brasiliano del Partido Social Liberal (PSL), hanno finanziato l’acquisto di un servizio WhatsApp chiamato Massively necessario per inviare una massa di messaggi contro il Partito dei Lavoratori (PT), la formazione politica che sostiene Fernando Haddad nella corsa per la presidenza del paese sudamericano.

La fornitura di questo tipo di servizi, necessari per costruire una campagna diffamatoria, è illegale in conformità con la legislazione elettorale brasiliana perché è considerato un finanziamento non dichiarato. Il regolamento elettorale del paese sudamericano è chiaro e proibisce qualsiasi sponsorizzazione delle campagne elettorali da parte delle aziende, evidenzia l’emittente teleSUR.

Il piano diffamatorio viene poi concretizzato attraverso l’acquisto di database da agenzie di strategia digitale, operazione anch’essa espressamente vietata dal codice elettorale brasiliano.

I media brasiliani hanno reso noto l’identità delle aziende coinvolte nell’operazione diffamatoria contro Haddad e il PT: si tratta dei grandi magazzini Havan, Quickmobile, Yacows, Croc Services e SMS Market.

I contratti stipulati da queste aziende raggiungono 12 milioni di reales, circa 3,2 milioni di dollari.

da L’AntiDiplomatico

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Carlos Acosta è insignito dalla Reale Accademia della Danza del Regno Unito

Cubadebate (italiano) - Gio, 18/10/2018 - 04:20

Carlos-AcostaIl ballerino cubano Carlos Acosta è stato insignito nella notte del lunedì 15 ottobre col Queen Elizabeth II Coronation Award che concede la Reale Accademia della Danza del Regno Unito, in una cerimonia speciale realizzata nel Palazzo Spencer, una delle più splendide residenze britanniche del secolo XVIII.  

Il premio, è stato consegnato in riconoscimento alla posizione di Acosta come una delle figure più influenti nella danza attuale, per essere fonte di ispirazione per i ballerini di tutto il mondo e per, attraverso il suo lavoro e gestione, aiutare i giovani ad avere accesso alla danza.

Dopo aver ricevuto il premio, Carlos Acosta ha detto: “Grazie alla Reale Accademia della Danza per questo meraviglioso premio. L’ho ricevuto a nome di tutti quelli che mi hanno aiutato durante il mio viaggio.”

Quando hanno annunciato che l’onorificenza sarebbe stata consegnata ad Acosta, Luke Rittner, direttore esecutivo della Reale Accademia ha dichiarato: “La carriera di Carlos Acosta, sia come ballerino o coreografo o direttore artistico, spiega realmente il perché di questo premio proprio a lui. Come vincitore di questa onorificenza, Carlos Acosta occuperà il suo posto in un’abbagliante lista di famosi interpreti, direttori, coreografi e professori. La Reale Accademia della Danza e Carlos Acosta condividono un obiettivo comune: inspirare e nutrire giovani ballerini di tutto il mondo e rendere la danza il più accessibile possibile. La decisione di onorare Carlos Acosta con la nostra distinzione più prestigiosa è stata unanime.”

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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“La storia mi assolverà”, di Fidel Castro, una vera sinfonia politica

Cubadebate (italiano) - Mer, 17/10/2018 - 02:04

meabsolvera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Normalmente si dice che ci sono testi, libri o discorsi che sono artefici della storia. La metafora è espressiva ma, contemporaneamente, ingannevole. In primo luogo, perché fa giustizia alla straordinaria importanza che uno scritto può acquisire eccezionalmente nello scatenamento di grandi processi storici. Ma anche ingannevole perché nella sua formulazione iniziale nasconde un fatto decisivo: sono gli uomini e le donne che realmente fanno la storia. Non sono stati i libri, od i libelli, bensì l’articolazione tra questi e le lotte dei popoli che hanno mosso la storia. “La storia mi assolverà” appartiene a questo stesso genere illustre. Si tratta di un allegato straordinario, un testo impressionante, senza dubbio uno dei più importanti della storia latinoamericana, tanto per il suo contenuto come per le condizioni in cui è stato scritto”.  

Così ha scritto cinque anni fa Atilio Boron, quando si sono realizzati 60 anni da quando Fidel Castro ha pronunciato il suo storico allegato nel giudizio per le azioni dell’Assalto alla Caserma Moncada. Cubadebate lo ricorda oggi in questa data significativa, 65 anni dopo.

traduzione di Ida Garberi

Scarica in PDF La historia me absolverá

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Trump gioca con i diritti per attaccare Cuba

Cubadebate (italiano) - Mar, 16/10/2018 - 02:03

Trump-habla-con-varios-periodistas-en-el-Despacho-Oval-el-pasado-jueves.-Evan-Vucci-AP-580x324Il Dipartimento di Stato crea uno scenario, con il concorso della sua Missione all’ONU e all’OSA, per cercare di tendere una cortina fumogena al suo procedere come violatore abituale, quando sa che si avvicina la condanna del blocco.

A pochi giorni da che l’Assemblea Generale ONU conosca, discuta e voti, per la 27ma volta consecutiva, la Risoluzione che condanna il lungo e brutale blocco USA contro Cuba, una “casualità” cerca ostacolarla e screditare l’isola.

Guarda un pò la coincidenza, hanno appena dato asilo politico a uno che si è presentato come giornalista indipendente perseguitato e che -per certo- è stato per sei mesi detenuto in una delle loro prigioni dell’ICE; quelle create per gli immigrati senza documenti provenienti dalla frontiera sud e che, inumanamente, sono servite per separare migliaia di famiglie latine, specialmente i minori dai loro genitori.

Questa relazione di tempo, porta sulla scena dei media USA questo nuovo commediantucolo per cercare di confondere ciò che è vero ed è conosciuto da quasi sei decenni: la principale violazione dei diritti umani dei cubani risiede nella dura vita, negli ostacoli per lo sviluppo personale, collettivo e della nazione, che ha imposto il blocco economico, finanziario e commerciale, sostenuto contro gli interessi e le aspirazioni comuni dei due popoli vicini alla civile convivenza.

Niente di nuovo, lo sappiamo, nell’arsenale della manipolazione USA, ma vediamo che finora, in quest’anno, l’attuale amministrazione della Casa Bianca ha intensificato la sua ingerenza ed i suoi attacchi, centrati prevalentemente su quella che è sempre stata la farsa, presentata come leit motiv, per giustificare le crudeli sanzioni: la presunta violazione, da parte di Cuba, dei diritti umani.

Venerdì scorso, in un comunicato del Dipartimento di Stato, che dirige l’ex capo della CIA, Mike Pompeo, si è annunciata il lancio di una campagna a favore dei cosiddetti prigionieri politici e, nella stessa, la missione USA all’ONU e l’Ufficio per la Democrazia, Diritti Umani e Lavoro sono stati incaricati della sfacciata manovra in cui è anche coinvolto un altro magro fantoccio carico di malafede, il Segretario Generale dell’OSA.

L’interferente attacco si profilava dallo scorso agosto, quando i gemelli siamesi della vecchia e obsoleta aggressione radio-TV hanno aperto “una linea di emergenza per ricevere denunce di violazioni dei diritti umani a Cuba” e trasferirle agli organismi internazionali: “Stiamo inviando un messaggio molto chiaro a Cuba, la linea dura è parte della nuova politica USA”, gridava dai microfoni, qualcuno dell’alleanza strategica forgiata a Miami.

Si tratta di spendere -senza perdere i guadagni personali che gli apporti- i 15 o 30 milioni disposti dal Congresso USA per portare la sua “democrazia” a Cuba ed i $ 29 milioni per le trasmissioni.

Ora il governo che, in giugno, è andato via, con la coda tra le gambe, dal Consiglio dei Diritti Umani ONU a Ginevra, perché questi gli ha detto alcune verità circa il suo agire nel mondo come trasgressore palese, cerca una cassa di risonanza nell’organismo mondiale a New York, per le menzogne contro l’isola bloccata e dimentica qualcosa di fondamentale, l’enorme trave che ha nel suo occhio.

Proprio venerdì la pubblicazione The Hill ha reso noto che l’amministrazione Trump sta proponendo di rivedere i regolamenti delle proteste di fronte alla Casa Bianca ed in altri luoghi emblematici di Washington DC, sotto il pretesto di preservare questi luoghi del patrimonio nazionale; un atto di repressione che mira a chiudere la libertà di espressione, denunciano non pochi.

Il piano risale ad agosto quando è stato esposto senza troppa risalto; tuttavia, ha detto The Hill, i gruppi per i diritti civili hanno suonato i campanelli d’allarme.

Ai primi di settembre, lo stesso presidente Donald Trump -in un’intervista che gli ha fatto il Daily Caller ore dopo che l’allora candidato alla Corte Suprema di Giustizia, Brett Kavanaugh, fosse “accolto” dalle proteste il primo giorno di udienze di conferma al Senato-, ha suggerito che l’atto di protestare dovrebbe essere illegale. Lo stesso giorno, più di 70 persone sono state arrestate dalla polizia del paese che si leva come “guardiano e giudice dei diritti umani” nel mondo. E queste non sono state né le prime come neppure le ultime delle detenzioni di massa praticate, non sapendosi quanti aspettano o sono sottoposti a procedimenti legali per partecipare a queste manifestazioni che, presumibilmente, protegge la Costituzione che gli hanno dato i padri fondatori.

Che il dissenso dia l’orticaria a Trump è noto, è persino arrivato a suggerire che i manifestanti dovrebbero perdere il loro lavoro o essere affrontati con violenza per esprimere le loro opinioni; così ha esortato i proprietari della NFL (National Football League) a licenziare i giocatori che si inginocchiano quando ascoltano le note dell’Inno USA in segno di protesta contro la sistematica ingiustizia razziale negli USA. Né possiamo dimenticare che, durante la sua campagna presidenziale nel 2016, quando in diverse apparizioni pubbliche i manifestanti hanno interrotto i suoi raduni elettorali, con le sue parole ha incoraggiato la violenza contro di loro.

Nella soppressione dei diritti di espressione, il presidente ha anche la collusione delle oligopolistiche società della comunicazione, con la potestà di mettere a tacere le voci contrarie, non solo dentro gli USA ma a livello mondiale; anche nelle reti sociali in cui chiudono pagine progressiste dedicate a dar copertura alle guerre USA e dei suoi alleati, alla brutalità della polizia ed altri temi che i media corporativi solitamente ignorano.

Gli USA hanno milioni di umani senza diritti

Vagabundo-homeless-pobreza-nueva-york-estados-unidos-Carlo-Allegri-Reuters-580x321Tuttavia, le più incontestabili violazioni dei diritti umani commesse quotidianamente dagli USA non sono contenute nella censura della libertà di espressione o nel diritto alla protesta. Sono le infrazioni che danneggiano il diritto alla vita stessa.

Non menzioniamo in dettaglio guerre, interventi ed occupazioni militari, ingerenza e intromissioni negli affari interni di altri paesi, il promuovere colpi di stato, il cinico incitamento alla sovversione ed al terrorismo, tra cui l’assassinio, l’imposizione del neoliberismo che annega la vita e l’economia di altri popoli, il disprezzo delle convenzioni e del Diritto Internazionale.

Fermiamoci alle contravvenzioni verso i suoi. Povertà nella nazione più ricca del pianeta, negazione della salute e dell’istruzione per tutti, ingiustizia nel sistema giudiziario e penitenziario, prigioni segrete, situazione di discriminazione delle minoranze, salari diseguali per sesso o colore della pelle, persecuzione e detenzioni arbitrarie di immigrati, trasgressioni elettorali e molti altri sono tra le violazioni dei diritti dei suoi cittadini.

Ecco alcune cifre o dati: 46,7 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà, di cui 26 milioni sono donne. La cifra totale rappresenta il 14,8% della popolazione USA; il 23,6% sono ispanici e il 26,2% neri, i bianchi rappresentano il 12,7%. Più di 560000 persone non hanno un tetto. Questi sono dati dall’United States Census Bureau.

Uno studio del National Registry of Exonerations, pubblicato il 7 marzo 2017, mostra che i neri USA avevano circa sette volte più probabilità di essere ingiustamente condannati per omicidio rispetto ai bianchi USA. Se il crimine riguarda la droga, i neri innocenti hanno circa 12 volte più probabilità di essere condannati ingiustamente dei bianchi senza colpa. Ed in queste statistiche della discriminazione, solo nell’aspetto del sistema giudiziario, emerge anche che i criminali maschi di colore nero hanno ricevuto condanne in media del 19,1% più lunghe rispetto a quelle dei criminali bianchi “in una situazione simile”.

In termini di standard di vita, troviamo che l’Istituto di Politica Economica ha pubblicato un rapporto, il 13 febbraio 2017, in cui si afferma che la ricchezza media delle famiglie bianche è sette volte superiore alla ricchezza media delle famiglie nere, e che la ricchezza bianca media è 12 volte superiore alla ricchezza nera media.

Il divario di genere non è meno ampio. Le donne ricevono solo il 64% del pagamento che ricevono gli uomini per lo stesso lavoro e cosa dire del disprezzo che hanno appena ricevuto quando il Senato ha avallato il giudice della Corte Suprema nominato da Donald Trump e che è stato accusato di stupro, nel suo periodo scolastico, ma non è stato dato credito all’accusatrice.

Molto più potremmo menzionare delle trasgressioni fatte conoscere dai loro stessi indici pubblici. Quindi come osano giudicare gli altri?

di Juana Carrasco Martin

da Juventud Rebelde

foto di Trump: AP-Evan Vucci

foto del senza casa: REUTERS-Carlo Allegri

traduzione di Francesco Monterisi

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Pinar del Rio: ristabilito il 90% del servizio elettrico

Cubadebate (italiano) - Sab, 13/10/2018 - 02:33

pinar del RioA soli tre giorni dal passaggio dell’uragano Michael, più del 90% dei clienti di Pinar del Rio ha il servizio elettrico. Il recupero in poco tempo è stato possibile grazie alla dedicazione di circa 900 lavoratori del settore, tra loro più di 500 di altri territori.  

Lucia Garcia Perez, direttrice dell’ufficio elettrico provinciale, ha spiegato che insieme alle forze di Pinar del Rio, lavorano brigate di Sancti Spiritus, Villa Clara, Cienfuegos, Mayabeque e L’Avana.

La funzionaria ha ricordato che dei 117 circuiti primari che possiede Pinar del Rio, 112 si erano interrotti durante il passaggio del ciclone. Ciò vuole dire che il 91,6% dei clienti è rimasto senza servizio.

Prima che i venti di Michael si dissolvessero del tutto, le prime brigate di appoggio provenienti dal resto del paese, sono cominciate ad arrivare al territorio più occidentale dell’isola.

Dadiel Diaz Arena, dell’Azienda Elettrica de L’Avana, è uno di quelli che è arrivato tra i primi nel territorio. Racconta che sono arrivati alla provincia poco dopo mezzogiorno e senza disfare le valigette da lavoro, sono partiti verso le zone colpite.

“Quella notte abbiamo lavorato fino alle 24, nella strada che va a San Juan y Martinez, nella linea di 33 kw. Con quello che abbiamo fatto il primo giorno si sono ripristinati sette circuiti”, ricorda Dadiel.

Inoltre, le forze dei municipi che già avevano ripristinato il servizio, si sono spostati verso i territori più colpiti.

In questo momento, il municipio di Mantua rimane isolato dal Sistema Elettro-energetico Nazionale dovuto ad un’avaria nella linea di 33 kw che porta l’energia a questo territorio.

Nonostante, la testata municipale ed altri paesini hanno energia elettrica grazie ad una batteria di gruppi elettrogeni.

di Ronald Suarez Rivas

testo e foto da Granma

traduzione di Ida Garberi

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Brasile: svastica incisa da sostenitori di Bolsonaro contro una donna che indossava la maglietta #NotHim

Cubadebate (italiano) - Ven, 12/10/2018 - 02:43

svasticaUna donna di 19 anni che indossava una maglietta #NotHim, o #EleNão, è stata attaccata lunedì da un gruppo di uomini sostenitori del candidato presidenziale dell’estrema destra Jair Bolsonaro nel quartiere Baronesa do Gravataí, Cidade Baixa a Porto Alegre.

La vittima, che ha rifiutato di commentare pubblicamente l’attacco temendo ulteriori attacchi, ha detto alla Polizia Civile che stava scendendo in un autobus per tornare a casa quando è stata avvicinata dal gruppo di aggressori. Dopo averla aggredita fisicamente, uno degli assalitori, ha tirato fuori un coltello dalla tasca e ha inciso un segno, simile a una svastica, nel suo stomaco. La svastica è nota in tutto il mondo per essere associata al regime nazista degli anni ’30 e ’40 ed è associata a idee di razzismo e antisemitismo.

Centinaia di migliaia di persone si sono radunate in diverse città del Brasile nelle ultime settimane per protestare contro Bolsonaro, candidato alla presidenza del Partito Social Liberale (PSL).
Il movimento è guidato da femministe che si oppongono al sessismo, al razzismo e all’omofobia del candidato. Si sono mobilitate anche varie organizzazioni di sinistra.

Le marce seguono le proteste sui social media dopo le osservazioni di Bolsonaro. In una serie di marce che vanno da Manaus in Amazzonia alla megalopoli di San Paolo nel sud-est della nazione, i manifestanti hanno usato l’#EleNao, o #NotHim, hashtag che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica contro il candidato che ha giustificato lo stupro e ha definito giustificato il divario retributivo di genere.

I dimostranti in 52 città del mondo, in 24 paesi, mostreranno la loro solidarietà con i brasiliani per le proteste “# EleNão” (#NotHim). Secondo l’account Facebook di “Women United Against Bolsonaro”, che ora ha oltre due milioni di follower, le dimostrazioni sono imparziali. I raduni internazionali sono organizzati anche attraverso l’account Facebook “Donne brasiliane all’estero contro Bolsonaro” e incorporeranno l’hashtag # EleNão e lo slogan “No al fascismo” per l’uso dei social media.

da TeleSur

traduzione de L’AntiDiplomatico

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I sogni crocifissi?

Cubadebate (italiano) - Mer, 10/10/2018 - 01:25

che-guevara“Bisogna essere obiettivi”, proclamano alcuni, nel tentativo di ammainare le vele dei nostri sogni, forse per innalzare quelle dei loro privilegi. E questa sarebbe la peggiore profanazione contro Che Guevara, dopo tanti anni dal suo vigliacco assassinio e dall’arrivo dei suoi resti e di quelli dei suoi compagni a Santa Clara.  

Benché il momento ci persuade ad avere sufficiente senso pratico —quasi si potrebbe dire che perfino una certa dose di pragmatismo—non smette di spaventarci la intemperanza di un certo materialismo pedestre od oggettivismo sfrenato; come se riassestasse tra noi un’altra derivazione del realismo socialista, che si nasconde nelle carenze e nelle difficoltà materiali.

E nella delicata frontiera tra l’obiettività ed i sogni, forse stiamo decidendo “l’essere rivoluzionario”. Perché, arrivati a questo punto, è possibile presagire che una rivoluzione muore quando il romanticismo l’abbandona: “Siamo realistici, sogniamo l’impossibile”.

Cuba non avrebbe avuto un 1º Gennaio se Fidel e la Generazione “Martiana” che l’assecondò non avessero saltato il marxismo dei manuali e della mediocrità che sconsigliava la Rivoluzione. E neanche avrebbe potuto sopravvivere, se si avesse lasciato che la svogliatezza dominasse dopo la caduta dei modelli socialisti sovietico ed europeo, una situazione che si può superare solo con l’idealismo “martiano”: L’impossibile è possibile. Noi matti, siamo saggi.

Gli ideologi di “adesso non si può” e “bisogna aspettare il momento” non avrebbe preso mai il Palazzo di Inverno, né la Bastiglia; né si sarebbero lanciati al galoppo contro le pallottole a Dos Rios, e c’avrebbero lasciato per sempre senza apostoli…

La volontà e l’energia trasformatrici non devono essere accerchiate tra preconcezioni e dogmi, perché è certo che una semplice scintilla in fondo ad un’anima appassionata può provocare fuochi distruttori, quando interpreta ansie schiacciate o addormentate.

Per ciò, come ho detto anni fa in questo quotidiano, benché qualcuno possa accusarmi di essere eretico, sento che le tragiche morti di Cristo e del Che segnalano una stessa profezia. Questi due esseri sono uniti da uno stesso alone romantico.

Entrambi c’allertano, dai loro altari redentori, sull’impossibilità del paradiso della giustizia e dell’equità umane se l’uomo trasforma lo scetticismo in religione, e se non scatena i suoi sogni fino ad altezze celestiali.

I loro finali, secondo me, sono identici nel calvario ed impressionanti per la loro trascendenza, nonostante avrei voluto interrompere le ultime scene e trasformare i loro destini.

Perfino i volti di queste icone mi si confondono, a volte. Chi è il Che, chi è Cristo. Sono arrivato a credere che la casualità provvidenziale volle che nell’aspetto del Guerrigliero si materializzasse l’immagine tanto discussa di Gesù: se qualcuno dubitasse che il Nazareno abbia avuto un corpo, può vederlo ne La Higuera.

Credo che il mondo non ha conosciuto degli altri idoli superiori alla loro portata, né con tale disposizione al martirio con uno scopo identico: la salvezza umana. Benché uno faccia appello alla purificazione del peccato e l’altro alla creazione di un Uomo Nuovo.

Per caso non è romantico assumere che si può salvare l’uomo dalla morte, purificandolo con la propria sulla croce? O concedere la propria vita “nell’avventura” di liberarlo dalla croce dell’ingiustizia?

Del miracoloso potere di questi atti sono la dimostrazione alcuni fatti rivelatori, in una Bolivia governata, adesso, dalle idee “guevariane”.

Evo Morales ha assaporato la divinità di questi prodigi. Così lo riferiva in giugno del 2008, a proposito della presentazione di un libro che riassume una visita storica di Fidel nel cuore dell’America Latina, e che è stato presentato nel Palazzo delle Convenzioni de L’Avana.

Il viaggio del leader cubano riassunto nel testo è stato il centro di avvenimenti sommamente simbolici. Di quelli che, osservati romanticamente, quasi si possono considerare straordinari: 26 anni dopo la morte del Che, il popolo boliviano ha accolto Fidel come il suo eroe; e 13 anni più tardi il leader sindacale indigeno che ha continuato la visita, ansioso, nella distanza, si è trasformato nel primo presidente boliviano della sua etnia. Tre anni più tardi scriveva a Fidel per ricordargli gli incredibili cambi che le passioni e le interezze regalano alla storia.

Ma questo può succedere solo se, con le determinazioni e con i sogni, vinciamo l’inerzia e la negligenza; se non abbandoniamo i nostri eroi nel calvario, mentre Cuba o l’umanità aspettano il loro romantico miracolo.

di Ricardo Ronquillo Bello

da Juventud Rebelde

traduzione di Ida Garberi

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In gran formato, il viso del Che Guevara a Napoli

Cubadebate (italiano) - Lun, 08/10/2018 - 19:19

Mural-Che-Napoles-Agoch-580x329Un enorme murale col viso del Che Guevara si può apprezzare nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, a Napoli. L’opera, una creazione dell’artista Jorit Agoch, ha come sopporti le pareti laterali di due edifici di dieci piani.  

Jorit, un artista dei graffiti originario di Napoli, ha impiegato 40 giorni per finire il murale che copre una superficie di 700 metri quadrati. Secondo lui, è il murale “più grande del mondo” che si è fatto sul Che Guevara.

“Prima della mia, l’opera artistica più grande dedicata al Che Guevara era a Cuba, nella piazza della Rivoluzione de L’Avana. Credo che il Che Guevara è un esempio di umanità e di sacrificio per gli altri, e per me è un icona della lotta”, ha commentato Jorit Agoch ad Euronews.

Secondo il muralista, le cui enormi opere si possono vedere anche in città come New York e L’Avana, la città di Napoli ha risposto in maniera molto positiva, e perfino ha ricevuto la visita del sindaco, Luigi di Magistris.

Nello stesso complesso di edifici, Jorit ha anche creato altri due murali: uno col ritratto di Diego Armando Maradona, ed un altro di Niccolò, un bambino autistico.

Il murale sul Che Guevara è il suo ultimo lavoro, dopo essere stato arrestato da soldati israeliani in Cisgiordania nel luglio scorso, per avere dipinto un murale rappresentando Ahed Tamimi, la giovane attivista palestinese di 17 anni imprigionata dal regime israeliano.

con informazioni cheguevaralibros.com/ Ocean Sur

traduzione di Ida Garberi

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La fermezza di Cuba di fronte ai signori della guerra

Cubadebate (italiano) - Ven, 05/10/2018 - 22:53

vittimeterrorismoTrent’anni fa mi chiedevo, a proposito dell’atteggiamento del governo degli Stati Uniti, che proibiva che i suoi cittadini viaggiassero liberamente a Cuba: “Se quest’Isola è, come dicono, l’inferno, perché gli Stati Uniti non organizzano escursioni per far sì che i loro cittadini la conoscano e si disingannino?”.

Oggi continuo a chiedermelo.

Dieci anni fa formulavo un’altra domanda sull’inferno di Cuba: “Perché ora la dovrei confondere con l’inferno se non l’ho mai confusa con il Paradiso ?”.

E adesso continuo a chiedermelo.

Né inferno, né paradiso: la Rivoluzione, opera di questo mondo è sporca di fango umano e giustamente per questo, e nonostante questo, continua ad essere contagiosa. Non sono molto onorevoli, diciamo, questi tempi che stiamo vivendo.

Sembra che si stia disputando la Coppa Mondiale dello Zerbino.

Uno ha l’impressione, e magari fosse un’impressione sbagliata, che i governi competono tra di loro per vedere chi si strascina meglio e chi si lascia calpestare con più entusiasmo.

La competizione dura già da tempo, ma partendo dagli attentati di terrorismo dell’11 settembre, esiste quasi un’unanimità nell’ossequio ufficiale di fronte ai comandanti del mondo.

Quasi un’unanimità, dico. Ed oggi mi sento orgoglioso di ricevere questa distinzione nel paese che più chiaramente ha posto i puntini sulle I dicendo NO all’impunità dei poderosi. Il paese che, con più fermezza e lucidità, ha rifiutato accettare questa sorte di salvacondotto universale consegnato dai signori della guerra, che in nome della lotta contro il terrorismo possono praticare come vogliono tutto il terrorismo che vogliono, bombardando chi vogliono e ammazzando quando vogliono, quanti vogliono. In un mondo dove il servilismo è un’alta virtù, in un mondo dove chi non si vende si affitta, è raro ascoltare la voce della dignità. Cuba rappresenta, ancora una volta, le labbra di questa voce.
Questa Rivoluzione castigata, bloccata, calunniata, ha fatto molto meno di quello che voleva, ma molto più di quello che ha potuto. E continua con questa opera. Prosegue, commettendo la pazzia pericolosa di credere che, noi, gli esseri umani, non siamo condannati all’umiliazione.

Frammenti dell’intervento di Eduardo Galeano alla sua nomina di Dottore Honoris Causa dell’Università de L’Avana, nel dicembre del 2001.

da Granma

traduzione di Ida Garberi

galeano

 

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Ecuador, Rafael Correa: “Assange è già stato consegnato agli Stati Uniti”

Cubadebate (italiano) - Ven, 05/10/2018 - 03:29

CorreaAssangeL’ex presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha denunciato il grave peggioramento dello stato di salute dal fondatore di Wikileaks, e giornalista, Julian Assange. Correa ha evidenziato che la circostanza non è casuale, ma parte di un accordo tra il suo successore, Lenin Moreno, e il governo degli Stati Uniti, con la scopo di giungere alla conclusione che vede protagonista il giornalista australiano. Visto che gli Stati Uniti che cercano in tutti i modi di catturarlo. 

«Julian è già stato consegnato agli Stati Uniti. Hanno concordato quando Mike Pence, vicepresidente degli Stati Uniti, ‘ha visitato’ l’Ecuador (quando si sono accordati anche su Chevron)», ha scritto Correa tramite il suo account Twitter.

Correa ha poi aggiunto che «siccome il costo politico per tiralo fuori dall’ambasciata è molto alto, stanno cercando di annichilirlo psicologicamente», in riferimento alle recenti notizie sulla salute di Assange.

La settimana passata, l’avvocato Jennifer Robinson, che rappresenta Assange, ha espresso preoccupazione per la salute del giornalista, rifugiato presso l’Ambasciata dell’Ecuador nel Regno Unito dal 2012.

«Siamo molto preoccupati per la sua salute: è stato rinchiuso nell’ambasciata per più di sei anni, senza un adeguato accesso alle cure mediche», ha avvertito il difensore del giornalista australiano.

da L’AntiDiplomatico

 

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Putin: “Metodi terroristici per rovesciare il potere in Venezuela sono inaccettabili”

Cubadebate (italiano) - Gio, 04/10/2018 - 03:25

PutinMaduroIl presidente russo Vladimir Putin ha denunciato che «metodi terroristici per rovesciare il potere nel paese sono inaccettabili» e ha ricordato che contro il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, «è stato compiuto un attacco terroristico, un tentativo di assassinio».

“Finiremo per approvare anche queste forme di lotta politica? Penso che sia assolutamente inaccettabile. Né l’uno né l’altro, o qualcosa del genere” ha affermato Putin con forza.

Durante il suo discorso al forum internazionale Energy Week della Russia, il presidente ha dichiarato che solo il popolo venezuelano deve decidere il suo destino, secondo quanto riporta il portale russo RT.

«Questo deve essere determinato dal popolo del Venezuela e da nessun altro al mondo», ha detto Putin. «Per quanto riguarda i vari strumenti per influenzare la situazione in Venezuela, non dovrebbero essere del tipo che aggrava la situazione della popolazione civile. È una questione di principio», ha aggiunto il presidente russo in chiaro riferimento alle sanzioni unilaterali imposte da Stati Uniti e Unione Europea nei confronti della patria di Bolivar.

RT ha osservato come il leader russo abbia sottolineato che i tentativi di influenzare la situazione in Venezuela dall’estero con l’intento di peggiorare la situazione siano inaccettabili.

«Non è possibile agire come un elefante in un negozio di porcellane senza capire che cosa sta realmente accadendo, e pensando solo che l’elefante è il più grande e intelligente degli animali», ha commentato il presidente della Russia.

Sugli interventi esterni nel paese sudamericano, Putin ha ribadito che «è necessario osservare e dare al popolo l’opportunità di risolvere la situazione per proprio conto».

Dunque, dopo gli importanti accordi strategici con la Cina giunge queste nuove e forte presa di posizione del presidente della Russia. Ma non ci avevano raccontato che il Venezuela era un paese sostanzialmente isolato sullo scacchiere internazionale e scaricato finanche dai suoi storici alleati?

 

da L’AntiDiplomatico

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Diaz-Canel e De Niro: la cultura serve per costruire ponti, non per sollevare muri

Cubadebate (italiano) - Mer, 03/10/2018 - 03:43

Diaz-Canel-y-Robert-de-Niro-580x435Il prestigioso attore Robert Di Niro ha fiducia nel potere della cultura per sorpassare le barriere politiche e considera che il recente incontro del presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, con artisti statunitensi è stato molto positivo.

Il vincitore di due Oscar ha affermato alla stampa cubana che questo incontro rappresenta un primo passo molto importante.

Questo incontro, realizzato il 29 settembre, è avvenuto nello storico edificio “Dakota”, della città di New York, su invito del famoso protagonista di Il Padrino II e la produttrice Jane Rosenthal.

Ha anche affermato che l’amicizia con artisti cubani è qualcosa che tutti desiderano, perché la cultura può aiutare a sconfiggere le barriere politiche.

Sebbene ci sono molti problemi tra i due paesi, spero che eventualmente spariscano, ma l’attuale presidente Donald Trump non sta aiutando con la situazione, ha detto con una smorfia di dispiacere e si è augurato che presto tutto possa cambiare.

Il riconosciuto attore ha ricordato le sue due visite a Cuba: la prima è stata circa 30 anni fa per il Festival del Cinema, e l’ultima, appena due anni fa.

Mi piace andare a Cuba, non sapevo che ero tanto conosciuto sull’isola, le persone mi facevano delle foto, mi seguivano, ero sorpreso, è stato qualcosa di meraviglioso, ha ricordato.

Da parte sua, il presidente di Cuba espresse di essere molto grato con Di Niro ed ha manifestato che è venuto con un messaggio di pace, con l’obiettivo di avanzare nei vincoli tra i due paesi.

Il governante cubano, che si trovava a New York con motivo del segmento di alto livello dell’Assemblea Generale, ha affermato che il processo di avvicinamento Washington-L’Avana ha avuto una retrocessione, ma ha assicurato che non potranno fermarlo.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

foto: Estudios Revolucion

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