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COVID-19, Cuba, Primo ministro: “è ancora bassa la percezione del rischio in alcuni settori della popolazione”

Cubadebate (italiano) - Mar, 24/03/2020 - 01:20
Manuel Marrero

Manuel Marrero

Iniziando la sua comparizione nello spazio televisivo, il primo ministro, Manuel Marrero Cruz, ha detto che la portata della malattia continua a crescere a livello internazionale, come la cifra dei morti. Anche a livello nazionale, benché non così per i morti.  

“Dalla Mesa Redonda anteriore, apprezziamo la comprensione ed un avanzamento nella prevenzione e nel controllo”, ha detto il dirigente, ed ha riconosciuto che esistono anche inquietudini nella popolazione che hanno generato più di 6000 opinioni negli ultimi giorni.

“Riconosciamo l’apporto del popolo, con le sue valutazioni e le sue critiche, che si stanno tenendo in conto nella presa delle decisioni”, ha aggiunto.

Tuttavia, ha sottolineato che ancora è bassa la percezione di rischio in alcuni settori della popolazione, e sono state rilevate varie indiscipline.

Ha citato l’esempio di feste con grandi concentrazioni, come violazioni di centri notturni aperti, appartenenti fondamentalmente al settore non statale che sono rimasti aperti, benché si orientasse che dovevano essere chiusi.

Per un mese si interrompono le attività docenti a Cuba, fino al 20 aprile  
 
Un altro dei temi più reiterati dalla popolazione, secondo Marrero Cruz, è stata la situazione delle scuole. “Molti coincidono che stare nella scuola è più sicuro che stare per strada, ma ci sono preoccupazioni sulle condizioni igieniche o di ammucchiamento in alcuni centri educativi, cosa che è stata un oggetto di analisi.”

Il primo ministro ha segnalato che, tenendo in conto tali opinioni e dopo un’analisi del Governo e le consultazioni pertinenti, “si è presa la decisione di sospendere le classi durante le prossime tre settimane.”

La quarta settimana è quella di recesso scolastico. Pertanto, a partire da domani e per un mese si sospenderanno le attività docenti. Il lunedì 20 aprile si riprenderanno le classi, in dipendenza della situazione epidemiologica che abbia il paese in quel momento.

A causa di questa misura, saranno dettagliati i temi relazionati con le agevolazioni per genitori lavoratori, come i circoli infantili che sì continueranno aperti ed in condizioni flessibili per i genitori.

“Il proposito è che i genitori lavoratori abbiano agevolazioni e possibilità di continuare a lavorare, perché l’economia non si ferma e dobbiamo continuare a produrre, soprattutto nelle attività di base”, ha affermato il primo ministro cubano.

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Cuba, la buona medicina

Altrenotizie.org - Dom, 22/03/2020 - 21:19

La brigata medica Henry Reeve, è una istituzione benemerita. Prende il nome da un cittadino newyorkese che difese l’indipendenza di Cuba. Il suo attuale comandante è il Dottor Carlos Perez e la definizione formale è quella di Contingente Internacional de Médicos Especializados en Situaciones de Desastres y Graves Epidemias. La sua specialità è quella di affrontare le emergenze, di arrivare dove nessuno arriva, di portare cure dove tutti fuggono, di vincere guerre che tutti ritengono che, visti i rischi da correre, è preferibile perdere. I suoi galloni, la Brigada Henry Reeve se li è conquistati sul campo - anzi sui diversi campi - in ogni dove dell’Africa e dell’America Latina. Quando si tratta di conquistare paesi e depredarli, infatti, ci sono gli statunitensi; quando si tratta di salvare vite in cambio di niente, ci sono i cubani.

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Confermano cinque nuovi casi di COVID-19: ci sono 21 casi nel paese

Cubadebate (italiano) - Sab, 21/03/2020 - 02:43

coronavirus-banner-580px-580x150Nel giorno di oggi 20 marzo, sono stati confermati cinque nuovi casi di COVID-19, uno dal laboratorio di biologia molecolare del Centro Provinciale di Igiene Epidemiologia e Microbiologia di Santiago di Cuba e quattro dal laboratorio Nazionale di Riferimento dell’Istituto di Medicina Tropicale Pedro Kourì (IPK), per un totale di 21 nel paese.

Cittadina belga di 25 anni che è arrivata a Cuba l’11 marzo facendo scalo a Madrid. Si è registrata in un ostello del municipio di Centro Avana, a L’Avana e si è trasferita il giorno 14 in un ostello nel municipio di Viñales, provincia Pinar del Rio. Ha iniziato con sintomi il 15 scorso e la padrona dell’ostello l’ha trasportata nell’area di salute. È stata considerata come caso sospetto e consegnata al Centro di Isolamento abilitato nella città di Pinar del Rio. Si mantiene isolata con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Cittadina cubana di 36 anni, residente nel municipio Cardenas, provincia di Matanzas. È arrivata proveniente dalla Guyana il giorno 12 marzo ed ha iniziato con sintomi il giorno 15. Nella mattina del 16 scorso è stata scoperta con sintomatologia respiratoria nella sua abitazione dal suo medico della famiglia che l’ha considerata come caso sospetto e la ricoverata all’Ospedale “Dr. Mario Muñoz” della città di Matanzas. Si mantiene isolata con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Cittadino cubano di 32 anni, residente nel municipio di Guanabacoa, de L’Avana. È arrivato a Cuba il 14 marzo del presente anno proveniente dalla Francia. I sintomi sono incominciati il giorno 15 e si è recato all’ambulatorio medico il giorno 16 in mattinata. È stato riconosciuto come caso sospetto e ricoverato a pagamento nell’Ospedale “Luis Diaz Soto”. Si mantiene isolato con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Cittadino cubano di 76 anni, residente nel municipio di Boyeros de L’Avana. È arrivato a Cuba il 15 marzo del presente anno proveniente da Madrid. I sintomi sono iniziati il 16 marzo ed è andato al suo policlinico, dove è stato riconosciuto come sospetto e ricoverato a pagamento all’Ospedale “Luis Diaz Soto” de L’Avana. Si mantiene isolato con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Cittadino cubano di 35 anni, risiede nel municipio Palma Soriano, provincia di Santiago di Cuba. È arrivato al paese il 10 marzo proveniente da Madrid ed i sintomi sono incominciati il 16 marzo. Il giorno 17, come parte del controllo che ha realizzato il suo medico della famiglia, è stato riconosciuto come caso sospetto e ricoverato a pagamento all’Ospedale “Joaquin Castillo Duany” a Santiago di Cuba. Si mantiene isolato con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Il resto dei casi confermati con COVID-19 che si trovano ricoverati, mantengono un’evoluzione clinica stabile. Si mantengono ricoverati per vigilanza epidemiologici 716 pazienti, senza incidenze fino al momento.

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Cuba invierà 53 tra medici ed infermieri per aiutare in Lombardia

Cubadebate (italiano) - Ven, 20/03/2020 - 04:02
 Facebook / Clarin

Nell’entrata dell’ospedale di Bergamo, un cartello dice: siete voi i veri eroi. Onore ai medici ed infermieri!” Foto: Facebook / Clarin

Un totale di 53 tra medici ed infermieri arriveranno questo sabato 21 marzo da Cuba per aiutare in Lombardia, nella lotta contro il nuovo coronavirus.

“L’invio di personale avrà luogo dopo la richiesta di aiuto che ha realizzato questa regione davanti alla scarsità di personale negli ospedali già traboccanti”, ha detto oggi Giulio Gallera, assessore alla Sanità della Lombardia.

“Si tratta di personale altamente specializzato che ha combattuto già contro l’ebola e che sa trattare questo tipo di malattie”, ha annunciato Gallera, che  ha aggiunto che andranno “ad alleviare la situazione nell’ospedale di Crema.”

L’ambasciatore cubano in Italia, Josè Carlos Rodriguez Ruiz, ha confermato alcuni giorni fa il sollecito di Gallera e che si era sollecitato l’aiuto alle autorità cubane competenti.

Questi dottori si uniranno alla decina di medici cinesi che sono arrivati oggi a Milano e che saranno inviati al nuovo ospedale di campagna che si costruirà a Bergamo, la provincia lombarda più colpita dal COVID-19.

“Siamo riusciti a recuperare un gruppo di medici per rendere efficiente ed effettivo l’ospedale di Bergamo, la cui costruzione è stata frenata ieri dovuto alla mancanza del personale”, ha spiegato il presidente della regione della Lombardia, Attilio Fontana.

Ed ha continuato: “Era inutile costruire una cattedrale nel deserto. Ora, dopo avere ricevuto la conferma dei medici, le opere si riannoderanno.”

Cina ha promesso l’arrivo di altri esperti e di equipaggiamenti medici nei prossimi giorni.

Secondo i dati di oggi, solo in Lombardia ci sono stati 209 decessi, per arrivare ad un totale di 2 168.

Inoltre, Fontana ha annunciato che esigerà al governo misure più rigide dopo che la delegazione cinese, diretta dal vicepresidente della Croce Rossa locale, Sun Shuopeng, assicurasse che, secondo lui, le misure erano poco strette.

“I nostri invitati cinesi sono attoniti nel vedere quanta gente cammina per le strade, quanti usano il trasporto pubblico, e che troppo pochi usano mascherine”, ha concluso Fontana.

da Cubadebate

con informazione di EFE

traduzione di Ida Garberi

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Sono arrivati a 16 i casi confermati di COVID-19 a Cuba

Cubadebate (italiano) - Ven, 20/03/2020 - 03:31

coronavirus-banner-580px-580x150Nel giorno di oggi, 19 marzo, si sono confermati cinque nuovi casi di COVID-19, tre per il laboratorio di biologia molecolare del Centro Provinciale di Igiene Epidemiologia e Microbiologia di Santiago di Cuba e due per il laboratorio Nazionale di Riferimento dell’Istituto di Medicina Tropicale “Pedro Kourì” (IPK), per una somma di 16 nel paese.

Un cittadino francese di 69 anni, è arrivato sull’isola il 9 marzo proveniente da Parigi. Ha avuto i primi sintomi il 16 scorso, ed è andato quello stesso giorno all’Ambulatorio Medico del Hotel “Royalton” nella città di Bayamo, provincia di Granma. È stato riconosciuto come caso sospetto e ricoverato a pagamento al Centro di Isolamento “Villa Colibrì” a Santiago di Cuba. Si mantiene isolato in quel centro con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Un cittadino italiano di 70 anni, che è arrivato a Cuba il 9 marzo, proveniente dalla Lombardia. È stato isolato nel Centro di Isolamento Villa “El Cocal” di Holguin, per essere contatto dei primi casi confermati in Trinidad provenienti dall’Italia. Ha cominciato coi sintomi il 14 marzo. Si mantiene isolato con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Una cittadina cubana di 37 anni che è arrivata al paese il 14 marzo scorso, proveniente da Roma, cominciando coi sintomi quello stesso giorno. È andata all’area di salute “Ernesto Guevara” il 17 marzo per presentare sintomi catarrali. È riconosciuta come sospetta e ricoverata al Centro di Isolamento “Villa Colibrì” a Santiago di Cuba. Nel controllo del focolaio realizzato si sono analizzati 16 contatti, tutti isolati ed asintomatici. Si mantiene isolata con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Un cittadino spagnolo di 34 anni che è arrivato a Cuba il 13 marzo, da Madrid. Il giorno 17 è andato volontariamente all’IPK, dove rimane ricoverato all’essere considerato sospetto. Si mantiene isolato con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Un cittadino canadese di 81 anni, che è arrivato il 10 marzo proveniente Montreal. Si è alloggiato in un ostello ubicato nel municipio Plaza de la Revolucion, de L’Avana. Ha incominciato i sintomi il 17 marzo ed è andato il giorno 18 alla Clinica Centrale “Cira Garcia”, dove è riconosciuto come sospetto. È stato ricoverato all’IPK. Si mantiene isolato con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Tutti i pazienti confermati che si trovano ricoverati mantengono un’evoluzione clinica stabile.

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Cuba salva

Cubadebate (italiano) - Ven, 20/03/2020 - 01:05
La nave da crociera Braemar nel porto del Mariel

La nave da crociera Braemar nel porto del Mariel

La nave da crociera MS Braemar, con 5 casi confermati di COVID-19 ed un migliaio di persone a bordo, ha attraccato poco prima dell’alba di questo mercoledì nel Porto del Mariel, a 40 chilometri de L’Avana. Il corridoio di evacuazione aeroportuale verso la pista della terminale internazionale “Josè Martì”, da dove quattro aeroplani del Regno Unito hanno trasportato i passeggeri, si è svolto con la precisione di un meccanismo ad orologeria.  

Mentre il mondo trattiene il fiato e risulta impossibile predire le conseguenze della pandemia, Cuba ieri è stata notizia per il trasbordo dei più di mille passeggeri e marinai della Braemar che, dall’8 marzo, erano confinati in un nave fantasma nei Caraibi.

L’odissea è cominciata quando la nave da crociera della compagnia britannica Fed Olsen è arrivata a Cartagena, dove è scesa una statunitense diagnosticata poco dopo con coronavirus. A partire da quel momento, cinque porti caraibici hanno negato l’entrata alla nave e le famiglie dei passeggeri hanno denunciato la situazione ai mass media ed hanno manifestato la loro paura per il destino dei loro cari e la possibilità che fossero obbligati a percorrere il lungo cammino di ritorno in Europa, esposti al contagio di massa e magari ad una morte a scala industriale prima che la nave potesse arrivare in Gran Bretagna.

L’allarmismo ed il morbo mediatico che si vive in questi giorni col nuovo coronavirus, hanno trasformato i passeggeri ed i marinai in una sorte di appestati. Anthea Guthrie, passeggera della Braemar e giardiniera pensionata, ha postato nella sua pagina di Facebook un video del momento in cui la nave da crociera era rifornita a 25 miglia da uno dei porti dove non ha potuto attraccare. Una nave ha rimorchiato una chiatta rudimentale, senza motore né marinai, per avvicinare alla Braemar sacchi di riso e grappoli di banane, che i membri dell’equipaggio britannico hanno portato a bordo nel bel mezzo della notte, come fuggiaschi in una spedizione pirata.

La testimonianza di questo momento è stata condivisa da Anthea dopo aver conosciuto la buona notizia che Cuba li avrebbe ricevuti. Lei stessa ha pubblicato, anche, un altro video in cui i passeggeri, rilassati in coperta, ringraziavano per il gesto solidale dell’isola e brindavano alla salute dei cubani. Come tutta una veterana nelle reti, non solo ha informato sulla situazione della nave, ma ha incluso l’etichetta #DunkirkSpirit (Spirito Dunkerque) che allude all’evacuazione di 330 000 soldati alleati -la maggioranza britannici – dalle coste francesi in maggio del 1940, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, quando Adolfo Hitler sembrava invincibile.

“Per noi Dunkerque non parla solo di eroismo, ma anche di umanità. Significa che ci sono sempre soluzioni nelle peggiori circostanze e, questa volta, dobbiamo ringraziare Cuba per la nostra”, ha commentato Anthea alleviata dopo la notizia che la nave da crociera avrebbe attraccato sull’isola.

La decisione de L’Avana di permettere l’entrata alla MS Braemar, dopo il sollecito del governo del Regno Unito e di Irlanda del Nord, non ha sorpreso i cubani, che hanno una lunga tradizione di collaborazione medica ed umanitaria. Dagli inizi della decade degli anni 60, migliaia di lavoratori della salute hanno collaborato quasi con tutti i paesi poveri di questo mondo. Più di 35 000 studenti di Medicina di 138 paesi si sono preparati gratuitamente sull’isola. Dopo i terremoti devastatori del Pakistan (2005) ed Haiti (2010), o durante la crisi dell’ebola in Africa occidentale, nel 2014, i medici cubani sono stati i primi ad arrivare nei territori segnati dalla devastazione.

La collaborazione cubana della salute ed i suoi indiscutibili risultati scientifici, particolarmente nel campo della biotecnologia, hanno provocato da sempre l’ira velenosa nei privilegiati di sempre e simpatia e calore nei poveri di sempre. Ma “la verità di Cuba”, tavola salvatrice per molti durante la pandemia del COVID-19, ha inclinato la bilancia verso le espressioni di affetto dirette all’ “esercito di camici bianchi”. I governi latinoamericani, che sotto pressione di Washington hanno espulso i medici, oggi vivono il doppio calvario del coronavirus e dei reclami dei loro popoli per questo atto di superbia e stupidità. Una lunga fila di paesi reclama la collaborazione medica ed i farmaci dell’Isola che hanno dimostrato la loro effettività nel trattamento dei malati.

Il gran paradosso è che, mentre le navi con petrolio ed alimenti contrattati da Cuba vengono multate dagli Stati Uniti, le navi con i malati che nessuno vuole nei suoi porti ricevono solidarietà e rispetto a Cuba. Il regime di Trump, bisogna dirlo, si è rifiutato di ricevere la Braemar, d’accordo con l’articolo che ha pubblicato questo mercoledì il quotidiano The Independent.

Le due parole più ripetute da ieri in Twitter sono “Cuba salva”. Nessuna casualità.

di Rosa Miriam Elizalde

da Cubadebate

(pubblicato originalmente in La Jornada)

traduzione di Ida Garberi

foto: CNN

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Iran e Venezuela: la guerra del virus

Altrenotizie.org - Gio, 19/03/2020 - 21:19

In un momento di gravissima emergenza sanitaria globale e in presenza di richieste di aiuto di paesi quasi allo stremo, questa settimana il governo degli Stati Uniti ha dimostrato ancora una volta il livello infimo di umanità che contraddistingue il suo comportamento. Mentre in molti tra politici, governi e semplici commentatori sui social media stanno chiedendo un allentamento delle sanzioni, la Casa Bianca ha infatti ostentato nuovamente il suo volto peggiore, non solo declinando ogni invito ad attenuare le pressioni sull’Iran, ma decidendo nel pieno della crisi in atto ulteriori misure punitive contro un paese costretto a far fronte agli effetti devastanti dell’epidemia di Coronavirus.

La Repubblica Islamica continua a essere ufficialmente il terzo paese con il maggior numero di decessi per COVID-19, anche se è forte il sospetto che il bilancio provvisorio di oltre 1.100 vittime e più di 17 mila contagiati sia ampiamente sottostimato. Il pericolo che l’impatto del virus assuma proporzioni indicibili è da collegare in primo luogo alla carenza di materiale sanitario, come mascherine protettive, kit per effettuare i testi di positività e ventilatori polmonari, dovuta alle sanzioni commerciali americane già in vigore.

La situazione è ancora più vergognosa se si considera che a livello ufficiale le forniture di medicinali ed equipaggiamenti medici dovrebbero essere garantite all’Iran per ragioni “umanitarie” e lo stesso governo USA ha affermato nei giorni scorsi che l’eccezione sarà confermata anche per l’emergenza COVID-19. In realtà, gli ostacoli alla vendita di questi beni è fortemente limitata e i dati parlano di un crollo delle importazioni di materiale medico a partire dalla reintroduzione delle sanzioni da parte dell’amministrazione Trump nel 2018.

Le nuove sanzioni le ha annunciate martedì il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ufficialmente in risposta agli ultimi attacchi lanciati contro una base militare USA in Iraq, attribuiti da Washington alle milizie sciite filo-iraniane di questo paese. Il dipartimento di Stato ha aggiunto nove “entità” alla lista nera, assieme a tre individui di nazionalità iraniana. L’accusa è la solita di essere coinvolti in “transazioni significative” di petrolio iraniano, prima e legittima fonte di entrate per la Repubblica Islamica.

Con l’altro pretesto sempre utilizzato per punire l’Iran, ovvero il fantomatico programma nucleare militare di Teheran, il governo americano ha colpito anche sei persone e 18 compagnie che sarebbero appunto responsabili di avere contribuito allo sviluppo di esso. Incredibilmente, Pompeo ha avuto anche il coraggio di chiedere un gesto umanitario alle autorità iraniane e di liberare i cittadini americani detenuti dalla Repubblica Islamica proprio mentre sbatteva la porta in faccia a un paese in piena emergenza e strozzato dalle sanzioni di Washington.

Non serve d’altronde uno sforzo di immaginazione per comprendere come la Casa Bianca intenda sfruttare la crisi sanitaria causata dal Coronavirus per fare ulteriori pressioni sulla leadership iraniana e, se dovessero presentarsi le condizioni, tentare una spallata. A dare voce a questi auspici è stato tra gli altri un anonimo esponente dell’amministrazione Trump in un’intervista alla CNN nella quale ha parlato dell’emergenza COVID-19 come di una “Chernobyl iraniana”, riferendosi all’evento che precedette e forse accelerò la dissoluzione dell’Unione Sovietica alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso.

Che gli interessi e gli obiettivi americani in questo momento continuino a essere di natura strategica è testimoniato anche dal collegamento dell’Iran alla Cina fatto nel discorso pubblico di martedì dal segretario di Stato. Pompeo ha usato strumentalmente la definizione di “virus di Wuhan” per poi accusare le autorità iraniane di essersi comportate come quelle cinesi, cioè di avere inizialmente mentito sulla portata dell’epidemia e di non essere state in grado di adottare i provvedimenti necessari a contrastarla. A ben vedere, tuttavia, queste stesse accuse appaiono decisamente più appropriate se rivolte alla gestione della crisi dell’amministrazione Trump.

Sempre gli Stati Uniti e la gestione con metodi mafiosi della loro politica estera potrebbero essere la causa della diffusione fuori controllo del Coronavirus in un’altro paese in difficoltà – il Venezuela – anch’esso nel mirino delle manovre da “cambio di regime” di Washington. A farsi carico direttamente della spietatezza americana è stato in questo caso il Fondo Monetario Internazionale (FMI), i cui vertici hanno respinto in maniera oggettivamente inspiegabile una richiesta di prestito avanzata da Caracas.

L’organo con sede a Washington e in larga misura controllato dagli Stati Uniti ha appena messo a disposizione, almeno in teoria, ingenti fondi a quei paesi che avranno bisogno di attingerne per affrontare l’emergenza COVID-19. In un comunicato della sua direttrice, Kristalina Georgieva, il Fondo si era espresso in termini compassionevoli, prospettando ai governi in difficoltà finanziarie prestiti “flessibili” e a interessi zero. Ciò che non è stato spiegato dal FMI è però che le richieste devono passare attraverso una specifica selezione. Se i paesi richiedenti non appaiono allineati a Washington rischiano di essere esclusi e, nonostante i problemi domestici già enormi, saranno costretti a contare solo sulle proprie forze per combattere il Coronavirus.

Infatti, la richiesta fatta dal Venezuela per ottenere un finanziamento di 5 miliardi di dollari è stata respinta perché, assurdamente, non ci sarebbe “chiarezza” su quale sia il governo legittimo del paese latinoamericano. L’ordine di rimandare al mittente l’istanza del governo Maduro è arrivato evidentemente da Washington e risulta insensato non solo da un punto di vista umanitario ma anche perché contraddice le posizioni ufficiali dello stesso Fondo Monetario Internazionale.

Malgrado gli Stati Uniti stiano cercando senza successo da oltre un anno di installare alla presidenza il fantoccio Juan Guaidó, quest’ultimo è riconosciuto solo da un certo numero di paesi che hanno ceduto alle pressioni di Washington, ma essi rappresentano una minoranza di quelli rappresentati alle Nazioni Unite. Ugualmente, all’interno del FMI, Guaidó non ha il sostegno della maggioranza dei paesi membri e il Fondo continua perciò a riconoscere in modo ufficiale come delegato del Venezuela il ministro delle Finanze del governo Maduro, Simon Alejandro Zerpa Delgado.

Il rifiuto della richiesta di Caracas non ha perciò senso, tanto più perché essa è arrivata sommariamente, senza nemmeno che il FMI e i suoi economisti abbiano avuto il tempo di valutarne la legittimità, come prevede la prassi consolidata di questa istituzione.

Le conseguenze della decisione del Fondo potranno avere effetti anche molto gravi sul Venezuela, alla luce soprattutto delle condizioni delle strutture sanitarie del paese, colpito come l’Iran da pesantissime sanzioni americane. La richiesta di Maduro era arrivata in seguito alla decisione di incrementare la produzione di dispositivi e medicinali utili a combattere l’epidemia nel paese. Per fare ciò, infatti, il Venezuela è costretto a importare alcune materie prime indispensabili e il denaro del FMI avrebbe dovuto servire a finanziare questa urgentissima necessità.

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Confermano un nuovo caso di COVID-19 a Cuba: sommano undici nel paese

Cubadebate (italiano) - Gio, 19/03/2020 - 03:43

covid-reunion-3Risulta fondamentale il controllo che si realizzi alla frontiera per riuscire a scoprire in tempo i viaggiatori che entrino al paese in questi momenti e che potrebbero essere portatori del COVID-19, ha insistito il Presidente della Repubblica, Miguel Diaz-Canel Bermudez, nel pomeriggio di questo mercoledì, durante la riunione che sviluppa il governo cubano per dare seguito alla situazione generata dal nuovo Coronavirus in maniera sistematica.

Come principio essenziale –ha detto – deve accentuarsi l’orientazione e l’informazione ai viaggianti sulla condotta da seguire una volta che entrino in territorio nazionale.

Allo stesso modo, il Capo di Stato ha sottolineato la necessità di intensificare le misure di igiene in tutti gli scenari; mantenere l’indagine attiva nelle aree di salute; ed implementare il tele-lavoro in tutti i centri lavorativi dove esistano condizioni per questo, senza che il personale smetta di compiere le sue attività.

Presentando un aggiornamento della situazione nel paese, il ministro di Salute Pubblica, Josè Angel Portal Miranda, ha detto che oltre ai tre casi conosciuti in mattinata di questo 18 marzo, è stato diagnosticato un nuovo paziente, ed arriva così a 11 la cifra di confermati nel paese.

Si tratta di un cittadino canadese, di 57 anni, che è arrivato sull’Isola il passato 14 marzo proveniente dal Canada, in volo diretto alla provincia di Holguin, e si è registrato nel Hotel Rio de Oro, del municipio di Rafael Freyre, della riferita provincia.

Cominciando a presentare sintomi della malattia, è stato riconosciuto il giorno 16 dal medico dell’istituzione come sospetto, ed immediatamente ricoverato nel centro di isolamento Villa El Cocal. In ore di questo mercoledì si è diagnosticato come positivo al nuovo Coronavirus da parte del laboratorio di biologia molecolare del Centro Provinciale di Igiene, Epidemiologia e Microbiologia di Santiago di Cuba. La sua evoluzione clinica è stabile e si sono identificati sei contatti diretti, tutti in vigilanza.

Dopo commentare sul deplorevole decesso del turista italiano la cui situazione si era andata aggravando nelle ultime ore prodotto a severe complicazioni proprie della malattia, Portal Miranda ha spiegato che i dieci pazienti diagnosticati che rimangono ricoverati in istituzioni di salute presentano un’evoluzione clinica stabile ed i loro contatti diretti si mantengono in vigilanza attiva, senza incidenze fino al momento.

Il Ministro ha detto che si trovano ricoverati per vigilanza epidemiologica 356 pazienti, di loro 101 sono stranieri e 255 cubani; mentre sono in vigilanza per l’attenzione primaria di salute 26.415.

Fino ad oggi –ha detto- si sono investigati 1049 casi di Infezione Respiratoria Acuta, 400 dei quali sono risultati positivi a virus respiratori, con predominio dell’Influenza A. In questione sul COVID-19, si accumulano 259 studi, 11 dei quali sono risultati positivi.

di Yaima Puig Meneses, da Cubadebate

foto: Estudio Revolucion

traduzione di Ida Garberi

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Cuba: muore paziente italiano contagiato con COVID-19 e si diagnosticano tre nuovi casi

Cubadebate (italiano) - Mer, 18/03/2020 - 23:49

coronavirus-banner-300pxAll’alba del 18 marzo è deceduto il paziente di nazionalità italiana di 61 anni che si trovava ricoverato nella sala di terapia intensiva dell’Istituto di Medicina Tropicale “Pedro Kourì”, in uno stato critico.  

Nonostante gli sforzi realizzati dalla squadra di terapia intensiva che lo curava direttamente, con il gruppo di esperti del Ministero di Salute Pubblica, che gli ha dato seguito permanente, le complicazioni sviluppate della sua malattia, hanno provocato il suo decesso.

Ci dispiacciamo profondamente di quanto successo e trasmettiamo ai suoi parenti ed ai suoi amici le più sentite condoglianze.

D’altra parte, in ore della notte del giorno di ieri 17 marzo, sono stati confermati tre nuovi casi di COVID-19 dal laboratorio di biologia molecolare del Centro Provinciale di Igiene ed Epidemiologia di Villa Clara, per un totale di 10 nel paese.

Il primo caso è un cittadino cubano di 25 anni, residente nel municipio Santa Clara, provincia Villa Clara. Ha approdato al paese l’8 marzo di quest’anno proveniente da Madrid. Ha cominciato con sintomi il giorno 14, è andato al suo Consultorio Medico della Famiglia il giorno dopo, ed è stato ricoverato nell’Ospedale Manuel Fajardo della città di Santa Clara. Si mantiene isolato in questo centro con evoluzione soddisfacente fino al momento. Nel controllo del focolaio realizzato si sono scoperti cinque contatti, che sono stati isolati e sono stati incontrati asintomatici.

Il secondo caso è la cittadina cubana di 67 anni, residente nel municipio di Santa Clara, provincia Villa Clara. È arrivata al paese l’11 marzo di quest’anno, proveniente da New Jersey. Ha avuto i primi sintomi il giorno 12, è andata al suo Consultorio Medico della Famiglia il giorno 16. È stata diagnosticata come sospetta e ricoverata nell’Ospedale Manuel Fajardo di questa provincia. Nel controllo del focolaio realizzato hanno scoperto cinque contatti tutti isolati ed asintomatici. Si mantiene isolata con evoluzione soddisfacente fino al momento.

Il terzo caso corrisponde al cittadino statunitense di 77 anni che è arrivato sull’isola l’8 marzo di quest’anno, proveniente dalla California. Ha cominciato con sintomi il 14 marzo, è stato identificato dall’autista e dalla guida del gruppo turistico, con sintomatologia respiratoria mentre erano a Trinidad, provincia di Sancti Spiritus. È stato trasportato alla clinica internazionale di questa città all’alba del 15 marzo, è stato identificato come sospetto, ed è stato ricoverato nel Centro di Isolamento della provincia di Villa Clara. Nel controllo del focolaio realizzato hanno scoperto 10 contatti tutti isolati ed asintomatici. Si mantiene con evoluzione soddisfacente fino al momento.

 

da Cubadebate

 

traduzione di Ida Garberi

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Confermano due nuovi casi di COVID-19 a Cuba, sommano sette pazienti

Cubadebate (italiano) - Mer, 18/03/2020 - 03:59
Francisco Duran

Francisco Duran

Il direttore nazionale di Epidemiologia del Minsap, Francisco Alberto Duran Garcia, ha informato, nella Mesa Redonda, sulla presenza di due nuovi casi di COVID-19 nel paese. In totale sommano sette le persone diagnosticate con la malattia. In quasi tutti i contagi si mantiene la caratteristica che sono stati per contatto con qualche infettato straniero.   

Si tratta di due cittadini cubani, uno residente nel municipio di Camagüey, lavoratore di una nave da crociera. Ed un altro che vive a Guanabacoa, a L’Avana, la cui figlia è ritornata recentemente da Milano, e che si mantiene ancora in studio. Sei dei sette casi positivi evolvono favorevolmente, come le persone che sono state in contatto con loro. Il cittadino italiano continua in stato critico.

“Non possiamo parlare che esiste trasmissione, perché questo succederà quando incominciamo a trovare persone con presenza del virus, con o senza sintomi, che non abbiano avuto nessuna relazione con qualcuno dei pazienti infettati arrivati dall’estero o che abbia avuto contatti con questi stessi pazienti. Ci prepariamo per questa situazione”, ha concluso.

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Nicaragua: l’ultima minaccia USA

Altrenotizie.org - Mar, 17/03/2020 - 22:20

Mentre il mondo è impegnato nell’emergenza Coronavirus, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti qualche giorno fa ha approvato nel silenzio quasi generale una nuova legge che, se ratificata dal Senato, potrebbe comportare l’applicazione di ulteriori sanzioni punitive contro il governo del Nicaragua del presidente Daniel Ortega. L’iniziativa è stata promossa dal deputato cubano americano democratico ed ex repubblicano del New Jersey, Albio Sires, e ha ottenuto il consenso di tutti i suoi colleghi presenti in aula al termine di un “dibattito” durato complessivamente poco più di otto minuti.

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Siria, il boccone di traverso

Altrenotizie.org - Mar, 17/03/2020 - 21:56

Quasi 600 mila morti e undici milioni di profughi, un Paese distrutto. Teatro di una guerra di quarta generazione, con l’aspetto mediatico in assoluto rilievo rispetto ad altri conflitti. E’ il risultato di nove anni di guerra che l’Occidente ha dichiarato alla Siria. Stati Uniti, Inghilterra e Francia, con il sostegno diretto di Israele, Arabia Saudita e Turchia, per nove lunghissimi anni hanno scatenato un inferno di proporzioni inimmaginabili per abbattere il legittimo governo siriano. Nessuno di questi paesi è entrato per caso nel conflitto, men che mai con disinteresse.

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Confermato il quinto caso di COVID-19 a Cuba

Cubadebate (italiano) - Mar, 17/03/2020 - 01:49

coronavirus-banner-580px-580x150Diretta dal presidente della Repubblica, Miguel Diaz-Canel Bermudez, ed il primo ministro, Manuel Marrero Cruz, nel pomeriggio di questo lunedì ha avuto luogo un’altra riunione per dare seguito alla situazione del nuovo Coronavirus, nella quale il ministro di Salute Pubblica, Josè Angel Portal Miranda, ha confermato un nuovo caso positivo a COVID-19 a Cuba.  

Come ha informato il titolare, è un paziente cubano, di 63 anni, residente a L’Avana, municipio di Diez de Octubre, che è ritornato sull’Isola, proveniente dalla Spagna, il passato 8 marzo, i sintomi sono incominciati a manifestarsi l’11 ed è andato al medico il giorno 12, momento in cui è stato ricoverato. Fino ad oggi manifesta sintomi lievi e si sente stabile. Al rispetto il Ministero di Salute offrirà più dettagli nei differenti spazi informativi.

Il ministro di Salute ha puntualizzato che dal 25 gennaio fino ad oggi si accumulano 470 ricoveri e si trovano in vigilanza per attenzione primaria 21.968 pazienti. Alla chiusura della riunione si trovavano ricoverati per vigilanza epidemiologica 373 pazienti, dei quali 145 sono stranieri e 228 cubani.

D’altra parte, ha sottolineato che in 33 dei più di 139 paesi dove si è confermata la trasmissione del nuovo Coronavirus esiste una presenza della Collaborazione Medica Internazionale cubana, che è stata debitamente qualificata nelle sue rispettive brigate per fare fronte alla situazione.

Intanto, il capo di Stato ha insistito sul rigore con cui si deve lavorare in porti ed aeroporti; deve essere un lavoro sommamente preciso per la vigilanza con tutti gli stranieri che entrino al paese.

Inoltre, ha reiterato l’importanza delle azioni che realizzano i medici ed le infermiere della famiglia nello screening attivo della popolazione ed il seguito che si faccia nelle comunità, soprattutto degli anziani che vivono soli, per la cui protezione si sono approvate nuove misure.

di Yaima Puig Meneses, sito della Presidenza

da Cubadebate

tradotto da Ida Garberi

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Uno stato in esilio, il Saharawi, dove il deserto è il grande mare prosciugato (1)

Cubadebate (italiano) - Lun, 16/03/2020 - 22:20

saharawi“Non puoi spiegare il deserto a chi non ha gli occhi pieni di libertà, tramonti e malinconia”

(Fabrizio Caramagna)

 

Non è la prima volta che scrivo del popolo Saharawi, che stimo e rispetto per la sua resistenza e resilienza in condizioni critiche, senza purtroppo aver conosciuto di persona la loro terra. Questa volta presto le mie parole ad una carissima amica, Federica Cresci, che ha fatto una bellissima esperienza partecipando al viaggio “Missione 2020″ dell’Associazione Città Visibili dell’ARCI di Campi Bisenzio, (che collabora con Ban Slout Larbi, il circolo Legambiente Gli Amici del Lago, militanti delle Pubbliche Assistenze, Clowncare M’illumino d’immenso Onlus e dell’Auser) che si occupa di adozioni e sostegno a distanza di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, tra i più poveri dei campi profughi nel deserto algerino, indicati dalle Autorità della R.A.S.D. (Repubblica Araba Saharawi Democratica). Il gruppo che arriva nei campi è anche formato da studenti di medicina e medici giovani dell’Università di Tor Vergata, a Roma, che prestano servizio volontario e consegnano medicine negli ospedali dei campi profughi. I tre capi gruppo sono Nadia Conti (Città Visibili), Massimiliano Caligara (Legambiente) e Fabrizio Mazzinghi (Progetto Saharawi-Tor Vergata). Massimiliano Caligara e Claudio Cantù (CISP, Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli e incaricato della Rete di Solidarietà per il Popolo Saharawi) sono i responsabili del progetto “Acqua nel deserto”, che aiuta all’approvvigionamento dell’acqua nei campi profughi. Quest’anno gli interventi di solidarietà e cooperazione internazionale, che vengono sviluppati da tempo nel campo profughi di Ausserd, situato nel deserto algerino, si estenderanno anche a Tifariti, una delle sette “città” dei territori liberati del Sahara occidentale. Verrà attivato un progetto molto articolato, focalizzato – come i progetti degli anni precedenti – sulla raccolta e la gestione dell’acqua in territori desertici.

La guerra nel Sahara incomincia quando Spagna, nel 1975, ha ceduto l’amministrazione del Sahara Occidentale ai suoi limitrofi Marocco e Mauritania, mediante accordi illegali, dal punto di vista del diritto internazionale, dato che una potenza coloniale non può “cedere” un territorio colonizzato da lei ad altri Stati.

Dopo che la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha dichiarato che gli abitanti del Sahara Occidentale godevano del diritto di autodeterminazione che constava nelle risoluzioni delle Nazioni Unite (CIG, 1975), il re Hasan II ha iniziato una mobilitazione che passerebbe alla storia come la “marcia verde”, o per meglio dire la “marcia nera”, secondo i saharawi, per il suo saldo cruento e luttuoso, che ha implicato il trasferimento di circa 350 mila persone e 25 mila soldati verso la zona saharawi per occupare il territorio. Tutto ciò è stato accompagnato dai bombardamenti dell’aviazione marocchina con fosforo bianco e napalm contro i civili saharawi che intraprendevano l’esodo forzato verso il deserto algerino.

In quella cornice, varie migliaia di saharawi sono fuggiti verso Algeria ed il 27 febbraio 1976 il Fronte Polisario (braccio armato del popolo saharawi) ha proclamato la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). Nel 1979, Mauritania ha sottoscritto un accordo di pace coi combattenti della RASD e, da allora, è solo Marocco quello che continua affermando di avere una sovranità sulla zona, che include l’area alla quale Mauritania ha rinunciato.

Le forze marocchine e saharawi hanno continuato i combattimenti, fino al 1991, quando è stato firmato il cessate il fuoco e l’ONU ha creato la Minurso (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) che si sarebbe dovuta incaricare di mantenere la pace e di convocare un referendum di autodeterminazione. Tuttavia, a dispetto dei tentativi reiterati per portarlo a termine, il referendum – l’ultima data fallita è stata il 31 luglio 2000 – non si è mai realizzato e Marocco continua a proporre come soluzione al contenzioso, di offrire al territorio un regime di autonomia sotto l’ombrello della sovranità marocchina.

Attualmente, circa 165 mila saharawi vivono negli accampamenti dei rifugiati vicino a Tindouf (sud-ovest dell’Algeria), dipendendo maggiormente dall’aiuto umanitario e nell’attesa di potere esercitare quel diritto all’autodeterminazione proclamato ed avallato dalla comunità internazionale, attraverso decine di risoluzioni e dichiarazioni di varie delle sue distinte istanze e rappresentanti.

Nel 1980, Marocco ha cominciato a costruire un muro nel deserto per accerchiare parte del territorio del Sahara Occidentale, divide cioè i territori liberati dal Fronte Polisario dai territori occupati dal Marocco, con l’obiettivo di ostacolare -in pieno confronto armato – l’avanzamento dell’esercito saharawi del Fronte Polisario. La costruzione (distribuita in vari tratti) ha una lunghezza approssimata di 2720 chilometri ed è seminata con un numero sconosciuto, si parla tra 7 e 10 milioni, di mine antiuomo, che continuano attive oggigiorno.

Nadia Conti

Nadia Conti

“L’idea delle adozioni a distanza ci è venuta perché ci siamo accorti che molte volte quello che noi, come associazioni, portavamo nel deserto non era quello che esattamente il popolo sarahawi aveva bisogno davvero, per quanto tutti, io da Campi Bisenzio, altri da Prato, principalmente dalle amministrazioni della regione Toscana, lo facessimo totalmente senza interessi. Allora, lavorando fianco a fianco con i funzionari della RASD, abbiamo deciso che era importante aiutare i giovani affinché possano raggiungere un po di autonomia per poter studiare. Dal 2016 abbiamo adottato già 198 bambini, coinvolgiamo le famiglie italiane adottive affinché conoscano la realtà saharawi, affinché possano aiutarci   a denunciare il muro della vergogna che divide il Sahara Occidentale, occupato illegalmente dal Marocco, dai territori liberati dal popolo saharawi. La maledizione di questo popolo è che sotto la loro terra ci sono ricchezze immense ed anche il mare di fronte alle loro coste è un enorme fonte di guadagno per Marocco, che fa affari d’oro con gli stati europei e non solo!”.

Chi sta raccontando la sua esperienza è Nadia Conti, che si emoziona molto mentre ricorda, in un dialogo con Federica, che è una vergogna enorme che il popolo saharawi stia aspettando da 43 anni un referendum per decidere se saranno autonomi o no dal Marocco, che l’ONU non faccia nulla per difendere questo popolo senza identità, senza la libertà di muoversi dai campi profughi (che per fortuna esistono nel deserto algerino) e che solo Cuba aiuta nello studio, totalmente gratuito: dall’isola ribelle sono usciti migliaia di medici saharawi che ritornano ai campi per aiutare i loro fratelli.

“Ci chiamiamo Città Visibili parafrasando il titolo di un libro di Italo Calvino, Città Invisibili, perché il nostro impegno è rendere visibili quei popoli che nessuno ascolta, gridare il loro disagio, la loro rabbia, la mancanza dei diritti, l’amore, la passione, l’allegria, ingredienti indispensabili per restare umani. Abbiamo anche aderito all’ARCI (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana) perché anche noi approviamo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, pratichiamo la solidarietà internazionale e rappresentiamo i valori democratici della Resistenza Italiana contro il fascismo”.

“Abbiamo deciso di portare nei campi profughi giovani studenti di medicina o comunque giovani medici perché abbiamo visto che sono entusiasti di questo lavoro di solidarietà, forse perché siamo rimasti tra i pochi che riescono a trasmettere, in questo sistema disumano, la generosità e la disponibilità verso il prossimo che soffre e il volontariato gratuito”.

Nadia termina la sua chiacchierata confessando “che si sono formate tante alleanze perché è la magia del deserto che fa incontrare le persone disinteressate, che ci infiamma i cuori, e ci ha permesso di conoscere Cuba, con il suo esercito di medici ed educatori, una piccola isola che esporta solidarietà, dove gli altri esportano armi. Questo è un messaggio che innamora, ed anche io, con 60 anni, grazie a Cuba mi convinco, una volta di più, che questa è l’unica via possibile per un futuro migliore”.

Federica Cresci

Federica Cresci

Federica invece mi racconta che ha deciso di associarsi a Città Visibili perché rispetta molto il lavoro di Nadia Conti, che considera un’attivista con un cuore puro, che dal 1996, percorre il deserto dei campi profughi saharawi per stendere la sua mano disinteressata a questo popolo. “Fin da ragazza ho amato il Che Guevara, ho conosciuto il suo pensiero attraverso i suoi scritti ed i suoi libri e mi sono convinta che aveva ragione quando diceva che un’economia socialista non potrà mai instaurarsi completamente senza la costruzione dell’Uomo Nuovo. Per questo mi sono dedicata alla gioventù e mi sono laureata in Pedagogia, con la speranza di costruire una coscienza nei miei alunni basata sui valori più positivi di condivisione e di solidarietà. Per completare la mia preparazione ho studiato in un corso di spagnolo per stranieri a L’Avana e mi sono incorporata nel gruppo di lavoro dell’ambasciata cubana a Roma per 20 anni. Questo più di un lavoro è stata una crescita importante nella mia fede politica e nei miei valori etici e morali, devo molto al popolo cubano”. “Ed ora con questo viaggio sto conoscendo la resistenza del popolo saharawi, che come il cubano od il palestinese, vengono calpestati quotidianamente dall’imperialismo, che sia marocchino, statunitense o israeliano, che però non ha mai potuto dominarli. Combattono duramente per conservare la loro identità, la loro cultura ed il loro diritto all’autodeterminazione. Qui nei campi profughi mi ha colpito l’allegria che conserva questa popolo e la capacità di condividere anche quel poco che hanno con estrema naturalezza e disponibilità”. “Sono stati molti i momenti emozionanti in questo viaggio nel deserto, voglio ricordare quando abbiamo incontrato la brigata dei medici cubani che prestano il loro servizio negli ospedali di Ausserd e di Rabuni, grazie alla mediazione della dottoressa Aleida Guevara March, la figlia del Guerrigliero Eroico, Ernesto Che Guevara. È stato molto bello vedere i medici cubani con quelli italiani di Tor Vergata e quelli saharawi conversare tra loro e creare ponti di solidarietà.

 

 

 

il dottor Hector Mendez Lopez con la maglietta rossa

il dottor Hector Mendez Lopez con la maglietta rossa

Il capo della brigata dei medici cubani, il dottor Hector Mendez Lopez, mi ha raccontato che gli ultimi saharawi laureati a Cuba in medicina stanno studiando un master in medicina generale integrale nei campi profughi, grazie alla brigata dei medici cubani, per allestire poi consultori medici famigliari, grazie ad un progetto scritto e pensato dal Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz”. Federica continua raccontando che il popolo cubano ha anche una brigata di educatori nell’Istituto Simon Bolivar, nella città di Smara, per bambini delle elementari e ragazzi delle medie. Uno degli obiettivi è cercare di coinvolgere negli studi anche le bambine e le ragazze, che purtroppo molte volte sono discriminate rispetto ai maschi. Però Federica ci tiene a specificare che le donne hanno anche un ruolo importante nello stato, occupano cariche di dirigenza ed hanno anche uno spazio chiamato La Casa delle Donne, gestito solo da loro, con attività politiche e culturali e diretto dalla prima donna saharawi laureata ad Algeri in Ingegneria Aeronautica.

 

(continuerà)

di Ida Garberi

foto dal facebook di Nadia Conti e Federica Cresci

 

 

 

 

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Bloody Boris

Altrenotizie.org - Dom, 15/03/2020 - 19:36

Invece di combattere per gli inglesi, Boris Johnson ha deciso di abbandonarli al coronavirus. “Moriranno molti dei nostri cari”, ha detto la settimana scorsa in conferenza stampa. Parole drammatiche, a cui però non ha fatto seguito l’annuncio di misure per restringere il contagio e limitare i decessi.

Il motivo? Tutto nasce da una teoria di Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico del primo ministro britannico. L’idea è di un cinismo senza precedenti: secondo il Baronetto, quando il 60% dei cittadini avrà contratto il coronavirus, il Paese svilupperà un’immunità di gregge che limiterà i danni nel lungo periodo. Vallance ritiene inoltre che contenere l’epidemia sia impossibile, perciò tanto vale arrendersi in partenza e lasciare che la malattia faccia il suo corso, sterminando centinaia di migliaia di inglesi.

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Il virus del neo-liberismo

Altrenotizie.org - Dom, 15/03/2020 - 12:51

Il rapido evolversi della crisi legata al Coronavirus sta mettendo di fronte l’Italia e molti altri paesi del pianeta alla seria eventualità di un collasso dei sistemi sanitari, già devastati da decenni di tagli alla spesa pubblica. Quasi ovunque, tuttavia, i governi stanno adottando misure che, sia pure con gradi di serietà ed efficacia anche molto differenti, risultano inadeguate a contenere la diffusione rapida della malattia e a proteggere la salute di decine di milioni di persone. Questo fallimento annunciato non dipende tanto – o non solo – dall’incompetenza dei governi, quanto principalmente dall’inadeguatezza del capitalismo a rispondere a crisi che minacciano le fondamenta stessa della società.

Le priorità dei governi nella gestione della crisi in corso sono risultati evidenti da molte iniziative prese in questi giorni a livello globale. Negli Stati Uniti, il sostanziale atteggiamento di indifferenza del presidente Trump per la diffusione, quasi sicuramente sottostimata, dell’epidemia e le trattative al Congresso per un inadeguato pacchetto di aiuti a popolazione e imprese contrasta in maniera drammatica con il tempestivo intervento delle autorità federali a favore del sistema finanziario.

Giovedì, infatti, la Federal Reserve ha messo a disposizione qualcosa come 1.500 miliardi di dollari alle banche americane sotto forma di prestiti a breve scadenza per “far fronte alle perturbazioni altamente insolite dei mercati a causa del Coronavirus”. Se utilizzata per rispondere prontamente all’epidemia, questa cifra sarebbe stata abbondantemente sufficiente a contenere gli effetti devastanti a cui il mondo sta assistendo.

Anche in Italia, le decisioni “drastiche” prese dal governo hanno lasciato in larga misura aperte le fabbriche di tutto il territorio, ostentando l’introduzione di norme di comportamento e “misure di sicurezza” teoricamente obbligatorie per giustificare l’obbligo imposto ai lavoratori di rischiare il contagio. Al primo posto continua d’altronde a esserci la salvaguardia di profitti e quote di mercato delle aziende.

A confermare questa realtà è stato lo stesso presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, il quale in un’intervista al Corriere della Sera di venerdì ha chiesto all’Europa un intervento per chiudere tutto il sistema produttivo del continente. Infatti, se a fermarsi fossero solo le imprese italiane, le fette di mercato di queste ultime potrebbero essere accaparrate dai loro concorrenti. Per Bonometti, inoltre, gli scioperi spontanei diffusi nei giorni scorsi sarebbero “irresponsabili” e ha invitato perciò i sindacati a fare di più per contenere le tensioni e riportare la disciplina tra i lavoratori.

In paesi dove la situazione tra qualche giorno o settimana potrebbe risultare molto simile a quella italiana le decisioni dei governi appaiono ugualmente insufficienti e la prudenza dipende quasi sempre, da un lato, dall’incapacità di reperire risorse da tempo sottratte deliberatamente alle necessità della popolazione e, dall’altro, dal timore di interferire con gli interessi del business. In Francia, il presidente Macron ha annunciato una chiusura parziale delle attività, ma nessuna misura importante è stata presa per effettuare test di positività su larga scala o per mettere a disposizione maggiori risorse al sistema sanitario.

In Germania, qualche giorno fa la cancelliera Merkel aveva rilasciato una dichiarazione agghiacciante nella quale prospettava una diffusione del contagio nel suo paese al 60% o al 70% della popolazione, senza tuttavia offrire soluzioni concrete, ma mettendo soltanto in guardia dal rischio che la sanità tedesca possa essere travolta nelle prossime settimane. Le implicazioni delle parole della Merkel sono di un numero enorme di decessi, verosimilmente anziani, per i quali le cure potrebbero essere limitate in maniera drastica, in modo da non “sovraccaricare” il sistema sanitario.

Ancora più incredibile è stata la reazione del governo britannico di estrema destra del primo ministro, Boris Johnson. Quest’ultimo, membri del suo gabinetto e “consiglieri scientifici” stanno promuovendo l’incredibile tesi della “immunità di gregge” nella popolazione che, in termini concreti, consiste nell’applicare il culto del neo-liberismo alla pandemia in corso, lasciando milioni di persone esposte al virus e a morte certa.

Prima di fare una parziale e umiliante marcia indietro con alcune misure ancora una volta inefficaci, Johnson ha così avvisato che nel Regno Unito “numerosissime famiglie finiranno per perdere i loro cari prima del tempo”. Ancora più rivelatrici sono state le dichiarazioni di altri esponenti del governo di Londra e di commentatori vicini ai conservatori. Il “capo consigliere scientifico” di Downing Street, Patrick Vallance, ha spiegato che il governo non dovrebbe cercare di evitare che il Coronavirus infetti la popolazione e provvedimenti di questo genere “non sono nemmeno desiderabili”.

L’editorialista del Daily Telegraph, Jeremy Warner, ha ammesso invece apertamente quello che in molti stanno già pensando all’interno delle classi dirigenti di tutto il mondo, cioè che il COVID-19 “potrebbe addirittura avere effetti moderatamente benefici nel lungo periodo, eliminando in maniera selettiva e sproporzionata gli anziani dipendenti” dal welfare.

Ancora negli Stati Uniti, le misure più incisive hanno a che fare finora con lo stop ai voli provenienti dall’Europea, anche se il virus è ormai da tempo sul suolo americano e pochi sforzi si stanno facendo in modo serio per contenerne la diffusione. La scelta di mettere un integralista cristiano e anti-evoluzionista, come il vice-presidente Mike Pence, alla guida dello sforzo anti-Coronavirus la dice d’altra parte lunga sulle intenzioni di un’amministrazione che vanta già un lungo elenco di iniziative anti-scientifiche.

Il governo USA ha stanziato appena 50 miliardi di dollari per combattere l’epidemia. Qualche restrizione ai movimenti sul territorio americano potrebbe essere invece decisa nel prossimo futuro, mentre altre modeste misure prevedono, tra l’altro, interventi a favore di quanti perderanno o hanno già perso il lavoro a causa del Coronavirus e per garantire qualche giorno di congedo pagato ad alcuni lavoratori dipendenti.

In una conferenza stampa dalla Casa Bianca per annunciare le misure contro il COVID-19, venerdì Trump ha significativamente invitato svariati “CEO” di compagnie private con interessi nel settore sanitario. Tutte saranno coinvolte nello sforzo che il governo metterà in atto, a cominciare dalla campagna per sottoporre a test di positività i soggetti o, per meglio dire, una minima parte di coloro che presentano sintomi sospetti.

In sostanza, la Casa Bianca continuerà a muoversi in due direzioni, la prima per cercare di minimizzare, anche per fini elettorali, l’impatto del COVID-19 e la seconda per assicurare ai grandi interessi economico-finanziari che l’emergenza sarà un’altra occasione per fare affari sulla pelle degli americani.

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Pechino: l’esercito degli USA avrebbe portato il coronavirus in Cina

Cubadebate (italiano) - Sab, 14/03/2020 - 02:31
Zhao Lijian, portavoce del minrex cinese

Zhao Lijian, portavoce del minrex cinese

La cancelleria cinese dice che l’esercito statunitense avrebbe potuto portare il coronavirus nella città cinese di Wuhan, che è stata la più colpita dal focolaio.

“Quando c’è stato il paziente zero negli Stati Uniti? Quante persone si sono infettate? Come si chiamano gli ospedali? Potrebbe essere l’Esercito degli USA quello che ha portato l’epidemia a Wuhan? Dovete essere trasparenti! Rendete pubblici i vostri dati! Ci dovete una spiegazione!”, ha scritto questo giovedì il portavoce del Ministero degli Esteri cinesi, Zhao Lijian, nel suo account in Twitter.

Il portavoce cinese ha aggregato anche che il direttore dei Centri per il Controllo e la Prevenzione di Malattie (CDC, per le sigle in inglese) degli USA, Robert Redfield, ha ammesso mercoledì, durante il Comitato di Supervisione della Camera di Rappresentanti che qualche statunitense apparentemente è morto di influenza e sono risultati positivi per il nuovo coronavirus nella diagnosi postuma.

“Alcuni morti per influenza in realtà erano positivi al COVID-19”, ha ammesso Robert Redfield di CDC degli USA nella Camera dei Rappresentanti. Gli Stati Uniti hanno riportato 34 milioni di casi di influenza e 20.000 morti. Quanti di questi erano relazionati con COVID-19?”, ha chiesto.

Inoltre, Zhao ha citato Redfield, che ha detto che “alcuni casi che sono stati diagnosticati previamente come influenza negli Stati Uniti erano in realtà COVID-19.”

Davanti a questo panorama, il portavoce ha catalogato “assolutamente scorretto ed inappropriato” chiamare questo virus come “il coronavirus cinese” quando la sua origine è statunitense.

Nonostante alla fine di dicembre scorso cominciasse il nuovo coronavirus nella città cinese di Wuhan, l’origine del focolaio del virus rimane ancora un enigma.

Philip Giraldi, ex funzionario della CIA, pensa che il suo paese potrebbe avere “creato” il temuto virus, in collaborazione con Israele, come un’arma di guerra biologica per danneggiare Cina ed Iran. Le sue dichiarazioni si sommano a varie analisi che non scartano il ruolo degli USA in questa epidemia, che è stata già catalogata come pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS).

testo e foto da Hispantv

traduzione di Ida Garberi

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Scoperto quarto caso positivo a Cuba di COVID-19

Cubadebate (italiano) - Ven, 13/03/2020 - 02:14

coronavirus-banner-580px-580x150Un cubano residente a Villa Clara è il quarto caso positivo alla malattia COVID-19. Il cittadino è sposato con una boliviana residente a Milano, che è arrivata a Cuba alla fine di febbraio asintomatica, ma stava incubando la malattia.

Ambedue sono internati nell’IPK, benché le prove abbiano dato negative per la donna e positive per l’uomo.

Sia il cittadino cubano come i tre italiani anteriormente identificati come portatori della malattia continuano ad essere curati e non presentano pericolo per le loro vite.

(Notizia in Costruzione)

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Cuba protegge le sue missioni diplomatiche all’estero dal Covid-19

Cubadebate (italiano) - Ven, 13/03/2020 - 00:05

APP_Bruno_03-580x330Il ministro di Relazioni Estere di Cuba, Bruno Rodriguez Parrilla, ha assicurato in Twitter che sia dentro il paese come nelle Ambasciate e Consolati della nazione antillana all’estero, si sono prese le misure necessarie di prevenzione e controllo di fronte al Covid-19.

Rispetto alle missioni cubane all’estero, il Cancelliere ha informato che mantengono comunicazione permanente, ed ha ratificato che nelle rappresentazioni diplomatiche non ci sono casi di colpiti dal nuovo coronavirus.

“Cuba prende misure necessarie di prevenzione e controllo di fronte al Covid-19. Le abbiamo prese anche nelle nostre Ambasciate e Consolati, con le quali manteniamo comunicazione permanente e seguiamo il nostro personale all’estero, e tra loro non si registrano casi di coronavirus”, ha scritto nel twitter.

Per esempio, l’ambasciata di Cuba in Italia ha annunciato questo mercoledì la sospensione dei servizi consolari con presenza fisica dell’interessato fino al 3 aprile prossimo, in corrispondenza con le misure applicate dal governo di quel paese europeo di fronte al Covid-19.

da Cubadebate-preso da ACN

traduzione di Ida Garberi

foto: Abel Padron Padilla/Cubadebate

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IPK riporta come positivi al COVID-19 tre turisti italiani che si alloggiavano in Trinidad

Cubadebate (italiano) - Gio, 12/03/2020 - 02:16

ultimo-minuto-1Tre turisti italiani che erano entrati al paese lo scorso 9 marzo ed erano alloggiati in un ostello in Trinidad sono risultati positivi al nuovo coronaviris in esami effettuati dall’Istituto di Medicina Tropicale Pedro Kourì (IPK).

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

 

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