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Antonio Ingroia in Ecuador come difensore di Correa nel processo Balda

Cubadebate (italiano) - 8 ore 18 min fa

IngroiaMartedì 18 settembre viene sospesa l’udienza preliminare per il caso Balda. L’ha disposto la giudice Daniella Camacho. La decisione è stata presa affinché le parti processuali abbiano più tempo per analizzare le prove presentate dalla Procura Generale per due dei sei imputati.

All’udienza preliminare, realizzatasi presso la Corte Costituzionale di Quito, erano presenti gli avvocati internazionali che, in nome del Presidente Rafael Correa (uno dei sei imputati), assistono alle fasi processuali. Tra gli avvocati c’era anche l’ex pm di Palermo, Antonio Ingroia che oggi esercita la professione di avvocato di diritto penale in varie città italiane.

Da qualche mese è componente di un pool di osservatori internazionali composto da: Christophe Marchand, Jacopo Buffarini, Caupolicán Ochoa, David Araméndiz, i quali stanno analizzando gli atti d’accusa contro l’ex Presidente della Repubblica dell’Ecuador, in relazione al presunto sequestro di persona nei confronti del politico F. Balda.

Ingroia, dopo aver analizzato le carte processuali, dichiara di non incontrare – nella sostanza – nessuna prova che accerti la responsabilità penale di Rafael Correa per il reato presuntamente commesso. “Non ci sono intercettazioni telefoniche, non ci sono tracce che confermino che la responsabilitá di Correa nel presunto sequestro. Invece, c’è una manipolazione del diritto penale, del diritto processuale e del diritto della prova. C’è una chiara strumentalizzazione politica della giustizia nei confronti dell’ex leader dell’Ecuador. Ci troviamo di fronte ad un’accusa grave e per di più fragile”.

Secondo l’avvocato italiano il processo – contro l’ex Presidente – rappresenta un colpo di stato giuridico. In America Latina nello stesso periodo vengono processati i massimi rappresentanti dei governi progressisti che hanno ostacolato le potenti lobby legate alle oligarchie locali ed internazionali. È accaduto in Ecuador con i casi Glass e Correa ed è avvenuto in altri paesi del continente come in Brasile (casi Lula e Rousseff), in Argentina (caso C. Kirchner) e in Paraguay (caso F. Lugo).

Rafael Correa viene accusato del reato di sequestro semplice dell’ex parlamentare Fernando Balda. Il sequestro sarebbe avvenuto in territorio colombiano il 13 agosto del 2012 con il coinvolgimento di agenti di inteligence ecuatoriani infiltrati e di un ufficiale di polizia colombiano che avrebbero agito sotto i comandi dell’ex Presidente Correa.

Secondo il principio di colpevolezza e secondo il diritto penale internazionale una persona può essere processata quando si riscontrano elementi che accertino la responsabilità dello stesso accusato. Qui c’è una violazione di tale diritto. In tal caso, bisogna rispondere in due modi. Innanzitutto, si deve attivare una mobilitazione dell’opinione publica internazionale, e poi bisogna evitare la politicizzazione della magistratura. Attualmente lo stato di diritto in Ecuador, è in pericolo”, conclude Ingroia.

di Davide Matrone, da L’AntiDiplomatico

Categorie: News

Non c’è crisi umanitaria in Venezuela

Cubadebate (italiano) - Mar, 18/09/2018 - 20:11

nocrisiumanitariaNon abbiamo bisogno  di aiuti umanitari. Ciò che chiediamo è che gli Stati Uniti, il Canada e l’Unione europea revochino il blocco finanziario e commerciale contro il popolo venezuelano; che si abroghino le misure coercitive unilaterali e illegali. Che finisca  l’attacco alla nostra moneta. Che le aziende farmaceutiche transnazionali residenti in Venezuela, nessuna delle quali ha chiuso i battenti, forniscano dall’interno del territorio i farmaci di cui i venezuelani hanno bisogno.

Il principe giordano, Alto Commissario uscente del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, che deve sapere molto sulla monarchia ma poco sulla democrazia, ha fatto innumerevoli tentativi per giustificare un intervento umanitario nel nostro paese. L’ultima cosa era di consegnare, senza il mandato dei paesi membri del Consiglio, un rapporto che dal titolo “Violazione dei diritti umani in Venezuela” mostra parzialità.

Questa relazione, priva di qualsiasi rigore, è servita a presentare un progetto di risoluzione alla 39a sessione del Consiglio dei diritti umani che cerca di gettare le basi per un intervento “umanitario” in Venezuela, la stessa procedura seguita in Libia, attualmente distrutta e in conflitto armato.

È irresponsabile affermare che c’è una crisi umanitaria in un paese come il Venezuela che, nonostante le aggressioni economiche, ha costruito più di 2 milioni di case negli ultimi 5 anni; sta sviluppando un piano di vaccinazione con più di 11 milioni di dosi applicate. In cui 3 milioni di bambini godono di piani di vacanza e più di 8 inizieranno l’anno scolastico. Che nessuna scuola o università è stata chiusa. In un paese in cui il cibo sovvenzionato è distribuito a 6 milioni di famiglie.

È contraddittorio descrivere come crisi umanitaria un paese il cui tasso di disoccupazione è inferiore al 6%, le sue esportazioni sono aumentate del 17% tra il 2016 e il 2017 e, secondo la CEPAL, continua ad essere in cima alla lista dei paesi meno disuguali della regione.

I 47 paesi membri del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che votano a favore di questo progetto di risoluzione avranno la responsabilità storica di un eventuale intervento “umanitario” in Venezuela, che è la stessa cosa che dire, violare la pace di un intero continente.

di Pasqualina Curcio

da Nuestra America

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Díaz-Canel: Cuba non rinuncia alla sua sovranità e non accetta imposizioni dagli Stati Uniti

Cubadebate (italiano) - Mar, 18/09/2018 - 04:38

Entrevista-DiazCanelDa oltre mezzo secolo Cuba si trova ad affrontare gli attacchi senza esclusione di colpi provenienti dall’ingombrante vicino del nord. Quegli Stati Uniti che vorrebbero affossare il socialismo nella ‘Mayor de las Antillas’, costi quel che costi. A tal proposito Cuba ha dovuto respingere tentativi di invasione armata, soffrire attentati e affrontare un illegale blocco economico diretto a strangolare l’economia. 

Nonostante tutto, però, Cuba continua a resistere ed è pronta a dialogare. Purché non sia condizionata la sovranità nazionale. Come spiegato dal presidente Miguel Díaz-Canel, ai microfoni di teleSUR intervistato da Patricia Villegas, che presiede e dirige l’emittente sudamericana. «Non accettiamo imposizioni», afferma il presidente cubano, «figuriamoci dagli Stati Uniti».

«Se questo atteggiamento aberrante del governo degli Stati Uniti contro Cuba viene mantenuto, non ci sarà nessun dialogo».

Il nuovo presidente ha sottolineato che il suo governo è in perfetta continuità con i governi presieduti da Raúl e Fidel Castro, ossia «un governo del popolo, per il popolo».

 

Attualizzazione del modello

 

Proprio per questo Cuba si trova nel bel mezzo di una fase di aggiornamento del modello economico e sociale. «Siamo giunti alla conclusione che dobbiamo aggiornare il nostro modello economico e sociale nelle condizioni del blocco», spiega Díaz-Canel, aggiungendo che non vi sarà nessuna rinuncia da parte di Cuba alla propria ideologia o ai valori della Rivoluzione: «Quelli più preoccupati se sarà socialismo o comunismo, non sono i cubani, ma i detrattori dall’estero».

Questo avviene perché «c’è tanta saggezza nel popolo cubano, c’è tanta responsabilità nel modo in cui il popolo affronta il dibattito».

L’aggiornamento prevede anche l’unione tra persone dello stesso sesso. «Io sostengo che non ci debba essere nessun tipo di discriminazione», ha spiegato il presidente che al contempo ha evidenziato come questa sia la sua posizione, mentre «l’ultima parola sarà data dal mandato popolare e dalla sovranità del popolo».

 

Campagna internazionale contro la riforma costituzionale

 

L’ultima campagna di discredito e diffamazione a livello internazionale si sviluppa in relazione alla riforma costituzionale in cui è impegnata Cuba. Un processo che culminerà con un voto nel febbraio del 2019. Le forze controrivoluzionarie fanno appello al non voto, ma il presidente ha affermato che questa campagna “non risponde a un progetto di sviluppo nazionale”. L’unico obiettivo è quello di «frammentare» l’unità del popolo cubano.

 

Un embargo che colpisce il popolo cubano

 

Cuba è sottoposta da oltre sessant’anni a un criminale embargo, anche conosciuto come ‘bloqueo’, che impedisce il normale sviluppo dell’isola e colpisce le condizioni di vita della popolazione.

Díaz-Canel, a tal proposito, ha affermato che questo è «il principale ostacolo allo sviluppo del paese, la cosa che più colpisce la vita quotidiana di cubane e cubani, e anche la vita economica e sociale della nazione è il blocco imposto dagli Stati Uniti, una pratica brutale.

Il presidente ha poi affermato che i cubani vogliono vivere nelle normali condizioni di qualsiasi paese. «Non siamo una minaccia per nessuno, abbiamo una volontà e una vocazione per la giustizia sociale, per costruire un paese migliore», ma questo viene impedito proprio dal bloqueo imposto dall’impero.

 

«Il Venezuela resiste alla guerra non convenzionale»

 

Blocco economico, minacce di invasione, sostegno al golpismo. In questa fase storica le azioni statunitensi si intensificano, proprio come contro Cuba, per rovesciare il governo socialista guidato da Maduro in Venezuela. Ma secondo Miguel Díaz-Canel, nonostante il Venezuela sia «aggredito nella più alta espressione di guerra non convenzionale», con il paese strangolato da un «blocco economico e finanziario», i venezuelani «stanno resistendo e vincendo».

per vedere il video dell’intervista clikka qui

da L’AntiDiplomatico

foto: Rolando Segura

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Famose personalità appoggiano campagna per la liberazione di Lula

Cubadebate (italiano) - Sab, 15/09/2018 - 03:40

Lula-libreFamose personalità a livello internazionale sostengono oggi una campagna per la libertà dell’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, da aprile prigioniero politico nella Sovrintendenza della Polizia Federale a Curitiba. L’iniziativa, promossa dall’Internazionale Guevarista, che raggruppa varie organizzazioni politiche nella regione, è diretta dai premi Nobel della Pace, Adolfo Perez Esquivel e l’Alternativo della Pace, Martin Almada, l’ex candidata presidenziale colombiana Piedad Cordoba, ed i politologi latinoamericani Stella Calloni ed Atilio Boron, tra gli altri.

Un documento intitolato “Dichiarazione di Solidarietà con il Prigioniero Politico Luiz Inacio Lula da Silva”, con centinaia di adesioni in tutto il mondo e tradotto in varie lingue, segnala che Lula è stato condannato senza prove ad oltre 12 anni di prigione per “un atto di ufficio indeterminato di corruzione”, dal giudice federale Sergio Moro.

Ha precisato che questa sentenza ha il chiaro obiettivo politico di escludere il fondatore e leader storico del Partito dei Lavoratori (PT) dalla contesa nelle urne prevista per l’ottobre prossimo in Brasile.

“Fedeli ai principi di solidarietà ed internazionalismo propri di Ernesto Che Guevara, condanniamo fermamente l’ingiusta decisione del Tribunale Superiore Elettorale (TSE) che viola i diritti civili e politici di Lula e facciamo un appello a tutte le organizzazioni internazionaliste e di sinistra a sommarsi a questa campagna”, conclude il documento.

Bisogna anche ricordare che, il 17 agosto scorso, il Comitato dei diritti umani dell’ONU ha indicato allo Stato brasiliano che Lula doveva avere garantito il pieno esercizio dei suoi diritti politici, perfino quelli inerenti alla sua candidatura presidenziale, “fino a che tutti i ricorsi in sospeso di revisione contro la sua condanna si siano completati, con un procedimento giusto”.

Tuttavia, il 1º settembre scorso, per maggioranza di voti, il TSE si è rifiutato di accettare la risoluzione ed ha declinato di registrare la candidatura presidenziale, oltre a dare un termine di 10 giorni alla coalizione “El pueblo feliz de nuevo” affinché rimpiazzasse il suo nome nelle urne elettroniche.

Davanti a questa situazione, la Dirigenza Nazionale del PT ha avvallato all’unanimità l’11 settembre la nomina di Fernando Haddad come nuovo candidato presidenziale di questa forza in sostituzione dell’ex dignitario brasiliano.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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Rafael Correa denuncia la brutale guerra economica contro il Venezuela

Cubadebate (italiano) - Ven, 14/09/2018 - 05:03

Correa«Il Venezuela è sottoposto a una brutale guerra economica, misure che vanno contro il diritto internazionale e provocano sofferenze alla popolazione, ma nessuno può negare i progressi sociali in Venezuela, Ecuador, Brasile, Bolivia e Argentina». A parlare è Rafael Correa, economista, ma soprattutto ex presidente dell’Ecuador. Un paese rinato grazie a Correa e la Revolucion Ciudadana da lui promossa. Un processo politico e sociale adesso a forte rischio visto che il nuovo presidente Lenin Moreno ha effettuato un clamoroso voltafaccia politico. Poco a poco, infatti, sta smantellando quanto era stato costruito sotto la gestione di Correa. ‘La decada ganada’ come si suol dire in Ecuador, in contrapposizione alla ‘larga noche neoliberal’ che aveva devastato il paese.

L’ex presidente ecuadoriano è stato intervistato agli inizi di settembre dall’eurodeputato spagnolo e giornalista Javier Couso. Una conversazione che gli ha permesso di mettere in luce le conquiste del continente latinoamericano in materia economica e sociale. In un tornante cruciale per il futuro del Sudamerica.

Grazie ai governi socialisti e progressisti della regione, afferma Correa, «siamo divenuti leader mondiali nella trasformazione della matrice energetica, della riforma fiscale, dell’università e del progresso educativo». Sottolineando le virtù dei governi socialisti della regione, impegnati per affermare i diritti dei popoli e gli interessi fondamentali delle masse popolari. Un vero e proprio movimento di liberazione dell’intera regione, il cui precursore fu il Comandante Hugo Chávez.

Risultati particolarmente evidenti proprio in Ecuador dove, spiega Rafael Correa, «abbiamo raddoppiato le dimensioni dell’economia, siamo passati dall’essere un paese a basso reddito a un reddito medio secondo la Banca Mondiale». Mentre adesso, con la nuova gestione di Moreno, il paese rischia di fare un balzo indietro di vent’anni, quando l’Ecuador si trovava sottoposto ai guasti provocati dalle scellerate politiche neoliberiste. Un vero e proprio flagello per l’intera regione.

da L’AntiDiplomatico

per vedere il video clikka qui

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20 anni fa sono stati arrestati a Miami i Cinque Antiterroristi Cubani

Cubadebate (italiano) - Gio, 13/09/2018 - 04:11

cinco-heroes-asamblea-cubaIl 12 settembre 1998, Cinque cubani furono detenuti, negli USA, per l’unico “delitto” di combattere il terrorismo che, da quel paese, si era eseguito, impunemente, contro Cuba per decenni. L’8 giugno 2001, René, Antonio, Fernando, Gerardo e Ramon ricevettero un ingiusto verdetto di colpevolezza, dopo un truccato e lungo processo a Miami, la città dove non avrebbero mai dovuto essere giudicati.

Cubadebate ricorda oggi la lettera in cui, dopo quasi tre anni di forzato silenzio a causa delle circostanze del processo, questi uomini hanno rivelato le loro identità e le ragioni delle loro agire:

Messaggio dei Cinque al popolo degli Stati Uniti

Lettera inviata il 17 giugno 2001 da Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero, Fernando González e René González

Cinque cubani leali al loro popolo, che per 33 mesi e 5 giorni abbiamo subito una severa prigionia nelle celle di un carcere di un altro paese le cui autorità sono ostili al nostro, e dove siamo stati giudicati dopo un lungo e scandaloso processo mediante procedure, metodi ed obiettivi di carattere assolutamente politici e sotto un vero diluvio di malintenzionata e fraudolenta propaganda, abbiamo deciso dirigerci direttamente al popolo nordamericano per fargli sapere che siamo stati vittime di una colossale ingiustizia.

Siamo stati accusati di mettere in pericolo la sicurezza USA, imputandoci numerose accuse, ed addirittura delitti come cospirazione per assassinare ciò che, per sua indiscutibile falsità, non furono né potranno essere provati, per cui possiamo essere sanzionati con decine di anni di carcere ed all’ergastolo.
Una giuria costituita a Miami, e questo lo spiega da sé, ci ha dichiarato colpevoli di tutte le accuse che ci sono state imputate.

Siamo patrioti cubani che mai abbiamo avuto l’intenzione di danneggiare i valori del popolo nordamericano, né la sua integrità; tuttavia, il nostro piccolo paese, che ha eroicamente sopravvissuto per 40 anni alle aggressioni e minacce alla sua sicurezza, ai piani di sovversione, sabotaggi ed alla destabilizzazione interna, ha tutto il diritto di difendersi dai suoi nemici, che utilizzano il territorio USA per pianificare, organizzare e finanziare atti terroristici in violazione delle stesse leggi interne che li proibiscono.

Abbiamo il diritto alla pace, al rispetto della nostra sovranità e dei nostri interessi più sacri.
Siamo stati in questo paese per più di quattro anni e sempre ci chiediamo perché non possiamo vivere in pace entrambi i popoli, perché interessi meschini di una estrema destra, compresi gruppi ed organizzazioni terroristiche di origine cubana, possono rarefare l’atmosfera tra i due popoli che, per la loro vicinanza geografica, sono in grado di mantenere relazioni di rispetto e parità.

Nei nostri giorni di carcere abbiamo riflettuto sul nostro comportamento in questo paese e riaffermiamo la profonda convinzione che con il nostro atteggiamento ed azioni non abbiamo trasgredito né messo in pericolo la sicurezza del popolo nordamericano e sì abbiamo contribuito, in una certa misura, alla scoperta di piani ed azioni terroriste contro il nostro popolo, evitando la morte di cittadini innocenti cubani e nordamericani.

Perché è necessario che patrioti cubani compiano l’onorato dovere di proteggere il proprio paese, lontano dalla loro famiglia e persone più care, dovendo persino posticipare il godimento della convivenza quotidiana con il proprio popolo?

Perché le autorità USA con la loro tolleranza consentono che si attenti contro il nostro paese; non indagano né adottano misure contro i piani terroristici che CUBA ha denunciato, non evitano i numerosi piani di attentato contro i nostri dirigenti?

Perché gli autori rei confessi di questi ed altri atti terroristici camminano liberamente nel sud della Florida, come si è evidenziato nello sviluppo del processo?

Chi furono i loro addestratori e coloro che hanno permesso i loro piani?

Chi sono quelli che pregiudicarono davvero la sicurezza USA?

Sono i gruppi terroristici di origine cubana ed i loro mentori economici e politici nordamericani quelli che erodono la credibilità di questo paese, che danno a questa nazione un’immagine di spietatezza ed alle sue istituzioni un comportamento inconseguente, pregiudizievole e poco serio, incapace di comportarsi in modo sensato e buon senso davanti ai problemi che hanno a che vedere con CUBA.

Questi gruppi ed i loro mentori si sono organizzati al fine di influire per propiziare un conflitto tra i due paesi. Promuovono nel Congresso e nell’Esecutivo misure e corsi sempre più aggressivi nei confronti di CUBA.
Loro vogliono mantenere aggiornata la storia di invasioni, sabotaggi, aggressioni biologiche o altre simili. Lottano per creare situazioni che provocano gravi incidenti per i nostri popoli.

Come risultato di queste aggressioni nel nostro paese, tra il 1959 ed il 1999, si provocarono 3478 morti e 2099 feriti ed un elevato costo materiale.

Continuano a sviluppare campagna di propaganda per distorcere l’immagine di CUBA negli USA e cercano di impedire, con diversi pretesti medianti leggi e regolamenti, che i nordamericani viaggino liberamente a CUBA e valutino la situazione reale del paese. Inoltre ostacolano la cooperazione su questioni di reciproco interesse come la lotta all’emigrazione illegale ed il traffico di droga che colpisce così tanto la popolazione statunitense.

A ciò si aggiunge la costante richiesta di nuovi e maggiori fondi governativi, che incidono sui contribuenti, per finanziare le attività contro CUBA. Enormi somme che sono dedicate alle trasmissioni radiofoniche, televisive ed al finanziamento dei loro sottomessi sull’isola, vanno a danno delle risorse per affrontare i problemi sociali che riguardano gli stessi cittadini nordamericani.

Ci sono recenti antecedenti dell’influenza e pressioni che questi gruppi esercitano sulla comunità di Miami, le sue agenzie governative, incluso il sistema giudiziario.

Il maggior servizio che si può prestare al popolo nordamericano è liberarlo dall’influenza di questi estremisti e terroristi che tanto danno fanno agli USA al cospirare contro le sue stesse leggi.
Mai abbiamo agito per denaro e sempre abbiamo vissuto modestamente ed umilmente, all’altezza del sacrificio che realizza il nostro popolo.

Siamo stati guidati da un forte sentimento di solidarietà umana, amore per la nostra patria e disprezzo per tutto ciò che non rispetta la dignità dell’uomo.

Gli accusati in questa causa non ci pentiamo di ciò che abbiamo fatto per difendere il nostro paese. Ci dichiariamo totalmente innocenti. Ci conforta il dovere adempiuto verso il nostro popolo e la nostra patria. Le nostre famiglie comprendono la portata delle idee che ci hanno guidato e si sentiranno orgogliose di questa dedizione all’umanità nella lotta contro il terrorismo e per l’indipendenza di CUBA.

firmas

 

 

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

 

 

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Fidel e Cuba nel cuore del Vietnam

Cubadebate (italiano) - Lun, 10/09/2018 - 19:08

FidelVietnamEra settembre del 1973, nella provincia di Quang Tri, in Vietnam. La «terra dell’acciaio» emanava ancora odore di polvere da sparo e si sentiva l’atrocità della guerra . I vietnamiti continuavano a combattere per il diritto all’indipendenza ed alla libertà del loro popolo, pero Quang Tri era territorio libero e Fidel, a nome di Cuba, era là per accompagnarli.

Fidel fu il primo e unico presidente che visitò il Vietnam in tempo di guerra. Il leader cubano si dichiarò ammiratore della capacità di lotta del popolo vietnamita, capace d’espellere prima i colonizzatori francesi e poi gli invasori nordamericani.

La sua immagine in quella visita, sventolando la bandiera del Fronte Nazionale di Liberazione del Vietnam del sud, esprimeva la sua fede assoluta nella vittoria.

Lui, come Ho Chi Minh, era convinto che una volta sconfitto il nemico, avrebbero costruito una Patria «dieci volte più bella».

«Nessun movimento di liberazione,  nessun popolo tra quelli che hanno lottato per la loro indipendenza , ha dovuto sostenere  una lotta tanto lunga e tanto eroica come il popolo del Vietnam», disse il Comandante in  Capo della
Rivoluzione Cubana, il 12 de settembre del 1973, nella sua prima visita al paese asiatico.
A 45 anni da quell’incontro gli abitanti di quella zona liberata nel sud del Vietnam ricordano ancora l’immagine di quell’immenso uomo che camminava tra i loro leaders e i combattenti nel campo di battaglia, conversando con i malati, sempre vicino, umile, simbolo di solidarietà che lega le due nazioni.

Nguyen Trung Thanh ambasciatore del Vietnam in Cuba, lo ha raccontato in un’intervista esclusiva  a Granma.
«La visita di Fidel in Vietnam presentava rischi, c’era ancora la guerra, ma nonostante questo Fidel aveva deciso di visitare la zona libera di Quang Tri. I nemici  non volevano che si sapesse che questa provincia era una zona libera e la visita di Fidel fece sì che il mondo lo sapesse.

Lui era lì con la sua uniforme verde olivo, dimostrando la sua grandezza. Fu un simbolo dell’appoggio di Cuba al popolo vietnamita»,  ha detto Trung Thanh. «Fidel entrò nel cuore  dei vietnamiti, apportando gli ideali della solidarietà, del valore, la dignità; fu un impulso per continuare a lottare per la giustizia, non solo per il mio popolo, ma nel mondo», ha aggiunto.

RIVIVERE LA STORIA

Commemorando la prima visita ufficiale del Comandante in Capo, Fidel Castro in Vietnam, i due paesi  realizzeranno una giornata di ricordo di quell’avvenimento trascendentale nella storia delle relazioni tra i partiti comunisti, i governi e popoli di queste nazioni.

A Cuba la manifestazione centrale per celebrare la data si realizzerà il 12 settembre nel Teatro del Ministero delle Comunicazioni della capitale.

L’ambasciatore del Vietnam a L’Avana  ha informato che anche in istituzioni e scuole delle province di Pinar del Río, Holguín, Camagüey e Guantánamo si realizzeranno incontri e azioni che consolideranno la fraternità tra i due paesi.

«In Vietnam, l’attività centrale comprenderà l’inaugurazione di un busto del Comandante in  Capo, Fidel Castro, nella capitale provinciale di Quang Tri, e parteciperanno alla cerimonia alti rappresentanti del Governo del nostro paese; per la parte cubana presiederà la delegazione ufficiale il membro del Buró Politico del Partito Comunista di Cuba e Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri,  Salvador Valdés Mesa. Dong Ha avrà l’onore d¡’essere la prima città in tutto il mondo con una piazza chiamata Fidel Castro » , ha spiegato il diplomatico.

Nella piazza è già situato un busto in bronzo del leader storico della Rivoluzione Cubana, montato su un piedestallo di marmo nel cui fondo si alzano tre alture che evocano la Sierra montagnosa dove si sferrarono i combattimenti per la definitiva indipendenza del’Isola.

Attorno dove già è cresciuta l’erba, si pianteranno diverse palme reali, simbolo nazionale di Cuba. Alla sinistra, come sfondo, un piccolo lago artificiale apporterà un chiaro ricordo del mare dei Caraibi.

UN’AMICIZIA DALLE RADICI

L’amicizia tra Cuba e Vietnam è nata dalla più poderosa radice e ci ricorda i versi di Ho Chi Minh: «Solo quando la radice è ferma, l’albero può vivere molto tempo».  Forse per questo tra  Cuba e Vietnam cresce un’amicizia  eterna che ha la sua essenza nell’anima dei loro popoli.

«Ora è responsabilità delle nuove generazioni e dei nuovi leaders dei nostri paesi che le relazioni bilaterali tra Cuba e il Vietnam continuino ad essere di fraternità, solidarietà e appoggio assoluti, com’è stato dal 1960 quando abbiamo stabilito  le relazioni diplomatiche tra i due paesi», ha affermato Nguyen Trung Thanh.
«I due stati condividono la stessa ideologia ed esistono vincoli di fiducia reciproca e noi dobbiamo lavorare per portare la relazione economica  e commerciale a livello delle relazioni politiche», ha commentato.
Il Vietnam è il secondo socio commerciale di Cuba nella regione asiatica.

La visita a Cuba del segretario generale del Partito Comunista del Vietnam,il compagno Nguyen Phu Trong, nel marzo di quest’anno, ha  permesso di rinforzare le relazioni, con la firma di 22 accordi realizzati negli ultimi mesi.
La profonda amicizia ha superato la prova del tempo. È stata costruita una solida relazione forgiata negli anni difficili della lotta per la liberazione dei nostri popoli.

Cuba e Vietnam sono legate dalle coincidenze storiche dato che il 19 maggio è diventata una data da commemorare in comune.  Quel giorno del 1895, morì in combattimento José Martí, e venticinque anni prima era nato in un umile paese il leggendario ed eccezionale rivoluzionario Ho Chi Minh.

Fidel e Ho Chi Minh non si sono mai conosciuti, ma li univano le idee giuste,  i desideri di libertà per i loro popoli , la volontà di lottare e quell’ immensa sapienza che solo i grandi uomini i veri leaders possiedono e trasmettono.
Questi stessi principi continuano a vincolare i popoli cubano e vietnamita e per questo corrisponde alle nuove generazioni rendere realtà tutti i giorni le loro idee,  lavorare per renderle concrete e superarle in funzione del mondo migliore che costruiamo e vogliamo per tutta l’umanità.

AVVENIMENTI NELLE  RELAZIONI  TRA CUBA E VIETNAM

– Relazioni diplomatiche
Commemorando lo sbarco del Granma e la creazione delle Forze Armate  Revoluzionarie, il 2 dicembre del 1960, Fidel dichiarò la decisione popolare di stabilire  in forma ufficiale le relazioni diplomatiche con il Vietnam.

– Scambi accademici
Negli anni ‘60 giunse a  Cuba il primo gruppo di studenti vietnamiti. Dal 1961 ad oggi più di 3.000  hanno studiato  in differenti facoltà universitarie nell’Isola.

– La solidarietà
Il 25 settembre del 1963 si fondò il Comitato Cubano di Solidarietà  con il Vietnam del Sud, presieduto dall’eroina della Moncada, Melba Hernández. Oggi è l’Associazione d’Amicizia Cuba-Vietnam.

–  La visita del Balletto Nazionale di Cuba
Nel 1964, alcuni membri del BNC, guidati da Alicia Alonso, visitarono Hanoi. Fu la  prima compagnia culturale che viaggiò nella Repubblica Democratica del Vietnam e fu ricevuta da Ho Chi Minh.

– Visite d’alto livello
Il segretario generale del Partito Comunista del Vietnam, compagno  Nguyen Phu Trong, ha visitato  Cuba, nel marzo del 2018, e il presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba, Esteban Lazo, ha realizzato una visita ufficiale in Vietnam per  ampliare i meccanismi tre i due  parlamenti.

– Proiezioni nella ZEDM
La captazione d’investimenti stranieri e dello sviluppo di un parco industriale sono alcuni degli obiettivi dell’impresa ViMariel S.A., entità cubana con capitale totalmente vietnamita, radicata nella Zona Speciale di  Sviluppo  Mariel (ZEDM), dall’agosto di quest’anno.

di Daina Caballero- Granma

traduzione di Frncesco Monterisi

foto: Archivio di Granma

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Vladimir Putin a Teheran: “Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi preparano attacchi chimici a Idlib”

Cubadebate (italiano) - Sab, 08/09/2018 - 03:32

IranRussiaTurchia“I terroristi nella provincia siriana di Idlib si preparano ad eseguire delle provocazioni, tra queste l’uso di armi chimiche”. Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin nella conferenza stampa che ha seguito l’importante vertice di Teheran con Rohani e Erdogan sul futuro di Idlib e in generale quello della Siria.  “Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi stanno preparando provocazioni di questo tipo”, ha detto il leader russo.

“Consideriamo la situazione inammissibile. Quando, con il pretesto di proteggere la popolazione civile, si tenta di proteggere i terroristi dagli attacchi e causare perdite alle truppe del governo siriano il tutto diviene inammissibile”, ha proseguito Putin in conferenza stampa.

“Attualmente, diversi gruppi estremisti sono concentrati nella zona demilitarizzata di Idlib. I terroristi stanno cercando di contrastare il regime di cessate il fuoco e si preparano ed eseguire diversi tipi di provocazioni, compreso l’utilizzo di armi chimiche”, ha precisato Putin che ha sottolineato come siano state create tutte le condizioni perché i siriani possano essere i padroni del loro futuro.  “Il fulcro del terrorismo internazionale in questo paese è praticamente liquidato”, ha detto il presidente, aggiungendo che oltre il 95% del territorio siriano è ormai libero.

Dopo aver sottolineato come la Russia fornisca regolarmente assistenza diretta al popolo siriano, attraverso cibo, medicine e altri prodotti soprattutto alle regioni più colpite dai combattimenti, il presidente russo ha anche sottolineato che grazie alla cooperazione tra Russia, Iran e Turchia sono stati raggiunti “risultati considerevoli”. “Sarebbe utile dare un carattere sistematico agli sforzi congiunti in campo umanitario, al fine di aiutare la Siria a uscire dalle rovine e ripristinare la sua industria, l’agricoltura, le infrastrutture e quindi assicurare il ritorno in massa dei siriani nelle loro case “.

Anche il presidente iraniano, Hasan Rohaní, intervenuto in conferenza stampa, ha sottolineato come gli Stati Uniti cercano di accusare Damasco di attacchi chimici per intervenire negli affari interni del paese, ma questo non farebbe che aggravare la situazione. Allo stesso tempo, ha rimarcato Rohani, la presenza di truppe statunitensi nel paese arabo “deve cessare immediatamente”. “E ‘chiaro che gli americani sono in Siria illegalmente e solo impegnati in aggressioni”, ha detto il presidente. “L’intervento americano in Siria non ha alcuna legittimià in base a nessuna norma internazionale, la sua presenza esaspera il problema e ostacola l’instaurazione di una pace sostenibile nel Paese”, ha sottolineato Rohaní. “Dopo il rilascio di Idlib dai terroristi, si porrà la questione del ritiro delle forze statunitensi dal territorio della sponda orientale del fiume Eufrate”.

 

da L’AntiDiplomatico

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L’India depenalizza l’omosessualità in un verdetto storico

Cubadebate (italiano) - Gio, 06/09/2018 - 18:37

india-despenaliza-la-homosexualidad-01-580x364La Corte Suprema indiana ha nuovamente depenalizzato oggi l’omosessualità in India, cancellando una sentenza del 2013 che dava validità ad una legge britannica di più di 150 anni, che punisce gli atti “contro natura” e criminalizzava con anni di carcere le relazioni tra persone dello stesso sesso.

I cinque giudici che compongono la sala, diretta dal presidente del Supremo indiano, Dipak Misra, hanno deciso di pronunciare in maniera individuale le loro sentenze, nelle quali tutti sono stati d’accordo nell’annullare la validità dell’articolo 377 del Codice Penale indiano, che penalizza le relazioni omosessuali.

“L’articolo 377 è arbitrario. La comunità LGTB (Lesbiche, Gay, Transessuali e Bisessuali) possiede gli stessi diritti degli altri. La visione maggioritaria e la moralità generale non possono dettare i diritti costituzionali”, ha assicurato il giudice Misra leggendo la sua sentenza.

Il presidente del Supremo, che ha redatto la sua sentenza col giudice J Khanwilkar, ha aggiunto che “la discriminazione in base all’orientazione sessuale è una violazione della libertà di espressione”. Nella sentenza del 2013, il Supremo aveva ratificato la validità dell’articolo 377 del Codice Penale indiano, che stabilisce pene di carcere per “chiunque che volontariamente abbia relazioni carnali contro l’ordine della natura.”

Questa norma, un’antica legge britannica che risale all’epoca vittoriana ed ha più di 150 anni, era stata già annullata previamente nel 2009 dalla Corte Superiore di Nuova Delhi, considerandola incostituzionale.

Il procedimento che ha revisionato la validità dell’articolo 377 è cominciato lo scorso 10 luglio, ed il giorno dopo il governo conservatore del primo ministro indiano, Narendra Modi, ha detto che non avrebbe appellato contro la decisione che avrebbe preso la massima istanza giudiziale sulla costituzionalità della norma.

Il controverso articolo del Codice Penale indiano proibisce “le relazioni carnali contro l’ordine della natura con qualunque uomo, donna o animale”, fatto che si era interpretato come il sesso omosessuale.

La decisione inappellabile del massimo tribunale non implica la deroga della norma che si mantiene per punire gli atti sessuali con animali, ma detta giurisprudenza per la legalizzazione dell’omosessualità, escludendo relazioni tra persone di qualunque tipo dai fatti “contro natura.”

Il giudice D.Y.Chandrachud, che ha formato parte dei cinque magistrati della sala, aveva dettato già una sentenza il passato agosto nella quale si era dichiarata l’intimità un diritto fondamentale dei cittadini e l’orientazione sessuale come un attributo essenziale dell’intimità, fatto che faceva prevedere oggi una sentenza favorevole.

Chandrachud oggi ha sottolineato inoltre che il trattamento dell’omosessualità come una malattia suppone un impatto nella salute mentale di queste persone. “La storia deve una scusa alle persone (della comunità) LGTB per l’ostracismo e la discriminazione” che ha dovuto subire, ha condannato la giudice Indu Malhotra nella sua sentenza.

Da Cubadebate- La Vanguardia

traduzione di Ida Garberi

foto: AFP

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Un morto e vari feriti per attacco israeliano in Siria

Cubadebate (italiano) - Mer, 05/09/2018 - 21:03

Israel-avión-580x326Una persona è morta e varie sono state ferite a causa degli attacchi dell’aviazione di Israele nei municipi siriani di Hama e Tartus, ha informato l’agenzia Sana riferendo fonti mediche.  

“Un cittadino è morto e quattro sono risultati feriti dall’aggressione israeliana”, scrive il mezzo comunicativo citando il direttore dell’ospedale della città di Masyaf, nella provincia di Hama.

Da parte sua, il direttore di un altro centro medico, nella città di Banias nella provincia di Tartus, ha detto che l’aggressione israeliana ha provocato otto feriti. Anteriormente questo martedì, Sana ha informato che la difesa antiaerea siriana ha ostacolato un bombardamento di Israele nelle vicinanze della città di Hama.

Inoltre ha denunciato, citando una fonte dell’esercito, che gli aeroplani israeliani hanno attaccato installazioni militari siriane nelle province di Tartus e Hama.

I bombardamenti si sono prodotti ore dopo che l’Esercito israeliano ha confermato di aver portato a termine più di 200 attacchi in Siria negli ultimi 18 mesi.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (OSDH) ha segnalato che si suppone che l’attacco aveva come obbiettivo i militari iraniani situati tra la città di Masyaf e Wadi al-Uyun.

Nelle reti sociali, diverse persone hanno detto di essere stati testimoni dei bombardamenti.

da Cubadebate- Sputnik

foto: RT

traduzione di Ida Garberi

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Zakharchenko: il delitto eccellente che ha rilevanza globale

Cubadebate (italiano) - Mar, 04/09/2018 - 19:17

ZakharchenkoLa scorsa settimana è stato assassinato il leader dell’autoproclamata repubblica del Donestk Aleksandr Zakharchenko. Una bomba in un bar. Modalità da terrorismo.

La Russia ha accusato Kiev, aggiungendo che tali azioni terroriste complicano, e non di poco, l’attuazione degli accordi di Minsk per una riconciliazione tra le regioni filo-russe e le autorità ucraine.

Kiev ha invece instillato il dubbio che a far fuori il leader separatista siano stati proprio i russi, che, spiegano, era inviso a Mosca.

Ricostruzione che contraddice tutta la narrativa che Kiev e i media mainstream occidentali hanno dispiegato finora, che  cioè i leader delle regioni ribelli del Donbass erano semplici marionette le cui fila erano tirate a Mosca.

Né, del caso, Zakharchenko avrebbe avuto alcun motivo o possibilità di smarcarsi dalla Russia, che è e resta l’unico baluardo che impedisce il collasso delle fragili repubbliche del Donbass.

Tenuto basso dai media mainstream, il delitto eccellente di Donestk ha invece rilevanza globale. Segnala che qualcuno ha alzato il tiro e che non esistono più intoccabili. Segnale inquietante.

da L’AntiDiplomatico

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Washington sta rimanendo senza idee, la teoria degli attacchi con microonde a Cuba è rozza propaganda

Cubadebate (italiano) - Mar, 04/09/2018 - 16:37

trumpAd agosto 2017 si parlava di “attacchi acustici”, all’inizio di quello stesso anno apparve l’ipotesi di un virus e all’inizio del 2018 si è fatto riferimento solo a commozioni cerebrali senza effetti fisici. Ora è il turno delle onde di microonde.

Quando sembrava che Washington avesse esaurito il suo arsenale di giustificazioni sui presunti incidenti alla salute presentati dal suo personale diplomatico a L’Avana, The New York Times è apparso, sabato 1 settembre, con una nuova ipotesi, tanto insolita come le precedenti.

Douglas Smith, direttore del Centro Lesioni Cerebrali e Riparazione dell’Università della Pennsylvania, ha dichiarato al giornale che le presunte vittime hanno sofferto lesioni cerebrali e le microonde sono “le principali sospettate”.
Smith è stato uno degli incaricati di studiare una parte dei diplomatici USA che il Dipartimento di Stato accusa che abbiano presentato sintomi come mal di testa, difficoltà nel dormire, perdita dell’udito e persino danni cerebrali, tra la fine del 2016 e la metà del 2017.

Ma una sua relazione su questi studi, scritta nel febbraio scorso per il Journal of American Medical Association (JAMA), non fa alcuna menzione delle microonde, un tipo di onda molto presente nella vita moderna.
I telefoni cellulari e i forni per il riscaldamento degli alimenti sono tra i molteplici dispositivi che utilizzano le microonde.

Rozza propaganda

“Ora non possono sostenere che la causa è il suono e stanno cercando di argomentare che si tratta di microonde”, ha detto a Cubadebate Mitchel Valdés-Sosa, direttore generale del Centro di Neuroscienca di Cuba e membro del Comitato di Esperti cubani che si è creato per studiare le accuse USA.

A Valdés-Sosa sorprende che questa storia arrivi proprio mentre crescono gli interrogativi, negli USA ed a livello internazionale, sull’articolo della rivista JAMA che per primo ha stabilito il presunto danno cerebrale.
Addirittura questa ipotesi delle microonde, secondo lo scienziato cubano, si basa sul fatto che tutti i diplomatici sono malati o che soffrono gli effetti di un singolo agente esterno. “Questo è discutibile”.

Valdés-Sosa sostiene che se si esamina attentamente la attestazione medica presenta finora, sebbene sia molto scarsa, è chiaro che non ci sono prove conclusive e la varietà di sintomi presentati può rispondere a molteplici cause non correlate a Cuba, come l’ipertensione o traumi precedenti.

Per quanto riguarda la possibilità che le microonde possano causare il tipo di effetti che il New York Times sostiene, Valdés-Sosa neppure si mostra convinto.

“C’è una letteratura molto speculativa, molto del tipo X file o teorie del complotto, in cui si afferma che le microonde sono state utilizzate per danneggiare la salute”, ha detto. “Neanche le agenzie USA lo accettano come qualcosa di valido”.

I dubbi aumentano se vengono prese in considerazione le condizioni descritte dal Dipartimento di Stato in cui presumibilmente sono avvenuti gli incidenti.

“Non è possibile dirigere una fonte di energia per colpire una persona in una stanza chiusa e lasciare intatte le altre, in luoghi in cui le pareti sono anche molto spesse”, ha segnalato Valdes-Sosa.

“Riteniamo che sia una barriera propagandistica e non ci sono prove concrete che lo sostengano”, ha concluso riguardo all’articolo del New York Times.

Scadente esercizio giornalistico

Il noto avvocato cubano José Pertierra, che ha il suo studio legale a Washington DC, ha scritto una lettera al quotidiano di New York criticando la sua pratica professionale nell’articolo delle microonde.
“Questo è un esempio di scadente giornalismo del New York Times”, ha detto. “Non ci sono risultati scientifici in questa indagine. Tutto è pura speculazione, espressa in avverbi come forse o possibilmente. Nessuno spiega quale sia la causa delle cosiddette malattie. Questa è l’unica cosa che sappiamo per certo”.

Pertierra critica anche che si citi uno scienziato di 83 anni, apparentemente specializzato nelle microonde, ma che lo si induca a speculare su chi potrebbe essere il responsabile.
“Ogni volta che un testimone fa affermazioni non giustificate nei tribunali, si esige agli avvocati che presentino le prove e facciano una domanda elementare: Come lo sa? Sfortunatamente, il NYTimes non pone questa domanda elementare”, ha segnalato.

La ricercatrice e giornalista cubana, Rosa Miriam Elizalde, ha anche messo in discussione, nei social network, l’obiettività del New York Times e la sua conformità con le regole elementari del giornalismo.
“Il New York Times è sull’orlo di un altro disastro giornalistico come quando disse che in Iraq c’erano armi di distruzione di massa”, ha segnalato Elizalde, riferendosi a uno dei più grandi scandali nella storia recente del giornale.

Dopo l’ingiustificata invasione di quella nazione del Medio Oriente, che ha lasciato, finora, più di un milione di vittime civili si è dimostrato che il New York Times ha utilizzato informazioni fornite dalla Casa Bianca senza controbattere con l’opinione di esperti indipendenti né valutare la situazione sul terreno.

Tra le lacune più notorie dell’articolo del New York Times risalta l’omissione che l’FBI si è recata a L’Avana in almeno quattro occasioni per misurare lo spettro radioelettrico e condurre altre ricerche sul campo ed ha scartato che si siano utilizzate onde sonore per attaccare i diplomatici.

Come sarebbe possibile che gli esperti USA abbiano trascurato di misurare anche le microonde? Questa è un’altra domanda che il giornale non si pone.

Riferimento alla Guerra Fredda

L’ipotesi delle microonde fa diretto riferimento all’epoca della Guerra Fredda.
Gli statunitensi iniziarono a captare segnali di microonde ai piani superiori della loro ambasciata a Mosca, verso la metà degli anni ’50, e iniziarono le indagini per determinare i suoi possibili obiettivi e l’impatto sulla salute dei diplomatici.

Il cosiddetto “Segnale di Mosca” è stato uno degli episodi più controversi dello scontro tra le agenzie di intelligence degli USA e dell’Unione Sovietica.
Si sono esaminate teorie così folli come quella secondo cui i sovietici avevano sviluppato una tecnica di controllo mentale e cercavano di modificare il comportamento dei diplomatici ma, dal 1970, la CIA ha sviluppato una teoria molto meno complottista ed accettata ad oggi: le microonde si utilizzavano per spegnere ed accendere attrezzature di ascolto.

Sebbene siano stati condotti centinaia di studi medici, non ci sono prove conclusive che quei segnali abbiano danneggiato la salute dei diplomatici USA.

Senza giustificazione

Nonostante manchino prove o una ipotesi che spieghi i presunti incidenti, gli USA li utilizzano come scuse per danneggiare i rapporti tra i due paesi e retrocedere nei progressi compiuti dopo gli annunci del 17 dicembre 2014.
L’ambasciata USA a L’Avana mantiene paralizzati i servizi consolari per i cubani, danneggiando i legami tra decine di migliaia di famiglie di entrambi i lati dello stretto della Florida.

Allo stesso tempo, rimane in vigore un’allerta viaggio raccomandando agli statunitensi di esercitare precauzioni extra nei loro viaggi a Cuba, ciò che scoraggia i potenziali viaggiatori, che devono anche affrontare le restrizioni in vigore per far turismo nella Maggiore delle Antille.

Le autorità cubane denunciano la manipolazione politica di questo tema e le scuse per giustificare una politica di aggressione che è impopolare all’interno degli stessi USA.
“Il Dipartimento di Stato non può occultare la manipolazione politica dei disturbi denunciati dai suoi funzionari”, ha segnalato lo scorso giugno il Direttore Generale per gli USA del Ministero degli Esteri cubano, Carlos Fernández de Cossío. “Presunta preoccupazione per la salute e sicurezza dei suoi diplomatici è usata con opportunismo politico”, ha aggiunto nel suo account su Twitter.

di Sergio Alejandro Gomez

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

foto: alamy.it

 

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Il governo del Brasile è costretto ad ammettere: il blocco economico impedisce il pagamento di 40 milioni di dollari al Venezuela

Cubadebate (italiano) - Mar, 04/09/2018 - 04:11

VenezuelaVenezuela è sottoposto a un vero e proprio assedio economico e finanziario. Aspetto costantemente occultato nelle tanto numerose quanto fallaci analisi che pretendono di sovvertire la realtà: ossia indicare come effetto di politiche sbagliate implementate dal governo bolivariano, quei problemi all’economia arrecati principalmente dagli effetti di questo embargo.

Qualcuno potrebbe avanzare dubbi e affermare che si tratta di giustificazioni avanzate per coprire il fallimento di politiche fallimentari, di segno socialista, ça va sans dire. Ma vi sono alcune circostanze incontrovertibili che mostrano come le sanzioni e il blocco finanziario imposto dagli Stati Uniti siano dannosi per l’economia di Caracas.

Dal 2001, grazie a un accordo con il governo allora guidato da Hugo Chavez, lo Stato brasiliano del Roraima importa energia elettrica dal Venezuela, proveniente dalla centrale idroelettrica Guri, attraverso una linea di trasmissione.

Il governo venezuelano vanta nei confronti del Roraima un credito di oltre 40 milioni di dollari. Un debito che il Brasile non riesce a saldare. Il governo brasiliano si è visto costretto infatti a riconoscere che non riesce a cancellare il debito a causa delle sanzioni che gli Stati Uniti e l’Unione Europea mantengono contro il Venezuela.

Il ministro degli Esteri brasiliano Aloysio Nunes ha dichiarato che il Brasile è in cerca di canali per cancellare il debito contratto e impedire a Corpoelec (compagnia elettrica nazionale del Venezuela) di interrompere la fornitura di energia elettrica.

Ha affermato che il Brasile vuole cancellare il debito ma non ha trovato «un modo finanziario» per provvedere all’estinzione di questo senza violare «le restrizioni e le sanzioni applicate dall’Europa e dagli Stati Uniti» contro il governo del presidente Nicolás Maduro.

L’omologo venezuelano, Jorge Arreaza, ha denunciato la vicenda attraverso il proprio account Twitter, evidenziano come si tratti dell’ennesima «irrefutabile dimostrazione dell’effetto perverso del blocco contro il Venezuela».

A colpire, anche in questa occasione, è il totale silenzio di quei media mainstream sempre pronti a fiondarsi sul Venezuela per propalare fake news a reti unificate.

da L’AntiDiplomatico

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Mosca: L’avvertimento su un attacco chimico, pretesto per attaccare la Siria, si basa su fatti concreti

Cubadebate (italiano) - Gio, 30/08/2018 - 04:39
Vasili Nebenzia

Vasili Nebenzia

Gli avvertimenti di Mosca, circa il fatto che si sta preparando un attacco con armi chimiche in Siria, sono basati su “fatti”, ha precisato il rappresentante permanente della Russia presso l’ONU, Vasili Nebenzia.

Come riportato domenica scorsa dal rappresentante ufficiale del Ministero russo della Difesa, il generale Igor Konashenkov, si sta progettando un attacco chimico nei prossimi due giorni nella città siriana di Kafr Zita.

L’esercito siriano “non ha armi chimiche”, ha ribadito Nebenzia nel corso di una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dedicato alla situazione nella provincia siriana di Idlib. Allo stesso tempo, il diplomatico russo ha invitato i comandanti dei gruppi criminali ad arrendersi, “respingere le provocazioni e scegliere la normalizzazione pacifica”.

Vasili Nebenzia ha sottolineato l’importanza di separare l’opposizione moderata dai terroristi e ha ricordato che nella provincia di Idlib “si sono concentrati un significativo gruppo di forze di Al-Nusra che stanno cercando di prendere sotto il loro controllo gli altri gruppi, tra cui alcuni che sono interessati a una riconciliazione nazionale.

Gli Stati Uniti cercano di impadronirsi delle risorse della Siria

Inoltre, Nebenzia ha avvertito che la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti cerca di rafforzare le sue posizioni in Siria e “ottenere il controllo delle risorse” di questo paese.

“Continua il corso neocoloniale di dividere il paese in cui, nel nord-est della Siria e con il sostegno della coalizione, si creano strutture quasi-governative”, ha spiegato il rappresentante russo, il quale ha anche aggiunto che è aumentato il numero di “elementi militari delle potenze occupanti della coalizione” nel territorio siriano.

Fonte: RT

traduzione: L’AntiDiplomatico

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Incertezza sul recapito di Ivan Marquez in Colombia

Cubadebate (italiano) - Mar, 28/08/2018 - 03:36

Il leader negoziatore per la guerriglia delle FARC-EP nei dialoghi col governo colombiano a L’Avana, Ivan Marquez, si mantiene in recapito sconosciuto da più di due settimane, fatto che genera incertezza sul futuro degli accordi di pace.

In mezzo ad attentati contro antichi membri di quella che è stata la maggiore guerriglia colombiana, incorporati alla vita civile dopo la firma di un accordo col governo di Juan Manuel Santos nel 2016, e denunce di possibili operativi militari contro di lui, Marquez avrebbe abbandonato la zona di reintegrazione di Miravalle, vicina al municipio di San Vicente del Caguan, a Caquetà.

Insieme a lui c’era un altro dei leader delle FARC, Hernan Dario Velasquez Saldarriaga, conosciuto come El Paisa.

“Ore prima del possesso del nuovo Congresso, nella zona di Miravalle, c’è stato un operativo militare, alcuni contadini hanno avvisato El Paisa che c’erano truppe di combattimento controguerriglia nella zona, i due comandi del partito FARC sono usciti dalle loro case alle 23 ed alle 2 del mattino sono arrivati i militari. Le Forze Militari negano l’operativo, ma versioni degli abitanti nel luogo lo confermano”, ha riportato il quotidiano El Espectador.

“L’informazione che ha (il Ministero di Difesa) rispetto ad Ivan Marquez ed El Paisa è che hanno abbandonato la zona di concentrazione ed ignoriamo il loro recapito”, ha detto da parte sua questo venerdì il ministro di Difesa colombiano, Guillermo Botero.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha messo in chiaro che manca di “constatazione” che gli ex capi delle FARC siano usciti dal paese, come hanno pubblicato alcuni mezzi di stampa facendo riferimento a fonti interne dell’esercito colombiano.

testo e foto Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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America Latina: la guerra giuridica contro la democrazia

Cubadebate (italiano) - Sab, 25/08/2018 - 04:51
 EFE

foto: EFE

1 settembre 2016, il Senato brasiliano ha destituito Dilma Rousseff dalla presidenza del paese in un “processo politico” in cui è stata condannata per presunta manipolazione del bilancio pubblico.

Tra il 2 novembre 2017 ed il 6 marzo 2018, l’ex presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner ha ricevuto tre procedimenti penali, due per presunti reati di corruzione e uno per aver, ipoteticamente, interferito nelle indagini dell’attentato dell’AMIA, avvenuto a Buenos Aires nel 1994.

Il 24 gennaio 2018 la Corte Suprema del Brasile ratifica la sentenza contro quello che è stato il presidente del paese, e attuale candidato meglio piazzato nei sondaggi per le prossime elezioni presidenziali, Lula da Silva, condannato a 12 anni di carcere per corruzione. Finisce in prigione nell’aprile 2018 e risulta inabilitato per la rielezione presidenziale.

Il 9 aprile 2018 la Procura della Repubblica di Colombia esegue un mandato di arresto, al fine d’estradizione, degli USA contro un deputato eletto del partito eletto FARC e responsabile per l’attuazione dell’Accordo di Pace, Jesus Santrich, per un presunto reato di cospirazione per esportare cocaina negli USA. Da allora permane in carcere, appartato dall’attuazione dell’accordo di pace e senza aver preso possesso del suo seggio nella Camera Legislativa, nonostante non ci siano accuse contro di lui in Colombia.

Il 3 luglio 2018, un tribunale ecuadoriano emette un ordina d’arresto, ed un mandato di cattura internazionale, contro l’ex presidente Rafael Correa. In precedenza, il 14 dicembre 2017, il vicepresidente Jorge Glas, accusato di corruzione, era condannato a sei anni di carcere. E il 17 giugno 2018 era catturato a Madrid, su richiesta dell’Ecuador, Pablo Romero, che faceva parte della squadra governativa di Rafael Correa.

“La legittimità concessa al processo di giudirizializzazione della politica emana dal consenso sulla “corruzione “come problema fondamentale dell’America Latina”. Questa premessa, carica di ragione formale, è stata espressa dalle istituzioni finanziarie internazionali e dalle agenzie governative USA promotrici dell’Aggiustamento Strutturale dello Stato nel decennio ’90. Si sta usando per attaccare governi, forze politiche e dirigenti di sinistra dell’America Latina che si oppongono agli aggiustamenti neoliberali dettati dal FMI, affermando che il “populismo di sinistra” presentano un problema di corruzione strutturale, omettendo che la corruzione è intrinseca al neoliberismo ed alle politiche di regolazione ed austerità.

Contro tutti coloro che hanno implementato, con successo, alternative alle politiche neoliberali si è usato il ‘lawfare’, la “guerra giuridica asimmetrica”, che ha sostituito la dottrina della Sicurezza Nazionale -guerra contro insorti- che veniva insegnata dalle Scuole delle Americhe. Ora sono giudiziarie le scuole da cui il Nord espande la sua strategia per mettere fine ai governi di sinistra inabilitando, politicamente, i dirigenti che cercano di riscattare la sovranità nazionale dei loro popoli.

Guerra giuridica o ‘lawfare’ è una parola inglese che corrisponde ad una contrazione grammaticale delle parole “legge” (Law) e “guerra” (warfare), che descrive una forma di guerra asimmetrica. Una “guerra giuridica”, che si dispiega attraverso l’uso illegittimo del diritto nazionale o internazionale con l’intento di danneggiare l’avversario, ottenendo così la vittoria in un campo di battaglia delle relazioni politiche pubbliche, paralizzando politicamente e finanziariamente gli oppositori, o immobilizzandoli giudizialmente in modo tale che non possano perseguire i propri obiettivi né presentare le proprie candidature alle cariche pubbliche. Così descrive il “lawfare” il “Rapporto dell’Incontro degli esperti a Cleveland sull’11 settembre e le sue conseguenze”, dell’anno 2010.

Il “lawfare” si mostra ora a tutta intensità. La sua pianificazione è iniziata anni fa, mentre la sinistra in America Latina poneva in moto sistemi democratici più partecipativi ed egualitari che erano supportati dalle maggioranze. Mentre ciò accadeva, le forze neoliberali, guidate dall’ “establishment” USA, progettavano la nuova strategia di lotta e discredito di quei movimenti politici che mietevano successi per la sinistra.

Ritorniamo al 16 ottobre 1998. L’ex dittatore cileno Augusto Pinochet era arrestato a Londra, accusato di crimini contro l’umanità da un ordine emesso dal giudice Garzón su richiesta di gruppi di difensori delle vittime. La fine della “guerra fredda” provocò il disorientamento strategico del suo vincitore, gli USA. Era essenziale definire un nuovo nemico che permettesse di mantenere il conglomerato militar-industriale base del sistema capitalista che piegò i paesi socialisti. Quel periodo di disorientamento permise l’esercizio di azioni penali da parte di paesi terzi -la “giurisdizione universale” contemplata nelle legislazioni nazionali da anni, ma impossibile da applicare durante la ‘guerra fredda’-, si sarebbe convertita in un potente strumento contro i regimi autoritari responsabili di crimini contro l’umanità, condotte illecite eseguite per reprimere le aspirazioni al cambiamento dei popoli.

Furono anni di espansione della “giurisdizione universale”. All’arresto di Pinochet fece seguito l’avvio di procedimenti giudiziari, guidati da gruppi di vittime, contro militari e politici argentini, uruguaiani, colombiani, congolesi, USA, israeliani … responsabile di massicce violazioni dei diritti umani.

La risposta delle democrazie occidentali non fu di espandere la giurisdizione universale, ma combattere l’opportunità aperta di far rispettare il diritto internazionale e porre fine all’impunità per i crimini internazionali. Le controriforme legali della “giurisdizione universale” in Belgio, nel 2003, ed in Spagna, negli anni 2009 (PSOE) e nel 2014 (PP), sono esempi di questa regressione, così giustificata:
“(…) La giurisdizione universale può usarsi per motivi politici o per scopi vessatori, e può influenzare negativamente l’ordine mondiale causando inutili frizioni tra gli stati, potenziali abusi delle procedure legali e privazione dei diritti umani individuali” (IBC Revue internationale de droit Penal, 2008/1, Vol. 79).

Coloro che mantengono l’attuale ordine mondiale hanno appreso le lezioni sulle potenzialità della “giurisdizione universale” -facile accessibilità, basso costo ed alta efficienza- per usarla a favore dei loro interessi. Cominciò il disegno di nuove strategie che gli avrebbero permesso di mantenere il loro potere e la capacità di intervenire quando fosse necessario. A causa degli effetti politici controproducenti che ebbe la dottrina della Sicurezza Nazionale -torture, sparizioni forzate, dittature, proteste sociali … – dalla fine della Guerra Fredda gli USA non usano come prima opzione l’attuazione di regimi autoritari, se gli è possibile mantenere il controllo su qualsiasi paese attraverso un’apparenza più democratica.

L’intervento giuridico diventa un’ efficace opzione sempre che ci sia un piano per ottenere l’obiettivo desiderato. Il piano richiede una tattica -intervento giuridico-politico per cooptare il potere giudiziario e gli operatori giuridici-, alcune risorse -scuole e programmi di formazione per giudici e giuristi- e alcuni obiettivi: rovesciare i governi che cercano di riscattare la sovranità nazionale dei loro popoli. La strategia è screditare le forze politiche che li dirigono ed inabilitare elettoralmente e distruggere politicamente i leader che li guidano.

I precedenti di questa strategia giuridico-politica li troviamo nella cosiddetta “guerra contro il terrorismo” lanciata dopo l’11 settembre 2001. Gli USA hanno cercato di creare una nuova interpretazione del diritto applicabile ai conflitti armati, pretendendo far sparire, gradualmente, l’abissale differenza tra il diritto penale nazionale e diritto umanitario internazionale. Hanno cercato d’imporre nuove categorie giuridiche non previste dalle leggi interne o internazionali, come il “combattente nemico illegale” o il proprio diritto unilaterale di “monitorare ed agire” con cui giustificano l’uso di droni assassini.

Un altro passo è stata la massiccia giudiziarizzazione della politica col sostegno del consenso sulla “corruzione”, ampiamente applicata ai dirigenti della sinistra alternativa latinoamericana che hanno cercato di garantire la sovranità nazionale contro l’ingerenza.

Dall’inizio del XXI secolo, hanno iniziato ad investire risorse nei programmi di cooptazione delle istituzioni giudiziarie di molti paesi, specialmente quelli dell’America Latina. “Le “Scuole delle Americhe” per militari sono state sostituite da scuole giudiziarie e programmi di formazione giuridica, tanto negli USA -dove accorrono a ricevere dottrina giudici ed operatori giuridici-, come nei paesi del Sud America, dove, attraverso generosi finanziamenti dell’Agenzia USA per lo sviluppo, USAID, si sono create, e  controllato politicamente, le scuole di formazione giudiziaria.

In Colombia, dal momento della creazione della scuola di formazione del potere giudiziario “Rodrigo Lara Bonilla”, finanziata dall’USAID, si è passato dal sistema giuridico di natura ‘continentale’ -imperio della legge scritta- previsto dalla Costituzione Politica ad un sistema di precedenti giudiziari -“commun law” USA- carente di supporto costituzionale. Ora sono i giudici della Corte Costituzionale che redigono le leggi attraverso il processo di revisione costituzionale. Nel caso sentenziare che una legge non è conforme alla Costituzione, procedono a darle una nuova redazione che agisce come una seconda e definitiva camera legislativa.

In America Latina assistiamo alla progressiva sostituzione dei sistemi penali inquisitivi o misti,  col sistema penale accusatorio ad immagine e somiglianza degli USA, causando uno smisurato potenziamento delle procure nazionali, che in pratica operano sulle istruzioni, informazioni e “indictments” (accuse) indirizzati dal sistema giudiziario USA.
Il piano progettato per l’espansione della “lawfare” ha iniziato a raggiungere i suoi obiettivi. Dilma Rousseff, Fernando Lugo, Cristina Kirchner, Lula, Jesus Santrich, Rafael Correa … tutti loro sono stati oggetto di questa strategia politico-giuridica che li immobilizza politicamente in questa nuova guerra giuridica. L’obiettivo è screditare loro e le loro forze politiche equiparandoli a criminali comuni e inabilitandoli elettoralmente.

Il potere giudiziario che ha permesso che l’America Latina fosse uno dei continenti con più corruzione istituzionale -in molti casi beneficiato da essa- che non fu mai capace di combatterla, ora si è convertito in un’arma di intervento diretto negli affari politici interni, al servizio degli interessi delle oligarchie e delle forze conservatrici straniere e locali.

La guerra giuridica implica una grande retrocessione nei processi di rafforzamento istituzionale dei paesi dell’America Latina. Il Potere Giudiziario dovrebbe rimanere fuori dal confronto politico per evitare di ripetere fallimenti istituzionali di altri tempi che hanno causato grave crisi di legittimità e la disaffezione popolare. Questa ingerenza negli affari politici implica l’annullamento dell’indipendenza della magistratura per sua cosciente politicizzazione, e provoca, inevitabilmente, la scomparsa della divisione dei poteri alla base dello stato di diritto. Il ‘lawfare’ si è convertito in uno dei maggiori pericoli per la democrazia in tutto il mondo e specialmente in America Latina.

di Enrique Santiago Romera

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

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In un attacco di sincerità, gli Stati Uniti riducono il livello di allerta sui viaggi a Cuba

Cubadebate (italiano) - Ven, 24/08/2018 - 05:25

Estados-unidos-alerta-580x321Senza offrire spiegazioni, il Dipartimento di Stato ha abbassato l’allerta di viaggio contro Cuba dal livello tre al due in una scala unilaterale che determina la pericolosità dei destini ai quali possono viaggiare gli statunitensi.  

Il sistema stabilisce quattro livelli, dove l’uno è quello di minore rischio e il quarto è quello di maggiore pericolosità. Fino a questa mattina, la maggiore delle Antille si trovava nel livello tre con l’orientazione di “riconsiderare i viaggi.”

Il livello due, frattanto, orienta solo di “esercitare maggiori precauzioni.”

La misura del Dipartimento di Stato riconosce così quello che era un fatto per gli organismi specializzati ed i più di quattro milioni di turisti che visitano l’isola tutti gli anni: Cuba è un paese eccessivamente sicuro.

Washington ha cambiato in gennaio scorso il suo antico sistema di allerta da quello di graduatoria ed ha approfittato per ubicare Cuba in un ingiustificato livello tre, con la scusante degli ipotetici incidenti di salute contro il personale diplomatico statunitense a L’Avana.

Ma dopo un anno e mezzo di investigazioni, sia cubane che statunitensi, non hanno trovato una sola evidenza dei fatti allegati.

L’allerta di questo giovedì non offre dettagli del perché si è deciso di migliorare la categoria cubana, ma sì mantiene riferimenti agli “attacchi contro il personale dell’Ambasciata degli Stati Uniti a L’Avana.”

Le autorità cubane criticano la permanenza della parola “attacchi” nella posizione ufficiale statunitense, perché non ha evidenze che l’appoggino.

“Chi usa il termine attacchi per riferirsi ai sintomi riportati da diplomatici statunitensi sta dicendo il falso e lo fa coscientemente, con un’agenda politica ben definita ed una gran carica di opportunismo”, ha detto recentemente nel suo account della rete sociale Twitter il direttore degli Stati Uniti della cancelleria cubana, Carlos Fernandez de Cossio.

La nuova allerta riconosce, tuttavia, che gli Stati Uniti “non hanno potuto identificare la fonte” degli ipotetici incidenti.

Nonostante le misure unilaterali prese dall’amministrazione di Donald Trump per fortificare il bloqueo e limitare i viaggi tra i due paesi, nel 2017 si è registrato un aumento delle visite degli statunitensi.

Secondo cifre ufficiali del Ministero di Relazioni Estere, tra gennaio e novembre dell’anno scorso hanno viaggiato 579 288 persone dagli Stati Uniti verso Cuba, con un aumento del 248,7% in relazione col 2016.

“Abbiamo la speranza che il Dipartimento di Stato toglierà presto la riduzione degli impiegati della sua Ambasciata a L’Avana per proteggere meglio gli interessi dei cittadini statunitensi e di quelli cubani”, ha segnalato in un comunicato il gruppo di azione contro il bloqueo Engage Cuba, dopo celebrare la decisione di abbassare l’allerta di viaggio.

La decisione è “una boccata di aria fresca in un processo altamente politicizzato di confusione, ansietà e speculazione che ha condotto a misure eccessive da parte del Dipartimento di Stato”, ha segnalato da parte sua Collin Laverty, presidente di Cuba Educational Travel, un’agenzia specializzata nei viaggi di scambio tra i due paesi.

di Sergio Alejandro Gomez, da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Gli USA alimentano la controrivoluzione attraverso Facebook

Cubadebate (italiano) - Gio, 23/08/2018 - 04:38

facebook-vs-cubaMentre gli USA montano un signor scandalo per il presunto intervento russo, nelle reti sociali, per influire sulle elezioni, del 2016, che sono state vinte da Donald Trump, oggi si sono scoperte le prove che il governo USA usa Facebook per diffondere notizie false su Cuba e promuovere, clandestinamente, la dissidenza sull’isola.

Il settimanale della Florida, Miami New Times, ha rivelato, questo mercoledì, che ha avuto accesso a documenti del governativo Ufficio delle Trasmissioni verso Cuba (OCB), responsabile di Radio e TV Martí, in cui si rivela che l’amministrazione Trump, da due anni, utilizza gli account di Facebook che sembrano “nativi” (di persone reali dell’isola) per diffondere propaganda senza informare gli utenti cubani di Facebook che si tratta di pubblicità del governo USA.

Secondo il rapporto ottenuto dal settimanale, a causa del fallimento di Radio e TV Martí, “la strategia dell’OCB si è concentrata su un’offensiva attraverso le reti sociali, basata sulle metriche che collocano YouTube, Google e Facebook tra i siti più visitati a Cuba. Con l’uso della tecnologia AVRA (Audio e Video per Radio), i programmi di Radio Martí hanno iniziato a essere trasmessi attraverso Facebook Live, insieme alla programmazione di TV Marti. Ciò fornisce all’OCB un output di distribuzione aggiuntiva, efficiente e redditizio, sia per la sua radio (ora radio visiva) che per i contenuti TV.

“Nell’anno fiscale 2018, l’OCB è andata stabilendo, con gruppi digitali dell’isola (leggasi “dissidenti” pagati dagli USA), che creano account Facebook nativi e “senza marchio” per divulgare informazioni. Le pagine “native” aumentano le possibilità di apparire nelle notizie degli utenti cubani di Facebook. La stessa strategia verrà replicata in altre reti sociali preferite».

Miami New Times assicura che i documenti non spiegano cosa intendano gli agenti federali per pagine di Facebook “senza marchio” o “native”, ma è chiaro che devono sembrare come le pagine dei normali utenti delle reti sociali per persuadere i cubani che leggano la propaganda di Radio e TV Martí.

Secondo il settimanale, entrambe le emittenti governative hanno speso per anni oltre 800 milioni di dollari, del contribuente USA, nell’infruttuoso sforzo di influire sull’opinione pubblica cubana.
Questo piano si inserisce in una lunga storia di tentativi di utilizzare la tecnologia per abbinare la propaganda contro Cuba, dice il professor John S. Nichols dell’Università della Pennsylvania.

“Certamente ci sono segnali di allarme qui”, dice Nichols, co-autore del libro Clandestine Radio Broadcasting: A Study of Revolutionary and Counterrevolutionary Electronic Communication (Radiodiffusione clandestina: Uno studio della comunicazione elettronica rivoluzionaria e controrivoluzionaria) (1987), circa gli sforzi della OCB. “È il pià recente piano di una lunga lista di sforzi di Radio e TV Martí e dei loro predecessori per cercare di superare le leggi della fisica … Ogni volta che non riescono a portare il loro messaggio a Cuba, dicono che ci deve essere qualche soluzione tecnologica”.

Invece, aggiunge, il Congresso “non sembra riconoscere che entrambe le stazioni sono un fallimento colossale. È triste perché spendono denaro dei contribuenti. Ma ciò che veramente si spreca è la nostra credibilità come grande nazione nel fare questo tipo di cose, sciocche e stupide”.

Prominenti figure, da entrambi i lati dello spettro politico USA, tra cui il senatore repubblicano dell’Arizona, Jeff Flake, hanno qualificato questi programmi dell’OCB come controproducenti ed uno spreco di denaro. La rappresentante democratica Betty McCollum ha liquidato, nel 2015, la piattaforma AeroMartí (per trasmettere a Cuba, da un aereo, le emissioni di Radio e TV Martí) ed ha assicurato che l’OCB era un ufficio “non necessario”.
“La radio e la televisione Marti sono obsoleti artefatti della Guerra Fredda”, ha detto McCollum in un comunicato del 2015. “I nostri contribuenti non dovrebbero finanziare trasmissioni di propaganda”.

Ma i programmi continuano ad esistere grazie ad una manciata di legislatori anti-cubani, incluso il rappresentante di Miami, Mario Diaz-Balart, da lungo tempo promotore di Radio e TV Marti, assicura il Miami New Times.

All’inizio di quest’anno, il senatore Marco Rubio ha aiutato ad installare Tomás Regalado, un vecchio amico, come responsabile dei programmi di Radio e TV Martí. Da allora, Regalado ha fatto grandi promesse su come entrambe le emittenti abbiano nuovi piani per raggiungere “5 milioni” di cittadini cubani nei prossimi anni.
Regalado è apparso, la scorsa settimana, sulla rete in lingua spagnola MegaTV per vantare l’uso di nuove misteriose tecnologie che ipoteticamente il governo cubano non è in grado di bloccare. Ha detto che 200 cubani avevano avuto ricevitori che avrebbero aiutato in questo nuovo tentativo.

“È una tecnologia che non esisteva, e dal momento che il governo non la conosce, sarà quasi impossibile bloccarla”, ha detto Regalado davanti alle telecamere.

Nichols ha argomentato al settimanale della Florida che questo tipo di propaganda attraverso le reti sociali sta danneggiando la posizione degli USA davanti al mondo.

‘I paesi terzi vedono quello che stiamo facendo e dicono: “Qui vanno, gli USA, facendo, ancora una volta, tali sciocchezze”, aggiungendo: “E’ basso, meschino e non degno di un grande potere. Altri paesi diranno: “Se gli USA sono disposti a violare il diritto internazionale, perché dovremmo obbedire ai nostri obblighi contrattuali?” Penso che abbia un effetto negativo a lungo termine. E dato cosa potrebbero fare, al momento, Radio e TV Martí, è difficile per noi lamentarci di ciò che altri paesi potrebbero fare contro di noi”.

Il rapporto a cui ha avuto accesso il Miami New Times è la richiesta di bilancio della OCB per gli anni fiscali 2018 e 2019. Non rivela le identità dei falsi account ‘nativi’ e ‘senza marca’ creati nella rete sociale, ma gli amministratori di Facebook si sanno quali sono. Per quelle stravaganti casualità della vita, questa informazione coincide con la decisione della rete sociale, fondata da Marc Zuckerberg, di eliminare centinaia di presunti falsi account russi ed iraniani presumibilmente coinvolti in varie campagne di disinformazione.

Eliminerà Facebook anche i falsi account creati dal governo USA per il cambio di regime a Cuba? Designerà, la procura USA, Robert Mueller o un altro del suo lignaggio per indagare su questi abusi, come ha fatto per determinare le presunte interferenze russe attraverso Facebook nelle elezioni del 2016?

SAGA FALLITA DI RADIO E TV MARTÍ

1985: ha iniziato a trasmettere Radio Martí, e cinque anni dopo, ha iniziato l’aggressione televisiva al porre in servizio un trasmettitore televisivo a bordo di un aerostato, bloccato a 3000 metri di altezza, in una delle isolette a sud della Florida.
2005: l’uragano Dennis ha fatto sparire il globo bloccato, situato a 10mila piedi di altezza in Cudjoe Key, da dove si trasmetteva la televisione Martí. L’OCB lo ha sostituito con la piattaforma “AeroMartí”.
2014: l’OCB ha creato il servizio di messaggi di testo indesiderati Piramideo, che è fallito. Ha poi cercato di contrabbandare piccoli dispositivi satellitari nell’isola, ma il progetto è stato abbandonato perché oltre che costoso, i “dissidenti” usavano i terminali per vedere pornografia.
2015: Disattivano «AeroMartí».
2018: Il presidente Trump ha creato la Task Force di Internet per Cuba, che secondo il Dipartimento di Stato “esaminerà le sfide tecnologiche e le opportunità per ampliare l’accesso ad Internet e i media indipendenti a Cuba”. È chiaro che questa Task Force ha incoraggiato la fantasia digitale dell’OCB.
Diverse indagini dell’Office of Government Oversight (GAO) hanno riconosciuto che esistono solide prove che Radio e televisione Marti non sono ascoltate o viste a Cuba. Secondo Miami New Times, questa saga è costata al contribuente USA più di 800 milioni di dollari.

di Rosa Miariam Elizalde

da Desbloqueando Cuba

traduzione di Francesco Monterisi

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Colonialismo 2.0 in America Latina e nei Caraibi: che fare?

Cubadebate (italiano) - Mer, 22/08/2018 - 01:32

foroALendisputaCome proiettiamo un’immagine del futuro della sinistra in queste cittadinanze eteree che produce il colonialismo 2.0, capaci di mobilitarsi per il miagolio di un gatto, ma anestetizzate di fronte alla morte o alla fame di milioni di esseri umani? Come comunichiamo con i giovani che hanno incorporato nel loro DNA la cultura digitale? Come comunichiamo la politica in modo che non sia un’astrazione o uno sbadiglio?
Dagli anni ’90 del secolo scorso, Herbert I. Schiller ha dato per assodata l’esistenza di un “Impero Nordamericano Emergente”, i cui missionari vivono ad Hollywood. “È un impero con un minimo di sostanza morale, ma Hollywood è solo la zona più visibile di questo impero. Esiste già una vasta ed attiva coalizione di interessi governativi, militari ed imprenditoriali che comprendono le industrie informatica, dell’informazione e dei media. La percezione del mondo che hanno questi attori è decisamente elettronica.”[1]

Nel 1993 si è instaurata negli USA la politica per lo sviluppo dell’infrastruttura dell’informazione nazionale (NII) [2] e da allora l’industria corporativa della comunicazione ha risposto alle promettenti opportunità con un frenetico processo di fusioni e concentrazioni, accumulando risorse e capitali in enormi società. Queste sono state accompagnate da una serie di affrettate aste dello spettro radiofonico, vinte dai giganti delle telecomunicazioni. Una volta assicurate queste condizioni materiali, con i giganti delle comunicazioni del settore privato preparati ed incoraggiati a sfruttare al massimo le appena nate reti digitali, si sono create le condizioni per realizzare ciò che il Capo delle Operazioni dell’Atlantico degli USA, Hugh Pope, ha dichiarato nel 1997: “Il messaggio è che non c’è nazione sulla faccia della terra che non possiamo raggiungere”. [3]

Mai è stato più imperiale, gli USA, di quando si è convertito in zar di Internet e ci ha imposto un modello di connettività dipendente dalle logiche del mercato e dalla depredazione ecologica, che codifica i rapporti umani, li trasforma in dati e, quindi, in merci che producono valore. I dati isolati non dicono nulla, ma l’enorme massa di dati aggregati in una piattaforma acquisisce un valore inusitato e controverso, in una società che transita, acceleratamente, dalla produzione e commercio di beni e servizi fisici verso i servizi digitali.

La nuova ed intensa concentrazione comunicativa e culturale è molto più globale di quella delle industrie culturali transnazionali o nazionali che conoscevamo. Una singola azienda privata USA, per esempio, decide come spende un quarto della popolazione mondiale, circa 50 milioni di ore al giorno [4]. Il suo valore differenziale è che gli utenti crescano a ritmi vertiginosi con tassi giganteschi, non solo in numeri grezzi bensì in densità e portata.
Quattro delle cinque applicazioni più utilizzate nei cellulari del mondo -Facebook, Instagram, Whatsapp e Messenger-, appartengono alla società fondata da Mark Zuckerberg e raccolgono dati monetizzabili in modo permanente. Nel primo trimestre del 2018 e nonostante gli scandali degli ultimi tempi e le esplosioni nella borsa di Wall Street, Facebook ha fatturato 11790 milioni di $, quasi quattro miliardi di più (49%) rispetto ad un anno fa. Di questo totale, circa il 98,5% proviene dalla pubblicità [5].

Google, da parte sua, realizza circa il 92% delle ricerche su Internet, un mercato valutato in oltre 92 miliardi di dollari [6]. Le 10 aziende più potenti e ricche del mondo -cinque delle quali nel settore delle telecomunicazioni- hanno un introito combinato di 3,3 trilioni di dollari, pari al 4,5% del PIL mondiale. La sola Apple equivale al PIL di 43 paesi africani (un trilione di dollari). In effetti, secondo i dati della Banca Mondiale [7], ci sono solo 16 paesi con un PIL pari o superiore all’attuale valore di mercato di Apple.

Al momento, ci sono poche istituzioni pubbliche a livello nazionale o globale che possono affrontare questi mostruosi poteri transnazionali, che hanno drammaticamente alterato la natura della comunicazione pubblica. Non c’è Stato-nazione che possa rimodellare la rete da solo o frenare il colonialismo 2.0, anche quando applichi normative locali di protezione antimonopolistiche ed impeccabili politiche di sostenibilità in ordine sociale, ecologico, economico e tecnologico. Ancora meno può costruire un’alternativa praticabile disconnessa dalla cosiddetta “società dell’informazione” [8], la cui ombra -intangibile, ma non per questo non meno reale- giunge addirittura a coloro che sono fuori da Internet.

Secondo la Commissione Economica per l’America Latina ed i Caraibi (CEPAL), la nostra regione è la più dipendente dagli USA in termini di traffico Internet. L’80% dell’informazione elettronica della regione passa per qualche nodo amministrato direttamente o indirettamente dagli USA, principalmente dal cosiddetto “NAP delle Americhe” di Miami -il doppio dell’Asia e quattro volte la percentuale d’Europa- e si stima che tra l’80 ed il 70% dei dati che sono scambiati internamente dai paesi dell’America Latina e dei Caraibi, vanno anche a città USA, dove si ubicano 10 dei 13 root server che compongono il codice maestro di Internet [9].

L’America Latina è la più arretrata nella produzione di contenuti locali, tuttavia è leader nella presenza di utenti Internet nelle reti sociali. Dei 100 siti Internet più popolari nella regione, solo 21 corrispondono a contenuti locali, il che significa che, invece di creare ricchezza per la regione, il continente trasferisce ricchezza negli USA, dove sono ospitate le grandi compagnie Internet. Gli esperti assicurano che uno degli aspetti più significativi della cultura digitale latinoamericana è l’uso intensivo delle reti sociali. In effetti, alcuni paesi della regione uguagliano e addirittura superano l’uso delle reti sociali dei paesi sviluppati. Dei dieci paesi con il maggior tempo trascorso nelle reti sociali, cinque di loro erano latinoamericani, ranking (classifica) guidata da utenti brasiliani, argentini e messicani con 4 ore al giorno [10].

Il 28% dei latinoamericani vive in situazione di esclusione sociale nella regione [11], tuttavia, il numero di utenti Internet si è triplicato in quella fascia di popolazione rispetto ai cinque anni precedenti. Nove su dieci latinoamericani possiedono un telefono cellulare. Secondo un’indagine della Banca Inter-Americana di Sviluppo (2017), il 57% delle persone che hanno difficoltà a procurarsi il cibo sono molto attive su Facebook e WhatsApp, il che indica che possiedono uno smartphone nelle loro case. Il 51% di quelle che hanno ammesso di non avere acqua potabile nelle proprie case anche usano frequentemente le reti sociali [12].

Non è lo stesso divario digitale da divario economico. L’accesso ad Internet non è lo stesso che la capacità di collocare le cosiddette Nuove Tecnologie in funzione dello sviluppo di un continente profondamente diseguale. La mancanza di competenze digitali e l’impossibilità di sfruttare il potenziale delle nuove tecnologie contribuisce a perpetuare questo stato di vulnerabilità, anche quando i poveri abbiano nelle loro mani i nuovi dispositivi.
Parlando molto precocemente su questi temi, l’antropologo brasiliano Darcy Ribeiro avvertiva che, per mano di una tecnologia rivoluzionaria, “c’è una vera colonizzazione in corso. Il Nord America sta compiendo il suo ruolo con enorme efficacia nel senso di cercare complementarietà che ci faranno dipendenti, in modo permanente, da loro…” E aggiunge:”Vedendo questa nuova civilizzazione e tutte le sue minacce, ho timore che, ancora una volta, siamo popoli che non evolvano, popoli che nonostante tutte le loro potenzialità rimangono come popoli di seconda classe”. [13]

Gli USA e la sua Operazione di “connettività efficace” per l’America Latina

Questa è una prima occhiata al problema. Vediamo una seconda: questo scenario è incatenato ad un più ampio programma, per l’America Latina e Caraibi, di controllo dei contenuti e degli ambienti di partecipazione della cittadinanza che è stato eseguito con totale impunità, senza che la sinistra gli abbia prestato la più minima attenzione Nel 2011, il Comitato per le Relazioni Estere del Senato USA ha approvato ciò che in alcuni ambienti accademici è noto come operazione di “connettività efficace”. Si tratta di un piano, dichiarato in un documento pubblico del Congresso USA, per “espandere” i Nuovi Media Sociali nel continente, incentrati sulla promozione degli interessi USA nella regione.

Il documento spiega qual è l’interesse degli USA nelle cosiddette reti sociali del continente: “Con oltre il 50% della popolazione mondiale al di sotto dei 30 anni, i nuovi social media e le tecnologie associate, così popolari all’interno di questo gruppo demografico, continueranno a rivoluzionare le comunicazioni in futuro. I social media e gli incentivi tecnologici in America Latina sulla base delle realtà politiche, economiche e sociali saranno cruciali per il successo degli sforzi del governo USA nella regione.” [14]

Questo documento riassume la visita di una commissione di esperti in diversi paesi dell’America Latina per conoscere, in situ, le politiche ed i finanziamenti in quest’area, oltre ad interviste con i dirigenti delle principali compagnie Internet e funzionari USA. Si conclude con specifiche raccomandazioni per ciascuno dei nostri paesi, che implicano “aumentare la connettività e ridurre al minimo i rischi critici per gli USA. Per questo, il nostro governo deve essere il leader negli investimenti in infrastrutture” [15]. E aggiunge: “Il numero di utenti dei social media aumenta in modo esponenziale e come la novità si converte nella norma, le possibilità di influire sul discorso politico e nella politica in futuro sono lì” [16]

Cosa c’è dietro questo modello di “connettività efficace” per l’America Latina? La visione strumentale dell’essere umano, suscettibile di essere dominata dalle tecnologie digitali; la certezza che in nessun caso le cosiddette piattaforme sociali sono un servizio neutrale che sfruttano un servizio generico (come un elettrodomestico, una lingua, un cucchiaio …), ma che si fondano su basi tecnologiche ed ideologiche e sono sistemi istituzionalizzati ed automatizzati che, inevitabilmente, progettano e manipolano le connessioni.

Pochi mesi fa, Facebook ha finalmente riconosciuto che è un mezzo di comunicazione, dopo anni col presentarsi come piattaforma di servizi generici [17]. Speriamo che finisca la confusione che ha regnato nei circuiti accademici negando di vedere la multinazionale per ciò che è, cioè il Humpty Dumpty di questi giorni. Come ricorderanno, 153 anni fa in ‘Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie’, Lewis Carroll ha messo sulle labbra di Marc Zuckerberg, di quel tempo, una frase molto attuale: “Quando io uso una parola significa quello che io decido che significhi, né più né meno.”

Ciò che il governo USA calcola con la sua “operazione di connettività efficace” è la possibilità che questi strumenti creino una simulazione di base ed a partire da lì crollino i sistemi politici che non gli sono convenienti. Quale parte dell’operazione di “connettività efficace” ha operato dalle reti sociali nella situazione che oggi vivono Venezuela e Nicaragua, e prima abbiamo visto in Bolivia, Brasile, Ecuador ed Argentina?
Quando la politica è tecno-politica

Solo le grandi aziende hanno la capacità di elaborazione per processare le colossali quantità di dati che lasciamo nelle reti sociali, ad ogni clic sui motori di ricerca, telefoni cellulari, schede magnetiche, chat ed e-mail. La sommatoria delle tracce e l’elaborazione dei dati consente loro di creare valore. Più connessioni, più capitale sociale. Ma gli interessi fondamentali dell’apertura dei dati e dell’invito a “condividere”, a dare un “mi piace” o “non mi piace” a “ritweettare”, ecc, non sono quelli degli utenti, ma quelli delle corporazioni.
Questo potere offre ai proprietari un enorme vantaggio sugli utenti nella battaglia per il controllo delle informazioni. Cambridge Analytica, filiale londinese di un’impresa appaltatrice USA dedita ad operazioni militari in rete attiva, da un quarto di secolo, è intervenuta in circa 200 elezioni in metà mondo. Il modus operandi era quello delle “operazioni psicologiche”. Il suo obiettivo era far cambiare l’opinione della gente ed influenzarla, non attraverso la persuasione, ma attraverso il “dominio informativo”. La novità non è l’uso di volantini, Radio Free Europe o TV Martí, ma il Big Date e l’Intelligenza Artificiale che consentono racchiudere ciascun cittadino, che lascia tracce sulla rete, in una bolla osservabile, parametrizzata e prevedibile.

Coloro che seguono questa trama avranno visto che Cambridge Analytica ha riconosciuto di essere stata coinvolta nei processi elettorali contro i leader della sinistra in Argentina, Colombia, Brasile e Messico. In Argentina, ad esempio, ha partecipato alla campagna di Mauricio Macri nel 2015. Si sono denunciati i collegamenti del Capo del Gabinetto del Presidente e dell’attuale Capo della Agenzia Federale d’Intelligence con tale società che ha creato dettagliati profili psicologici ed ha identificato persone permeabili ai cambiamenti di opinione per poi influire attraverso notizie false e selezione parziale dell’informazione. Non appena salito al potere, Macri, tra altri decreti con i quali ha troncato la base giuridica ed istituzionale della comunicazione forgiata nei governi di sinistra in Argentina, ha approvato uno che gli ha permesso di rimanere con i database degli organismi ufficiali per l’utilizzarli in campagne a suo favore [18].

Ciò che dimostra tutto ciò è che anche in America Latina e nei Caraibi la politica si è convertita in tecno-politica, nella sua variante più cinica. Con totale impudenza, i governi di destra che si sono reinseriti negli ultimi anni si vantano di avere squadre di comunicazione assunte a Miami, Colombia e Brasile. Lo stesso Alexander Nix, CEO di Cambridge Analytica, si vantava davanti ai propri clienti latino-americani che per convincere “non importa la verità, è necessario che ciò che si dica sia credibile” e ha sottolineato un fatto empirico indiscutibile: il discredito della pubblicità commerciale di massa è direttamente proporzionale all’aumento della pubblicità sui social media, altamente personalizzata e brutalmente efficace.

Ora, ho l’impressione che con Cambridge Analytica stia accadendo quanto avvenuto con Blackwater, l’esercito delle guerre USA. Cadde in disgrazia per servire, in modo efficiente, all’operazione di rendere invisibile l’industria mercenaria di sub contrattisti dediti ai compiti di sicurezza, intelligence, manutenzione o addestramento, che si è ampliata e continua ad essere molto utile al governo USA ed ai suoi alleati.

Prendetevi la briga di controllare la pagina dei partner di Facebook (Facebook Marketing Partners) e scopriranno centinaia di aziende che si dedicano all’acquisto e vendita di dati e scambiarli con la società del pollice azzurro (FB ndt). Alcune addirittura si sono specializzate in aree geografiche o paesi come Cisneros Interative –del Gruppo Cisneros, naturalmente, lo stesso che ha partecipato al colpo di stato contro Chavez nel 2002- rivenditore di Facebook, che già controlla il mercato della pubblicità digitale in 17 paesi dell’America Latina e dei Caraibi.
Cosa fare contro il Colonialismo 2.0

La comunicazione non è una questione di tecnologie, ma anche di esse. Devi stare per la strada, bussare porta a porta come ha appena fatto Morena in Messico, affinché la politica si esprima nelle reti sociali e faccia fronte alla restaurazione conservatrice e all’offensiva imperiale. Ma lo scenario digitale è solo un modo, per nulla trascurabile, per la riconnessione della sinistra con le sue basi, in particolare con i giovani. Come ha recentemente dichiarato a L’Avana il cineasta argentino Tristan Bauer, “le reti non sono decisive per vincere, ma sì restano sempre molto utili al momento che perdiamo le elezioni” [19].

Questi temi, purtroppo, sono ancora lontani dai dibattiti professionali e dai programmi dei movimenti progressisti del continente. Eccedono i discorsi demonizzanti o , al contrario, ipnotizzati, che ci descrivono la nuova civilizzazione tecnologica -per usare il termine di Darcy Ribeiro-, ma mancano strategie e programmi che ci permettano sfidare ed intervenire nelle politiche pubbliche e generare linee di azione e lavoro definite per costruire un modello veramente sovrano dell’informazione e della comunicazione nel nostro continente.
Mettiamo all’orizzonte compiti concreti. Ancora non si è ottenuto concretare nella regione un canale proprio di fibra ottica, che era un sogno di UNASUR e rimane un problema in sospeso in America Latina [20]. Non abbiamo una strategia sistemica né un quadro giuridico omogeneo ed affidabile che riduca al minimo il controllo USA, assicuri che il traffico della rete si interscambi tra paesi vicini, incoraggi l’uso di tecnologie che garantiscono la riservatezza delle comunicazioni, preservi le risorse umane nella regione e sopprima gli ostacoli alla commercializzazione degli strumenti digitali, contenuti e servizi digitali prodotti nel nostro intorno.

Sfortunatamente, non sono stati fatti progressi in un’agenda comunicativa comune, sovranazionale. Se parliamo di comunicazioni, di governance di Internet, di copyright, di temi che sono strategici per il futuro come la sovranità tecnologica, l’innovazione, lo sviluppo della nostra industria culturale, l’importanza di incorporare le estetiche contemporanee nella nostra narrazione politica, necessariamente avremo da mettere insieme un’agenda comune e spazi in cui questa si concretizzi.

Abbiamo bisogno di reti di osservatori che, oltre a fornire indicatori di base e avvisi sulla colonizzazione del nostro spazio digitale, permettano di recuperare e socializzare le buone pratiche nell’uso di queste tecnologie e delle azioni di resistenza nella regione, a partire dalla comprensione che il successo o il fallimento di fronte a queste nuove disuguaglianze dipende da decisioni politiche.

È improbabile che un paese del sud da solo -ed ancor meno un’organizzazione isolata- possa trovare risorse per sfidare il potere della destra che si mobilita alla velocità di un clic, ma un blocco di professionisti, organizzazioni, movimenti e governi di sinistra avranno maggiore capacità di sviluppare livelli di risposta, per lo meno per affermare la sovranità regionale in alcune aree critiche. Consentirebbe più potere di negoziazione di fronte alle potenze dell’Intelligenza Artificiale e Big Data e delle loro società, oltre a sfidare le istanze globali in cui sono definite le politiche di governance. Dobbiamo appropriarci dei big data, compagni.

Costa molto meno organizzare un comando centrale comunicativo piuttosto che finanziare un canale televisivo. Pertanto, dovrebbe essere una questione chiave nei dibattiti politici e professionali sulla comunicazione ed, in particolare, in quelli in cui si discutono l’equità e lo sviluppo, la creazione di una scuola di comunicazione politica della sinistra dell’America Latina e dei Caraibi, che ci permetta condividere conoscenze sulle trame di potere dietro ai media, della necessità di democratizzarli e delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione.
Perché ci sono opportunità e ci sono specialisti molto preparati con i loro piccoli cuori a sinistra, debitamente condannati dagli eretici -come diceva Roque Dalton. Ci sono, come ci sono esperienze paradigmatiche della sinistra nell’articolazione delle reti, ma a volte passano come comete solitarie per le nostre vite e non istituiscono nulla o quasi nulla.

Mi sono fermato nelle lacune del dibattito per stimolare tra di noi la percezione del rischio. Quel dibattito su apocalittici ed integrati alla cultura di massa è stato superato da un pò. Quel mondo stabile che descriveva Umberto Eco già non esiste più. Ci sono diversi mondi all’orizzonte e uno può essere quello in cui arriviamo a creare i nostri stessi strumenti di liberazione. Ma la ricerca e la costruzione di alternative non è un problema tecnico-scientifico, dipende come ho detto prima dall’ “agire collettivo” a breve e medio termine, con prospettive tattiche e strategiche nella comunicazione faccia a faccia e virtuale, che facilitino il cambio delle relazioni sociali e delle strutture tecniche a favore dei nostri popoli.

Facciamolo, perché non abbiamo molto tempo.

Notas
[1] Schiller, H. 2006 “Augurios de supremacía electrónica global”. CIC Cuadernos de Información y Comunicación 2006, vol. 11, 167-178 .
[2] Chapman, G; Rotenberg, M. 1993. “The National Information Infrastructure: A Public Interest Opportunity”, Computer Professionals For Social Responsibility, Vol 11, No. 2, Summer 1993.
[3] Pope, H. 1997. “U.S. Plays High-Stakes War Games in Kazakstan”, Wall Street Journal, 16 de septiembre de 1997, p. A-16.
[4] Wagner, K; Molla, R. 2018. “People spent 50 million hours less per day on Facebook last quarter”. Recode.net. Jan 31, 2018. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:https://www.recode.net/2018/1/31/16956826/facebook-mark-zuckerberg-q4-earnings-2018-tax-bill-trump
[5] Ibidem.
[6] Mangles, C. 2018. Search Engine Statistics 2018. Smartinsights.com, Jan 30, 2018. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:https://www.samartinsights.com/search-engine-marketing/search-engine-statistics/
[7] Alini, E. 2018. “Apple hits $1 trillion in value. Only 16 countries are worth more”. Globalnews.ca, August 2, 2018. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:https://globalnews.ca/news/4367056/apple-1-trillion-market-cap/
[8] Adoptamos la definición de Manuel Castells que utiliza esta denominación para contraponer la actual era dominada por las redes informacionales a la sociedad industrial cuyo corazón tecnológico fue la máquina de vapor.
[9] Comisión Económica para América Latina y el Caribe (CEPAL), 2018. La ineficiencia de la desigualdad. Informe en el Trigésimo Séptimo período de sesiones de la CEPAL. La Habana, 7 al 11 de mayo de 2018.
[10] Comisión Económica para América Latina y el Caribe (CEPAL), Datos, algoritmos y políticas: la redefinición del mundo digital (LC/CMSI.6/4), Santiago, 2018. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:https://repositorio.cepal.org/bitstream/handle/11362/43477/7/S1800053_es.pdf
[11] “Más de 172,5 millones de afectados por exclusión en América Latina”. El Siglo, Guatemala, 8 de noviembre de 2017. Consultado el 5 de agosto de 2018:http://s21.gt/2017/11/08/mas-de-172-5-millones-de-afectados-por-exclusion-social-en-america-latina-y-el-caribe/
[12] Basco, A. 2017. La tecno-integración de América Latina: instituciones, comercio exponencial y equidad en la era de los algoritmos. Banco Interamericano de Desarrollo (BID).
[13] Rebeiro, D. 1998. “Amerindia hacia el Tercer Milenio”. Oralidad. Lenguas, Identidad y Memoria de América, N° 9, La Habana, mayo, 1998, p. 9.
[14] United States Senate Committee on Foreign Relations. 2011. Latin American Governments Need to “Friend” Social Media and Technology. Committee On Foreign Relations, United States Senate. One Hundred Twelfth Congress. First Session. October 5, 2011. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:https://www.gpo.gov/fdsys/pkg/CPRT-112SPRT70501/html/CPRT-112SPRT70501.htm
[15] Ibidem.
[16] Ibidem.
[17] Martínez, A. “Zuckerberg recula: Facebook sí es un medio de comunicación”, ABC, España, 25 de septiembre de 2017. Consultado en:https://www.abc.es/tecnologia/redes/abci-zuckerberg-recula-facebook-si-medio-comunicacion-201612222024_noticia.html
[18] Canal Abierto. 2018 “Cambridge Analytica y ejército de trolls: confirman la manipulación en las elecciones 2015”. Canal Abierto, Argentina, 31 de julio de 2018. Consultado el 5 de agosto de 2018 en:http://canalabierto.com.ar/2018/07/31/cambridge-analytica-y-ejercito-de-trolls-confirman-la-manipulacion-en-las-elecciones-2015/
[19] Bauer, T. 2018. Intervención de Tristan Bauer en el Taller “Comunicación política y medios”, del XXIV Encuentro del Foro de Sao Paulo. La Habana, 16 de julio de 2018. Notas de la autora.
[20] Unasur. “Conectividad y fibra óptica es otro de los objetivos de UNASUR”. s/f. Consultado el 5 de agosto de 2018 enhttp://www.unasursg.org/es/node/152

di Rosa Miriam Elizalde

da Cubadebate

Testo integrale dell’intervento al Seminario internazionale America Latina in disputa

traduzione di Francesco Monterisi

Categorie: News

Come si analizzeranno le proposte derivate dalla consultazione popolare sulla nuova Costituzione a Cuba?

Cubadebate (italiano) - Mar, 21/08/2018 - 02:51

constitucion «Tutte le proposte che farà  la popolazione saranno considerate. Questo sarà un processo democratico e di partecipazione reale nel quale saremo tutti costituenti», ha affermato categoricamente la dottoressa in Scienze Marcela González Pérez, membro del gruppo nazionale di raccolta delle proposte.

Lei è una delle migliaia di persone che in tutto il paese già lavorano per garantire che le informazioni derivata dalle 135.000 riunioni realizzate tra il 13 agosto e i 15 novembre prossimo saranno debitamente raccolte e giungeranno nella loro totalità alla Commissione incaricata della Riforma Costituzionale.

PRIMA DELLE RIUNIONI

Come ha spiegato  González Pérez, per formare i gruppi di lavoro sono state selezionate in ogni municipio 24 – 40 persone,  così come nelle province e il gruppo nazionale è formato da circa 130.  Sono professionisti d’alto livello, laureati universitari, tutti giuristi, professori, investigatori .. ed anche ingegneri laureati nell’Università di Scienze Informatiche, che hanno sviluppato l’applicazione che permetterà il controllo di un volume di dati così considerevole, ha spiegato la specialista.

Il personale, impegnato da giorni, studia in profondità il progetto della Carta Magna, perché deve dominarlo alla perfezione per poter comprendere le proposte e raggrupparle in modo coerente.

«Hanno davanti a loro giornate di grande concentrazione. Questa è la missione fondamentale di questi gruppi: organizzare le proposte» ha ratificato la dottoressa in Scienze che ha anche informato che si trovano già al loro posto di lavoro e realizzano prove per constatare il corretto funzionamento del sistema.

DURANTE LE RIUNIONI

I popolo cubano si riunirà nel suo centro di lavoro, di studio, nelle comunità ( si può partecipare anche a più riunioni) ed avrà il diritto di fare tutti gli interventi che desidera. Il progetto di costituzione si compone del preambolo e 24 articoli  divisi in 11 titoli, 24 capitoli e 16 sezioni, ma per facilitare il dibattito popolare le analisi e l’elaborazione delle opinioni, ogni paragrafo è stato numerato e sono 775 in totale.

«Convochiamo la popolazione a prepararsi bene e che sappia su quali paragrafi si vuole pronunciare», ha detto González Pérez. «Inoltre si può scrivere la proposta e questo garantirà che sia raccolta tale e quale è stata segnalata.
Due persone saranno incaricate di redigere i resoconti.

Sono cittadini preparati e di una provata onestà. Nel documento ci dev’essere tutto quello che si dirà e non può esistere che chi scrive decida di non mettere qualcosa per ragioni soggettive o malintesi.
«La coppia che presiederà la riunione firmerà poi il documento per confermare che non manca nulla», ha illustrato la membro del gruppo nazionale.

«Va chiarito che anche se varie persone esprimeranno idee simili o uguali nello stesso incontro, si raccoglieranno tutte le voci, perchè sono espressioni di tendenza». Ma che cosa si considera una proposta?

La specialista ha chiarito che non tutti gli interventi sono proposte Può darsi che una persona parli per riaffermare l’importanza del processo o il valore del documento e anche se questo si raccoglie nel rendiconto, non verrà processato.

Una proposta è quella che vuole trasformare il contenuto del documento e può avere varie espressioni:

Modifica: quando si suggerisce d’aggiungere, sostituire o eliminare una frase o una parola in un paragrafo.
Aggiunta: quando su chiede d’aggiungere un paragrafo nuovo perchè si considear che l’idea non è presente nel progetto.
Eliminazione: quando si propone d’eliminare un paragrafo perchè si crede che sia inutile o non si è daccordo con quello ch esprime.
Dubbio: quando si afferma che l’idea espressa in un paragrafo non è chiara o non si capisce.
Inoltre in questo spazio non si porrà niente a votazione.

Per esempio se si suscita un dibattito a partire da quel che ha detto un cittadino, e il resto dei presenti offre argomenti su perchè secondo loro si sta sbagliando, può darsi che costui decida di ritirare la sua proposta perché lo hanno convinto, ma ha sempre il diritto di mantenerla e nessuno lo può impedire.

DOPO LE RIUNIONI

La qualità del rendiconto è molto importante perchè costituisce la fonte del nutrimento di ogni tappa nelle 48 ore seguenti alla riunione. Coloro che lo hanno elaborato lo consegneranno al gruppo municipale incaricato  d’estrarre le informazioni in forma di proposta da lì lo passerà alla provincia che le riunirà  e le invierà al gruppo nazionale.
Questo si farà ogni giorno grazie a un sistema digitalizzato con le corrispondenti misure di sicurezza informatica. Il controllo si realizzerà in forma parallela alla consultazione popolare nei tre mesi previsti.

«I membri del gruppo nazionale organizzeremo le proposte per paragrafi in maniera che siano chiare, con un’adeguata redazione e ortografia e senza lasciarne fuori una sola», ha precisato González Pérez.

Con le proposte dei membri delle Forze Armate Rivoluzionarie e del ministero degli Interni, così come dei cittadini cubani residenti all’estero, si seguirà nonostante le peculiarità della consultazione in questi casi. Lo stesso principio: tutto s’include.

Con questo materiale, alla fine si elaborerà la relazione delle proposte della popolazione che si consegnerà alla commissione incaricata della riforma costituzionale per la rielaborazione del documento e la sua successiva presentazione all’Assemblea Nazionale.

LA VOLONTÀ DEL POPOLO

Le esperienze precedenti convalidano la funzionalità e la validità di questo originale metodo per esercitare il potere popolare. Quando le Linee di Politica Economica e Sociale del Partito e  la Rivoluzione si portarono a dibattito, il 68% del loro contenuto ricevette trasformazioni partendo da proposte della gente.
Alcuni cambi avvennero per le proposte di migliaia di persone e altri li promosse l’opinione di cinque solamente.
«Da lì l’importanza di partecipare coscientemente e in forma attiva. L’obiettivo, ha riaffermato la Dottoressa in Scienze Marcela, è elaborare un documento che rifletta il pensiero del popolo.

di Yeilén Delgado Calvo

da Granma

traduzione di Francesco Monterisi

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