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Aggiornato: 2 ore 1 min fa

Il golpista venezuelano, fuggiasco in Europa, ringrazia Tajani e Gentiloni

18 ore 11 min fa

Ledezma«Ringrazio il ruolo dell’Italia nel Consiglio dell’Onu in difesa dell’autonomia e voglio ringraziare Antonio Tajani perché ha rappresentato in modo dignitoso il popolo venezuelano». L’ex sindaco della Gran Caracas Antonio Ledezma, in fuga dal Venezuela, ha pronunciato queste parole durante una conferenza stampa tenuta a Madrid, durante la quale ha minacciato il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro: con l’arroganza propria di quei cani piccoli ma furenti che, per abbaiare ai grandi, si rifugiano dietro le gambe dei propri padroni. E leccano a destra e a manca, badando bene di non tralasciare i maggiordomi – in questo caso l’Italia. La borghesia, si sa, difende i suoi. E’ la lotta di classe. E della lotta di classe fa parte anche la battaglia delle idee, condotta in questi tempi attraverso la guerra mediatica, che cerca di confondere gli oppressi affinché prendano le parti degli oppressori. Davvero conviene rileggere i testi di Frantz Fanon… 

Ledezma vuole essere consacrato presidente “in esilio”: dal governo illegittimo e virtuale voluto da Almagro e dai poteri forti sul modello di quello tentato contro la Siria o, nel secolo scorso, contro l’ultima rivoluzione novecentesca, quella del Nicaragua Sandinista.

Davvero conviene rileggere quel brano del romanzo di Isabel Allende La casa de los espiritus in cui l’autrice descrive gli effetti del sabotaggio compiuto allora contro la primavera allendista. Un brano che sembra attagliarsi perfettamente alla situazione del Venezuela di oggi, non solo a quella del Cile del 1973. Il Venezuela, infatti, è la nuova trincea, la cui difesa riguarda tutte e tutti quelli che non vogliono farsi distruggere dall’arroganza del capitalismo. Dall’Europa all’America latina, per essere rappresentata, la “sinistra” deve pagare pegno dissociandosi dal socialismo. La democrazia borghese non consente veri spazi di agibilità e rappresentanza alle classi popolari, che infatti disertano in maggioranza alle urne. E per questo, i suoi “cani da guardia” sparano a zero su quanti si presentino con un programma di riforme strutturali a denunciare la subalternità dei governi nazionali ai diktat sovranazionali. Non a caso, in Cile, a guidare la coalizione del Frente Amplio c’è la giornalista Beatriz Sanchez, che considera Fidel Castro un dittatore e quella venezuelana “non proprio una democrazia”, e anche su Allende ha avuto da ridire.

L’Assemblea nazionale costituente che sta legiferando in Venezuela non le piace: però ha agitato il tema di uno stato plurinazionale e di un’assemblea nazionale costituente. L’involucro serve, ma senza il contenuto di classe. A celebrare la fuga di Ledezma, in Colombia, è stato prima di tutti l’ex presidente Alvaro Uribe, notoriamente un campione di democrazia… Uribe guida il fronte reazionario contro la soluzione politica in Colombia, e difende gli interessi della guerra e dei paramilitari. A un anno dalla firma del nuovo accordo di pace in Colombia, gli ex guerriglieri delle Farc ammazzati sono già 32. Sono stati uccisi 12 dei loro familiari, 9 uomini e 3 donne, e un altro risulta desaparecido dal 28 ottobre. Il 17 novembre, l’Acnur ha denunciato il preoccupante aumento degli assassinii e delle minacce ai difensori dei diritti umani e ai leader comunitari: 78 omicidi compiuti in un anno e oltre 1500 contadini espulsi con la forza dalle loro terre. Le Farc, che ora sono partito politico, hanno protestato per la recente sentenza della Corte costituzionale, che crea ulteriori ambiguità negli accordi di soluzione politica firmati all’Avana un anno fa. Il ricatto pende tutto sugli ex guerriglieri e non sui paramilitari e i loro sostenitori. Le Farc – che hanno aperto una sede del loro nuovo partito anche in Venezuela – hanno però manifestato grande fiducia nella volontà delle classi popolari di lottare per un cambiamento strutturale in Colombia. Un cammino che, in concreto, sta percorrendo anche la seconda guerriglia più importante, quella guevarista dell’Eln, imponendo la presenza delle organizzazioni popolari nei negoziati con il governo Santos. Il “modello bolivariano” – inteso come la messa al centro delle istanze organizzate del potere popolare – si sta facendo spazio anche in Italia.

L’orizzonte politico è quello delle prossime elezioni presidenziali in Colombia nel 2018. Ma nel mirino ci sono già da subito le comunali in Venezuela che si svolgeranno il 10 dicembre e le presidenziali del 2018: ovvero il governo delle risorse nel paese che custodisce le prime riserve di petrolio e di oro del mondo.

Il Segretario dell’Osa Luis Almagro e l’arco di forze reazionarie che insistono nel formare un governo parallelo all’estero contro Maduro, hanno già eletto come rappresentante Antonio Ledezma: il vampiro, come viene chiamato in Venezuela. La ministra degli Esteri colombiana, Holguin, ha incontrato il suo omologo statunitense, l’ex capo della Exxon Mobil Rex Tillerson: per “studiare la crisi venezuelana”… Intanto, i fondi avvoltoio attaccano l’economia venezuelana come hanno fatto con l’Argentina di Cristina Kirchner, mentre i media di guerra alimentano i rumori di default.

E intanto, si diffonde una notizia inquietante: l’Isis si sta radicando in America latina. Già all’inizio dell’anno, un rapporto dell’istituto di intelligence statunitense Soufan Group, che fornisce analisi a governi e istituzioni internazionali, ha avvertito che oltre 150 messicani hanno ingrossato le fila dell’organizzazione radicale islamista, e che il Latinoamerica è diventata area di reclutamento e base logistica per l’Isis: che segue la via del narcotraffico. Da anni, il cosiddetto Stato islamico fa riferimento al Messico nei suoi video. Secondo il governo di Trinidad e Tobago, circa 125 combattenti provengono da questa regione dei Caraibi. D’altronde, a giugno, anche la Russia ha lanciato l’allarme sulla possibilità che i paesi dell’America latina e dei Caraibi possano diventare zone di transito per l’Isis. Il rapporto fa riferimento anche all’arresto di 8 persone che avrebbero avuto intenzione di compiere attentati durante i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, nel 2016. Un episodio che è servito al golpista Temer per aumentare gli arresti preventivi contro l’opposizione sociale in Brasile. Già in altre occasioni, alcuni media internazionali hanno diffuso notizie circa il reclutamento dell’Isis in Argentina e in Brasile. Ora, la rivista Semana tratta in dettaglio una notizia diffusa dagli inquirenti svizzeri: in una recente retata contro una cellula di supporto all’Isis, arrestata in Svizzera, è stata arrestata anche una ventitreenne venezuelano-colombiana, reclutata – parrebbe – dal suo fidanzato bosniaco. Il ventisettenne bosniaco si sarebbe radicalizzato negli ultimi anni, divenendo a sua volta un reclutatore. La coppia avrebbe compiuto cinque viaggi in Colombia, tra il 2009 e il 2015.

Come leggere questa notizia? Intanto, vale ricordare chi si è servito e si serve dell’Isis e per quali reali obiettivi, oltre la cortina di fumo della cosiddetta lotta al terrorismo e al narcotraffico alzata dai paesi che più producono e gestiscono l’uno e l’altro: in primo luogo gli Stati uniti. Messico, Colombia, Argentina e Brasile sono i paesi in cui agiscono grandi interessi occulti, basi militari Usa e sofisticati sistemi di controllo di cui ha il monopolio Israele, com’è emerso durante lo scandalo delle intercettazioni illegali nei confronti della stampa messicana scomoda, che paga con la vita ogni tentativo di raccontare l’intreccio pervasivo di mafia e politica. Ma il dato da considerare è che, da mesi, gli Stati uniti stanno agitando lo spettro della lotta al terrorismo e al narcotraffico per attaccare il Venezuela bolivariano, definendolo un narco-stato che supporta “gruppi terroristi”. Chi invece, come il sindaco Ledezma o come Freddy Guevara (rifugiato nell’ambasciata del Cile) organizza piani destabilizzanti per sovvertire il governo legittimo del Venezuela, viene considerato un “combattente per la libertà”. Il “vampiro” Ledezma, ex golpista durante i governi di Chavez e Maduro, è stato un repressore durante i governi della IV Repubblica: che piacevano tanto all’Italia e all’Europa, anche se gli oppositori venivano buttati giù dagli aerei e nelle caserme militari si torturava a morte. Ledezma è stato accolto trionfalmente in Spagna e salutato con enfasi in Italia dal solito Pierferdinando Casini, ovviamente in nome della “democrazia” e dei “diritti umani”…

di Geraldina Colotti

da L’AntiDiplomatico

 

Categorie: News

Arriverà a L’Avana, dall’Argentina, replica gigante del berretto di Fidel Castro

Mar, 21/11/2017 - 01:37

gorraCon destinazione L’Avana è partito oggi dall’aeroporto internazionale di Buenos Aires, in Argentina, una replica del berretto verde olivo che usava il Comandante in Capo, Fidel Castro.  

Membri dell’Unione dei Residenti Cubani in quella nazione sud-americana (URCA) con l’appoggio del Movimento Argentino di Solidarietà con l’isola (MasCuba), si sono uniti per rendere omaggio al leader storico della Rivoluzione cubana compiendosi un anno dalla sua scomparsa fisica.

Il gigantesco berretto, di metallo e con un peso di 30 chili, e con un metro e mezzo di larghezza e 50 centimetri di altezza, è stato costruito con l’aiuto dei lavoratori del paesino di Carmen de Areco, cittadina collocata nella provincia di Buenos Aires, che hanno donato i materiali ed hanno messo tutto il loro amore per questo progetto.

In dichiarazioni a Prensa Latina, Alberto Mas, membro di MasCuba, ha raccontato che questa iniziativa è nata grazie all’URCA ed ad un gruppo di compagni solidali con la nazione caraibica, un sogno che oggi si concreta, ha detto.

L’idea è sfilare con il berretto durante la tradizionale manifestazione per il Giorno Internazionale dei Lavoratori, il 1º maggio, a L’Avana e più avanti realizzare una carovana con il berretto da L’Avana fino al cimitero di Santa Ifigenia, a Santiago di Cuba.

“Qualunque omaggio che facciamo al Comandante è sempre molto poco. Oggi lui è vigente, presente con le sue idee ed i suoi pensieri e tutti, non solo a Cuba, anche in America Latina, siamo Fidel”, ha sottolineato Mas, che ha aggiunto che tutto quello che fanno è per l’isola, per il suo popolo, per la Rivoluzione e per il suo leader storico.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

foto dal muro di Facebook dell’ambasciatore cubano in Argentina

 

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Categorie: News

Lula si consolida come favorito in vista alle presidenziali

Sab, 18/11/2017 - 04:07

lula-580x328Secondo un’inchiesta divulgata questa settimana in Brasile, l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva intesta l’intenzione di voto tra l’elettorato locale con un appoggio del 42%. Secondo questi risultati, il dirigente risulterebbe trionfatore in tutti gli scenari simulati per un secondo turno elettorale, hanno segnalato i mezzi locali.  

I risultati dell’inchiesta realizzata dalla ditta Vox Popul a 2000 brasiliani in 18 municipi del paese, hanno anche indicato che Lula è il candidato presidenziale con minore indice di rifiuto in paragone col resto dei nomi.

D’accordo con questi dati, il candidato al secondo posto è il deputato federale e candidato di destra, Jair Bolsonaro, con appena il 16% di appoggio che, inoltre, avrebbe un rifiuto del 60% dei brasiliani.

Nelle settimane scorse, Bolsonaro è stato condannato a pagare una multa di 16.000 dollari per avere fatto commenti razzisti in un evento politico. “Gli afrodiscendenti non fanno niente, credo che non servono più neanche come riproduttori”.

Da parte sua, il candidato del Partito dei Lavoratori (PT) iniziò in agosto una carovana per sette regioni e 14 città del paese, con l’obiettivo di dialogare con la popolazione e conoscere le sue esigenze.

Accompagnato nel suo percorso dalla presidentessa costituzionale Dilma Rousseff e da altri leader del PT, Lula ha sottolineato che la destra mantiene una campagna di discredito e di persecuzione contro di lui.

Il mandatario ha annunciato in diverse opportunità che ci sono molte cose da cambiare in Brasile: democratizzare l’accesso all’educazione, lavorare nello sviluppo del paese e fermare le politiche neoliberali del presidente de facto Michel Temer.

(Con informazioni di TeleSur)

traduzione di Ida Garberi

Foto: @LulapeloBrasil

Categorie: News

Esperti: incongruenze nell’ipotesi degli attacchi acustici

Ven, 17/11/2017 - 04:15

la-ciencia-y-los-ataques-soCon più di 330 interventi e un vasto consenso sulle incongruenze dell’ipotesi de un attacco  acustico contro i diplomatici statunitensi in Cuba, è terminata la prima giornata del Forum online a cui hanno partecipato scienziati ed esperti di differenti settori scientifici.

Il sito web della Rete Cubana della Scienza  ha accolto il dibattito che continuerà oggi dalle 10:00 a.m. ora cubana.
In accordo con la versione di  Washington, il suo personale diplomatico a L’Avana  ha presentato sintomi  provocati da  «attacchi sonici».

I danneggiati riportano d’aver sentito rumori nelle loro residenze e i seguenti «sintomi»: nausea, cefalea, disturbi dell’equilibrio, perdita dell’udito, dolore facciale e addominale, disturbi della memoria e commozione cerebrale.

Il dibattito del Forum  online ha avuto al centro tre domande di base:

I sintomi descritti possono essere conseguenza di agenti sonici?
Altre malattie potrebbero avere provocato tali sintomi?
Esiste la probabilità di cause d’origine psicosociale?

Il Dr. Manuel Jorge Villar Kuscevic, specialista di II Grado in Otorinolaringoiatria e Professore Ausiliare,  ha risposto  a una domanda inviata da Gramma per via digitale , sulle registrazioni dei presunti sintomi dannosi che che sono state filtrate alla stampa statunitense.

Villar, che è  a capo del Servizio di Otorinolaringoiatria e Chirurgia  della Testa e del Collo dell’Ospedale  «Enrique Cabrera»,  ha spiegato il processo di ricezione e analisi delle mostre offerte dalle autorità statunitensi ai cubani.
Secondo lo specialista questo Comitato ha avuto accesso a diverse registrazioni consegnate dal governo statunitense, delle quali se ne è filtrata una sola».

«Posso dire responsabilmente che la mostra di maggior intensità ha raggiunto i  74,6 decibels (DB),  e questo non è nocivo per la salute umana»,  ha assicurato lo specialista, membro del Comitato degli Esperti.
«Nessuna delle 14 mostre consegnate dalle autorità statunitensi a quelle dell’Isola indicava d’essere dannosa per le persone», ha aggiunto Villar Kuscevic.

«Queste mostre contengono rumori ambientali e il suono ben noto di un grillo cubano».

Il dottore in Scienze Fisiche, investigatore e professore titolare dell’Istituto di Igiene, Epidemiologia e Microbiologia, dottor Carlos Barceló Pérez, ha precisato a Granma i tipi di suoni che devono essere registrati per generare danni come quelli descritti.

Ha spiegato che le perdite dell’udito vincolate all’esposizione e a suoni possono essere temporanee o permanenti.
«Con livelli d’intensità di suoni moderati come può essere il rumore del traffico, c’è un perdita dell’acutezza uditiva che, quando termina lo stimolo sonoro, cioè quando smette il traffico, si recupera lentamente nel tempo».

«Ma, ha aggiunto, ci sono perdite permanenti che hanno a che vedere con la detta ipoacustica neurosensoriale, che è un problema dell’igiene dell’occupazione, ossia quando una persona è esposta a livelli sonori del’ordine di 85 o più decibels per molti anni – per esempio dieci anni –  allora soffre di una perdita della sensibilità uditiva».

«Un’altra forma è quando istantaneamente uno è esposto a un suono improvviso, quello che chiamiamo rumore d’impulso, un’esplosione. Questo può rompere il timpano e per tanto non c’è trasmissione meccanica del suono all’udito medio e il cervello smette di decodificare la sensazione di udire.

Queste sono le cause che possono portare alla perdita permanente della soglia uditiva», ha aggiunto Barceló.

«In generale i livelli moderati tra 60 e 80  decibels producono perdite transitorie della soglia uditiva, tra i vari effetti anche psicosomatici e non specifici, come l’aumento della frequenza cardiaca, ma che in generale si recuperano quando smette l’esposizione al suono. I danni permanenti appaiono solo di fronte ad alte dosi d’esposizione al disopra di 85 decibels per lungo tempo o traumi acustici in frequenza di suoni d’impatto, come colpi, esplosioni…

Lo specialista, che ha avuto l’opportunità d’analizzare le registrazioni di suono consegnate dalla parte statunitense, ha detto che non ha incontrato suoni d’impulso in nessuna parte. ma si sono sentiti solo suoni continui e fluttuanti a livelli d’intensità moderati, che non hanno superato gli 80 decibels e che questo permette di concludere che  non possono avere provocato danni permanenti alla salute delle persone esposte.

Rispetto ad uno dei sintomi più inverosimili riportati dalla parte statunitense e associato agli incidente acustici il noto neurologo cubano, Dr.C. Nelson Gómez Viera,  ha spiegato che la commozione cerebrale, (chiamata anche lesione cerebrale minore) è un quadro neurologico che sorge come risultato di un trauma cranico o di un processo di accelerazione o disaccelerazione brusca del cranio.

Questo tipo di malattia si vede maggiormente tra gli atleti e le vittime di incidenti del transito, ha spiegato.
«Realmente una delle  caratteristiche più visibili della commozione cerebrale è la perdita della coscienza e nei casi in cui questo non avviene la persona resta come stordita», ha indicato  Gómez Viera, che è a capo del centro di Neurologia dell’Ospedale  Hermanos Ameijeiras.

«Perchè un’arma  sonica possa produrre una commozione cerebrale dovrebbe comportarsi come un’onda di  shock, e non è questo il caso».

Inoltre il dottore in scienze mediche ha detto che se questo fosse vero, i danni non sarebbero solo cerebrali ma riguarderebbero anche altre parti dell’organismo e questo non è stato descritto in nessuno dei casi.
Inoltre questi disturbi  riguarderebbero tutti coloro che stavano attorno al paziente. E non sarebbero individuali», ha specificato.

Il membro del Comitato degli Esperti  Daniel Stolik Kovygrod, dottore in Scienze Fisiche con  più di 50 anni d’esperienza e presidente della Cattedra Onorifica «Fisica e Musica» dell’Università de L’Avana, si  è riferito alla possibilità maneggiata da alcuni media di comunicazione, rispetto al possibile uso di onde elettromagnetiche per perpetrare i citati attacchi alla salute.

«Quello che giunge all’udito, quello che l’uomo può percepire, è un’onda sonora, una fluttuazione della pressione atmosferica», ha detto.

L’udito non riceve, non è capace di percepire e trasformare le onde elettro magnetiche».

da Cubainformazione

Categorie: News

Russia e Venezuela firmano un accordo per la ristrutturazione del debito di Caracas

Gio, 16/11/2017 - 03:56

Putin-MaduroMosca e Caracas hanno firmato un accordo per la ristrutturazione del debito venezuelano. Lo conferma il Ministero delle Finanze russo in una nota ufficiale.

L’importo del debito consolidato ammonta a 3.150 milioni di dollari.

La nuova durata del debito stabilisce i pagamenti in dieci anni.

Nei primi sei anni i pagamenti saranno minimi. “La riduzione del debito” come risultato della ristrutturazione accettata da Mosca serve per permettere al Venezuela “di stanziare fondi per lo sviluppo dell’economia del paese, migliorare la solvibilità come debitore e aumentare le possibilità che tutti i creditori siano pagati”, afferma la nota del Ministero delle Finanze.

Il ministro dell’Economia e delle Finanze del Venezuela, Simón Zerpa, e il ministro dell’Agricoltura, Wilmar Castro Soteldo, sono volati a Mosca a firmare l’accordo.

La settimana scorsa, il ministro russo delle finanze Antón Siluánov aveva dichiarato che il Venezuela avrebbe accettato le condizioni per la ristrutturazione del suo debito proposto dalla Russia.

Nel 2011 Mosca concesse un prestito a Venezuela di 4.000 milioni di dollari per finanziare le forniture di prodotti industriali russi e nel 2014 Caracas ha chiesto una proroga per la restituzione del prestito.

Anche il Ministero degli Affari Esteri della Cina ha preso posizione sulla ristrutturazione del debito da parte del Venezuela, affermando mercoledì che Caracas può “gestire correttamente” il proprio debito. Il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang ha indicato in una conferenza stampa che la cooperazione tra Pechino e Caracas in tutti i settori, incluso il tema del finanziamento, sta “procedendo normalmente”.

“Crediamo che il governo venezuelano e le persone proposte siano in grado di gestire adeguatamente le proprie questioni interne, incluso il problema del debito”, ha dichiarato Geng.

da L’AntiDiplomatico

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Moira Millan: la lotta del popolo mapuche può costituire la base per creare un nuovo modello di umanità

Mer, 15/11/2017 - 03:10
Moira Millan

Moira Millan

“Svegliamoci, svegliamoci umanità già non c’è più tempo. Le nostre coscienze saranno scosse dal fatto di stare solo contemplando l’autodistruzione basata nella depredazione capitalista, razzista e patriarcale”. Berta Caceres

Ho avuto nella mia vita la fortuna di conoscere donne molto coraggiose, guerriere, impegnate, lottatrici fino al midollo: a Barcellona, poco tempo fa, nel mezzo delle proteste indipendentiste, ho avuto l’orgoglio di condividere con la weychafe (che significa guerriera in mapuche) Moira Millan, coordinatrice del movimento Marcia delle Donne Originarie per il Buen Vivir.

Lei stessa rivela che “sono nata un giorno di agosto in un inverno innevato, in un paesino chiamato El Maiten, nel nordovest della provincia di Chubut, il Lof Pillañ Mahuiza è la mia comunità mapuche”.

Il popolo Mapuche, dalla notte dei tempi, passando per tutte le conquiste del luogo dove vive, cerca di preservare la sua identità, che comprende le sue abitudini ed il suo territorio, la terra che dà loro non solo il sostentamento ma anche l’essere. Per questo popolo, questa è la forma in cui si acquisisce la dignità. Mapuche significa letteralmente “gente della terra”. Cioè, non terra degli uomini e delle donne, bensì al contrario: sono gli uomini e le donne coloro che appartengono alla terra, un’idea semplice ma perturbatrice nelle menti di quasi tutti i politici di oggigiorno.

Alla fine del IX secolo, la nazione mapuche è stata vittima di un genocidio e le sue terre ancestrali occupate da un’invasione illegittima dei “huincas” argentini e cileni. “Huinca” è un termine proveniente dalla lingua “mapudungún” e significa “Nuovo Inca”, in riferimento alle persone di razza bianca, i nuovi conquistatori. Bisogna chiarire che i mapuche non sono né cileni né argentini, semplicemente perché entrambi gli Stati sono costruzioni storiche posteriori al Wallj Mapu, il loro territorio ancestrale.
Negli anni 90, più o meno, Carlos Menen regala le terre da dove provengono gli antenati di Moira ad un conosciuto compaesano mio, Luciano Benetton, che pagando con poche “perline”, oggi occupa illegalmente quasi due milioni di ettari della Patagonia argentina.

Moira mi dice che “Benetton ha creato un stato feudale dentro lo stato argentino. Benetton finanzia questa situazione bellicista contro i mapuche per potere continuare a rubare i prodotti della terra”.

La consegna ed il saccheggio delle terre della Patagonia e delle sue risorse nazionali per mano di aziende straniere è un problema della notte dei tempi, come i reclami e la lotta del popolo mapuche per recuperarle.

Dal 2015, varie famiglie della provincia di Chubut hanno realizzato recuperi di terre occupate da Benetton ed hanno dichiarato, mediante un comunicato pubblico firmato dai Pu Lof in Resistenza del Dipartimento Cushamen ed il Movimento Mapuche Autonomo del Puel Mapu (MAP): “Noi, i Mapuche, continuiamo ad essere un’immensa maggioranza senza terra, con l’unica alternativa di essere braccianti, impiegate domestiche ed operai, cioè, manodopera poco cara e sfruttata dall’oligarchia creola e l’imprenditorialità multinazionale”. E sostenevano che “l’unica maniera di frenare l’assassinio organizzato dal potere economico e dallo stato (ecocidio ed etnocidio), è mediante il controllo territoriale effettivo delle nostre comunità mobilitate”.

La risposta della Compagnia delle Terre del Sud Argentino (compagnia di Benetton) è stata una denuncia penale per usurpazione.

Da allora la violenza, le minacce ed i tentativi di sgombro sono stati permanenti. L’attuazione della gendarmeria, nelle terre che l’italiano rivendica per sé stesso, dall’inizio dell’anno, è stata ancora più violenta, di repressione contro la comunità Pu Lof (anche contro donne e bambini), hanno sequestrato Santiago Maldonado con la diretta responsabilità dal ministro di Sicurezza Patricia Bullrich, il suo capo di gabinetto Pablo Noceti e dello Stato. Il governatore di Chubut, Mario Dan Neves è stato anche complice dell’azionare repressivo, avallando l’entrata della gendarmeria alla comunità e demonizzando i mapuche attraverso una campagna mediatica che cominciò l’anno scorso, mentre quasi obbligava il giudice Otranto ad arrestare i dirigenti, considerati “terroristi” senza nessuna prova incriminante.

Sul tema Moira riafferma: “non c’è nessun dubbio, è stato il governo che prima sequestrò Santiago Maldonado per mano della gendarmeria e dopo piantò il corpo nel fiume della comunità mapuche Pu Lof Resistencia Cushamen. La tattica fu ‘liberarsi’ del loro crimine, perché la sparizione forzata non prescrive, è un delitto di lesa umanità ed i funzionari di turno dovevano ‘lavare’ il fatto che l’avevano assassinato. Così hanno creato tutta una campagna mediatica per segnalare come responsabili i giovani weychafe della comunità mapuche. Ed anche io sono accusata di essere una dei responsabili, perché in interviste che mi hanno fatto anteriormente alla scoperta del corpo di Santiago avevo pronosticato quello che dopo è successo in realtà. Spero che il popolo argentino approfitti dell’opportunità per non accettare la manipolazione dei popoli e ribellarsi. Nel momento in cui il caso di Santiago ha provocato che il popolo argentino guardasse al sud del suo paese e finalmente ha permesso che si accorgessero della lotta del popolo mapuche, spero che sia la ragione perché questa pseudo-democrazia dittatoriale, marchingegno della partitocrazia per potere mantenere il modello estrattivista cada per il suo proprio peso, perché la sua politica aberrante ed assassina non è oramai accettata dalla coscienza del popolo argentino. Bisogna proseguire con la luce della verità, contrastare il mucchio di menzogne, continuare con la lotta dei popoli originari, in maniera articolata e con la saggezza dei popoli in unità. Definitivamente bisogna respingere questo governo criminale”.

La lotta di Moira e del suo popolo da prima della scoperta del corpo di Santiago aveva irritato lo Stato argentino e lei è stata minacciata a morte.

“I funzionari dello Stato sanno che il problema non sono io, il problema è che rappresento la lotta del mio popolo, un mondo completamente diverso che respinge strutturalmente questo sistema. L’unica cosa che otterranno, se portano a termine il mio assassinio, è che la mistica mapuche che afferma che per ognuno che cade dieci in più incominceranno la lotta è pura verità. La nostra lotta non vuole arrivare a possedere la terra od a creare un nuovo Stato, no, noi vogliamo creare una relazione armonica tra la terra, la mapu, ed i popoli, la reciprocità con la natura. Noi respingiamo questo sistema di morte, questa progressiva distruzione ed inquinamento, siamo il popolo più povero che vive nel territorio più ricco dell’America del Sud e reclamiamo il Buen Vivir tra i popoli. Sappiamo che è possibile un nuovo futuro, un domani diverso a questo presente ed è il nostro diritto. Il sistema sta ammazzandoci perché deve distruggere la speranza, necessita che ci rassegniamo al sistema di morte. Ma noi per migliaia di anni abbiamo dimostrato che sì, un altro mondo è possibile! Inoltre negli ultimi tempi siamo riusciti a generare empatia per il nostro popolo in Argentina, abbiamo ottenuto che le femministe di ‘Ni una menos’ facciano il loro incontro nazionale a Chubut, in Porto Madryn. La lotta del mio popolo è il tema principale, mi nominano come referente del movimento e credo che questo spaventa lo Stato”.

Un’altra denuncia che formula Moira è che Santiago Maldonado è il primo “bianco” scomparso, ma solo nella provincia di Chubut esistono 145 mapuche scomparsi, uno di loro è Eduardo Cañulef, che era il bracciante principale di Benetton. Questo lavoratore rurale reclamò condizioni migliori di lavoro ed il miliardario lo sequestrò.

“Non ho mai visto il tuo compaesano nel banco degli accusati, questo è accaduto nell’anno 1996 e sua madre è morta reclamando il recapito di Eduardo. Aveva 28 anni e nessuno ha fatto una manifestazione per lui. In Argentina la vita indigena non vale chiaramente tanto quanto la vita del bianco. Questo non significa che non mi solidarizzi con la famiglia Maldonado ed esigo  con lei che si faccia giustizia. Ma voglio anche giustizia per il mio popolo, voglio che Benetton paghi per le aberrazioni che ha commesso contro il popolo mapuche. Necessitiamo anche che si svegli il popolo italiano ed abbia coscienza di quello che fanno i miliardari del suo paese, che lontano dalla loro patria, in silenzio e nascosti dall’opinione pubblica, ammazzano i popoli originari e distruggono l’ecosistema. Perché Benetton non produce soli vestiti, è un estrattivista e nel territorio che occupa illegalmente ci sono giacimenti auriferi”.

Io, come sorella bianca, concludo promettendo di appoggiare la lotta dei popoli indigeni, principalmente delle donne indigene e, come ha scritto Moira, voglio ascoltarle, desiderosa di conoscere il loro pensiero, non voglio convertirle, né etichettarle, né studiarle, né rubare per mia utilità il loro sapere, mi unisco a questa Rivoluzione di pensiero, e sarò, terra, seme, vento, acqua e fuoco.

di Ida Garberi, responsabile della pagine in italiano di Prensa Latina e Cubadebate

Categorie: News

Oscar Lopez a Cuba: due bandiere in un solo cuore

Mar, 14/11/2017 - 02:18

isma01-2-580x396Non ci sono stati spazi vuoti nell’Istituto Cubano di Amicizia coi Popoli, né uomini né donne che non celebrassero la vittoria. E’ arrivato invincibile alla nostra terra ed ha realizzato un vecchio anelito di incontrarsi coi suoi fratelli. Oscar Lopez Rivera, tutto un simbolo di resistenza e di lotta per l’indipendenza è stato festeggiato da quelli che sono sempre stati al suo fianco.  

“Questo giorno è un sogno realizzato. Questo giorno è un sogno di amore per questa Patria, di amore per il suo popolo, per la Rivoluzione e per un uomo che ci ha dato un esempio di quello che sono la resistenza e la lotta”, ha commentato durante l’incontro politico – culturale che si celebrò nel pomeriggio di lunedì nell’ICAP.

L’indipendentista portoricano ha ringraziato per tutti i gesti di solidarietà che hanno permesso la sua liberazione e soprattutto l’appoggio del popolo cubano.

“Mi sento pieno di umiltà, pieno di amore e di gratitudine per tutto quello che il popolo cubano ha fatto per la nostra Patria, ma anche l’ha fatto per tutti gli esseri nel mondo che meritano giustizia e dignità. Non ho mai pensato che questo giorno sarebbe diventato realtà. Oggi raggiungiamo qualcosa che esemplifica quello che si può fare quando c’è amore, quando c’è rispetto dell’altro e dell’altra, quando si aspira a creare un mondo migliore e più giusto”, ha aggiunto.

Il leader indipendentista ha sottolineato che “noi portoricani non abbiamo mai sperimentato come popolo quello che è la libertà, tuttavia dobbiamo lottare per decolonizzarci perché crediamo davvero in che apparteniamo alla comunità delle nazioni latinoamericane e che una nazione piccola può trasformarsi in un paese forte.”

Durante l’omaggio, gli hanno consegnato la distinzione “L’Utilità della Virtù”, riconoscimento assegnato dal Presidente dell’Ufficio del Programma Martiano e della Società Culturale Josè Martì.

Inoltre, il tre volte campione olimpico Felix Savon ha consegnato a Lopez Rivera e come riconoscimento del Comitato Olimpico Cubano una tuta della squadra Cuba.

L’Eroe della Repubblica di Cuba, Fernando Gonzalez Llort, che è stato compagno di cella di Oscar per più di quattro anni, ha espresso la sua allegria per potere ricevere il patriota portoricano. “Parlare di Oscar è un impegno enorme, è difficile trovare le parole giuste che siano capaci di esprimere la sua grandezza, la sua opera ed il suo esempio. Quell’opera e quell’esempio l’hanno collocato, senza che se lo proponesse, nei più alti ranghi della resistenza contro la dominazione imperiale”, ha detto.

Inoltre, il presidente dell’ICAP, ha continuato ricordando che a dispetto dei multipli sforzi nazionali ed internazionali per ottenere la sua scarcerazione è stato in prigione tanto tempo, da essere il prigioniero politico con più anni scontati che nessun altro nella storia di Portorico, e la sua liberazione si è trasformata in una contesa degli uomini di buona volontà in tutto il pianeta.

“Il nostro popolo, condotto dalla sapienza di Fidel e di Raul, ha impregnato questa battaglia della priorità che meritava, cosciente che lottando per la sua libertà stava lottando anche per l’indipendenza della sua patria e per la libertà degli oppressi nel mondo.”

Ha ricordato che le giornate di solidarietà sono state molte, in cui l’Istituto Cubano di Amicizia coi Popoli ha reclamato la sua libertà. “Non dimenticheremo mai l’allegria immensa che abbiamo provato quando abbiamo saputo del tuo ritorno a Portorico, la tua terra amata. E’ stato un giorno di gloria e di celebrazione per tutti noi. Oggi l’emozione c’invade mentre osserviamo un uomo modesto, esempio di resistenza e decoro.”

“L’impero ha voluto spaventarti nelle sue prigioni, ma tu sapevi chiaramente la massima di Martì che “un principio giusto dal fondo di una grotta ha più forza che un esercito. Sappiamo che la vera ragione per la quale ti punivano era per non averti arreso, hai sostenuto la tua morale rivoluzionaria contro tutte le forze e le provocazioni che contro di te ha realizzato il governo più poderoso di tutto il pianeta”, ha concluso.

di Oscar Figueredo Reinaldo, da Cubadebate

tradzione di Ida Garberi

foto Ismael Francisco

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Senza elettricità: Cuba o Portorico? Senza democrazia: Venezuela o Spagna?, scomodi confronti

Sab, 11/11/2017 - 04:11

TrumpA settembre, devastanti uragani hanno colpito Cuba (2) e Portorico (3). 20 giorni dopo l’impatto, Cuba aveva ripristinato il 99% del suo sistema elettrico (4). Al contrario, un mese dopo, l’80% della popolazione di Portorico continua a rimanere senza luce. Le autorità prevedono raggiungere il 50% della fornitura due mesi dopo l’uragano (5).

È un confronto scomodo che non leggeremo -naturalmente- nella stampa corporativa (6).

In Spagna, nessun tribunale ha incriminato per “esaltazione del terrorismo” il portavoce del Partito Popolare Pablo Casado (7): ha minacciato Carles Puigdemont, presidente della Generalitat catalana, col finire come il suo predecessore Lluis Companys, fucilato dalla dittatura di Franco ( 8). La stampa spagnola aiutava Casado a “mascherare” le sue minacce: “Il PP avverte Puigdemont che può finire in carcere come Companys”, leggiamo nei titoli, quasi identici, di El Mundo (9), El País (10) e ABC (11 ).

Mentre nessuno di questi giornali informava dell’entrata in carcere di Alfredo Remirez (12), uno dei 76 twitters accusati nella cosiddetta “Operazione Ragno” (13). Il suo crimine: aver copiato in Twitter la frase di una canzone del gruppo “Los Chikos del Maiz” (14), che allude al torturatore e criminale di stato Enrique Rodriguez Galindo (15); e di aver denunciato, attraverso un bambolotto, la politica di dispersione dei prigionieri baschi (16).

Ma chi “censura” le reti sociali, -ci dicono- è il governo del Venezuela (17).

La sezione digitale “Planeta futuro” di “El País” pubblicava un fotoreportage sugli “insediamenti precari” nella Repubblica Dominicana (18). In esso leggiamo che migliaia di famiglie vivono accanto ad acque contaminate ed i loro bambini, con disabilità, non hanno accesso a “farmaci, pannolini o sedie a rotelle”. Una miseria asettica, non correlata -per “El País”- con il modello economico vigente. Curioso, perché in questo giornale leggiamo decine di articoli sul presunto “fallimento” del modello economico di Cuba (19), responsabile -lì sì- del problema dell’abitazione. Benché la popolazione cubana, anche quella che non dispone di alloggi adeguati, ha le garanzie dei servizi di base, assistenza sanitaria o protezione per le persone con disabilità (20). Il reportage ci parlava, inoltre, dei giovani domenicani che sognano di “emigrare”. Non sono -apparentemente- come quelli di Cuba, che ciò che vogliono -leggiamo anche in “El País”- non è emigrare, ma “fuggire” (21).

Le cosiddette “carte del paradiso” coinvolgono 127 figure della politica, del mondo dell’impresa o dello spettacolo con i paradisi fiscali (22). Certo: non vedremo editoriale né alcun articolo che spiega la relazione dei paradisi fiscali con gli interessi dei potenti governi occidentali (23). Ma potete immaginare come cambierebbe il “tono informativo” se, in detta lista, apparissero membri del governo di Cuba o del Venezuela?

I media spagnoli ci raccontano della “persecuzione politica” contro l’oppositore Freddy Guevara (24), che verrà processato in Venezuela per organizzare gli atti violenti che hanno causato quasi 150 morti in quel paese (25). Allo stesso tempo, incoraggiano entusiasti la reclusione, in Catalogna, (26), per “ribellione” e “sedizione” di un governo totalmente eletto (27) e di attivisti assolutamente pacifici (28).

Così, la stampa spagnola, continuerà ad istruirci sulla democrazia e sulla libertà … mentre continuiamo a permetterlo.

di Josè Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion

traduzione di Francesco Monterisi

per vedere il video

(1)    https://twitter.com/ErreHarriaLIBRE

(2)    http://www.cubadebate.cu/temas/sociedad-temas/2017/09/15/cuba-despues-del-huracan-irma-ultimas-noticias-y-testimonios-v/#.WgGl0nZryig

(3)    https://islamiacu.blogspot.com.es/2017/11/puerto-rico-sufre-mientras-lucha-contra.html

(4)    https://www.elnuevodia.com/opinion/columnas/algonomecuadraconmaria-columna-2365759/

(5)    https://www.debate.com.mx/mundo/Difieren-fechas-para-restituir-electricidad-en-Puerto-Rico-20171102-0313.html

(6)    http://www.telecinco.es/informativos/internacional/Puerto-Rico-suministro-electrico-huracanes_0_2463825067.html

(7)    https://www.youtube.com/watch?v=E89V6thk_oo

(8)    http://www.publico.es/politica/referendum-pp-avisa-puigdemont-acabar-fusilado-companys.html

(9)    http://www.elmundo.es/espana/2017/10/09/59db7a9522601ddc6e8b4614.html

(10)            https://politica.elpais.com/politica/2017/10/09/actualidad/1507561131_566766.html

(11)            http://www.abc.es/espana/abci-casado-avisa-puigdemont-puede-acabar-como-companys-encarcelado-201710091547_noticia.html

(12)            http://www.naiz.eus/eu/actualidad/noticia/20171104/alfredo-remirez-ha-ingresado-esta-tarde-en-la-prision-de-basauri

(13)            http://kaosenlared.net/los-encausados-de-la-operacion-arana-denuncian-los-ultimos-juicios-en-la-audiencia-nacional/

(14)            http://versosperfectos.com/canciones/nega-mi-novia-es-de-derechas

(15)            http://www.eldiario.es/norte/euskadi/terrorismo-GAL-fiscal-Audiencia_Nacional-ETA-violencia_0_494501352.html

(16)            https://www.elsaltodiario.com/enaltecimiento/mi-familia-va-a-sufrir-la-politica-de-dispersion-que-yo-llevo-anos-denunciando

(17)            http://www.larazon.es/internacional/maduro-regulara-el-uso-de-redes-sociales-en-venezuela-para-acallar-a-la-oposicion-AP15839801

(18)            https://elpais.com/elpais/2017/06/27/album/1498559792_381928.html#1498559792_381928_1498559821

(19)            https://elpais.com/internacional/2017/05/22/actualidad/1495407193_921185.html

(20)            http://elcisne.org/2017/07/04/la-atencion-de-la-discapacidad-en-cuba/

(21)            https://elpais.com/internacional/2015/12/04/actualidad/1449258039_213104.html

(22)            http://cadenaser.com/ser/2017/11/05/internacional/1509907267_736124.html

(23)            http://www.rebelion.org/noticia.php?id=211539

(24)            http://www.abc.es/internacional/abci-supremo-venezolano-solicita-levantamiento-inmunidad-parlamentaria-opositor-freddy-guevara-201711031912_noticia.html

(25)            http://misionverdad.com/la-guerra-en-venezuela/cinco-escenas-de-freddy-guevara

(26)            https://elpais.com/elpais/2017/11/03/hechos/1509709459_804377.html

(27)            http://www.elmundo.es/cataluna/2017/11/03/59fc20b922601d62688b4584.html

(28)            http://www.abc.es/espana/abci-fiscalia-acusa-jordis-llamar-movilizacion-social-desde-prision-201710280342_noticia.html

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Trump, Marco Rubio e l’emigrazione cubana

Ven, 10/11/2017 - 03:57

marco-rubi-donald-trump-ap-Rainier-Ehrhardt-580x385Dalla sua campagna presidenziale Trump si dedica a creare un clima di odio razziale, religioso e politico all’interno e all’esterno degli USA. Ha rotto con l’Accordo di Parigi sul cambio climatico e ha fatto lo stesso rispetto all’UNESCO. Ha rifiutato di certificare il compimento, da parte dell’Iran, dell’accordo nucleare, anche se nessuno obietta sulla più rigorosa osservanza dei suoi termini da parte del paese persiano. Ora viaggia per l’Asia impegnato nella vendita di armi e riscaldando, con la sua stessa presenza e parole, il pericolosissimo conflitto con Piongyang che potrebbe essere risolto attraverso il dialogo, ma con le provocazioni trumpiane può portare ad una guerra nucleare.

L’aggressivo gruppo imperialista che Trump rappresenta non è disposto ad accettare che ora gli USA non possano esercitare l’egemonia, quasi solitaria, come lo ha fatto dopo il crollo dell’Unione Sovietica, né accettare il fatto irreversibile della multipolarità. Non vuole accettare dissensi, tanto meno dai piccoli paesi.

Per questo sta smantellando gran parte delle misure distensive di Obama su Cuba, nonostante che l’argomento principale che ha brandito il suo predecessore per effettuarle rimane vigente: che il blocco e la politica di ostilità non abbiano funzionato (per ottenere il cambio di regime). Come corollario, Obama ha proposto, al Congresso, di eliminare la misura genocida. Non era diventato socialista. Ha espresso un’idea condivisa dalla maggior parte degli statunitensi e dei cubani residenti negli USA, che ha fatto sua gran parte dell’establishment, come si vede dalla pioggia di critiche di questa settimana all’ annunciarsi, in maniera dettagliata, le misure anti-cubane di Trump.

Nello stesso modo in cui Trump si slega dall’accordo con l’Iran benché questo lo rispetti scrupolosamente, il Dipartimento di Stato espelle quasi tutto il personale dell’Ambasciata di Cuba senza spiegare perché al di là di vaghe allusioni al già insostenibile attacco sonico. Soprattutto, lascia senza sufficiente personale il consolato con l’evidente scopo di ostacolare i viaggi all’isola degli statunitensi e dei cubani residenti nel paese del nord. Come se fossero pochi gli ostacoli ai viaggi degli statunitensi che ha ordinato e a quelli dei cubani residenti nell’isola, costringendoli a trasferirsi in paesi terzi per richiedere un visto USA.

Nonostante le invettive che ha rivolto a Marco Rubio, durante la campagna per le primarie repubblicana alla presidenza, Trump si è riconciliato con il senatore e mantiene una relazione con l’invecchiato nucleo duro della controrivoluzione di Miami, un gruppo minoritario nella comunità cubana e molto lontano dai sentimenti di questa ma con potere economico e politico in Florida, arricchitosi con l’industria dell’anti-castrismo. Il magnate immobiliare ha consegnato a Rubio ed al rappresentante Mario Díaz-Balart una quota importante del disegno della politica verso Cuba e Venezuela. A quanto sembra entrambi i legislatori s’intendono direttamente con il generale McMaster -consigliere alla sicurezza nazionale ed esperto di contro insurrezione- e con la CIA ed il Comando Sud.

Ma mentre Washington ostacola la relazione dei cubani su entrambi i lati, Cuba dà più passi per facilitarla in coerenza con la politica di attualizzazione migratoria iniziata il 14 gennaio 2013. Elimina ostacoli burocratici, autorizza l’ingresso di migliaia di migranti che uscirono in modo irregolare e che dal 1 gennaio 2018 potranno riunirsi ai loro parenti a Cuba. Decide concedere il diritto alla cittadinanza cubana ai figli nati all’estero di cubani residenti negli altri paesi, un importante vantaggio nel caso di Francia e Germania, che non consentono loro di essere suoi cittadini.

Dal 2013, hanno viaggiato all’estero più di 769254 cubani, il 79% di loro per la prima volta. Finora, nel 2017, si è raggiunto una crescita del 28% rispetto allo stesso periodo del 2016.

Nel 2016, hanno visitato Cuba 428mila cubani residenti all’estero, dei quali 329mila provenienti dagli USA, mentre nel 2015 l’hanno visitata 378mila cubani e 285mila provenienti dal vicino del nord. Si mantiene l’incremento dei cubani residenti all’estero che decidono di stabilire la loro residenza permanente a Cuba.

L’emigrazione irregolare si è ridotta al minimo da quando Washington ha eliminato la politica detta dei piedi secchi-piedi bagnati, che conferma la posizione dell’Avana che sempre l’ha considerata la causa di tale emigrazione pericolosa e caotica.

Angel Guerra Cabrera

traduzione di Francesco Monterisi

Foto: Rainier Ehrhardt/ AP

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Esercitazione Blue Flag, che ci fanno i piloti italiani ad esercitarsi con quelli che massacrano Gaza?

Gio, 09/11/2017 - 03:19

Blue-FlagE’ una notizia passata inosservata, ma una sua importanza per la stampa nostrana dovrebbe averla se non altro perché partecipa anche l’Italia. Dal 2 al 19 settembre, i caccia di nove nazioni si sono uniti a quelli dell’aviazione israeliana (IAF) per una grande esercitazione nel deserto del Negev, la più grande esercitazione interforze nei cieli di Israele.

Si tratta dell’esercitazione Blue Flag, che è durata per 11 giorni nella base di Ovda, nel profondo sud israeliano. L’esercitazione coinvolge oltre 1000 persone tra piloti, equipaggi, tecnici a terra e amministrativi provenienti da Stati Uniti, Grecia, Polonia, Francia, Italia, Germania e un altro paese il cui nome non è stato comunicato.

Secondo quanto riportato da un portavoce militare, l’esercitazione ha sperimentato vari scenari con l’obiettivo di raggiungere “una cooperazione unificata di formazione, apprendimento delle tecniche di volo e un rafforzamento della sinergia diplomatica tra i paesi”.

La prima esercitazione Blue Flag è stata avviata nel 2013, si svolge ogni due anni ed è ormai parte integrante del piano di esercitazioni dell’IAF. Quella di quest’anno è la terza “edizione” ed è la prima volta che vede la partecipazione dell’aviazione indiana. Secodo quanto riportato sul canale televisivo israeliano Channel 2, l’esercitazione Blue Flag ha una grande importanza strategica per la difesa dello Stato di Israele.

Tra i paesi dicevamo anche l’Italia e poi quella dell’Italia e di tutti gli altri paesi della UE che ufficialmente condannano Israele per l’occupazione e la colonizzazione ma poi si esercitano con gli stessi piloti che massacrano Gaza e stritolano la Cisgiordania.

“E’ molto interessante questa lista che include anche i paesi del Mediterraneo con cui abbiamo legami di difesa, come Italia e Grecia. [..]E’ una lista di paesi chiave per le percezioni strategiche di lungo periodo di Israele. Non solo in termini di difesa ma anche economici, tecnologici e diplomatici.”, ha dichiarato Eran Lerman del Jerusalem Institute for Strategic Studies al Tazpit Press Service (TPS).

da l’Antidiplomatico

foto da Yeshiva World news

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Fidel: Senza la Rivoluzione di Ottobre non sarebbe stata possibile la fine del colonialismo

Mer, 08/11/2017 - 01:29
 Agenzia di notizie TASS / sito Fidel Soldato delle Idee.

Fidel pronuncia il discorso nella tribuna del Mausoleo Lenin nella Piazza Rossa di Mosca in un atto di massa. L’accompagnano il Presidente dell’URSS, Nikita Jrushchov ed il Segretario Generale del PCUS Leonid Brezhnev, il 28 aprile 1963. Autore: Agenzia di notizie TASS / sito Fidel Soldato delle Idee.

Un secolo fa, la storia mondiale cambiò per sempre. La Gran Rivoluzione Socialista di Ottobre fu uno dei fatti più importanti nella storia contemporanea dell’umanità. Simile fatto storico, come la presenza del suo leader Vladimir Ilich Lenin, ebbe una gran influenza in molti paesi dell’Europa, dell’America Latina e nel resto del mondo.  

Su questa gesta trascendentale, che servì di ispirazione per la Rivoluzione Cubana, il nostro Comandante in Capo Fidel Castro disse nell’Atto Centrale in Commemorazione del XX Anniversario dell’Assalto alla Caserma Moncada, a Santiago di Cuba, il 26 luglio 1973:

“Senza la Rivoluzione di Ottobre e senza l’immortale gesta del popolo sovietico, che ha resistito in primo luogo all’intervento ed al blocco imperialista e sconfisse più tardi l’aggressione del fascismo e lo schiacciò con un costo di 20 milioni di morti, che ha sviluppato la sua tecnica e la sua economia ad un costo incredibile di sudore e sacrificio senza sfruttare il lavoro di un solo operaio in nessun paese della terra, non sarebbe stato assolutamente possibile la fine del colonialismo e la liberazione di decine di paesi in tutti i continenti.”

Due anni dopo, nel discorso pronunciato nell’incontro solenne per il 50º anniversario della fondazione del primo partito marxista-leninista del nostro paese, nel teatro “Lazaro Peña”, il 22 agosto 1975, disse:

“(…) con la Rivoluzione di Ottobre del 1917, sorgeva nel mondo il primo stato di operai e contadini, ed il movimento rivoluzionario, tanto nella sua lotta contro il colonialismo e per l’indipendenza nazionale come per la liberazione sociale, acquisisce una straordinaria ispirazione ed un’immensa portata di esperienze.”

Nell’università “Carolinum”, di Praga, in Cecoslovacchia, con motivo di concedergli il titolo di Dottore in Scienze Giuridiche Honoris Causa, il 22 giugno 1972, e sull’importanza della Rivoluzione di Ottobre, espresse:

“Nessuno aveva diritto a pensare che tanto straordinario cambiamento come quello che incominciò nel mondo con la Rivoluzione di Ottobre sarebbe stato un cambiamento facile, che parto tanto straordinario della società umana sarebbe stata una nascita facile. Il socialismo sorge come un sistema nuovo, come gigantesca e storica vittoria contro lo sfruttamento, come una promessa per tutta l’umanità.”

In terre dell’antica URSS, nel XXV Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, il 25 febbraio 1976, affermò:

“Nessun rivoluzionario smise di sentire il coraggio e lo stimolo che derivò sempre dai comunisti sovietici. Si può dire che da allora tutte le nuove generazioni rivoluzionarie si educarono nelle idee, nello spirito e nei principi della Rivoluzione di Ottobre. Nessun avvenimento ebbe un’influenza così grande sulla mente degli uomini, sul destino dei popoli e sul progresso del mondo. L’umanità ha vissuto da allora il più fecondo periodo di trasformazione rivoluzionaria di tutta la sua esistenza.”

Per l’importanza storica di questo fatto, esempio storico della lotta del proletariato contro il capitalismo, nell’atto centrale per la XXXI Anniversario dell’Assalto alla Caserma Moncada, effettuato nella città di Cienfuegos, il 26 luglio 1984, il leader della Rivoluzione Cubana ha detto:

“(…) la realtà storica è che l’idea di schiacciare con la forza le rivoluzioni, ha sempre fatto parte della filosofia e del pensiero dell’imperialismo e di tutti i sistemi reazionari durante la storia.”

Per conoscere di più sull’ideologia del leader della Rivoluzione Cubana, può visitare il nostro sito: Fidel Soldato delle Idee

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

 Agenzia di notizie TASS / sito Fidel Soldato delle Idee.

Fidel saluta il Presidente dell’URSS, Nikita Jrushchov, dopo avere firmato la dichiarazione congiunta sovietico-cubana nel Palazzo del Cremlino, il 23 maggio 1963. Autore: Agenzia di notizie TASS / sito Fidel Soldato delle Idee.

 Agenzia di notizie TASS / sito Fidel Soldato delle Idee.

In un atto di massa nello stadio Leningrado. L’accompagnano il Presidente dell’URSS, Nikita Jrushchov ed il Segretario Generale del PCUS, Leonid Brezhnev, il 15 maggio 1963. Autore: Agenzia di notizie TASS / sito Fidel Soldato delle Idee.

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La Rivoluzione bolscevica nel suo centenario: ciò che non dobbiamo dimenticare

Mar, 07/11/2017 - 01:37

Logo-CentenarioMolto ha a che vedere la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia con le attuali ricerche di un mondo migliore in cui milioni di esseri umani aspirano per aver provocato una trasformazione rivoluzionaria di grande portata, oltre le frontiere della Russia -dopo sovietiche-, e per essere la prima esperienza di disconnessione dal dominio capitalista ed imperialista.

I meriti di questo importante evento si moltiplicano se si tiene conto delle condizioni economiche della Russia nel primo 900, immenso paese semi-feudale, con milioni di analfabeti e solo con alcune sacche di sviluppo industriale. A ciò si aggiunge che al rovesciare la reazionaria monarchia zarista ed intraprendere il cambio rivoluzionario ha dovuto affrontare l’aggressione economica e militare di praticamente tutte le potenze capitaliste del tempo.

In quelle difficili condizioni, la rivoluzione ha provocato una colossale trasformazione socioeconomica, politica e culturale a favore degli interessi delle maggioranze  indigenti ed escluse da ricchezze e diritti.

Fu un’esperienza di ricerca e scoperta di un cambiamento culturale e di civiltà e, come molti riconoscono, fu un uragano di speranze, non solo per la Russia e le repubbliche sovietiche, che più tardi andarono conformandosi, ma per i lavoratori di tutto il mondo impegnati ad ottenere una migliore distribuzione della ricchezza e la cessazione dello sfruttamento, insieme alla dignità del lavoro.

La Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre ha rivoluzionato il mondo, ha portato alla realizzazione di formule organizzative per affrontare il capitale e come un’ondata si andarono moltiplicando partiti comunisti, sindacati, movimenti di operai e contadini, insieme con  organizzazioni di donne in difesa dei loro diritti, mentre crebbe lo scontro col colonialismo ed il neocolonialismo.

Quella rivoluzione impregnò di nuovi slanci la lotta popolare nel nostro continente, concepita dalla fine del XIX secolo quando l’imperialismo USA – come aveva allertato José Martí – si espandeva con stivali d’ingerenza e usurpatrice di risorse naturali. In quel contesto la classe operaia cresceva, in alcuni paesi di maggior sviluppo industriale, sotto l’influenza delle idee rivoluzionarie, marxiste in molti casi, anarchiche in altri, che  portavano gli immigrati europei che giungevano in terra latinoamericana e caraibica. Furono idee e azioni rivoluzionarie che, dopo il 1917, si moltiplicarono.

Molto ebbe a che fare, la rivoluzione del 1917 in Russia, con le conquiste sociali ottenute da larghe masse popolari lungo il XX secolo e con capacità patriottiche e internazionaliste sviluppate nei popoli delle repubbliche sovietiche che, insieme con l’Armata Rossa, furono decisive nell’affrontare e nella sconfitta del fascismo.

Anche ebbe molto a che vedere con le ragioni che hanno fatto sì che l’URSS si convertisse nella seconda potenza mondiale; a diventare fattore di equilibrio che consentì migliori condizioni per l’ottenimento dell’indipendenza di molti paesi coloniali. Quell’immenso paese fu quello che inviò il primo uomo, la prima donna e il primo latinoamericano nello spazio, che non è semplice simbolismo, ma mostra di sviluppo scientifico e tecnologico a favore della pace.

Il capitalismo stesso non ha potuto eludere gli impatti della rivoluzione e fu costretto ad adattarsi ad un nuovo contesto in cui apparve un forte rivale che, successivamente, portò alla bipolarità. Le tesi e le azioni riformiste a favore del cosiddetto “stato sociale” nelle formazioni del capitalismo europeo fu uno di quegli impatti, come la politica del chiamato New Deal (1933-1938) adottata dal presidente USA Franklin Delano Roosevelt.

Fu una genuina rivoluzione con incalcolabile valore storico e politico, che non può essere sottovalutata per le deviazioni, che in qualche periodo, allontanarono i dirigenti e settori della società sovietica dalle basi concettuali e politiche della rivoluzione e dalle oneste radici marxiste degli ideali e azioni di Vladimir I. Lenin e altri leader di quell’impresa.

Non è in questa occasione che  giudichiamo le tergiversazioni circa l’ideale socialista, né la perversione di pratiche democratiche che poi permearono l’URSS, neppure ci fermeremo su punti di vista circa lo smantellamento della costruzione del socialismo che ha condotto al crollo di una società che si elevò con notevoli successi come alternativa al capitalismo. Ma molto meno svaluteremo ciò che ha significato la Rivoluzione d’Ottobre e l’esistenza dell’URSS e del campo socialista europeo per il mondo sottosviluppato e per il progresso della Rivoluzione Cubana.

La verità è che ciò che è successo è stata una straordinaria esperienza i cui risultati ed errori richiedono un approfondimento e un’analisi. I primi come dimostrazione di ciò che può essere raggiunto dai popoli a favore dei loro interessi, ed  i secondi per riflettere sui fattori endogeni in un processo di transizione socialista che possono portare al suo smantellamento, addirittura in un tempo molto breve, se non si risolvono, adeguatamente, le contraddizioni inerenti a questo tipo di processo.

Sono temi che devono essere approfonditi insieme a domande intorno ad approcci concettuali, socioeconomici e politici che si andarono installando nell’URSS su questioni molto delicate, in particolare per il popolo.

E’ il caso della correlazione tra  sviluppo e la crescita economica senza che si dispieghi una coscienza individuale e sociale permeata dai valori socialisti e comunisti; l’allontanamento delle strutture partitiche, statali e di governo delle masse e dello Stato con la società civile, insieme con la sottovalutazione del fattore soggettivo in un processo rivoluzionario e del suo ruolo nel necessario rinnovamento dell’egemonia socialista. Anche l’impatto sociale di distorsioni nel campo della cultura, del dogmatismo, del burocratismo e della corruzione meritano una seria riflessione se si tiene conto delle avvertenze sollevate da Lenin prima del trionfo della rivoluzione, ma soprattutto tra il 1918 e il 1923.

Di molte opere, note e riflessioni esposte, durante poco più dei primi cinque anni della rivoluzione al potere, evidenziamo le sue analisi in “I compiti immediati del potere sovietico” e Rimarranno, i bolscevichi, al il potere? dove ha approfondito le complessità associate al compito di governare rappresentando gli interessi degli operai e dei contadini. Segnaliamo inoltre le proiezioni su questioni organizzative e della politica del partito esposte nella sua lettera, del dicembre 1922, al congresso del partito che, per molti, costituisce il suo testamento politico con chiari riferimenti all’importante ruolo degli operai e contadini, delle masse popolari, in un processo verso il socialismo.

La verità è che ciò che ha portato al crollo dell’URSS non può essere imputato né a Lenin né al marxismo, né può essere utilizzato per screditare il valore storico e politico della Rivoluzione bolscevica del 2017, evento che è di grande attualità al di là della celebrazione del suo centenario. Non si tratta di avvolgerci nella nostalgia, ma di analizzare, equilibratamente, gli eventi storici, i successi, gli errori, le contraddizioni che esistevano, ma anche l’inconsistenza di miti e le insidie che si innalzano, soprattutto dal 1989, al fine di “giustificare” la presunta non-percorribilità del socialismo e l’inevitabilità del capitalismo, ciò che costituisce un fatalismo storico inaccettabile.

Ma soprattutto l’analisi della Rivoluzione d’Ottobre dimostra che le lezioni della storia sono un patrimonio irrinunciabile che nutre il movimento anticapitalista ed antimperialista oggi, sono risorse che alimentano l’agire per affrontare il presente e proiettare il futuro di coloro che aspirano ad un mondo migliore. Sono le lezioni per l’implementazione dei processi di transizione socialista che sempre si svilupperanno con molte condizioni inedite, perché non ci sono due paesi uguali, ma che, allo stesso tempo, richiedono di bussole che permettano indirizzare la rotta verso una strategia di ordine socialista. Pertanto, non solo contribuisce alla valutazione del passato, ma alla proiezione del presente e del futuro dell’umanità.

Dottoressa Olga Fernández Ríos. Istituto di Filosofia. Cuba

traduzione di Francesco Monterisi

 

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Weinstein come sintomo: memorie di Hollywood

Sab, 04/11/2017 - 02:01

harveyweinstein-1200x600-580x290L’unica sorpresa rispetto all’esposizione del magnate dei film di Hollywood, Harvey Weinstein, come serial stalker di donne, è che qualcuno si sia sorpreso. Dopo tutto stiamo parlando di una città, di un’industria e di una cultura che non solo producono mostri, ma si sforzano per coltivarli ed adorarli.  

La simpatia per Weinstein è molto scarsa tra i membri della famiglia, antichi amici, soci ed altri dirigenti degli studi ad Hollywood, senza menzionare le figure politiche di alto profilo dentro la comunità politica liberale degli Stati Uniti, la cui “lealtà” ed amicizia aveva coltivato per anni mediante prudenti donazioni per le loro campagne. Tutti loro hanno lottato per nascondersi, trattandosi di un uomo che qualche volta hanno venerato come un vero re sole fino ad allontanarsi da qualcosa simile a rifiuti radioattivi oscuri. Perfino sua moglie e suo fratello l’hanno fatto scomparire dai loro conoscenti.

Tutto ciò descrive una sorprendente e vertiginosa caduta in disgrazia per un uomo che per decadi è stato tanto lo stesso sinonimo di Hollywood e dell’industria del cinema, che si considerò infallibile, uno dei pochi dirigenti del cinema con la capacità di creare e distruggere carriere, con una chiamata telefonica.

Ma il fatto triste, in quello che si è trasformata adesso in una frenesia di condanne, fino al punto che è difficile scappare alla boccata dell’opportunismo da parte di quelli che sono saltati su un auto che ha raggiunto la velocità della luce, è che lo spregevole abuso di Weinstein contro le donne, lontano da essere l’eccezione od un’aberrazione, è stata sempre la norma a Tinsel Town.

“Hollywood è un luogo dove ti pagheranno mille dollari per un bacio e cinquanta centesimi per la tua anima”, affermò Marilyn Monroe, e chi può discutere con una donna la cui stella qualche volta brillò più che qualunque altra in questo mondo rarefatto, solo per cadere poi sotto lo schiacciante peso del brutale sfruttamento che soffrì, alimentando demoni interni che alla fine la distrussero?

Nel mio libro dell’anno 2013, “Dreams That Die” racconto la mia esperienza di vivere e lavorare ad Hollywood tra gli anni 2000 e 2005. Arrivai deciso ad intraprendere una carriera come sceneggiatore e trascorsero più di tre anni in cui ho dormito nel materasso sul pavimento di un piccolo studio vicino a Hollywood Boulevard, guadagnandomi la vita come portiere di un club notturno, più che in programmi di televisione e film, perfino in un film in cui ero la controfigura di Ben Affleck, lavorando e sperando di prendere un riposo nella mia propria carriera scelta.

È la stessa esistenza vissuta da migliaia di uomini e donne giovani che arrivano ad Hollywood da tutti gli Stati Uniti e con l’euforia e la decisione di “arrivare” e vedere il loro sogno realizzato. Il numero di vittime di cui si ha bisogno -la perdita di dignità che si produce sottomettendosi agli abusi di quelli che sono più in alto nella catena – è impossibile da quantificare adeguatamente, ma se decidi farlo, devi evitare di annegare nella cultura da vomito che è la realtà che smentisce l’immagine della fama, del glamour e della ricchezza senza intoppi, comunemente associata a questa parte del mondo ed a questa industria.

Sebbene sono arrivato sotto l’ingenua credenza che potevo scrivere un film che avrebbe marcato la differenza, ben presto sono stato disilluso dal direttore di turno. Dal suo polso splendeva un Rolex più grande del vaso che normalmente lanciava fuori dal suo ufficio tutte le settimane quando mi diceva che il mio ultimo copione era “una merda” e che dovevo cominciare a scrivere film che non fossero tanto “anti-americani.”

Lavorare in programmi TV e film come controfigura, proporziona una comprensione di come funziona un sistema di cast. Nel mio tempo ho visto controfigure piangendo mentre erano scortati fuori della serie della commedia Friends dalle guardie di sicurezza per arrivare tardi cinque minuti, dopo avere preso tre autobus per arrivare, pregando che fosse permesso loro di rimanere perché avevano bisogno dei miserabili cinquanta dollari (la tariffa giornaliera in quel momento per una controfigura non sindacalizzata) per pagare l’affitto. Ho visto controfigure tanto povere che rubavano il cibo dal camioncino per portare a casa qualcosa e sono stato testimone di uomini e di donne che gridavano agli assistenti di produzione che avevano poco più di venti anni per ignorare i segni durante una scena.

E, sì, anche le legioni di donne giovani erano pronte per altri tipi di abuso.

Questo non vuole affermare che non ci siano persone decenti o persone in posti di influenza ad Hollywood con integrità. Esistono. Ma nella mia esperienza sono molte di più quelle dell’altro tipo.

Harvey Weinstein è la punta di un iceberg molto grande quando si tratta di abusi nel negozio dei film. È il prodotto marcio di una cultura marcia dominata da psicopatici, persone a cui è concesso un potere senza autorizzazione su altri esseri umani, la maggioranza disperati per forgiare carriere in questo negozio tanto brutale ed implacabile, e pertanto vittime pronte per la macelleria spirituale, emozionale e psicologica.

Brando lo disse meglio: “La maggioranza delle persone di successo a Hollywood sono falliti come esseri umani.”
John Wight

da Rebelion

traduzione di Ida Garberi

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L’altra battaglia

Ven, 03/11/2017 - 01:00

victoria-chavista-en-venezuela-580x292Al di là delle battaglie e vittorie elettorali, la Rivoluzione bolivariana deve combattere ogni giorno la battaglia strategica, che è la battaglia delle idee, che non si fa solo dal dibattito teorico ma che si dà nel reale esercizio dell’etica politica. In questo senso questa battaglia strategica, credo, dobbiamo approfondirla in almeno queste tre dimensioni.

1. Democrazia rivoluzionaria. Dobbiamo continuare trascendendo il meramente elettorale ed avanzare nel consolidamento delle esperienze di autogoverno popolare, comunità e consigli comunali, così come delle nuove forme di proprietà sociale comunitaria, operaia, contadina e pubblica, iniziata nel primo decennio della rivoluzione.

In questa dimensione, è anche necessario riscattare la nuova cultura democratica che il chavismo ha portato alla società venezuelana, la critica, l’autocritica, il controllo sociale, l’interpellanza popolare che, come diceva il nostro Comandante Chavez, non dobbiamo temere, al contrario ne abbiamo bisogno per progredire.
Demonizzare questa cultura critica della democrazia rivoluzionaria, con il banale argomento che chi critica è un traditore, è uccidere lo spirito libertario e plurale della nostra Rivoluzione. Traditori sono i corrotti che mai criticano  quando sono nei loro mieli, ma quando fuggono dalla giustizia venezuelana, si dichiarano testimoni protetti dell’Impero e cercano di trascinarci tutti nel pantano delle loro corruzioni e deviazioni. Questi sì sono traditori/trici.

2. Modello economico socialista. Il Socialismo Bolivariano di Chavez prospetta un’economia mista, ma questo non deve essere confuso solo con lo sviluppo di imprese miste con il settore privato. In realtà si tratta che riconoscendo l’esistenza e l’importanza del settore privato, la rivoluzione deve sviluppare esperienze di proprietà e rapporti di produzione non capitalisti.

A questo proposito, osservo con preoccupazione una rinuncia al consolidamento e costruzione di esperienze socialiste e ancor più grave, processi di reversione al capitalismo del nascente e piccolo modello economico socialista avviato dalla Rivoluzione Bolivariana.
Necessario è dibattere come costruiremo il Socialismo bolivariano, se si scommette solo sul rafforzamento del settore privato capitalista e sulla denazionalizzazione del pubblico. Sono i temi che dobbiamo dibattere di fronte a  quello strategico.

3. Trasformazione etico culturale. La Rivoluzione Bolivariana è sorta, tra altre ragioni, come una risposta al corrotto sistema del Patto di Punto Fijo. Non aver castigato i responsabili del ladrocinio commesso durante quel regime, durante l’Assemblea Nazionale Costituente del 1999, è stato un errore.

L’impunità è la più grande promotrice di crimini. Lasciando intatto l’apparato corruttore, pubblico e privato, questo, dagli inizi, reclutò gran parte dei nuovi burocrati e persino alcuni dirigenti.

Ma il problema è più profondo, al non sviluppare una politica di trasformazione culturale basata sulla costruzioni di valori per una società con una vita modesta, nell’individuale e nel collettivo, ma che invece  nell’espandere i diritti economici e sociali, senza combattere sul piano culturale il consumismo strutturale della nostra società, abbiamo dato vita ad una domanda infinita la cui conseguenza è il perseguimento di arricchimento a tutti i costi. Da qui gli alti livelli di criminalità e corruzione.

E’ parecchio quello che dobbiamo rettificare in questa dimensione, nel frattempo saluto e sostengo la coraggiosa lotta contro la corruzione che sta combattendo il Procuratore Generale della Repubblica. Ora basta con corrotti/e, che sono i traditori/trici di sempre.

Ma oltre a questo, dobbiamo raddoppiare la marcia per forgiare una cultura del lavoro onesto e del raggiungimento di una vita degna, non solo materialmente ma, fondamentalmente, nello spirituale.

Siamo in una nuova battaglia elettorale, ora andiamo per la vittoria nelle municipali, ma non dimentichiamo l’altra battaglia, dove c’è la vittoria strategica, la gestazione di una nuova società che sia  veramente umana. Per  questo, come ci ricorda il compagno Ricardo Menéndez, bisogna tornare sempre a Chavez.

Elias Jaua

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

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Trump, il blocco e la controrivoluzione della Florida

Gio, 02/11/2017 - 02:30
votacion-agnuQuesto mercoledì 1º novembre, il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite contro il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA a Cuba, dal 1960, segnerà la prima sconfitta della diplomazia di guerra di Washington sotto l’amministrazione di Donald Trump.

Dopo i modesti passi intrapresi da Barack Obama, l’ostinazione e la caparbietà di Trump e della sua troika di generali (James Cane Pazzo Mattis, Segretario alla Difesa; HR McMaster, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, e John Kelly, capo di gabinetto) gli impediscono di vedere che stanno portando le relazioni bilaterali su un terreno dove le autorità dell’isola sono abituate a lottare e sono più forti: lo scontro, sulla base delle norme del diritto internazionale; inoltre ciò è un fattore di unità interna, che lontano dall’indebolire il governo cubano gli consente aumentare il suo appoggio dentro e fuori del paese.

Come ha ripetuto più e più volte il Ministero degli Esteri di Cuba ai vari presidenti USA, qualsiasi strategia volta a cambiare il sistema politico, economico e sociale a Cuba, che sia quello che pretende ottenerlo attraverso pressioni ed imposizioni, o utilizzando metodi destabilizzanti più sottili o sotto copertura, sarà condannata al fallimento.

Dal 1992, quando Washington ha rafforzato il blocco con l’approvazione della extraterritoriale Legge per la Democrazia Cubana (nota anche come Legge Torricelli), Cuba ha promosso e ottenuto far passare il voto di condanna all’ONU, per 25 volte consecutive.

Nel 2016 ha raggiunto il sostegno di 191 Stati dei 193 che costituiscono l’organismo. Solo gli USA e Israele hanno votato contro. Tuttavia, in aperta sfida a tale consenso ed al diritto internazionale, Trump ha rafforzato il blocco, nel giugno di quest’anno, ciò che potrebbe riportare i legami con l’isola ai peggiori momenti dell’epoca della guerra fredda.

Il 16 giugno scorso, dopo aver pronunciato un discorso carico di retorica ostile nel teatro “Manuel Artime” a Little Havana a Miami, Trump ha firmato una direttiva chiamata “Memorandum Presidenziale di Sicurezza Nazionale sul Rafforzamento della Politica degli Stati Uniti verso Cuba”.

Il principale obiettivo del memorandum è invertire i progressi raggiunti dal predecessore di Tump nella carica di presidente, dopo che il 17 dicembre 2014 i presidenti Raúl Castro Ruz e Barack Obama resero nota la decisione di ristabilire le relazioni diplomatiche ed avviare un processo verso la normalizzazione dei legami bilaterali.

Attizzato dalla mafia anti-castrista ed anti-patriottica formata dai cubano-statunitensi di Miami, il magnate di New York ripete la vecchia e malata ossessione che ha frustrato 11 successive amministrazioni della Casa Bianca, da Dwight Eisenhower a Obama, passando per Kennedy, Johnson, Nixon , Ford, Carter, Reagan, Bush, Clinton e Bush.

Secondo l’esperto statunitense, Arnold August, la redazione del memorandum diretto a provocare un “cambio di regime” nell’isola è ricaduto, principalmente, sul consigliere per la sicurezza nazionale, generale H.M. McMaster, e sul capo di gabinetto Reince Prebius, sotto la consulenza del senatore Marco Rubio e del rappresentante Mario Diaz-Balart, entrambi membri del nocciolo duro dell’industria della controrivoluzione della Florida.

Marco Rubio, che è stato ridicolizzato da Trump durante le primarie del Partito Repubblicano, è membro del Comitato di Intelligence del Congresso e durante l’attuale amministrazione è diventato una protagonista della politica USA verso Cuba, sostenendo il rafforzamento del blocco e incoraggiando la rottura delle relazioni. Stessi obiettivi guidano Mario Díaz-Balart, il cui padre e nonno hanno sostenuto la dittatura di Fulgencio Batista.

Entrambi i politici repubblicani provengono dalla Florida, uno stato molto disputato dove i cubano-americani rappresentano più del 5% dell’elettorato. Anche se la loro influenza si è deteriorata da qualche tempo, i due conservano una notevole influenza sui principali mezzi di comunicazione del sud della Florida, tra cui radio e televisione, come El Nuevo Herald, l’edizione in spagnolo del Miami Herald.

Il governo di Raúl Castro ha gradualmente modificato il sistema politico-economico di Cuba ed ha aperto agli investimenti esteri ed all’unico mercato che esiste nel mondo. In questo senso, il rafforzamento del blocco va contro gli stessi interessi del magnate Trump, come imprenditore di successo, e mostra la sua doppia morale.

D’altra parte, il blocco colpisce direttamente gli interessi di imprenditori cubano-statunitensi che hanno votato per Trump e vogliono investire nell’isola, per cui sta commettendo una chiara stupidaggine politica nel rafforzare la politica d’isolamento, invece di porvi fine.

Diversi sondaggi condotti negli USA, tra cui quello del Centro di Ricerca PEW (Pew Research Center), un think tank con sede a Washington, che fornisce informazioni su problematiche, atteggiamenti e tendenze che caratterizzano i rapporti di quel paese con il mondo, rivela che il 76% degli statunitensi consultati sostiene il processo di normalizzazione diplomatica con Cuba avviato da Obama. Inoltre stabilisce che il 65% dei repubblicani, l’83% dei democratici ed il 75% degli indipendenti intervistati sostengono il processo.

Un altro sondaggio condotto dalla Florida International University (Florida International University, FIU), dà conto che il 68% della popolazione dello stato della Florida sostiene il processo di normalizzazione delle relazioni, con un 90% di sostegno tra i giovani e dell’83% tra i votanti registrati.

Cuba è uno dei paesi più sicuri al mondo, per cui le manipolazioni politiche e mediatiche su presunti danni agli stranieri nel suo territorio sono insostenibili e fanno parte delle manovre destabilizzanti concepite da settori che gestiscono i fili della politica verso l’isola, come i sopra citati Marco Rubio e Mario Diaz-Balart, così come Carlos Curbelo, Ileana Ros-Lehtinen, Ted Cruz, Bob Menedez e Albio Sires, che guidano, in tale congiuntura, una coalizione di congressisti dell’ultra destra repubblicana-democratica interessata a mantenere il blocco e far retrocedere i legami bilaterali.

Lasciando la “politica cubana” nelle mani di tale coalizione di legislatori che lucrano con l’industria della controrivoluzione, che ha il suo epicentro a Miami, Trump si scontra con gli interessi di importanti attori USA, come Airbnb, nona società in introiti per movimento di turisti: settori agricoltori che attraversano una delle crisi più acute dalla decade dagli anni ’30, e dei produttori di latte che, annualmente, perdono milioni di dollari che Cuba acquista in quella linea.

A titolo di esempio, la raccolta del 2016 ha raggiunto un livello record negli USA, ma rimane nei magazzini strapieni di grano, mais ed altri cereali per mancanza di mercato. Il grano è il secondo bene di importazione cubano e si acquista dal Canada, Cina e Francia, che si beneficiano a spese degli agricoltori dell’Unione Americana a causa del blocco.

Secondo quanto detto dal senatore repubblicano del Kansas, Jerry Moran, studi sulla dieta della popolazione cubana dimostrano che a causa delle restrizioni del commercio con Cuba, gli agricoltori USA hanno perso, tra il 2013 ed il 2015, un miliardo di dollari nelle esportazioni.

L’inasprimento del blocco colpisce anche gli imprenditori privati cubani -il settore privilegiato da Barack Obama come uno dei suoi principali strumenti per la sua politica segreta di “cambio di regime” a Cuba -direttamente collegato al settore del turismo, che potrebbero smettere di guadagnare fino a 21 milioni di dollari nel resto dell’anno. I citati imprenditori hanno alloggiato, alimentato e trasportato una parte significativa dei 285000 visitatori USA che sono stati a Cuba nei primi cinque mesi del 2017 e si profilano come i grandi perdenti dopo l’applicazione delle nuove modifiche introdotte dalla amministrazione Trump.

Morale? Un maggiore blocco USA di Cuba, maggiore apertura delle porte del nascente mercato cubano agli investitori europei e latinoamericani.

La votazione contro il blocco a Cuba all’ONU, mercoledì sarà ancora una volta in senso contrario alla postura di Washington e del suo partner privilegiato in Medio Oriente, Israele. Tuttavia, e nonostante il consenso internazionale, è prevedibile che i generali che hanno preso il controllo della Casa Bianca: James Cane Pazzo Mattis; H. R. McMaster e John Kelly, persisteranno nell’attuazione di una politica di guerra non convenzionale e asimmetrica contro Cuba, che nelle sue diverse fasi e modalità è andata fallendo dal trionfo della Rivoluzione, nel 1959.

Carlos Fazio

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

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ONU: 191 paesi votarono a favore di Cuba e contro il bloqueo, solo Israele ha appoggiato gli USA

Gio, 02/11/2017 - 00:52

VOTACION-FINAL-580x277Un’altra volta, e sono già 26 volte consecutive, la comunità internazionale votò a favore di Cuba e contro il bloqueo. Nell’Assemblea delle Nazioni Unite conclusa oggi, Cuba presentò il progetto di risoluzione intitolato “Necessità di mettere fine al bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba” che è stato appoggiato da 191 nazioni delle 193 che integrano l’ONU. Solo gli stessi USA ed il suo più ferreo alleato in politica internazionale, Israele, votarono contrari.   

Il Cancelliere cubano, rispondendo all’ambasciatrice statunitense, le ha ricordato che “la storia degli Stati Uniti con Cuba è stata sempre di menzogne ed aggressioni, e si è appena declassificata un’informazione scioccante che afferma che anni fa gli USA avevano preparato più di 200 000 soldati per invadere l’Isola.

La rappresentante degli USA, ha detto Bruno, parla a nome del presidente di un impero responsabile delle guerre che si stanno combattendo nel pianeta, e che colpiscono la sicurezza internazionale e calpestano la Carta delle Nazioni Unite, a cui la rappresentante ha appena fatto riferimento.

Trump non può fare pressioni su Cuba, svolge un programma politico che incoraggia l’odio e la divisione, ed inoltre ignora gli appelli degli statunitensi che appoggiano l’abrogazione del bloqueo.

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Trovano esplosivi di fabbricazione italiana in provincia siriana

Gio, 02/11/2017 - 00:45

minasSminatori dell’esercito siriano disattivarono oggi nella provincia di Aleppo più di 30 mine antiuomo di fabbricazione italiana, seminate dai terroristi dell’Isis, divulgarono fonti militari. Secondo un comandante del corpo di ingegneria e degli sminatori delle forze armate, questi artefatti si trovarono nella località di Um Adass ed in tenute della provincia di Aleppo, che si dedicavano all’allevamento dei cammelli.  

Queste mine italiane contengono esplosivo C-4, molto più potente del TNT, ha sottolineato la fonte.

Dettagliò che a parte degli esplosivi, durante le indagini si trovarono migliaia di proiettili ed una gran quantità di approvvigionamenti, nascosti dentro le pareti delle case.

Non è la prima volta che le truppe governative trovano armamenti di fabbricazione occidentale, usati dagli estremisti dell’Isis.

Il mese scorso, l’esercito siriano sequestrò nella città di Al-Mayadeen, nella provincia settentrionale di Deir Ezzor, un arsenale di armi dei paesi della NATO, cioè Stati Uniti, Belgio e Regno Unito.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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Dov’è il nemico della Rivoluzione bolivariana?

Mar, 31/10/2017 - 20:50

chavismo-580x359-300x186Pochi avrebbero indovinato, alcuni mesi fa, nel pronosticare che avremmo installato un’Assemblea Nazionale Costituente e avremmo vinto 18 governatori. Queste successive vittorie resteranno per la storia come una lezione di battaglia politica, di gestione dei tempi e scenari. L’onestà dovrà dire che chi comandò fu Nicolás Maduro. È necessario riconoscerlo: siamo in guerra ed il presidente dirige il blocco chavista. Lo fa meglio che il nemico, che, in questi giorni ha dato una dimostrazione di pubblico sbandamento, di ciò che accade con un esercito di generali, di poco valore,  che si sparano tra loro e, talvolta, ai loro stessi piedi.

Abbiamo guadagnato qualcosa di vitale: potere politico, cioè tempo. Oltre ad avere reindirizzato il conflitto al percorso elettorale. Ad aver sbagliato la tattica potremmo stare nello scenario che ha cercato di imporre la destra, uno scontro nazionalizzato, una generalizzazione di assedi ed assalti. Invece, andiamo verso le elezioni comunali, dopo le presidenziali, senza garanzie -non ci sono in politica- ma con pronostici favorevoli. Le analisi di destra, alcune di sinistra -sinistra?- sono in crisi.

Questo quadro vinto con la politica non significa un trionfo definitivo: non c’è, combattiamo contro gli USA. A questo punto, con un’ esercitazione militare che sta  per materializzarsi sul confine tra Perù, Brasile e Colombia, devono fare calcoli su come riarmare una strategia di presa del potere. Proveranno un intervento diretto e camuffato per accelerare il tempo? Scommetteranno sul medio termine con la permanenza dell’offensiva economica?

Abbiamo l’iniziativa politica. L’equilibrio si rivolse a nostro favore e da questa possibilità –ora non siamo contro le corde- appare la richiesta di risoluzioni economiche. Emerge, come molte richieste, in modo disorganizzato, nelle reti sociali, nell’analisi nei programmi televisivi, nei comunicati delle organizzazioni popolari, nelle conversazioni spontanee di strada. È reale, tanto reale come una situazione materiale che si deteriora per le classi popolari -per chi altro?-, la base storica del chavismo, il suo territorio di gestazione e forza davanti alle battaglie più difficili. I numeri noni chiudono, è una evidenza che colpisce ogni giorno.

È anche evidente -dimostrarlo è una battaglia comunicativa centrale- che la crisi economica è parte della strategia della guerra prolungata. Il suo disegno viene dagli USA, insieme ad una rete di potere economico nazionale e transnazionale che ha, a sua volta, elementi/responsabilità interne. Interno significa nel nostro blocco. Porre unicamente il problema economico sul fronte nemico è chiudere l’analisi che può portare a connessioni, nostre contraddizioni, è chiudere una dimensione senza la quale non sembra possibile capire perché non riusciamo a stabilizzare la situazione. Il nemico è troppo potente? Dov’è il nemico?

Una risposta l’ha data il presidente all’affermare che il principale nemico è, insieme agli USA, la corruzione. A mano a mano che il Procuratore Generale informa delle indagini ed arresti emerge la dimensione economica che affrontiamo: appropriazione indebita, deficit, calo della produzione nel settore petrolifero, sovra fatturazione nelle importazioni, furto di migliaia di milioni di dollari. Mafie in aree strategiche dell’economia. Combattere con armi danneggiate rende difficile ogni combattimento.

È sorprendente che questo nodo critico non si amplifichi comunicativamente, rimane ridotto a pochi portavoce e a brevi momenti nei propri media. Può essere spiegato con la difficoltà di affrontarlo in termini concettuali -come si analizzano le cause, lo sviluppo, la profondità- la difficoltà ad aprire un tema che necessariamente conduce al riesame interno, alla logica politico/comunicativa che solo sa costruire una storia felice del paese, la cultura burocratico-autoritaria che chiude dibattiti con frasi massimaliste caricate di un ordine schiacciante.

La lotta contro la corruzione non sarà vinta nell’immediato -si può definitivamente sconfiggere un fenomeno così complesso- ma permette di attaccare uno dei fronti principali che spiegano la situazione attuale. Non esiste una unica risposta che magicamente possa risolvere un problema multi-causale che, oltre ad essere economico, è politico. E dal punto di vista politico, si possono giustamente aprire alcune domande per cercare di comprendere la propria strategia davanti alla guerra, una strategia che, alla fine di ottobre 2017, è difficile da chiarire. Non è chiaro, ad esempio, se si desidera mettere un tetto all’aumento dei prezzi o se si consentono aumenti che appaiono, di fatto, nei supermercati; non è chiaro neppure se v’è una volontà di avanzare su coloro che ci attaccano, parlo dei proprietari terrieri -che hanno finanziato i gruppi paramilitari tra aprile e luglio-, grandi impresari speculatori, per esempio, o si cerca, in modo permanente, un accordo a cui non si arriva; non si capisce perché si consegnano dollari a coloro che non rispettano la loro parte dell’accordo. Sono alcuni punti. Dobbiamo togliere potere a coloro che ci hanno dichiarato la guerra?

Le domande si devono alla complessità dello scenario, il silenzio su determinati punti, la difficoltà di comunicazione, la risposta che a volte cerca di chiudere il dibattito con l’affermazione che tutto è risolto in missioni/grandi missioni/clap/carta della patria/0800 salute.

Quasi qualsiasi azione può essere giustificata sotto l’argomento che si tratta di una mossa tattica nel contesto di una guerra o che non ci sono condizioni per fare altrimenti -negando che le condizioni possano essere innescate da una volontà politica-. La questione è se dietro la tattica esiste una strategia. E’ una preoccupazione che s’inquadra nel chavismo, un movimento policlassista con visioni differenti ed interessi economici che a volte anche lo sono e mettono a fuoco, in questo caso, la priorità del privato su quello statale e  comunitario/sociale. Ciò comporta implicazioni politiche, ideologiche ed economiche.

Si potrà sostenere che non sono dibattiti da fare fino a quando non si consolida il potere politico -municipale e presidenziale- o che solo la battaglia contro la corruzione sia di per sé un fronte troppo grande. Il problema è che, mentre si cerca l’accordo che non si ottiene con gli stessi che sono i responsabili della situazione, un chilo di formaggio costa 50 mila Bolivar, le previsioni non indicano che l’aumento si fermerà, ed il discorso costruito sembra spesso impermeabile a tale realtà. Risulta difficile misurare il danno sotterraneo, sulla soggettività, che provoca questo sostenuto quadro economico. Ma opera, lavora nel silenzio quotidiano su un  movimento storico che è, per riprendere John William Cooke, l’identità politica del popolo lavoratore venezuelano -qualcosa che la destra non riesce ad incorporare nella sua analisi, benché sia presente nell’idea di reimpostare la società per poter governarla.

Siamo in una condizione che pochi pensavano mesi fa. Abbiamo iniziativa politica, un’unità che si è mantenuta, un’opposizione che lotta tra sé. Nella sfera economica sono condensati gli attacchi e le contraddizioni. Penso che esista un consenso per adottare misure di guerra davanti a questo quadro di guerra diretto dagli USA. Ne abbiamo bisogno.

di  Marco Teruggi

(Tratto dal blog Hasta el Nocaut)

traduzione di Francesco Monterisi

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Fernando Gonzalez inaugura un nuovo circolo dell’Associazione di Amicizia Italia-Cuba

Mar, 31/10/2017 - 00:16

italia-solidaridad-9-580x32Un nuovo circolo dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, è stato inaugurato sabato scorso nella città di Marino, nella provincia di Roma. Nella cerimonia si rese omaggio ad Ernesto Che Guevara e Camilo Cienfuegos, nel 58º anniversario della sua scomparsa fisica.  

L’Eroe della Repubblica di Cuba e presidente dell’Istituto Cubano di Amicizia coi Popoli (ICAP), Fernando Gonzalez, è stato presente nell’atto insieme a Marco Papacci, vicepresidente dell’organizzazione solidale con l’Isola, Mauro Avello, segretario del circolo appena fondato, Adriana Pino, funzionaria dell’ICAP e Mauricio Martinez Duque, primo segretario dell’ambasciata di Cuba nel paese europeo.

Inoltre, Fernando è stato ricevuto dal sindaco della località, ha firmato il libro come ospite illustre ed ha consegnato agli assistenti la relazione contro il bloqueo che presenterà Cuba il prossimo 1º novembre nell’Assemblea Generale dell’ONU.

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

foto: Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

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Che Guevara- Tu y Todos

Sab, 28/10/2017 - 03:17

centro-estudios-che-guevara-580x330A 50 anni dalla sua morte, una grande mostra a Milano ricorderà Ernesto Guevara, il guerrigliero, il mito, l’eroe ma, soprattutto, l’uomo.

Dal 6 dicembre 2017 alla Fabbrica del Vapore si apre “Che Guevara Tu y Todos”: un percorso espositivo – ideato e realizzato da Simmetrico Cultura, prodotto da ALMA, RTV Comercial de l’Avana e il Centro Studi Che Guevara de l’Avana – per raccontare un personaggio chiave della storia del ‘900, attraverso una ricca e inedita documentazione e con il supporto dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università IULM nella ricostruzione del contesto storico.

Attraverso tre diversi livelli di racconto, i visitatori rivivranno i giorni e i luoghi, gli stati d’animo e i pensieri, le azioni personali e gli eventi storici che hanno visto protagonista il Che.

Un livello di narrazione di stampo giornalistico ricostruirà il clima geo-politico; un secondo livello sarà dedicato al contesto biografico con i discorsi pubblici, ai pensieri sull’educazione e sulla politica estera, sull’economia e gli accadimenti privati e pubblici di Ernesto Guevara. Il terzo livello, a-temporale e intimistico, rivelerà gli scritti più personali – dai diari alle lettere a familiari e amici, sino alle inedite registrazioni di poesie – dove dubbi, contraddizioni, riflessioni prendono corpo. Da questo livello narrativo emerge l’uomo, l’intensità delle domande che il Che poneva a se stesso, la difficile scelta fra l’impegno nella lotta contro l’ingiustizia sociale e la dolorosa rinuncia agli affetti e a una vita di certezze.

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