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ROMA - All’incontro intitolato "Il Venezuela di Chavez e la svolta dell’America Latina" erano presenti molte e interessate persone, fra i quali numerosi giovani, che hanno seguito le quasi tre ore di dibattito con grande attenzione.

Gli oratori presenti erano: Marco Consolo, resp. America Latina per il PRC; Jacopo Venier, resp. Esteri del PdCI e l’Ambasciatore venezuelano in Italia Rodrigo Chaves.

A coordinare l’incontro David Insaidi, responsabile romano di Puntocritico.

All’incontro era invitato anche l’onorevole dei Verdi Paolo Cento assente per altri impegni.

David Insaidi, a nome dell’Associazione Puntocritico, ha ringraziato i presenti, l'Associazione di Amicizia Italia-Cuba Circolo di Roma per aver collaborato all’iniziativa e ha salutato la presenza sia del rappresentante del popolo curdo in Italia Mehmet Yuksel, che del giornalista Fulvio Grimaldi.

Insaidi ha evidenziato poi l’importanza, per la sinistra italiana, di occuparsi oggi di America Latina, una realtà a cui Puntocritico è sempre cosi attenta.

Marco Consolo, resp. America Latina del PRC, ha esordito sottolineando la necessità di questo tipo di incontri anche alla luce del futuro possibile governo dell’Unione.

Incontri necessari per cercare di confrontare le diverse linee politiche che oggi esistono nei confronti del continente latinoamericano da parte delle varie forze politiche che sostengono Romano Prodi.

Inoltre,ha affermato Consolo, è necessario lavorare per cercare di battere la manipolazione della reale situazione in Venezuela e nell’America Latina che sta assumendo contorni preoccupanti.

Ha poi riferito come gli Stati Uniti, dopo una battuta di arresto del proprio progetto imperialista dell’Alca, stiano realizzando una serie di accordi bilaterali con singoli paesi latinoamericani che nella sostanza ricalcano quegli obiettivi che si erano preposti con l’Alca.

Accanto a questi accordi vi è il piano militare, con il Plan Colombia come punto di riferimento centrale e la dollarizzazione di varie economia.

Certamente oggi questo disegno complessivo americano è in crisi e il Venezuela è stato l’apripista di questa crisi.

Vi sono varie leggi che hanno contribuito a far sì che il Venezuela assumesse il ruolo che oggi ha in America Latina: la legge sulla terra, sulla pesca, sul catasto urbano, leggi che hanno certamente contribuito al tentativo golpista della destra venezuelana.

Un'economia popolare, quella lanciata da Chavez, che si basa su tre pilastri: il Movimento cooperativo, i Mercal (mercati che mettono in diretto contatto i produttori con i consumatori, senza dunque intermediazioni e con i prezzi controllati)e le fabbriche recuperate.

Inoltre, ha proseguito Consolo, Chavez sta puntando molto sul ruolo della donna: banco delle donne per l’accesso al credito, salario domestico, leggi contro la violenza, insomma Chavez sta recuperando un forte protagonismo femminile.

E questo attivismo del Venezuela si evince anche in politica estera nei NO alle guerre in Afghanistan e Irak che alla fine hanno coagulato quasi tutti i paesi dell’America Latina, il No al Plan Colombia, la battaglia contro l’Alca a favore dell’Alba, gli accordi energetici con Brasile, Argentina, ecc., il Petrocaribe, Telesur, la tivù continentale che vuole parlare all’America Latina con un linguaggio vero e non quello degli amici degli USA, ecc.

Consolo ha poi concluso affermando che la costruzione del socialismo nel XXI secolo non può sicuramente copiare niente di quello che già abbiamo visto, deve essere originale e adatto alla nuova situaizone e per questo l’esperienza venezuelana è importante.

Jacopo Venier, resp. Esteri PdCI, ha iniziato il suo intervento evidenziando come rappresenti un esercizio di salute mentale e politica, occuparsi di queste grandi questioni, che sono vere e coinvolgono interi popoli, rispetto alle piccole cose della politica di casa nostra.

Non parlare di America è un errore strategico dell’Unione e della sinistra italiana ed europea. Un eurocentrismo sciocco rispetto ai grandi cambiamenti in atto in America Latina.

Per capirlo meglio, ha affermato Venier, dobbiamo ripensare a cos’era la sinistra latinoamericana 10/12 anni fa. In quel periodo di grande crisi, dopo l’89 in cui in gran parte del mondo la sinistra si avviava ad una autodissoluzione, cosa avvertita fortemente anche in America Latina, la sinistra del subcontinente seppe ritrovare attorno a Cuba, al PT di Lula, ai sandinisti, la capacità di stare ancora insieme e lavorare per recuperare il terreno perduto.

Una sinistra che nel Forum di S. Paolo ha saputo individuare il proprio nemico, l’imperialismo americano, e contro di esso ritrovare una propria unità di azione.

In Europa la sinistra è ancora incapace di individuare il proprio nemico comune, che poi è lo stesso di quella latinoamericana.

In Venezuela, allora, la sinistra ha saputo riconoscere il ruolo di trasformazione che può avere il governo e ha saputo riconoscere alla politica e allo Stato la supremazia rispetto al mercato e al neoliberismo.

Chavez, ha proseguito Venier, ha ben compreso che la politica vive nella partecipazione popolare ed è per questo che ha vinto tutti i vari processi elettorali e anche il referendum revocatorio, strumento di partecipazione voluto dalla rivoluzione bolivariana.

E il bolivarismo non lo si può pensare sganciato dal contesto latinoamericano nel quale è fortemente inserito ed elemento fondamentale.

Ed è proprio questo comune essere dentro lo scenario politico latinoamericano che fa sì che Argentina, Brasile, Venezuela, Cuba ecc possano vicendevolmente aiutarsi e sostenersi.

Questo perché la sinistra latinoamericana si pensa continentale, quella europea assolutamente no.

Venier ha poi affermato che per i Comunisti Italiani è necessario aprire un tavolo di confronto nell’Unione per chiarire quale deve essere il ruolo del futuro governo del paese nei confronti del Venezuela e dell’America Latina.

E’ necessario allora una forte iniziativa su questi temi per sconfiggere anche le posizione di chi, USA in testa, affermano che al di là delle tante elezioni democraticamente vinte da Chavez queste non gli daranno mai la patente di democratico.

Ha infine concluso evidenziando come la Rivoluzione bolivariana si sostenga sulla partecipazione popolare e sulla democrazia e che sono proprio questi due elementi a fare la sua forza.

Rodrigo Chaves, Ambasciatore del Venezuela in Italia, ha sottolineato come la Rivoluzione bolivariana sia riuscita a costruire un progetto collettivo che ha saputo riunire sotto di sé tutta la sinistra, come essa rappresenti un progetto peculiare, con una finalità comune con altri paesi dell’America Latina e che il Venezuela non ha una storia uguale a quella di Cuba, non ha un partito unico ma una unica politica nella quale tutti sono confluiti.

Chaves ha poi affermato che in Venezuela si sta costruendo una democrazia partecipata, una presa di coscienza collettiva e della propria storia di venezuelani e che non bastano i processi riformistici per l’America Latina perché troppe e forti sono le discriminazioni e i deficit di democrazia.

Per il Venezuela, ha detto Chaves, è il sociale che disegna il sistema economico e questo è un fatto inedito, oltre che enorme, e per il quale non esistono modelli già applicati ma deve essere costruito e sperimentato.

Inoltre, ha proseguito, il Venezuela ha la fortuna di avere una ricchezza importante per tutti i popoli del mondo: il petrolio che non usa come un'arma di ricatto o di sfruttamento ma per aiutare il mondo perché esso è una ricchezza che appartiene al mondo.

Chaves ha quindi ribadito che il Venezuela è per una solidarietà che non crea dipendenza ma che, al contrario, fa crescere e sviluppare gli altri, come per esempio quella che si sta reciprocamente applicando Con Cuba.

Basti pensare che in Venezuela ci sono 20 mila medici cubani per sviluppare il sistema sanitario, che rappresenta una tematica centrale per il governo di Chavez, mentre il Venezuela aiuta Cuba a superare le loro difficoltà.

Un dato importante per il Venezuela, sul quale riflettere, ha riferito Chaves, è quello che dice che nel 1998 era solo il 50% che aveva l’accesso all’acqua potabile mentre oggi è il 75% e si lavora per arrivare velocemente al 100%.

L'Ambasciatore ha concluso affermando che la Rivoluzione bolivariana ha l’obiettivo di realizzare un progetto di sviluppo endogeno, autoctono che protegga l’ambiente, che realizzi un processo partecipato popolare, che valorizzi la presenza delle donne e delle componenti indigene del paese.