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ROMA - Sabato, 25 ottobre, presso la libreria Bibli, si è svolta alla presenza di un folto pubblico, la presentazione del libro ”Fidel Castro, Cuba, gli Stati Uniti d’America” – conversazione con Ricardo Alarcón de Quesada, Presidente dell’Assemblea Nazionale di Cuba.

Salim Lamrani - Roma, 25/10/08

Hanno partecipato come ospiti della serata: Yamila Pita, consigliere politico dell’Ambasciata di Cuba in Italia; Fabrizio Casari, direttore del quotidiano on-line Altrenotizie; Salim Lamrani, autore del libro, giovane intellettuale di spicco, ricercatore presso l’università Denis-Diderot a Parigi, giornalista molto conosciuto nel mondo dell’informazione di politica internazionale, membro de “La Rete degli Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità”, nonché profondo conoscitore delle relazioni tra Stati Uniti d’America e Cuba.

Ha dato inizio all’evento il segretario dell’Associazione Italia-Cuba, circolo di Roma, Marco Papacci, proponendo un interessante articolo di Hernando Calvo Ospina e ricordando il lavoro di solidarietà politica che il circolo sta portando avanti da molti anni.

Di seguito, Yamila Pita ha esposto con grande chiarezza ed efficacia le enormi ed inaccettabili difficoltà causate dal criminale “bloqueo” economico, finanziario e commerciale che gli USA impongono ormai da 50 anni al popolo cubano.

E per spiegare che il “bloqueo” non è un’invezione del governo cubano, come molti media occidentali affermano impunemente, la dirigente dell’ambasciata cubana racconta il caso che risale ad alcuni anni addietro, di un neonato di appena sei mesi, affetto da una grave patologia cardiaca, che perse la vita dopo che gli Stati Uniti respinsero la richiesta da parte dell’Isola di poter acquistare un tipo di anestesia prodotta esclusivamente in America e assolutamete necessaria per poter sottoporre il piccolo ad un intervento che avrebbe potuto salvargli la vita.

Per Fabrizio Casari, direttore del quotidiano online Altrenotizie, Cuba in generale - e il suo scontro con gli Stati uniti in particolare - rappresentano quasi simbolicamente l’abitudine del mainstream a vedere le cose alla rovescia.

Non solo nei termini complessivi della vicenda, dove proprio non si riesce a leggere che gli Usa attaccano Cuba e mai viceversa, ma anche nei singoli dettagli di un confronto, che risultano sempre letteralmente stravolti durante il passaggio tra ciò che succede e ciò che, appunto, si scrive.

Si potrebbero fare centinaia di esempi al riguardo, ma per sintesi si può dire che tutte le accuse contro Cuba, in grande misura false e figlie di luoghi comuni dettati da 50 anni di propaganda statunitense, raccontano una realtà rovesciata.

S’imputano cioè, a Cuba, le misure vergognose statunitensi (vedi ad esempio la possibilità di viaggiare per i cittadini cubani) e, in cima a tutto, si finge d’ignorare la continuata, spregiudicata e criminale attività sediziosa e terroristica che uno Stato (gli USA) realizza contro un altro Stato (Cuba).

A Cuba – sostiene Casari - la pubblicistica dedica solo rimproveri e anatemi in spregio del ridicolo e sull’onda del paradosso, mentre in aperta violazione di risoluzioni Onu, della Convenzione di Vienna e di quella di Ginevra (vedi il caso dei 5 eroi prigionieri) e di una miriade di altri dettami del Diritto internazionale, Washington aggredisce L’Avana nel silenzio mediatico assoluto.

Come se l’illegalità dei comportamenti, l’illegittimità delle norme e l’indifferenza al diritto internazionale fossero tutti elementi secondari; come cioè se una perniciosa abitudine alla violazione della decenza fosse la colonna sonora di un film che racconta una vicenda storica che rende opache le immagini chiare, trasforma i protagonisti in comprimari, ignora la verità, prescinde dai torti e dalle ragioni.

Quando ci si chiede qual’é il senso del disaccordo tra il gigante del nord e l’isola caraibica - continua Casari - si dovrebbe parlare dell’inconciliabilità tra indipendenza e annessione: per colpire la prima gli Usa assaltano Cuba, esempio dell’indipendenza latinoamericana.

Quando si parla dell’insieme delle misure anticubane che dal 1961 Washington tiene in piedi (e ciclicamente rafforza) contro L’Avana, si dovrebbe fare riferimento a un blocco che è in primo luogo un atto di guerra del più grande contro il più piccolo e che, nelle sue modalità e nella sua durata, è il più grave e il più lungo nella storia della comunità internazionale.

Nel suo riuscitissimo intervento, l’autore del libro, Salim Lamrani, ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a voler incontrare il presidente dell’Assemblea Nazionale di Cuba, Ricardo Alarcón, e da cui è nato il libro “Fidel Castro, Cuba, gli Stati Uniti”.

Lo scrittore franco-algerino ci ha evidenziato come l’Isola sia il “bersaglio” preferito dai mass-media occidentali, che unanimemente la descrivono come “l’anticamera dell’inferno”, “l’ultima dittatura del continente americano”, evitando accuratamente di dare spazio al pensiero e alle idee dei dirigenti cubani, completamente sconosciuti al grande pubblico.

Ancora, Lamrani ha sottolineato la totale disponibilità del presidente Alarcón alla discussione: “Solo pochissimi dirigenti politici di levatura mondiale accetterebbero di conversare apertamente su temi delicati riguardanti il proprio Paese, e si presterebbero ad un colloquio che potrebbe assumere toni da interrogatorio, come quello che ho condotto con Ricardo Alarcón”.

Infine il giovane Salim invita a riflettere: ”Perché di questo Paese e di Fidel Castro viene dipinto un quadro tanto disastroso, mentre la piccola nazione caraibica e il suo cittadino piu celebre godono di un prestigio e di una popolarità fuori del comune in America latina, in Africa o in Asia?”.

La serata si è conclusa con molte domande poste ai relatori e con la firma di molti libri da parte di Salim Lamrani.