Josè Galardy Alarcon

Intervista al Col. Josè Galardy Alarcon, membro dell’Unione degli Storici di Cuba

di F. Di Gaspare e M. Papacci

D: Nel nostro paese, l’Italia e in Europa, non si conosce la storia dei 5 compagni cubani condannati per spionaggio da un corrotto tribunale di Miami negli USA: puoi raccontarci quello che è successo veramente?

R: Come tutto il popolo italiano già sa, il nostro popolo è stato aggredito sistematicamente dall’imperialismo nordamericano. Dal mio paese sono partiti verso gli USA gli sbirri e gli assassini della tirannia di Batista sconfitta dal popolo cubano. Il governo nordamericano li ha sempre accolti a braccia aperte e li ha addestrati per aggredire Cuba. Grazie anche ad aiuti e a sporchi giochi economici, molti di questi signori sono diventati miliardari e continuano ad aggredire il nostro paese. Come sapete, questo si è tradotto in voli pirata che hanno bombardato il nostro territorio, colpendo zuccherifici, campi di canna da zucchero, materia prima al trionfo della Rivoluzione, industrie, hanno attaccato i nostri pescatori. Insomma una costante aggressione che continua in altre forme ancora oggi. Come già conoscete, tentarono un’invasione mercenaria che fu sconfitta in 72 ore.

Il nostro governo aveva la necessità di essere informato su queste costanti aggressioni per poterle prevenire, affinché si potessero evitare le morti dei nostri cittadini. Gli atti di terrorismo di questi banditi non sono stati fatti solo a Cuba ma anche sullo stesso territorio degli Stati Uniti. Molte volte il governo Cubano aveva informazioni su quanto stavano preparando questi elementi e avvertiva l’FBI e il governo USA sulla pericolosità di questi terroristi.

A Cuba tutta una serie di compagni si sono offerti volontariamente per andare negli USA e infiltrarsi in questi gruppi terroristici e informare il governo cubano su quanto stavano tramando e poterlo così evitare. Ci sono stati sabotaggi anche nelle aree turistiche e in uno di questi attentati è morto il giovane italiano Fabio DI CELMO. Tra i volontari che si sono offerti per infiltrarsi c’erano i compagni.

Questi 5 compagni furono arrestati il 12 settembre 1998 alle ore 05:30 di mattina dall’FBI di Miami. Immediatamente gli agenti hanno cercato di far tradire Cuba ad ognuno di loro, con false promesse e invitandoli a passare nei loro ranghi. Nessuno di loro ha accettato di tradire la Rivoluzione. Immediatamente hanno confessato che il loro compito era quello di trovare informazioni negli USA sui gruppi terroristici che non solo avevano operato a Cuba ma anche sullo stesso territorio degli Stati Uniti. Ricordiamo che per mano di questi terroristi è stato fatto esplodere un aereo della Cubana de Aviaciòn nel cielo delle Barbados causando la morte di 73 cubani.

Ramon Labañino ci narrò di come furono arrestati e incarcerati, e le prove della flagrante violazione dei diritti umani: “Dal momento che entrammo in carcere, fummo portati direttamente al 13° piano, dove siamo stati 18 giorni. Dal 12 al 14 settembre non c’è stato permesso di lavarci, di fare le nostre pulizie personali, niente di niente. Questa è un carcere nuovo, costruito nel 1994. Un edificio grande di 13 piani e nell’ultimo venivano rinchiusi i casi di maggiore sicurezza. Quando ci hanno portato lì era vuoto ed ognuno è stato rinchiuso in una singola cella senza poter uscire. Ci facevano uscire per farci la doccia uno per volta. Successivamente ci hanno trasferito al 12° piano che si chiama “Unità di Alloggio Speciale” ma è conosciuta da tutti i detenuti con il nome di “Il Buco”. E’ un’unità per prigionieri che sono stati puniti, o per coloro che sono molto pericolosi o unità di massima sicurezza. Qui siamo stati 17 mesi. Sono delle celle molto piccole con dentro un lavandino di metallo, una doccia, un pezzo di tavolo di pietra, un altro pezzo di pietra che serve da sedia e un letto di ferro. In queste celle dovevamo stare le 24 ore. Ci facevano uscire solo un’ora per la “Ricreazione” un giorno a settimana se non pioveva nè tuonava e se non era un giorno festivo. La ricreazione consisteva nel portarci in una cella più grande con una rete di metallo in alto da dove entrava l’aria della strada.”

Il governo nordamericano ha accusato i nostri 5 compagni di spionaggio. In realtà sono andati lì a esercitare un diritto che ha Cuba: proteggere i suoi cittadini, il suo popolo, cercare informazioni sui gruppi terroristici, e non informazioni sulla sicurezza degli Stati Uniti. E’ stato organizzato un tribunale, in accordo con le leggi americane, scegliendo i giurati nella Florida, dove governa il terrore di questi gruppi violenti. Non è il luogo idoneo per giudicare cittadini come i nostri 5 compagni che provengono da Cuba. Questa posizione è stata fatta notare dagli avvocati della difesa, ma il governo nordamericano si è opposto e quindi il giudizio si è svolto lo stesso in Florida. In nessun momento durante il processo si è potuto dimostrare che i cinque compagni erano andati a cercare informazioni come spie ma si è dimostrato il loro lavoro di prevenzione. Come tutti sappiamo i terroristi che hanno attaccato le TORRI GEMELLE sono stati addestrati in Florida. Se si fossero cercate più informazioni in Florida, forse era possibile evitare quella tragedia. In questo processo sono stati condannati a 2 ergastoli il compagno Gerardo Hernàndez, 1 per Antonio Guerrero e Ramòn Labañino, 19 anni per Fernando Gonzàlez e 15 anni per René Gonzàlez. Una sentenza senza precedenti nel mondo intero. Alcuni giorni fa è stata pubblicata una notizia che un ufficiale dell’esercito che ha partecipato alla guerra in Jugoslavia, reo confesso di spionaggio, è stato condannato ad alcuni anni di prigione, senza neanche arrivare ai dieci anni. Ai nostri compagni, che lottavano contro il terrorismo, sono stati inflitti ergastoli, ergastoli e tanti anni di prigione. Questo trasforma il tutto in una questione politica di vendetta nei confronti di Cuba e trasforma in polvere, in nulla di fatto, la lotta al terrorismo di cui tanto si vanta il governo nordamericano.

Josè Galardy Alarcon
Josè Galardy Alarcon

D: Lei pensa che questa situazione possa risolversi positivamente come quella del piccolo Elian?”

R: Sarà una battaglia con molte difficoltà. In primo luogo bisogna dire che al governo degli Stati Uniti c’è un presidente fascista, repressivo, che vuole annientare i paesi sottosviluppati. Nonostante questo, il nostro popolo si mobilita tutti i giorni chiedendo la liberazione dei nostri cinque compagni. Ogni sabato, in un Municipio differente, la popolazione, in numero mai inferiore a 20.000 e a volte fino a 100.000, si riunisce e partecipa alle TRIBUNE APERTE per chiedere la libertà dei 5 eroi perché così sono stati dichiarati dal nostro governo rivoluzionario. Per questo motivo chiediamo all’opinione pubblica internazionale che si unisca alla nostra lotta per obbligare il governo degli Stati Uniti a liberare i nostri 5 fratelli, lo chiediamo al popolo italiano e alle organizzazioni che sono solidali con la nostra Rivoluzione. Crediamo che come siamo riusciti a vincere la battaglia di Elian, anche i nostri 5 compagni, i nostri 5 eroi ritorneranno a Cuba. 

D: A proposito di Elian, come sta ? Si parla ancora di lui ?

R: Elian ha superato a pieni voti i primi 2 anni di scuola. Vogliamo per lui quello che desideriamo per tutti i nostri bambini, che si sviluppi normalmente, ossia che non tenga nessun tipo di problema nervoso che possa colpirlo nella crescita. Per questo motivo, nel paesino dove vive, né i suoi compagni di scuola, né i suoi vicini gli parlano di quanto è successo negli Stati Uniti. Non sentirete parlare di lui in occasioni particolari, ma si parlerà in generale dei bambini cubani. E’ successo che Fidel lo ha invitato ad un atto pubblico ma mai da solo, sempre in compagnia dei suoi compagni di scuola, affinché si renda conto di non essere al centro dell’attenzione.

D: Ogni anno si riunisce a Ginevra la commissione ONU sui diritti umani. Cosa pensi di questa votazione?

R: Abbiamo visto ancora una volta gli USA manovrare in maniera immorale e crudele, utilizzando la forza e il potere che gli deriva dall’essere la sola potenza mondiale, per cercare di piegare alcuni paesi affinché votassero contro Cuba, con un’ingerenza politica e terroristica nei confronti di paesi poveri come quelli africani che vengono minacciati negandogli crediti anche a nome dell’ONU, perché loro si arrogano anche questo potere, e così anche per alcuni paesi dell’America Latina. Alcuni paesi si sono piegati. Ma analizzando questo voto possiamo dire che il 57% dei paesi presenti ha resistito alle pressioni immorali degli USA, quindi per noi è stata una vittoria e per gli USA una vittoria di Pirro che utilizzeranno per rafforzare il blocco a cui siamo sottomessi da oltre 40 anni. Ma Cuba unita ai paesi del Terzo Mondo e alle persone che sostengono la nostra Rivoluzione saprà resistere alle pressioni dell’Impero.

D: Siamo venuti a conoscenza di quello che è successo a Monterrey in Messico. Che cosa pensi della posizione del Messico?

R: Nell’incontro di Monterrey, era già stato stilato un documento e il nostro Presidente era stato invitato a partecipare. Fidel con la sua presenza, avrebbe denunciato, con tutta la morale e il prestigio che ha nel mondo, il neoliberismo e la politica di dominio mondiale degli Stati Uniti. Questi volevano evitare a tutti i costi che il nostro Comandante en Jefe partecipasse. Invitavano il Presidente del Messico, ma fondamentalmente il Ministro degli Esteri Castañeda a cercare di convincere Fidel a non partecipare. Ma essendo un diritto di tutti i popoli del mondo, Fidel non rinunciò e non promise assolutamente nulla al presidente Fox. Fidel si è presentato e ha creato una situazione difficile e quindi diplomaticamente gli è stato chiesto di partire prima dell’arrivo del Presidente Bush. Fidel parte e non si incontra con il Presidente americano. Fidel per l’ennesima volta ha difeso i paesi del 3° mondo e ridicolizzato la politica imperialista nordamericana affermando anche che i popoli spesso non sanno neanche quello che le Nazioni Unite discutono.

D: Cambiamo totalmente tema. Ho letto sul GRANMA INTERNACIONAL un interessante articolo sull’importanza del ruolo svolto dalle donne cubane nella società. Vorremmo una tua riflessione su questo tema.

R: Non ho letto questo articolo però ti posso dire che nell’ambito della mia vita, sociale e lavorativa, la donna è qualcosa di importante nel mio paese. Socialmente non esiste differenza tra uomo e donna a Cuba, hanno gli stessi diritti, a studiare, a lavorare, a dirigere. La donna arriva ai più alti livelli della nostra società con tutti i suoi diritti. Con soddisfazione possiamo affermare che nostre compagne dirigono imprese, nella direzione del turismo, nell’industria dello zucchero e moltissimo nel lavoro scientifico. In 40 anni di rivoluzione non siamo stati capaci ancora oggi, di cancellare alcuni pregiudizi, però si lavora e si lotta per eliminarli. Affinché non incontrino ostacoli nel loro sviluppo, ad esse sono stati offerti alcuni servizi, come per esempio i circoli infantili per i loro bambini a tempo pieno e altri ancora per alleviare successivamente il lavoro domestico.

D: Quest’anno ricorre il 40° anniversario della Crisi dei missili. Cosa ricorda di quel periodo? Che giudizio dà dell’URSS di quel momento?

R: Io come il CHE, ogni volta che penso a quei giorni, mi sento tremendamente orgoglioso del mio popolo. Il CHE personificò il nostro popolo nel Comandante en Jefe e disse che mai uno statista aveva brillato tanto. Io mi mobilitai con il mio popolo. Presi il mio mitra e occupai il mio posto in trincea. Potei osservare, donne e perfino ragazzi di 15 anni, anziani con il fucile nella mano e lo zaino sulle spalle aspettare l’attacco nordamericano. Quando ci comunicarono che eravamo minacciati da armi atomiche, lo accettammo senza la minima paura. In quel momento il popolo intero era disposto a morire per la Rivoluzione. E’ stata una delle prove più magnifiche di quello che significa il potere del popolo, della massa. L’imperialismo ci ha sottovalutato e hanno potuto osservare un popolo sereno, deciso a morire per la sua Rivoluzione. Questo potere della massa lo abbiamo visto recentemente in Venezuela, dove l’imperialismo per diversi mesi ha pianificato un colpo di stato, lo mette in atto e il popolo in poche ore li ha smascherati e sconfitti. Come ho visto l’atteggiamento della Unione Sovietica che fino a quel momento ci aveva appoggiato e ci aveva persino fornito i missili a medio raggio affinché gli USA non ci aggredissero, che ci avevano dato le armi per difenderci, che ci vendeva tutto a prescindere dal blocco statunitense.…ci ha addolorato molto che durante i colloqui per risolvere quella crisi non hanno considerato quel popolo che era disposto a morire, non solo per la propria Rivoluzione ma per tutto il campo socialista, per il mondo, di fronte agli USA. Siamo convinti che fu un grande errore della direzione del governo Sovietico di quel momento, forse una posizione ferma avrebbe dato il via anche ad altre rivoluzioni nel continente o in altre parti del mondo. Discussero tra potenze mondiali dal punto di vista militare ed economico ed hanno escluso una potenza morale che era Cuba e questo ha addolorato il popolo cubano.

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