Dennys Guzmán Pérez

Intervista a Dennys Guzmán Pérez, direttore del Centro Studi Europei all’Avana

di Catia Funari e S. Russo

D: Lei è direttore del Centro Studi Europei all’Avana. Di che cosa si occupa questo Centro e qual’é la sua utilità all’interno del sistema socio-politico, economico ed anche culturale di Cuba?

R: Il Centro Studi Europei dell’Avana fu fondato il 4 ottobre del 1974. Inizialmente nacque come centro per lo studio delle problematiche dell’Europa Occidentale, quando ancora esisteva il campo socialista e vi era una differenza tra Paesi socialisti e Paesi Occidentali. Poi si creò un gruppo di lavoro che si occupava in particolare dell’aera dei Paesi socialisti. Infine, dopo la caduta dell’Unione Sovietica divenne ciò che è oggi: il Centro Studi Europei.

Dennys Guzmán Pérez
Dennys Guzmán Pérez

Il Centro dipende dal Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, e in particolare dal Dipartimento delle Relazioni Internazionali, proprio per le sue caratteristiche. Studiamo l’Europa e le sue interrelazioni, la sua situazione economico-sociale, le relazioni transatlantiche, (un aspetto questo, molto importante soprattutto per Cuba, mi riferisco alle relazioni tra Europa e Stati Uniti), e le sue relazioni con altri Paesi del mondo e in particolare con l’America latina.

Studiamo anche le principali correnti politiche europee, come la corrente comunista, socialista, liberale, quella dei verdi, naturalmente in funzione della disponibilità del numero dei nostri ricercatori. All’interno del dipartimento di studi dei partiti politici, c’è un gruppo di lavoro che si occupa dei movimenti sociali, come i No Global, dei forum sociali. Il nostro scopo insomma é quello di aprire una finestra sull’Europa. Io dico che così come gli europei, gli spagnoli, sono venuti a casa nostra a scoprire il nostro mondo, anche noi vogliamo sapere cosa succede in Europa. Ogni due anni, il nostro Centro organizza una conferenza internazionale; momento di interscambio tra accademici, politici, tra tutti coloro che si occupano del tema europeo, e in cui si trattano tutte le problematiche relative all’Europa, ma anche i suoi rapporti con l’America latina, con l’Africa, l’Asia.

Abbiamo una rivista che si chiama “Revista de estudios europeos” che esce ogni quattro mesi, in spagnolo e in inglese, in cui vengono pubblicati gli studi dei nostri ricercatori, ma anche interventi di altri collaboratori, amici, professori, intellettuali. Il Centro possiede una biblioteca molto imponente ed aggiornata, di cui si avvalgono i nostri ricercatori per i loro studi, ma anche gli studenti per esempio per le loro tesi sul tema europeo. Il nostro Centro è direttamente collegato con il Dipartimento delle Relazioni Internazionale del Partito, a cui fornisce costantemente informazioni sugli avvicendamenti europei ed è molto utile anche al Ministero degli Esteri, come a tutte le Istituzioni che ci interpellano. Noi inviamo loro informazioni che non hanno alcun carattere segreto e che si possono trovare anche in quelle pubblicazioni che non hanno una grande tiratura per la specificità dell’oggetto. Il Centro Studi Europei è importante in quanto fonte d’informazione ed analisi sul Vecchio Continente, non solo per le Istituzioni, ma per chiunque si interessi all’Europa. Chiunque può venire da noi e trovare l’informazione che sta cercando.

D: Lo scorso 11 settembre, nel Palazzo delle Convenzioni, all’Avana, si sono aperti i lavori del XIV Movimento dei Paesi Non Allineati. Quali sono gli strumenti che concretamente questo Movimento, nato nel 1961 a Belgrado, può offrire ai suoi Stati Membri per migliorare le loro condizioni e contrapporsi all’unilateralismo degli USA?

R: L’origine del Movimento dei Paesi non Allineati risale all’epoca in cui esistevano i due blocchi. Anche se il non allineamento assoluto non esiste, può comunque esistere una politica, quella dei Paesi del Terzo Mondo, che non sia necessariamente allineata al 100% ad una parte. E’ possibile un movimento genuino, anche perché ci sono molti interessi comuni nella maggior parte di questi Paesi del Terzo Mondo. Questo Movimento permette ai suoi Stati Membri di formare un blocco, poiché se li sommiamo tutti vediamo che superano di gran lunga quelli del Primo Mondo, geograficamente, numericamente e in tanti altri aspetti. Credo che non sia lo stesso se il Terzo Mondo agisce in modo dispersivo o in un modo che sia il più coerente possibile. Sono convinto che se il Movimento aveva un senso durante il periodo del bipolarismo, oggi la sua funzione è più che mai importante. È fondamentale che i Paesi in via di sviluppo agiscano uniti e non isolati gli uni dagli altri.

Uno degli obiettivi di questo Vertice è quello di dare al Movimento non solo un’importanza politica, che indubbiamente in tutti questi anni ha sempre avuto, con i suoi alti e bassi, ma soprattutto qualcosa di concreto. E Cuba può farlo. Prendiamo per esempio il tema dell’educazione. Ci sono milioni di persone che non sanno né leggere, né scrivere. Cuba ha dimostrato prima di tutto che si può alfabetizzare. Lo ha fatto con il suo popolo ed oggi lo sta dimostrando in Venezuela, in Bolivia e in altre regioni dell’America Latina, con un nuovo metodo -diverso da quello utilizzato nell’Isola nel 1961 che dovette alfabetizzare più di un milione di cubani ereditato dal capitalismo- che si chiama “Yo sí puedo”, e che con il supporto di mezzi audiovisivi, permette alle persone di imparare a leggere e a scrivere in poco tempo. Penso anche al tema della salute. Molte persone nel Terzo Mondo muoiono per mancanza di medici, di farmaci, e Cuba ha dimostrato che si può avere uno scambio utile.

Far parte di questo movimento ha una sua utilità concreta, perché un Paese appartenente al Movimento dei Paesi Non Allineati può concretamente ricevere medici o maestri e al tempo stesso inviare studenti per prepararli. Questo è il senso che Cuba ha voluto dare a questo XIV Vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati. E non solo sul piano dell’educazione e della salute, ma anche sul piano della Cooperazione. Come la cooperazione Sur Sur. Noi crediamo che vi siano grandi possibilità per cui la cooperazione Sur Sur andrà consolidandosi sempre di più, senza dover ricorrere ai metodi del neoliberismo e a quel tipo di politica che a volte “coopera” ma che ti costa cara e non contribuisce al vero sviluppo dei popoli.

D: Ci può dire qualcosa riguardo al piano energetico che Cuba ha messo a punto e che ha chiamato “Rivoluzione Energetica”?

R: La Rivoluzione Energetica a Cuba ha una grande importanza. Da una parte dobbiamo risparmiare energia, dall’altra dovevamo mettere mano al vecchio sistema di erogazione della elettricità che dipendeva fondamentalmente da centrali termoelettriche obsolete che davano vita a frequenti black out, danneggiando l’economia e creando una certa irritazione tra la popolazione. Insomma, bisognava creare un sistema che non dipendesse esclusivamente da queste grandi centrali termoelettriche molto vulnerabili, che per esempio con un ciclone vengono giù e compromettono l’erogazione di energia elettrica di intere province.

Il nuovo sistema si avvale infatti di piccoli gruppi elettrogeni collocati in tutto il territorio nazionale, che richiedono molto meno combustibile e il cui eventuale guasto è circoscritto alla relativa zona, senza colpire vaste aree del Paese. Tra l’altro, quando è stato partorito questo progetto di rinnovamento dell’impianto di erogazione dell’energia elettrica non abbiamo pensato solo a Cuba. Fidel già da tempo afferma che il mondo deve risparmiare energia, perché l’energia fossile si esaurirà e ancora non è stata trovata un’alternativa che dia una soluzione definitiva al problema.

D: Un commento sulla elezione da parte di 135 Paesi, di Cuba come membro del Consiglio dei Diritti Umani.

R: Il fatto che Cuba sia stata eletta con 135 voti da membri della Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite è stato lo schiaffo più grande che si potesse dare al governo statunitense e a quelli europei. Dico questo perché Cuba, portata sul banco degli imputati, ogni anno a Ginevra, dagli Stati Uniti con il sostegno dell’Europa, incredibilmente, quando il voto è segreto, viene eletta. E in questa occasione gli USA e l’Europa hanno fatto il possibile per evitare la sua elezione, ma non ci sono riusciti. Questa è una grande lezione per tutti coloro che si domandano come sia possibile che una Nazione continuamente accusata di violazione dei diritti umani stia dentro questa Commissione. La risposta è perché i Paesi di America latina, Africa, Asia, che l’hanno eletta, sanno perfettamente che quello che si dice su Cuba è lontanissimo dalla verità. E questa elezione dimostra il prestigio e l’autorevolezza internazionale del mio Paese.

Gli Stati Uniti non sono stati eletti pur considerandosi i paladini e i difensori dei diritti umani nel mondo. Tutto questo dimostra che se c’è un Paese che ha fatto una Rivoluzione non solo per sconfiggere una tirannia, ma per costruire un sistema in cui l’essere umano potesse ricevere salute, educazione e dignità, questo è Cuba. Questa elezione di Cuba nella Commissione dei Diritti Umani è un messaggio di speranza ed incoraggiamento: sapere che non tutto può sempre andare come lo impone l’Impero.

D: In Italia, per via di una informazione distorta e manipolata, si ha l’idea che Cuba sia divisa in due, da una parte gli anziani, che hanno fatto la rivoluzione e che militano nel partito e dall’altra i giovani, che hanno altri bisogni ed ambizioni diverse.Vorrei sapere come un giovane decide di diventare militante, quali sono il percorso, la formazione, lo studio che lo avvicinano al partito e a che età avviene.

R: A Cuba tutto questo comincia sin da bambini, quando iniziano ad andare a scuola. Il percorso che seguono non è virtuale ma assolutamente reale e concreto. Già sin da piccoli, a seconda dell’età e delle loro esigenze, gli si insegna ad analizzare il loro contesto. Ogni quattro cinque anni, ha luogo un Congresso e già questi bambini cominciano a tenere i loro primi discorsi e sentirli parlare è veramente sorprendente. La loro capacità di analisi dei problemi relativi alla scuola e i loro suggerimenti per migliorarla, sono sorprendenti. Tutto questo è l’inizio della loro formazione non solo scolastica ma anche politica. E già da lì si evidenziano le loro inclinazioni. Questi bambini crescendo frequentano le scuole superiori. Nella scuola superiore c’è la “Federación Estudiantil de la Enseñanza Media”. Poi viene la “Federación Estudiantil Universitaria, che esiste da prima della Rivoluzione. È una struttura che risale a Julio Antonio Mella. Tutte queste sono scuole di formazione politica ed ideologica dei giovani cubani.

Quando poi un giovane ha già superato una certa età, può entrare a far parte della “Unión de los Jóvenes Comunistas”, che ha già un carattere più selettivo. I giovani che entrano a far parte di questa Organizzazione sono quelli che si sono maggiormente distinti tra i ragazzi delle precedenti Federazioni. Non tutti quelli che sono rivoluzionari entrano a far parte della “Unión de los Jóvenes Comunistas. I giovani che ne fanno parte possono militarci anche fino ai trent’anni, con responsabilità “di base” come diciamo noi. E poi possono essere avviati alla direzione dei Municipi, della Provincia, della Nazione, a seconda delle qualità personali e delle attitudini di ognuno di loro. A questo punto la “Unión de los Jóvenes Comunistas” può proporre al Partito Comunista i suoi migliori giovani. Mentre nei Paesi dell’ex Unione Sovietica non vi era differenza tra un’organizzazione di massa ed un’organizzazione politica, da noi questa differenza esiste, perché per far parte del Partito devi superare varie selezioni e devi guadagnarti un certo prestigio, un certo valore di fronte agli altri compagni, non può essere chiunque. Si può entrare nel Partito non solo seguendo la via delle Federazioni Giovanili, ma anche per meriti propri.Io conosco giovani che non hanno militato nelle organizzazioni della Gioventù ma che sono comunque riusciti ad entrare nel Partito perché si sono comunque distinti. Si può entrare nel Partito anche attraverso l’Assemblea dei Lavoratori. Quindi vi sono varie possibilità di accesso al Partito, ma tutte autentiche e a stretto contatto con la realtà quotidiana del nostro Paese. Vi sono molti anziani che non sono contrari alla Rivoluzione ma che non hanno militato nel Partito, semplicemente perché non gli interessava e giovani che decidono di dedicarsi alla causa direttamente e in prima persona. Così come vi sono giovani che scelgono di vivere la loro vita senza far parte del Partito. E questo dimostra la assoluta libertà che ogni cittadino cubano ha di decidere se militare o meno, perché questo non è un obbligo ma esclusivamente una scelta personale che va rispettata. Pertanto non si possono fare classifiche sugli anziani militanti e i giovani privi di interesse.

NOTE BIOGRAFICHE

Dennys Guzmán Pérez: Laureato in Scienze Politiche all'Università dell'Avana. Diplomático, è stato ambasciatore della Repubblica di Cuba in Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda e Polonia. Specializzato nelle tematiche politiche europee, dal 2001 direttore del Centro Studi Europei all’Avana.

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