ROMA – Presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università Roma Tre si è svolto un importante incontro dedicato alla storia e alla lotta del popolo cubano, con protagonista Gerardo Hernández Nordelo, uno dei noti “Cinque eroi” cubani.
L’evento, promosso dall’Ambasciata di Cuba e dall’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, ha rappresentato un momento di riflessione e solidarietà, con la partecipazione di numerosi rappresentanti istituzionali, organizzazioni e cittadini, molti dei quali giovani studenti.
L’introduzione è stata affidata a Damian Delgado Vasquez, consigliere politico dell’ambasciata cubana, e ha visto l’intervento dell’ambasciatrice Mirta Granda Averhoff, che ha consegnato la Medaglia dell’Amicizia a Lanfranco Lancione, impegnato da anni in progetti sociali di supporto a Cuba.
La diplomatica ha sottolineato come le generazioni di Cuba e di Hernández siano nate nei primi anni della rivoluzione socialista, con i padri di quella rivoluzione che seguirono con orgoglio Fidel Castro e i suoi ideali di giustizia sociale.
Gerardo Hernández, che ha raccontato la sua esperienza personale, ha ricordato come nel 1998 sia stato arrestato con l’accusa di terrorismo, in un processo che molti hanno giudicato ingiusto e politico.
Dopo sedici anni di detenzione, grazie alla mobilitazione internazionale e all’appoggio di premi Nobel e giuristi, è stato liberato nel 2014.
Durante il suo intervento, ha evidenziato le terribili condizioni di prigionia e l’isolamento subito, ma anche il ruolo fondamentale dell’unità e della solidarietà globale nel garantire la sua liberazione.
Hernández ha parlato anche delle continue aggressioni subite da Cuba, spesso orchestrate dagli Stati Uniti attraverso attentati e sabotaggi, che hanno causato oltre tremila vittime, tra cui l’italiano Fabio Di Celmo, ucciso nel 1997 in un attentato terroristico.
La risposta di Cuba a questa minaccia è stata quella di inviare agenti speciali negli USA per smantellare le reti terroristiche, ma loro stessi furono arrestati e condannati in un processo controverso, che ancora oggi suscita molte polemiche.
La solidarietà internazionale e le proteste di vari paesi hanno giocato un ruolo chiave nel garantire la liberazione dei cinque agenti, dimostrando che la lotta per la giustizia può essere vinta quando si uniscono le forze.
Gerardo Hernández ha concluso il suo intervento con un messaggio di speranza e di invito alla riflessione, ricordando che il suo sacrificio e quello degli altri compagni sono stati fatti per difendere la sovranità e i valori di Cuba.
Ha inoltre ricordato che, nonostante l’embargo economico che dura da oltre sessant’anni e che ostacola lo sviluppo dell’isola, Cuba ha continuato a inviare aiuti medici in tutto il mondo, inclusa l’Italia durante la pandemia, sottolineando così il suo spirito umanitario.
L’evento si è concluso con il riconoscimento ufficiale a Gerardo Hernández, che ha ricevuto una targa di gratitudine da parte di cittadini cubani e italiani, simbolo della solidarietà e dell’affetto verso gli eroi della rivoluzione.
La presenza di giovani e rappresentanti di diverse organizzazioni ha confermato l’importanza di mantenere vivo il ricordo di questa storia e di sostenere i valori di pace, giustizia e cooperazione internazionale. In un mondo spesso diviso da pregiudizi e conflitti, l’esperienza di Cuba e dei suoi protagonisti ci ricorda che la lotta per un mondo più giusto è possibile e che l’unità nella solidarietà rappresenta la chiave per superare le ingiustizie e costruire un futuro di speranza.






