Il 1 novembre 2023, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ribadito, con una schiacciante maggioranza di 187 voti a favore, la propria condanna nei confronti del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba.
Questa risoluzione, sostenuta dalla quasi totalità dei membri dell’ONU, con l’unica ovvia opposizione di Stati Uniti e Israele e con l’astensione della Moldavia, rappresenta l’ennesimo riconoscimento dell’ingiustizia di una politica che dura da oltre sei decenni e che ha avuto effetti devastanti sul popolo cubano.
Il blocco, attuato nel 1960 e ulteriormente ampliato negli anni, nonostante alcuni tentativi di allentamento nel 2000, continua a soffocare l’economia cubana, portando a perdite stimate in oltre 16 miliardi di dollari.
Quello che oggi si riassume e si codifica nella Legge Helms-Burton è accompagnato da altre leggi come la Legge Torricelli e da un lungo elenco di misure e decreti che pongono limiti o regolano ogni legame tra Stati Uniti e Cuba: dall’invio di posta diretta, all’accesso ai cavi sottomarini, fino all’uso di piattaforme internazionali come Zoom o l’App Store di Apple, che senza VPN a Cuba non funzionano.
Questo si traduce in un costo quotidiano di circa 14 milioni di dollari, il che toglie opportunità di sviluppo e benessere al popolo cubano.
La condanna alle sanzioni rimane, dunque, ferma nello scenario multilaterale, il che evidenzia l’assurdità di questa politica e il danno evidente che infligge quotidianamente al popolo di Cuba, che senza dubbio costituisce una violazione del diritto internazionale.
Il crescente isolamento diplomatico degli Stati Uniti sul tema del blocco è un chiaro segnale che la politica estera nei confronti di Cuba deve subire un cambiamento e la fine di queste misure non è solo desiderabile, ma necessaria nel rispetto dell’indipendenza, della sovranità e dell’autodeterminazione del popolo cubano.
