Nonostante la minaccia di pioggia, diverse centinaia di manifestanti, tra cui una fitta presenza di giovani, hanno sfilato da Piazza Gaza (già Piazza dei Cinquecento) verso l’Ambasciata degli Stati Uniti per denunciare il doppio crimine di Washington: un embargo criminale che da più di 60 anni affligge i cubani e la minaccia sempre più concreta di un’aggressione militare.
Tra le bandiere cubane sventolavano anche quelle palestinesi e quelle di diverse organizzazioni politiche, a simboleggiare una solidarietà globale e una risposta decisa alla guerra e all’imperialismo a stelle e strisce.
Il corteo, diretto verso l’Ambasciata U.S.A., non si è limitato a chiedere solo la fine del blocco illegale e disumano, ma anche la garanzia della sovranità e dell’integrità territoriale di Cuba di fronte a un’aggressione imminente nei confronti di un popolo che da sempre vuole e ha il diritto di vivere in pace.
Alla fine della marcia, i numerosi interventi hanno ribadito come la strategia statunitense sia passata dall’asfissia economica alla preparazione di un attacco diretto, trasformando una minaccia costante in un rischio reale di aggressione militare in palese violazione del diritto internazionale.
Inoltre, è stato denunciato l’embargo come un crimine di guerra che, attraverso il blocco dei combustibili e le sanzioni, ha già provocato il collasso del sistema sanitario, l’aumento della mortalità infantile e il rischio di carestie, utilizzando la fame come arma per indebolire l’isola.
Tra gli interventi più significativi, Marco Papacci ha rivolto un sentito messaggio di solidarietà a Raúl Castro, incriminato in maniera ignominiosa e strumentale dagli Stati Uniti.
Papacci ha descritto l’attuale situazione come il risultato di un’incredibile e sistematica criminalizzazione orchestrata da Washington, volta a isolare e destabilizzare l’isola attraverso un blocco economico asfissiante e la costante minaccia di un’aggressione militare.
È emersa con forza l’idea che l’obiettivo di Washington non sia solo piegare economicamente Cuba, ma distruggere un modello sociale alternativo fondato sui diritti, sulla sanità pubblica e sulla solidarietà, simbolo di pace in un mondo minacciato da escalation belliche globali.
La manifestazione si è conclusa con un appello alla mobilitazione generale: di fronte a un doppio crimine – economico e militare, la solidarietà non è un’opzione, ma un dovere morale.
Cuba non è sola, e la sua resistenza è la prima linea di difesa contro l’impunità delle aggressioni statunitensi.





