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Fatti e notizie senza dominio
Aggiornato: 49 min 46 sec fa

Iraq, la rivincita di al-Sadr

Mer, 16/05/2018 - 21:20

Dopo il sorprendente successo nelle elezioni di sabato scorso in Iraq, il leader politico e religioso sciita Moqtada al-Sadr, ha iniziato in questi giorni le trattative con gli altri principali partiti per la possibile formazione del nuovo governo del paese mediorientale. Grazie a un programma populista e nazionalista che ha sfruttato abilmente l’ostilità degli iracheni per la classe politica indigena, Sadr e la sua variegata coalizione hanno ottenuto la maggioranza relativa dei seggi in palio, creando non pochi grattacapi alle potenze con la maggiore influenza sulle dinamiche politiche di Baghdad, ovvero l’Iran e gli Stati Uniti.

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Trump, credibilità in caduta libera

Mar, 15/05/2018 - 21:11

“Fu lui a dettare l'intera lettera. Non l'ho scritta io”. Così il dottor Harold Bornstein, ex medico personale di Donald Trump, mentre spiegava alla Cnn che la lettera resa pubblica nel dicembre del 2015 sull'eccellente salute dell'allora candidato presidenziale repubblicano era uscita dalla bocca del 45esimo presidente. Lo si era già sospettato all'epoca considerando tutti i superlativi sulla condizione fisica di Trump che riflettevano lo stile reboante dell'attuale inquilino della Casa Bianca. Adesso sappiamo con certezza che si trattava di una falsità nonostante la firma del medico.

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Israele, terrore sugli inermi

Mar, 15/05/2018 - 21:02

Lo spettacolo raccapricciante delle celebrazioni per il trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, mentre a un centinaio di chilometri andava in scena un nuovo massacro dei palestinesi di Gaza, ha mostrato a tutto il mondo il vero stato e la natura del regime israeliano, per qualcuno ancora oggi l’unica “democrazia” esistente in Medio Oriente.

 

Allo stesso tempo, i fatti di lunedì hanno chiarito in cosa consista la promozione dei principi “democratici”, della “pace” e dei “diritti umani” da parte di Washington, ovvero nel via libera a repressione, violenza e genocidio in nome della difesa degli interessi strategici degli Stati Uniti e dei loro alleati.

 

L’immagine forse più chiara di questo stato delle cose in Israele e in Palestina si è avuta con il discorso tenuto lunedì a Gerusalemme dal consigliere e genero di Trump, Jared Kushner. Il marito della primogenita del presidente americano ha ribadito il pieno appoggio degli USA a Israele, poiché entrambi i paesi “credono nei diritti umani e nella democrazia”. Per questa ragione, spostare la sede diplomatica americana, legittimando l’occupazione illegale israeliana e calpestando i diritti e le aspirazioni palestinesi, “è [stata] la cosa giusta da fare”.

 

Non solo, per Kushner, l’iniziativa della Casa Bianca potrebbe innescare un processo per il quale “tutti i popoli [israeliano e palestinese] vivano in pace e in sicurezza, liberi dalla paura e con la possibilità di inseguire i propri sogni”.  Una dichiarazione che ha fatto seguito alle assurde parole di Trump, intervenuto in collegamento video con Gerusalemme, il quale ha confermato l’impegno di Washington per un “accordo di pace duraturo”.

 

Per il governo americano, come ha spiegato ancora Kushner, i palestinesi sarebbero i responsabili dei massacri commessi da Israele ai loro danni. “Coloro che provocano la violenza”, infatti, “sono parte del problema e non della soluzione”. La posizione ufficiale della Casa Bianca sui fatti di Gaza di lunedì è d’altra parte che le responsabilità vadano cercate nelle azioni “ciniche” di Hamas.

 

La cerimonia di trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme è coincisa con il 70esimo anniversario della nascita dello stato ebraico di Israele ed è stata appunto la testimonianza più chiara del fallimento del progetto sionista, basato sull’esclusività razziale e religiosa e sull’espulsione di massa di un intero popolo dalle proprie terre.

 

Immagini come quelle provenienti lunedì da Gaza hanno fatto in modo che Israele sia visto come un regime illegittimo e criminale dall’opinione pubblica internazionale e questa realtà non può essere in nessun modo cambiata dal sostegno incondizionato garantito dal governo americano, a sua volta l’altro principale fattore di destabilizzazione e generatore di caos e violenza in Medio Oriente.

 

Le ultime gravissime deliberate violenze contro i manifestanti palestinesi sono state il culmine della repressione da parte israeliana della mobilitazione chiamata “Grande Marcia del Ritorno”, iniziata il 30 marzo scorso a Gaza. La giustificazione di Israele per le azioni delle proprie forze armate consiste nella minaccia che rappresenterebbero le proteste palestinesi, ma in queste settimane non si è ancora registrata una sola vittima israeliana.

 

Il comportamento criminale di Israele è perfettamente coerente con le tendenze ultra-reazionarie e semi-fasciste del suo governo e dei suoi sostenitori internazionali, inclusi quelli non dichiarati, come la monarchia saudita. Dimostrazione di ciò si è avuta sempre lunedì a Gerusalemme, dove, oltre ai rappresentanti dell’amministrazione Trump, hanno partecipato alle celebrazioni per il trasferimento dell’ambasciata USA svariati personaggi pubblici i cui precedenti la dicono lunga sulla deriva di estrema destra della galassia che compone i difensori di Israele.

 

Tra di essi, erano presenti a Gerusalemme il miliardario americano Sheldon Adelson, finanziatore della campagna elettorale di Trump e degli insediamenti illegali ebraici nei territori palestinesi occupati, e il “falco” Joseph Lieberman, ex candidato democratico alla vice-presidenza USA e uno dei principali promotori della legge del 1995 sul trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme. Inoltre, ospiti di riguardo erano anche il predicatore battista americano Robert Jeffress, già anti-semita e noto islamofobo, e il fondamentalista cristiano John Hagee, protagonista in passato di commenti positivi nei confronti dei crimini hitleriani.

 

Un regime, come quello di Israele, che arriva a commettere atti di violenza deliberata nei confronti di un popolo sostanzialmente indifeso e costretto a vivere da decenni in un vero e proprio lager a cielo aperto non può d’altra parte che basarsi su un’ideologia reazionaria e razzista.

 

Se i principali responsabili dei massacri di palestinesi sono da cercare a Washington e a Tel Aviv, gli altri governi occidentali e quelli arabi sono quanto meno facilitatori dei crimini israeliani. Le condanne per “l’uso eccessivo della forza”, arrivate lunedì dall’Europa, dalla Lega Araba e, ad esempio, del regime egiziano, sanno di ipocrisia e, soprattutto in Occidente, continuano a equiparare assurdamente le violenze israeliane a quelle palestinesi, come conferma il puntuale richiamo a limitare l’uso della forza da entrambe le parti.

 

Il carattere distruttivo dello stato di Israele appare evidente infine anche dalla concomitanza dei festeggiamenti per il 70esimo anno della sua fondazione e dell’ennesima strage di palestinesi con le manovre per far naufragare l’accordo sul nucleare iraniano e spingere la regione sull’orlo di un’altra guerra rovinosa.

A contribuire a questa drammatica escalation delle violenze delle forze di sicurezza israeliane e delle attività di destabilizzazione del Medio Oriente è anche il disperato tentativo da parte del governo Netanyahu di allentare le pressioni interne, dovute sia alle crescenti tensioni sociali sia ai guai giudiziari in cui è coinvolto lo stesso premier.

 

L’evolversi della situazione sulla spinta delle azioni di Washington e Tel Aviv sta ad ogni modo generando serie preoccupazioni tra la comunità internazionale. Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte americana e la repressione cruenta dei palestinesi hanno ormai di fatto messo fine anche alla farsa del processo di pace basato sulla formula dei “due stati”.

 

L’irresponsabilità dell’amministrazione Trump e il ricorso sempre più esplicito a metodi criminali da parte del regime di Netanyahu rischiano infatti di generare una situazione fuori controllo e di compromettere irrimediabilmente l’immagine di apparente imparzialità nel conflitto israelo-palestinese dietro alla quale si sono finora nascosti i governi occidentali.

 

Parallelamente, questi nuovi scenari mediorientali mettono in crisi anche i regimi arabi, il cui asservimento agli interessi americani e la sostanziale arrendevolezza nei confronti di Israele erano sostenibili, a fronte della ferma opposizione popolare, soltanto con il mantenimento di una prospettiva di successo, sia pure illusoria o a lunga scadenza, delle legittime aspirazioni del popolo palestinese.

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Nicaragua tra terroristi e fake news

Lun, 14/05/2018 - 20:10

La Conferenza Episcopale del Nicaragua ha annunciato l’inizio del dialogo convocando una prima riunione il prossimo 16 maggio e questo rappresenta un concreto passo avanti nella direzione di una soluzione politica per la crisi che vive il Nicaragua. E’ anche un successo della strategia di conciliazione voluta dal governo di Daniel Ortega, che nelle scorse ore ha dato via libera alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani affinché possa recarsi in Nicaragua e svolgere una sua inchiesta per determinare violazioni dei diritti umani ed eventuali responsabilità. Una scelta coraggiosa, che dimostra come il governo abbia poco e niente da temere sul piano delle responsabilità per il clima esistente.

 

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Mahathir e il terremoto malese

Ven, 11/05/2018 - 00:00

Il quasi 93enne ex uomo forte della Malaysia, Mahathir Mohamad, mercoledì ha sconvolto in maniera clamorosa gli equilibri politici nel paese del sud-est asiatico, guidando verso un inaspettato trionfo elettorale una precaria alleanza di opposizione che ha messo fine a oltre sei decenni di dominio ininterrotto del partito etnico malese UMNO (“Organizzazione Nazionale dei Malesi Uniti”) del premier uscente Najib Razak.

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