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Trump gioca con i diritti per attaccare Cuba

Cubadebate (italiano) - Mar, 16/10/2018 - 02:03

Trump-habla-con-varios-periodistas-en-el-Despacho-Oval-el-pasado-jueves.-Evan-Vucci-AP-580x324Il Dipartimento di Stato crea uno scenario, con il concorso della sua Missione all’ONU e all’OSA, per cercare di tendere una cortina fumogena al suo procedere come violatore abituale, quando sa che si avvicina la condanna del blocco.

A pochi giorni da che l’Assemblea Generale ONU conosca, discuta e voti, per la 27ma volta consecutiva, la Risoluzione che condanna il lungo e brutale blocco USA contro Cuba, una “casualità” cerca ostacolarla e screditare l’isola.

Guarda un pò la coincidenza, hanno appena dato asilo politico a uno che si è presentato come giornalista indipendente perseguitato e che -per certo- è stato per sei mesi detenuto in una delle loro prigioni dell’ICE; quelle create per gli immigrati senza documenti provenienti dalla frontiera sud e che, inumanamente, sono servite per separare migliaia di famiglie latine, specialmente i minori dai loro genitori.

Questa relazione di tempo, porta sulla scena dei media USA questo nuovo commediantucolo per cercare di confondere ciò che è vero ed è conosciuto da quasi sei decenni: la principale violazione dei diritti umani dei cubani risiede nella dura vita, negli ostacoli per lo sviluppo personale, collettivo e della nazione, che ha imposto il blocco economico, finanziario e commerciale, sostenuto contro gli interessi e le aspirazioni comuni dei due popoli vicini alla civile convivenza.

Niente di nuovo, lo sappiamo, nell’arsenale della manipolazione USA, ma vediamo che finora, in quest’anno, l’attuale amministrazione della Casa Bianca ha intensificato la sua ingerenza ed i suoi attacchi, centrati prevalentemente su quella che è sempre stata la farsa, presentata come leit motiv, per giustificare le crudeli sanzioni: la presunta violazione, da parte di Cuba, dei diritti umani.

Venerdì scorso, in un comunicato del Dipartimento di Stato, che dirige l’ex capo della CIA, Mike Pompeo, si è annunciata il lancio di una campagna a favore dei cosiddetti prigionieri politici e, nella stessa, la missione USA all’ONU e l’Ufficio per la Democrazia, Diritti Umani e Lavoro sono stati incaricati della sfacciata manovra in cui è anche coinvolto un altro magro fantoccio carico di malafede, il Segretario Generale dell’OSA.

L’interferente attacco si profilava dallo scorso agosto, quando i gemelli siamesi della vecchia e obsoleta aggressione radio-TV hanno aperto “una linea di emergenza per ricevere denunce di violazioni dei diritti umani a Cuba” e trasferirle agli organismi internazionali: “Stiamo inviando un messaggio molto chiaro a Cuba, la linea dura è parte della nuova politica USA”, gridava dai microfoni, qualcuno dell’alleanza strategica forgiata a Miami.

Si tratta di spendere -senza perdere i guadagni personali che gli apporti- i 15 o 30 milioni disposti dal Congresso USA per portare la sua “democrazia” a Cuba ed i $ 29 milioni per le trasmissioni.

Ora il governo che, in giugno, è andato via, con la coda tra le gambe, dal Consiglio dei Diritti Umani ONU a Ginevra, perché questi gli ha detto alcune verità circa il suo agire nel mondo come trasgressore palese, cerca una cassa di risonanza nell’organismo mondiale a New York, per le menzogne contro l’isola bloccata e dimentica qualcosa di fondamentale, l’enorme trave che ha nel suo occhio.

Proprio venerdì la pubblicazione The Hill ha reso noto che l’amministrazione Trump sta proponendo di rivedere i regolamenti delle proteste di fronte alla Casa Bianca ed in altri luoghi emblematici di Washington DC, sotto il pretesto di preservare questi luoghi del patrimonio nazionale; un atto di repressione che mira a chiudere la libertà di espressione, denunciano non pochi.

Il piano risale ad agosto quando è stato esposto senza troppa risalto; tuttavia, ha detto The Hill, i gruppi per i diritti civili hanno suonato i campanelli d’allarme.

Ai primi di settembre, lo stesso presidente Donald Trump -in un’intervista che gli ha fatto il Daily Caller ore dopo che l’allora candidato alla Corte Suprema di Giustizia, Brett Kavanaugh, fosse “accolto” dalle proteste il primo giorno di udienze di conferma al Senato-, ha suggerito che l’atto di protestare dovrebbe essere illegale. Lo stesso giorno, più di 70 persone sono state arrestate dalla polizia del paese che si leva come “guardiano e giudice dei diritti umani” nel mondo. E queste non sono state né le prime come neppure le ultime delle detenzioni di massa praticate, non sapendosi quanti aspettano o sono sottoposti a procedimenti legali per partecipare a queste manifestazioni che, presumibilmente, protegge la Costituzione che gli hanno dato i padri fondatori.

Che il dissenso dia l’orticaria a Trump è noto, è persino arrivato a suggerire che i manifestanti dovrebbero perdere il loro lavoro o essere affrontati con violenza per esprimere le loro opinioni; così ha esortato i proprietari della NFL (National Football League) a licenziare i giocatori che si inginocchiano quando ascoltano le note dell’Inno USA in segno di protesta contro la sistematica ingiustizia razziale negli USA. Né possiamo dimenticare che, durante la sua campagna presidenziale nel 2016, quando in diverse apparizioni pubbliche i manifestanti hanno interrotto i suoi raduni elettorali, con le sue parole ha incoraggiato la violenza contro di loro.

Nella soppressione dei diritti di espressione, il presidente ha anche la collusione delle oligopolistiche società della comunicazione, con la potestà di mettere a tacere le voci contrarie, non solo dentro gli USA ma a livello mondiale; anche nelle reti sociali in cui chiudono pagine progressiste dedicate a dar copertura alle guerre USA e dei suoi alleati, alla brutalità della polizia ed altri temi che i media corporativi solitamente ignorano.

Gli USA hanno milioni di umani senza diritti

Vagabundo-homeless-pobreza-nueva-york-estados-unidos-Carlo-Allegri-Reuters-580x321Tuttavia, le più incontestabili violazioni dei diritti umani commesse quotidianamente dagli USA non sono contenute nella censura della libertà di espressione o nel diritto alla protesta. Sono le infrazioni che danneggiano il diritto alla vita stessa.

Non menzioniamo in dettaglio guerre, interventi ed occupazioni militari, ingerenza e intromissioni negli affari interni di altri paesi, il promuovere colpi di stato, il cinico incitamento alla sovversione ed al terrorismo, tra cui l’assassinio, l’imposizione del neoliberismo che annega la vita e l’economia di altri popoli, il disprezzo delle convenzioni e del Diritto Internazionale.

Fermiamoci alle contravvenzioni verso i suoi. Povertà nella nazione più ricca del pianeta, negazione della salute e dell’istruzione per tutti, ingiustizia nel sistema giudiziario e penitenziario, prigioni segrete, situazione di discriminazione delle minoranze, salari diseguali per sesso o colore della pelle, persecuzione e detenzioni arbitrarie di immigrati, trasgressioni elettorali e molti altri sono tra le violazioni dei diritti dei suoi cittadini.

Ecco alcune cifre o dati: 46,7 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà, di cui 26 milioni sono donne. La cifra totale rappresenta il 14,8% della popolazione USA; il 23,6% sono ispanici e il 26,2% neri, i bianchi rappresentano il 12,7%. Più di 560000 persone non hanno un tetto. Questi sono dati dall’United States Census Bureau.

Uno studio del National Registry of Exonerations, pubblicato il 7 marzo 2017, mostra che i neri USA avevano circa sette volte più probabilità di essere ingiustamente condannati per omicidio rispetto ai bianchi USA. Se il crimine riguarda la droga, i neri innocenti hanno circa 12 volte più probabilità di essere condannati ingiustamente dei bianchi senza colpa. Ed in queste statistiche della discriminazione, solo nell’aspetto del sistema giudiziario, emerge anche che i criminali maschi di colore nero hanno ricevuto condanne in media del 19,1% più lunghe rispetto a quelle dei criminali bianchi “in una situazione simile”.

In termini di standard di vita, troviamo che l’Istituto di Politica Economica ha pubblicato un rapporto, il 13 febbraio 2017, in cui si afferma che la ricchezza media delle famiglie bianche è sette volte superiore alla ricchezza media delle famiglie nere, e che la ricchezza bianca media è 12 volte superiore alla ricchezza nera media.

Il divario di genere non è meno ampio. Le donne ricevono solo il 64% del pagamento che ricevono gli uomini per lo stesso lavoro e cosa dire del disprezzo che hanno appena ricevuto quando il Senato ha avallato il giudice della Corte Suprema nominato da Donald Trump e che è stato accusato di stupro, nel suo periodo scolastico, ma non è stato dato credito all’accusatrice.

Molto più potremmo menzionare delle trasgressioni fatte conoscere dai loro stessi indici pubblici. Quindi come osano giudicare gli altri?

di Juana Carrasco Martin

da Juventud Rebelde

foto di Trump: AP-Evan Vucci

foto del senza casa: REUTERS-Carlo Allegri

traduzione di Francesco Monterisi

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Pinar del Rio: ristabilito il 90% del servizio elettrico

Cubadebate (italiano) - Sab, 13/10/2018 - 02:33

pinar del RioA soli tre giorni dal passaggio dell’uragano Michael, più del 90% dei clienti di Pinar del Rio ha il servizio elettrico. Il recupero in poco tempo è stato possibile grazie alla dedicazione di circa 900 lavoratori del settore, tra loro più di 500 di altri territori.  

Lucia Garcia Perez, direttrice dell’ufficio elettrico provinciale, ha spiegato che insieme alle forze di Pinar del Rio, lavorano brigate di Sancti Spiritus, Villa Clara, Cienfuegos, Mayabeque e L’Avana.

La funzionaria ha ricordato che dei 117 circuiti primari che possiede Pinar del Rio, 112 si erano interrotti durante il passaggio del ciclone. Ciò vuole dire che il 91,6% dei clienti è rimasto senza servizio.

Prima che i venti di Michael si dissolvessero del tutto, le prime brigate di appoggio provenienti dal resto del paese, sono cominciate ad arrivare al territorio più occidentale dell’isola.

Dadiel Diaz Arena, dell’Azienda Elettrica de L’Avana, è uno di quelli che è arrivato tra i primi nel territorio. Racconta che sono arrivati alla provincia poco dopo mezzogiorno e senza disfare le valigette da lavoro, sono partiti verso le zone colpite.

“Quella notte abbiamo lavorato fino alle 24, nella strada che va a San Juan y Martinez, nella linea di 33 kw. Con quello che abbiamo fatto il primo giorno si sono ripristinati sette circuiti”, ricorda Dadiel.

Inoltre, le forze dei municipi che già avevano ripristinato il servizio, si sono spostati verso i territori più colpiti.

In questo momento, il municipio di Mantua rimane isolato dal Sistema Elettro-energetico Nazionale dovuto ad un’avaria nella linea di 33 kw che porta l’energia a questo territorio.

Nonostante, la testata municipale ed altri paesini hanno energia elettrica grazie ad una batteria di gruppi elettrogeni.

di Ronald Suarez Rivas

testo e foto da Granma

traduzione di Ida Garberi

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Brasile: svastica incisa da sostenitori di Bolsonaro contro una donna che indossava la maglietta #NotHim

Cubadebate (italiano) - Ven, 12/10/2018 - 02:43

svasticaUna donna di 19 anni che indossava una maglietta #NotHim, o #EleNão, è stata attaccata lunedì da un gruppo di uomini sostenitori del candidato presidenziale dell’estrema destra Jair Bolsonaro nel quartiere Baronesa do Gravataí, Cidade Baixa a Porto Alegre.

La vittima, che ha rifiutato di commentare pubblicamente l’attacco temendo ulteriori attacchi, ha detto alla Polizia Civile che stava scendendo in un autobus per tornare a casa quando è stata avvicinata dal gruppo di aggressori. Dopo averla aggredita fisicamente, uno degli assalitori, ha tirato fuori un coltello dalla tasca e ha inciso un segno, simile a una svastica, nel suo stomaco. La svastica è nota in tutto il mondo per essere associata al regime nazista degli anni ’30 e ’40 ed è associata a idee di razzismo e antisemitismo.

Centinaia di migliaia di persone si sono radunate in diverse città del Brasile nelle ultime settimane per protestare contro Bolsonaro, candidato alla presidenza del Partito Social Liberale (PSL).
Il movimento è guidato da femministe che si oppongono al sessismo, al razzismo e all’omofobia del candidato. Si sono mobilitate anche varie organizzazioni di sinistra.

Le marce seguono le proteste sui social media dopo le osservazioni di Bolsonaro. In una serie di marce che vanno da Manaus in Amazzonia alla megalopoli di San Paolo nel sud-est della nazione, i manifestanti hanno usato l’#EleNao, o #NotHim, hashtag che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica contro il candidato che ha giustificato lo stupro e ha definito giustificato il divario retributivo di genere.

I dimostranti in 52 città del mondo, in 24 paesi, mostreranno la loro solidarietà con i brasiliani per le proteste “# EleNão” (#NotHim). Secondo l’account Facebook di “Women United Against Bolsonaro”, che ora ha oltre due milioni di follower, le dimostrazioni sono imparziali. I raduni internazionali sono organizzati anche attraverso l’account Facebook “Donne brasiliane all’estero contro Bolsonaro” e incorporeranno l’hashtag # EleNão e lo slogan “No al fascismo” per l’uso dei social media.

da TeleSur

traduzione de L’AntiDiplomatico

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I sogni crocifissi?

Cubadebate (italiano) - Mer, 10/10/2018 - 01:25

che-guevara“Bisogna essere obiettivi”, proclamano alcuni, nel tentativo di ammainare le vele dei nostri sogni, forse per innalzare quelle dei loro privilegi. E questa sarebbe la peggiore profanazione contro Che Guevara, dopo tanti anni dal suo vigliacco assassinio e dall’arrivo dei suoi resti e di quelli dei suoi compagni a Santa Clara.  

Benché il momento ci persuade ad avere sufficiente senso pratico —quasi si potrebbe dire che perfino una certa dose di pragmatismo—non smette di spaventarci la intemperanza di un certo materialismo pedestre od oggettivismo sfrenato; come se riassestasse tra noi un’altra derivazione del realismo socialista, che si nasconde nelle carenze e nelle difficoltà materiali.

E nella delicata frontiera tra l’obiettività ed i sogni, forse stiamo decidendo “l’essere rivoluzionario”. Perché, arrivati a questo punto, è possibile presagire che una rivoluzione muore quando il romanticismo l’abbandona: “Siamo realistici, sogniamo l’impossibile”.

Cuba non avrebbe avuto un 1º Gennaio se Fidel e la Generazione “Martiana” che l’assecondò non avessero saltato il marxismo dei manuali e della mediocrità che sconsigliava la Rivoluzione. E neanche avrebbe potuto sopravvivere, se si avesse lasciato che la svogliatezza dominasse dopo la caduta dei modelli socialisti sovietico ed europeo, una situazione che si può superare solo con l’idealismo “martiano”: L’impossibile è possibile. Noi matti, siamo saggi.

Gli ideologi di “adesso non si può” e “bisogna aspettare il momento” non avrebbe preso mai il Palazzo di Inverno, né la Bastiglia; né si sarebbero lanciati al galoppo contro le pallottole a Dos Rios, e c’avrebbero lasciato per sempre senza apostoli…

La volontà e l’energia trasformatrici non devono essere accerchiate tra preconcezioni e dogmi, perché è certo che una semplice scintilla in fondo ad un’anima appassionata può provocare fuochi distruttori, quando interpreta ansie schiacciate o addormentate.

Per ciò, come ho detto anni fa in questo quotidiano, benché qualcuno possa accusarmi di essere eretico, sento che le tragiche morti di Cristo e del Che segnalano una stessa profezia. Questi due esseri sono uniti da uno stesso alone romantico.

Entrambi c’allertano, dai loro altari redentori, sull’impossibilità del paradiso della giustizia e dell’equità umane se l’uomo trasforma lo scetticismo in religione, e se non scatena i suoi sogni fino ad altezze celestiali.

I loro finali, secondo me, sono identici nel calvario ed impressionanti per la loro trascendenza, nonostante avrei voluto interrompere le ultime scene e trasformare i loro destini.

Perfino i volti di queste icone mi si confondono, a volte. Chi è il Che, chi è Cristo. Sono arrivato a credere che la casualità provvidenziale volle che nell’aspetto del Guerrigliero si materializzasse l’immagine tanto discussa di Gesù: se qualcuno dubitasse che il Nazareno abbia avuto un corpo, può vederlo ne La Higuera.

Credo che il mondo non ha conosciuto degli altri idoli superiori alla loro portata, né con tale disposizione al martirio con uno scopo identico: la salvezza umana. Benché uno faccia appello alla purificazione del peccato e l’altro alla creazione di un Uomo Nuovo.

Per caso non è romantico assumere che si può salvare l’uomo dalla morte, purificandolo con la propria sulla croce? O concedere la propria vita “nell’avventura” di liberarlo dalla croce dell’ingiustizia?

Del miracoloso potere di questi atti sono la dimostrazione alcuni fatti rivelatori, in una Bolivia governata, adesso, dalle idee “guevariane”.

Evo Morales ha assaporato la divinità di questi prodigi. Così lo riferiva in giugno del 2008, a proposito della presentazione di un libro che riassume una visita storica di Fidel nel cuore dell’America Latina, e che è stato presentato nel Palazzo delle Convenzioni de L’Avana.

Il viaggio del leader cubano riassunto nel testo è stato il centro di avvenimenti sommamente simbolici. Di quelli che, osservati romanticamente, quasi si possono considerare straordinari: 26 anni dopo la morte del Che, il popolo boliviano ha accolto Fidel come il suo eroe; e 13 anni più tardi il leader sindacale indigeno che ha continuato la visita, ansioso, nella distanza, si è trasformato nel primo presidente boliviano della sua etnia. Tre anni più tardi scriveva a Fidel per ricordargli gli incredibili cambi che le passioni e le interezze regalano alla storia.

Ma questo può succedere solo se, con le determinazioni e con i sogni, vinciamo l’inerzia e la negligenza; se non abbandoniamo i nostri eroi nel calvario, mentre Cuba o l’umanità aspettano il loro romantico miracolo.

di Ricardo Ronquillo Bello

da Juventud Rebelde

traduzione di Ida Garberi

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In gran formato, il viso del Che Guevara a Napoli

Cubadebate (italiano) - Lun, 08/10/2018 - 19:19

Mural-Che-Napoles-Agoch-580x329Un enorme murale col viso del Che Guevara si può apprezzare nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, a Napoli. L’opera, una creazione dell’artista Jorit Agoch, ha come sopporti le pareti laterali di due edifici di dieci piani.  

Jorit, un artista dei graffiti originario di Napoli, ha impiegato 40 giorni per finire il murale che copre una superficie di 700 metri quadrati. Secondo lui, è il murale “più grande del mondo” che si è fatto sul Che Guevara.

“Prima della mia, l’opera artistica più grande dedicata al Che Guevara era a Cuba, nella piazza della Rivoluzione de L’Avana. Credo che il Che Guevara è un esempio di umanità e di sacrificio per gli altri, e per me è un icona della lotta”, ha commentato Jorit Agoch ad Euronews.

Secondo il muralista, le cui enormi opere si possono vedere anche in città come New York e L’Avana, la città di Napoli ha risposto in maniera molto positiva, e perfino ha ricevuto la visita del sindaco, Luigi di Magistris.

Nello stesso complesso di edifici, Jorit ha anche creato altri due murali: uno col ritratto di Diego Armando Maradona, ed un altro di Niccolò, un bambino autistico.

Il murale sul Che Guevara è il suo ultimo lavoro, dopo essere stato arrestato da soldati israeliani in Cisgiordania nel luglio scorso, per avere dipinto un murale rappresentando Ahed Tamimi, la giovane attivista palestinese di 17 anni imprigionata dal regime israeliano.

con informazioni cheguevaralibros.com/ Ocean Sur

traduzione di Ida Garberi

Mural-Che-Napoles-Agoch1-580x580Mural-Mandela-Goch

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La fermezza di Cuba di fronte ai signori della guerra

Cubadebate (italiano) - Ven, 05/10/2018 - 22:53

vittimeterrorismoTrent’anni fa mi chiedevo, a proposito dell’atteggiamento del governo degli Stati Uniti, che proibiva che i suoi cittadini viaggiassero liberamente a Cuba: “Se quest’Isola è, come dicono, l’inferno, perché gli Stati Uniti non organizzano escursioni per far sì che i loro cittadini la conoscano e si disingannino?”.

Oggi continuo a chiedermelo.

Dieci anni fa formulavo un’altra domanda sull’inferno di Cuba: “Perché ora la dovrei confondere con l’inferno se non l’ho mai confusa con il Paradiso ?”.

E adesso continuo a chiedermelo.

Né inferno, né paradiso: la Rivoluzione, opera di questo mondo è sporca di fango umano e giustamente per questo, e nonostante questo, continua ad essere contagiosa. Non sono molto onorevoli, diciamo, questi tempi che stiamo vivendo.

Sembra che si stia disputando la Coppa Mondiale dello Zerbino.

Uno ha l’impressione, e magari fosse un’impressione sbagliata, che i governi competono tra di loro per vedere chi si strascina meglio e chi si lascia calpestare con più entusiasmo.

La competizione dura già da tempo, ma partendo dagli attentati di terrorismo dell’11 settembre, esiste quasi un’unanimità nell’ossequio ufficiale di fronte ai comandanti del mondo.

Quasi un’unanimità, dico. Ed oggi mi sento orgoglioso di ricevere questa distinzione nel paese che più chiaramente ha posto i puntini sulle I dicendo NO all’impunità dei poderosi. Il paese che, con più fermezza e lucidità, ha rifiutato accettare questa sorte di salvacondotto universale consegnato dai signori della guerra, che in nome della lotta contro il terrorismo possono praticare come vogliono tutto il terrorismo che vogliono, bombardando chi vogliono e ammazzando quando vogliono, quanti vogliono. In un mondo dove il servilismo è un’alta virtù, in un mondo dove chi non si vende si affitta, è raro ascoltare la voce della dignità. Cuba rappresenta, ancora una volta, le labbra di questa voce.
Questa Rivoluzione castigata, bloccata, calunniata, ha fatto molto meno di quello che voleva, ma molto più di quello che ha potuto. E continua con questa opera. Prosegue, commettendo la pazzia pericolosa di credere che, noi, gli esseri umani, non siamo condannati all’umiliazione.

Frammenti dell’intervento di Eduardo Galeano alla sua nomina di Dottore Honoris Causa dell’Università de L’Avana, nel dicembre del 2001.

da Granma

traduzione di Ida Garberi

galeano

 

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Ecuador, Rafael Correa: “Assange è già stato consegnato agli Stati Uniti”

Cubadebate (italiano) - Ven, 05/10/2018 - 03:29

CorreaAssangeL’ex presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha denunciato il grave peggioramento dello stato di salute dal fondatore di Wikileaks, e giornalista, Julian Assange. Correa ha evidenziato che la circostanza non è casuale, ma parte di un accordo tra il suo successore, Lenin Moreno, e il governo degli Stati Uniti, con la scopo di giungere alla conclusione che vede protagonista il giornalista australiano. Visto che gli Stati Uniti che cercano in tutti i modi di catturarlo. 

«Julian è già stato consegnato agli Stati Uniti. Hanno concordato quando Mike Pence, vicepresidente degli Stati Uniti, ‘ha visitato’ l’Ecuador (quando si sono accordati anche su Chevron)», ha scritto Correa tramite il suo account Twitter.

Correa ha poi aggiunto che «siccome il costo politico per tiralo fuori dall’ambasciata è molto alto, stanno cercando di annichilirlo psicologicamente», in riferimento alle recenti notizie sulla salute di Assange.

La settimana passata, l’avvocato Jennifer Robinson, che rappresenta Assange, ha espresso preoccupazione per la salute del giornalista, rifugiato presso l’Ambasciata dell’Ecuador nel Regno Unito dal 2012.

«Siamo molto preoccupati per la sua salute: è stato rinchiuso nell’ambasciata per più di sei anni, senza un adeguato accesso alle cure mediche», ha avvertito il difensore del giornalista australiano.

da L’AntiDiplomatico

 

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Putin: “Metodi terroristici per rovesciare il potere in Venezuela sono inaccettabili”

Cubadebate (italiano) - Gio, 04/10/2018 - 03:25

PutinMaduroIl presidente russo Vladimir Putin ha denunciato che «metodi terroristici per rovesciare il potere nel paese sono inaccettabili» e ha ricordato che contro il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, «è stato compiuto un attacco terroristico, un tentativo di assassinio».

“Finiremo per approvare anche queste forme di lotta politica? Penso che sia assolutamente inaccettabile. Né l’uno né l’altro, o qualcosa del genere” ha affermato Putin con forza.

Durante il suo discorso al forum internazionale Energy Week della Russia, il presidente ha dichiarato che solo il popolo venezuelano deve decidere il suo destino, secondo quanto riporta il portale russo RT.

«Questo deve essere determinato dal popolo del Venezuela e da nessun altro al mondo», ha detto Putin. «Per quanto riguarda i vari strumenti per influenzare la situazione in Venezuela, non dovrebbero essere del tipo che aggrava la situazione della popolazione civile. È una questione di principio», ha aggiunto il presidente russo in chiaro riferimento alle sanzioni unilaterali imposte da Stati Uniti e Unione Europea nei confronti della patria di Bolivar.

RT ha osservato come il leader russo abbia sottolineato che i tentativi di influenzare la situazione in Venezuela dall’estero con l’intento di peggiorare la situazione siano inaccettabili.

«Non è possibile agire come un elefante in un negozio di porcellane senza capire che cosa sta realmente accadendo, e pensando solo che l’elefante è il più grande e intelligente degli animali», ha commentato il presidente della Russia.

Sugli interventi esterni nel paese sudamericano, Putin ha ribadito che «è necessario osservare e dare al popolo l’opportunità di risolvere la situazione per proprio conto».

Dunque, dopo gli importanti accordi strategici con la Cina giunge queste nuove e forte presa di posizione del presidente della Russia. Ma non ci avevano raccontato che il Venezuela era un paese sostanzialmente isolato sullo scacchiere internazionale e scaricato finanche dai suoi storici alleati?

 

da L’AntiDiplomatico

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Diaz-Canel e De Niro: la cultura serve per costruire ponti, non per sollevare muri

Cubadebate (italiano) - Mer, 03/10/2018 - 03:43

Diaz-Canel-y-Robert-de-Niro-580x435Il prestigioso attore Robert Di Niro ha fiducia nel potere della cultura per sorpassare le barriere politiche e considera che il recente incontro del presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, con artisti statunitensi è stato molto positivo.

Il vincitore di due Oscar ha affermato alla stampa cubana che questo incontro rappresenta un primo passo molto importante.

Questo incontro, realizzato il 29 settembre, è avvenuto nello storico edificio “Dakota”, della città di New York, su invito del famoso protagonista di Il Padrino II e la produttrice Jane Rosenthal.

Ha anche affermato che l’amicizia con artisti cubani è qualcosa che tutti desiderano, perché la cultura può aiutare a sconfiggere le barriere politiche.

Sebbene ci sono molti problemi tra i due paesi, spero che eventualmente spariscano, ma l’attuale presidente Donald Trump non sta aiutando con la situazione, ha detto con una smorfia di dispiacere e si è augurato che presto tutto possa cambiare.

Il riconosciuto attore ha ricordato le sue due visite a Cuba: la prima è stata circa 30 anni fa per il Festival del Cinema, e l’ultima, appena due anni fa.

Mi piace andare a Cuba, non sapevo che ero tanto conosciuto sull’isola, le persone mi facevano delle foto, mi seguivano, ero sorpreso, è stato qualcosa di meraviglioso, ha ricordato.

Da parte sua, il presidente di Cuba espresse di essere molto grato con Di Niro ed ha manifestato che è venuto con un messaggio di pace, con l’obiettivo di avanzare nei vincoli tra i due paesi.

Il governante cubano, che si trovava a New York con motivo del segmento di alto livello dell’Assemblea Generale, ha affermato che il processo di avvicinamento Washington-L’Avana ha avuto una retrocessione, ma ha assicurato che non potranno fermarlo.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

foto: Estudios Revolucion

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Renderemo la vita “ancora più miserabile per questo cadavere del regime”, dicono gli Stati Uniti della Siria

Cubadebate (italiano) - Mar, 02/10/2018 - 02:11

siria-580x327Gli Stati Uniti, con l’aiuto dei suoi alleati europei, asiatici e del Medio Oriente, effettueranno “una strategia di isolamento”, comprese sanzioni, contro Siria, se il suo presidente, Bashar Al Assad, non coopera in una nuova scrittura della Costituzione siriana, come preludio per le elezioni, ha affermato questo venerdì il rappresentante speciale degli USA per il compromesso con Siria, James Jeffrey.  

“Se il regime non coopera, crediamo che dobbiamo perseguirlo così come l’abbiamo fatto con l’Iran prima del 2015: con sanzioni internazionali realmente dure”, ha precisato il diplomatico, riferendosi alle sanzioni secondarie contro Teheran per il suo programma nucleare.

Inoltre, Jeffrey ha affermato che neanche il Consiglio di Sicurezza dell’ONU potrà fermare questo piano di Washington.

“Perfino se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non approva le sanzioni, le applicheremo attraverso l’Unione Europea, lo faremo attraverso i nostri alleati asiatici”, ha sentenziato.

“E dopo ci concentreremo a rendere fare la vita il più miserabile possibile per questo cadavere del regime”, ha concluso.

Le autorità siriane definiscono illegittima la presenza militare statunitense nel loro territorio. Così l’ha dichiarato in settembre del 2017, in un’intervista con RT, il ministro degli Affari Esteri siriano, Walid Muallem.

Nonostante questa posizione ufficiale di Damasco, l’allora sottosegretario degli USA, Rex Tillerson, ha annunciato il 17 gennaio 2018 che le forze statunitensi si sarebbero mantenute in territorio siriano ed ha assicurato che non ci sarà posto per il presidente Al Assad nel futuro di questa nazione araba.

Nello stesso discorso, Tillerson ha manifestato che gli USA ed i loro alleati non hanno intenzione di collaborare nella ricostruzione delle regioni controllate dal presidente Bashar Al Assad e perfino useranno altri paesi per esercitare una pressione economica sul Governo siriano.

Dal punto di vista di Mosca, la strategia degli USA in Siria ha come obbiettivo la disintegrazione di questo paese arabo.

da RT

traduzione di Ida Garberi

foto: Khalil Mazraawi/ AFP

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Un palestinese morto e 40 feriti sono il bilancio delle proteste a Gaza

Cubadebate (italiano) - Sab, 22/09/2018 - 02:40

israel-gaza-muertoOggi, un palestinese è morto e 40 sono stati feriti quando le forze israeliane hanno represso le proteste della Gran Marcia del Ritorno nella frontiera tra Gaza ed Israele, ha informato il Ministero di Salute.

I soldati hanno sparato pallottole vere e proiettili di acciaio ricoperti di gomma contro i manifestanti, che si sono riuniti in molti accampamenti lungo la linea divisoria, e si sono contati anche vari manifestanti colpiti dai gas lacrimogeni.

D’altra parte, i carri armati blindati israeliani stazionati durante la frontiera con la striscia costiera hanno lanciato due missili vicino ad uno degli accampamenti all’est della città di Gaza, ma per fortuna non hanno causato vittime.

Più di 180 palestinesi sono morti e circa 18 mila sono stati feriti dall’esplosione delle proteste della Marcia del Ritorno il passato 30 marzo.

I manifestanti esigono il diritto al ritorno dei rifugiati e che si tolga il blocco israeliano alla Striscia di Gaza, che dura già da quasi 12 anni.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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La storia si è installata a Soledad de Mayarí

Cubadebate (italiano) - Ven, 21/09/2018 - 04:57

1La casa di legno verde con le tegole rosse è uno dei luoghi più affascinanti di Soledad di Mayarí, nel II Fronte Orientale Frank País, in Santiago di Cuba.

Il vecchio salone delle feste dove il giovane Raúl Castro Ruz diresse nel 1958 il Congresso Contadino in Armi con il bracciale del Movimento 26 di Luglio sul braccio sinistro, sembra immobile nel tempo tra le colline della Sierra L’entrata è custodita da una linea di palme e un sentiero in pietra comincia alle due porte principali del locale, oggi trasformato in un museo sempre aperto ai visitanti, ai curiosi e ai vicini di Soledad.

All’interno, a sinistra, un vecchio giradischi ricorda l’epoca in cui era l’unico centro notturno della zona.

La guardia rurale di Batista non avrebbe mai sospettato che quel 21 settembre questo sarebbe stato il luogo scelto da centinaia di contadini e contadine per parlare dei diritti di coloro che vivevano nella miseria più assoluta e di perchè le armi sarebbero state il primo strumento del cambio che avrebbe permesso loro di diventare padroni delle terre.

Lì, in quella piccola casa discreta di una comunità della geografia cubana allora dimenticata dai vari governi negli anni della Repubblica, si cominciò a vincere con la Rivoluzione.

I delegati approvarono il regolamento dell’organizzazione che si creava e una Dichiarazione dei principi nella quale si riaffermava la posizione del movimento contadino nella lotta per le sue giuste domande e il suo piano d’appoggio all’esercito ribelle.

 

di Alejandra Garcia, da Granma

foto di: Endrys Correa Vaillant

traduzione di Francesco Monterisi

 

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Antonio Ingroia in Ecuador come difensore di Correa nel processo Balda

Cubadebate (italiano) - Gio, 20/09/2018 - 03:27

IngroiaMartedì 18 settembre viene sospesa l’udienza preliminare per il caso Balda. L’ha disposto la giudice Daniella Camacho. La decisione è stata presa affinché le parti processuali abbiano più tempo per analizzare le prove presentate dalla Procura Generale per due dei sei imputati.

All’udienza preliminare, realizzatasi presso la Corte Costituzionale di Quito, erano presenti gli avvocati internazionali che, in nome del Presidente Rafael Correa (uno dei sei imputati), assistono alle fasi processuali. Tra gli avvocati c’era anche l’ex pm di Palermo, Antonio Ingroia che oggi esercita la professione di avvocato di diritto penale in varie città italiane.

Da qualche mese è componente di un pool di osservatori internazionali composto da: Christophe Marchand, Jacopo Buffarini, Caupolicán Ochoa, David Araméndiz, i quali stanno analizzando gli atti d’accusa contro l’ex Presidente della Repubblica dell’Ecuador, in relazione al presunto sequestro di persona nei confronti del politico F. Balda.

Ingroia, dopo aver analizzato le carte processuali, dichiara di non incontrare – nella sostanza – nessuna prova che accerti la responsabilità penale di Rafael Correa per il reato presuntamente commesso. “Non ci sono intercettazioni telefoniche, non ci sono tracce che confermino che la responsabilitá di Correa nel presunto sequestro. Invece, c’è una manipolazione del diritto penale, del diritto processuale e del diritto della prova. C’è una chiara strumentalizzazione politica della giustizia nei confronti dell’ex leader dell’Ecuador. Ci troviamo di fronte ad un’accusa grave e per di più fragile”.

Secondo l’avvocato italiano il processo – contro l’ex Presidente – rappresenta un colpo di stato giuridico. In America Latina nello stesso periodo vengono processati i massimi rappresentanti dei governi progressisti che hanno ostacolato le potenti lobby legate alle oligarchie locali ed internazionali. È accaduto in Ecuador con i casi Glass e Correa ed è avvenuto in altri paesi del continente come in Brasile (casi Lula e Rousseff), in Argentina (caso C. Kirchner) e in Paraguay (caso F. Lugo).

Rafael Correa viene accusato del reato di sequestro semplice dell’ex parlamentare Fernando Balda. Il sequestro sarebbe avvenuto in territorio colombiano il 13 agosto del 2012 con il coinvolgimento di agenti di inteligence ecuatoriani infiltrati e di un ufficiale di polizia colombiano che avrebbero agito sotto i comandi dell’ex Presidente Correa.

Secondo il principio di colpevolezza e secondo il diritto penale internazionale una persona può essere processata quando si riscontrano elementi che accertino la responsabilità dello stesso accusato. Qui c’è una violazione di tale diritto. In tal caso, bisogna rispondere in due modi. Innanzitutto, si deve attivare una mobilitazione dell’opinione publica internazionale, e poi bisogna evitare la politicizzazione della magistratura. Attualmente lo stato di diritto in Ecuador, è in pericolo”, conclude Ingroia.

di Davide Matrone, da L’AntiDiplomatico

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Non c’è crisi umanitaria in Venezuela

Cubadebate (italiano) - Mar, 18/09/2018 - 20:11

nocrisiumanitariaNon abbiamo bisogno  di aiuti umanitari. Ciò che chiediamo è che gli Stati Uniti, il Canada e l’Unione europea revochino il blocco finanziario e commerciale contro il popolo venezuelano; che si abroghino le misure coercitive unilaterali e illegali. Che finisca  l’attacco alla nostra moneta. Che le aziende farmaceutiche transnazionali residenti in Venezuela, nessuna delle quali ha chiuso i battenti, forniscano dall’interno del territorio i farmaci di cui i venezuelani hanno bisogno.

Il principe giordano, Alto Commissario uscente del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, che deve sapere molto sulla monarchia ma poco sulla democrazia, ha fatto innumerevoli tentativi per giustificare un intervento umanitario nel nostro paese. L’ultima cosa era di consegnare, senza il mandato dei paesi membri del Consiglio, un rapporto che dal titolo “Violazione dei diritti umani in Venezuela” mostra parzialità.

Questa relazione, priva di qualsiasi rigore, è servita a presentare un progetto di risoluzione alla 39a sessione del Consiglio dei diritti umani che cerca di gettare le basi per un intervento “umanitario” in Venezuela, la stessa procedura seguita in Libia, attualmente distrutta e in conflitto armato.

È irresponsabile affermare che c’è una crisi umanitaria in un paese come il Venezuela che, nonostante le aggressioni economiche, ha costruito più di 2 milioni di case negli ultimi 5 anni; sta sviluppando un piano di vaccinazione con più di 11 milioni di dosi applicate. In cui 3 milioni di bambini godono di piani di vacanza e più di 8 inizieranno l’anno scolastico. Che nessuna scuola o università è stata chiusa. In un paese in cui il cibo sovvenzionato è distribuito a 6 milioni di famiglie.

È contraddittorio descrivere come crisi umanitaria un paese il cui tasso di disoccupazione è inferiore al 6%, le sue esportazioni sono aumentate del 17% tra il 2016 e il 2017 e, secondo la CEPAL, continua ad essere in cima alla lista dei paesi meno disuguali della regione.

I 47 paesi membri del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che votano a favore di questo progetto di risoluzione avranno la responsabilità storica di un eventuale intervento “umanitario” in Venezuela, che è la stessa cosa che dire, violare la pace di un intero continente.

di Pasqualina Curcio

da Nuestra America

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Díaz-Canel: Cuba non rinuncia alla sua sovranità e non accetta imposizioni dagli Stati Uniti

Cubadebate (italiano) - Mar, 18/09/2018 - 04:38

Entrevista-DiazCanelDa oltre mezzo secolo Cuba si trova ad affrontare gli attacchi senza esclusione di colpi provenienti dall’ingombrante vicino del nord. Quegli Stati Uniti che vorrebbero affossare il socialismo nella ‘Mayor de las Antillas’, costi quel che costi. A tal proposito Cuba ha dovuto respingere tentativi di invasione armata, soffrire attentati e affrontare un illegale blocco economico diretto a strangolare l’economia. 

Nonostante tutto, però, Cuba continua a resistere ed è pronta a dialogare. Purché non sia condizionata la sovranità nazionale. Come spiegato dal presidente Miguel Díaz-Canel, ai microfoni di teleSUR intervistato da Patricia Villegas, che presiede e dirige l’emittente sudamericana. «Non accettiamo imposizioni», afferma il presidente cubano, «figuriamoci dagli Stati Uniti».

«Se questo atteggiamento aberrante del governo degli Stati Uniti contro Cuba viene mantenuto, non ci sarà nessun dialogo».

Il nuovo presidente ha sottolineato che il suo governo è in perfetta continuità con i governi presieduti da Raúl e Fidel Castro, ossia «un governo del popolo, per il popolo».

 

Attualizzazione del modello

 

Proprio per questo Cuba si trova nel bel mezzo di una fase di aggiornamento del modello economico e sociale. «Siamo giunti alla conclusione che dobbiamo aggiornare il nostro modello economico e sociale nelle condizioni del blocco», spiega Díaz-Canel, aggiungendo che non vi sarà nessuna rinuncia da parte di Cuba alla propria ideologia o ai valori della Rivoluzione: «Quelli più preoccupati se sarà socialismo o comunismo, non sono i cubani, ma i detrattori dall’estero».

Questo avviene perché «c’è tanta saggezza nel popolo cubano, c’è tanta responsabilità nel modo in cui il popolo affronta il dibattito».

L’aggiornamento prevede anche l’unione tra persone dello stesso sesso. «Io sostengo che non ci debba essere nessun tipo di discriminazione», ha spiegato il presidente che al contempo ha evidenziato come questa sia la sua posizione, mentre «l’ultima parola sarà data dal mandato popolare e dalla sovranità del popolo».

 

Campagna internazionale contro la riforma costituzionale

 

L’ultima campagna di discredito e diffamazione a livello internazionale si sviluppa in relazione alla riforma costituzionale in cui è impegnata Cuba. Un processo che culminerà con un voto nel febbraio del 2019. Le forze controrivoluzionarie fanno appello al non voto, ma il presidente ha affermato che questa campagna “non risponde a un progetto di sviluppo nazionale”. L’unico obiettivo è quello di «frammentare» l’unità del popolo cubano.

 

Un embargo che colpisce il popolo cubano

 

Cuba è sottoposta da oltre sessant’anni a un criminale embargo, anche conosciuto come ‘bloqueo’, che impedisce il normale sviluppo dell’isola e colpisce le condizioni di vita della popolazione.

Díaz-Canel, a tal proposito, ha affermato che questo è «il principale ostacolo allo sviluppo del paese, la cosa che più colpisce la vita quotidiana di cubane e cubani, e anche la vita economica e sociale della nazione è il blocco imposto dagli Stati Uniti, una pratica brutale.

Il presidente ha poi affermato che i cubani vogliono vivere nelle normali condizioni di qualsiasi paese. «Non siamo una minaccia per nessuno, abbiamo una volontà e una vocazione per la giustizia sociale, per costruire un paese migliore», ma questo viene impedito proprio dal bloqueo imposto dall’impero.

 

«Il Venezuela resiste alla guerra non convenzionale»

 

Blocco economico, minacce di invasione, sostegno al golpismo. In questa fase storica le azioni statunitensi si intensificano, proprio come contro Cuba, per rovesciare il governo socialista guidato da Maduro in Venezuela. Ma secondo Miguel Díaz-Canel, nonostante il Venezuela sia «aggredito nella più alta espressione di guerra non convenzionale», con il paese strangolato da un «blocco economico e finanziario», i venezuelani «stanno resistendo e vincendo».

per vedere il video dell’intervista clikka qui

da L’AntiDiplomatico

foto: Rolando Segura

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Famose personalità appoggiano campagna per la liberazione di Lula

Cubadebate (italiano) - Sab, 15/09/2018 - 03:40

Lula-libreFamose personalità a livello internazionale sostengono oggi una campagna per la libertà dell’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, da aprile prigioniero politico nella Sovrintendenza della Polizia Federale a Curitiba. L’iniziativa, promossa dall’Internazionale Guevarista, che raggruppa varie organizzazioni politiche nella regione, è diretta dai premi Nobel della Pace, Adolfo Perez Esquivel e l’Alternativo della Pace, Martin Almada, l’ex candidata presidenziale colombiana Piedad Cordoba, ed i politologi latinoamericani Stella Calloni ed Atilio Boron, tra gli altri.

Un documento intitolato “Dichiarazione di Solidarietà con il Prigioniero Politico Luiz Inacio Lula da Silva”, con centinaia di adesioni in tutto il mondo e tradotto in varie lingue, segnala che Lula è stato condannato senza prove ad oltre 12 anni di prigione per “un atto di ufficio indeterminato di corruzione”, dal giudice federale Sergio Moro.

Ha precisato che questa sentenza ha il chiaro obiettivo politico di escludere il fondatore e leader storico del Partito dei Lavoratori (PT) dalla contesa nelle urne prevista per l’ottobre prossimo in Brasile.

“Fedeli ai principi di solidarietà ed internazionalismo propri di Ernesto Che Guevara, condanniamo fermamente l’ingiusta decisione del Tribunale Superiore Elettorale (TSE) che viola i diritti civili e politici di Lula e facciamo un appello a tutte le organizzazioni internazionaliste e di sinistra a sommarsi a questa campagna”, conclude il documento.

Bisogna anche ricordare che, il 17 agosto scorso, il Comitato dei diritti umani dell’ONU ha indicato allo Stato brasiliano che Lula doveva avere garantito il pieno esercizio dei suoi diritti politici, perfino quelli inerenti alla sua candidatura presidenziale, “fino a che tutti i ricorsi in sospeso di revisione contro la sua condanna si siano completati, con un procedimento giusto”.

Tuttavia, il 1º settembre scorso, per maggioranza di voti, il TSE si è rifiutato di accettare la risoluzione ed ha declinato di registrare la candidatura presidenziale, oltre a dare un termine di 10 giorni alla coalizione “El pueblo feliz de nuevo” affinché rimpiazzasse il suo nome nelle urne elettroniche.

Davanti a questa situazione, la Dirigenza Nazionale del PT ha avvallato all’unanimità l’11 settembre la nomina di Fernando Haddad come nuovo candidato presidenziale di questa forza in sostituzione dell’ex dignitario brasiliano.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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Rafael Correa denuncia la brutale guerra economica contro il Venezuela

Cubadebate (italiano) - Ven, 14/09/2018 - 05:03

Correa«Il Venezuela è sottoposto a una brutale guerra economica, misure che vanno contro il diritto internazionale e provocano sofferenze alla popolazione, ma nessuno può negare i progressi sociali in Venezuela, Ecuador, Brasile, Bolivia e Argentina». A parlare è Rafael Correa, economista, ma soprattutto ex presidente dell’Ecuador. Un paese rinato grazie a Correa e la Revolucion Ciudadana da lui promossa. Un processo politico e sociale adesso a forte rischio visto che il nuovo presidente Lenin Moreno ha effettuato un clamoroso voltafaccia politico. Poco a poco, infatti, sta smantellando quanto era stato costruito sotto la gestione di Correa. ‘La decada ganada’ come si suol dire in Ecuador, in contrapposizione alla ‘larga noche neoliberal’ che aveva devastato il paese.

L’ex presidente ecuadoriano è stato intervistato agli inizi di settembre dall’eurodeputato spagnolo e giornalista Javier Couso. Una conversazione che gli ha permesso di mettere in luce le conquiste del continente latinoamericano in materia economica e sociale. In un tornante cruciale per il futuro del Sudamerica.

Grazie ai governi socialisti e progressisti della regione, afferma Correa, «siamo divenuti leader mondiali nella trasformazione della matrice energetica, della riforma fiscale, dell’università e del progresso educativo». Sottolineando le virtù dei governi socialisti della regione, impegnati per affermare i diritti dei popoli e gli interessi fondamentali delle masse popolari. Un vero e proprio movimento di liberazione dell’intera regione, il cui precursore fu il Comandante Hugo Chávez.

Risultati particolarmente evidenti proprio in Ecuador dove, spiega Rafael Correa, «abbiamo raddoppiato le dimensioni dell’economia, siamo passati dall’essere un paese a basso reddito a un reddito medio secondo la Banca Mondiale». Mentre adesso, con la nuova gestione di Moreno, il paese rischia di fare un balzo indietro di vent’anni, quando l’Ecuador si trovava sottoposto ai guasti provocati dalle scellerate politiche neoliberiste. Un vero e proprio flagello per l’intera regione.

da L’AntiDiplomatico

per vedere il video clikka qui

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20 anni fa sono stati arrestati a Miami i Cinque Antiterroristi Cubani

Cubadebate (italiano) - Gio, 13/09/2018 - 04:11

cinco-heroes-asamblea-cubaIl 12 settembre 1998, Cinque cubani furono detenuti, negli USA, per l’unico “delitto” di combattere il terrorismo che, da quel paese, si era eseguito, impunemente, contro Cuba per decenni. L’8 giugno 2001, René, Antonio, Fernando, Gerardo e Ramon ricevettero un ingiusto verdetto di colpevolezza, dopo un truccato e lungo processo a Miami, la città dove non avrebbero mai dovuto essere giudicati.

Cubadebate ricorda oggi la lettera in cui, dopo quasi tre anni di forzato silenzio a causa delle circostanze del processo, questi uomini hanno rivelato le loro identità e le ragioni delle loro agire:

Messaggio dei Cinque al popolo degli Stati Uniti

Lettera inviata il 17 giugno 2001 da Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero, Fernando González e René González

Cinque cubani leali al loro popolo, che per 33 mesi e 5 giorni abbiamo subito una severa prigionia nelle celle di un carcere di un altro paese le cui autorità sono ostili al nostro, e dove siamo stati giudicati dopo un lungo e scandaloso processo mediante procedure, metodi ed obiettivi di carattere assolutamente politici e sotto un vero diluvio di malintenzionata e fraudolenta propaganda, abbiamo deciso dirigerci direttamente al popolo nordamericano per fargli sapere che siamo stati vittime di una colossale ingiustizia.

Siamo stati accusati di mettere in pericolo la sicurezza USA, imputandoci numerose accuse, ed addirittura delitti come cospirazione per assassinare ciò che, per sua indiscutibile falsità, non furono né potranno essere provati, per cui possiamo essere sanzionati con decine di anni di carcere ed all’ergastolo.
Una giuria costituita a Miami, e questo lo spiega da sé, ci ha dichiarato colpevoli di tutte le accuse che ci sono state imputate.

Siamo patrioti cubani che mai abbiamo avuto l’intenzione di danneggiare i valori del popolo nordamericano, né la sua integrità; tuttavia, il nostro piccolo paese, che ha eroicamente sopravvissuto per 40 anni alle aggressioni e minacce alla sua sicurezza, ai piani di sovversione, sabotaggi ed alla destabilizzazione interna, ha tutto il diritto di difendersi dai suoi nemici, che utilizzano il territorio USA per pianificare, organizzare e finanziare atti terroristici in violazione delle stesse leggi interne che li proibiscono.

Abbiamo il diritto alla pace, al rispetto della nostra sovranità e dei nostri interessi più sacri.
Siamo stati in questo paese per più di quattro anni e sempre ci chiediamo perché non possiamo vivere in pace entrambi i popoli, perché interessi meschini di una estrema destra, compresi gruppi ed organizzazioni terroristiche di origine cubana, possono rarefare l’atmosfera tra i due popoli che, per la loro vicinanza geografica, sono in grado di mantenere relazioni di rispetto e parità.

Nei nostri giorni di carcere abbiamo riflettuto sul nostro comportamento in questo paese e riaffermiamo la profonda convinzione che con il nostro atteggiamento ed azioni non abbiamo trasgredito né messo in pericolo la sicurezza del popolo nordamericano e sì abbiamo contribuito, in una certa misura, alla scoperta di piani ed azioni terroriste contro il nostro popolo, evitando la morte di cittadini innocenti cubani e nordamericani.

Perché è necessario che patrioti cubani compiano l’onorato dovere di proteggere il proprio paese, lontano dalla loro famiglia e persone più care, dovendo persino posticipare il godimento della convivenza quotidiana con il proprio popolo?

Perché le autorità USA con la loro tolleranza consentono che si attenti contro il nostro paese; non indagano né adottano misure contro i piani terroristici che CUBA ha denunciato, non evitano i numerosi piani di attentato contro i nostri dirigenti?

Perché gli autori rei confessi di questi ed altri atti terroristici camminano liberamente nel sud della Florida, come si è evidenziato nello sviluppo del processo?

Chi furono i loro addestratori e coloro che hanno permesso i loro piani?

Chi sono quelli che pregiudicarono davvero la sicurezza USA?

Sono i gruppi terroristici di origine cubana ed i loro mentori economici e politici nordamericani quelli che erodono la credibilità di questo paese, che danno a questa nazione un’immagine di spietatezza ed alle sue istituzioni un comportamento inconseguente, pregiudizievole e poco serio, incapace di comportarsi in modo sensato e buon senso davanti ai problemi che hanno a che vedere con CUBA.

Questi gruppi ed i loro mentori si sono organizzati al fine di influire per propiziare un conflitto tra i due paesi. Promuovono nel Congresso e nell’Esecutivo misure e corsi sempre più aggressivi nei confronti di CUBA.
Loro vogliono mantenere aggiornata la storia di invasioni, sabotaggi, aggressioni biologiche o altre simili. Lottano per creare situazioni che provocano gravi incidenti per i nostri popoli.

Come risultato di queste aggressioni nel nostro paese, tra il 1959 ed il 1999, si provocarono 3478 morti e 2099 feriti ed un elevato costo materiale.

Continuano a sviluppare campagna di propaganda per distorcere l’immagine di CUBA negli USA e cercano di impedire, con diversi pretesti medianti leggi e regolamenti, che i nordamericani viaggino liberamente a CUBA e valutino la situazione reale del paese. Inoltre ostacolano la cooperazione su questioni di reciproco interesse come la lotta all’emigrazione illegale ed il traffico di droga che colpisce così tanto la popolazione statunitense.

A ciò si aggiunge la costante richiesta di nuovi e maggiori fondi governativi, che incidono sui contribuenti, per finanziare le attività contro CUBA. Enormi somme che sono dedicate alle trasmissioni radiofoniche, televisive ed al finanziamento dei loro sottomessi sull’isola, vanno a danno delle risorse per affrontare i problemi sociali che riguardano gli stessi cittadini nordamericani.

Ci sono recenti antecedenti dell’influenza e pressioni che questi gruppi esercitano sulla comunità di Miami, le sue agenzie governative, incluso il sistema giudiziario.

Il maggior servizio che si può prestare al popolo nordamericano è liberarlo dall’influenza di questi estremisti e terroristi che tanto danno fanno agli USA al cospirare contro le sue stesse leggi.
Mai abbiamo agito per denaro e sempre abbiamo vissuto modestamente ed umilmente, all’altezza del sacrificio che realizza il nostro popolo.

Siamo stati guidati da un forte sentimento di solidarietà umana, amore per la nostra patria e disprezzo per tutto ciò che non rispetta la dignità dell’uomo.

Gli accusati in questa causa non ci pentiamo di ciò che abbiamo fatto per difendere il nostro paese. Ci dichiariamo totalmente innocenti. Ci conforta il dovere adempiuto verso il nostro popolo e la nostra patria. Le nostre famiglie comprendono la portata delle idee che ci hanno guidato e si sentiranno orgogliose di questa dedizione all’umanità nella lotta contro il terrorismo e per l’indipendenza di CUBA.

firmas

 

 

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

 

 

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Fidel e Cuba nel cuore del Vietnam

Cubadebate (italiano) - Lun, 10/09/2018 - 19:08

FidelVietnamEra settembre del 1973, nella provincia di Quang Tri, in Vietnam. La «terra dell’acciaio» emanava ancora odore di polvere da sparo e si sentiva l’atrocità della guerra . I vietnamiti continuavano a combattere per il diritto all’indipendenza ed alla libertà del loro popolo, pero Quang Tri era territorio libero e Fidel, a nome di Cuba, era là per accompagnarli.

Fidel fu il primo e unico presidente che visitò il Vietnam in tempo di guerra. Il leader cubano si dichiarò ammiratore della capacità di lotta del popolo vietnamita, capace d’espellere prima i colonizzatori francesi e poi gli invasori nordamericani.

La sua immagine in quella visita, sventolando la bandiera del Fronte Nazionale di Liberazione del Vietnam del sud, esprimeva la sua fede assoluta nella vittoria.

Lui, come Ho Chi Minh, era convinto che una volta sconfitto il nemico, avrebbero costruito una Patria «dieci volte più bella».

«Nessun movimento di liberazione,  nessun popolo tra quelli che hanno lottato per la loro indipendenza , ha dovuto sostenere  una lotta tanto lunga e tanto eroica come il popolo del Vietnam», disse il Comandante in  Capo della
Rivoluzione Cubana, il 12 de settembre del 1973, nella sua prima visita al paese asiatico.
A 45 anni da quell’incontro gli abitanti di quella zona liberata nel sud del Vietnam ricordano ancora l’immagine di quell’immenso uomo che camminava tra i loro leaders e i combattenti nel campo di battaglia, conversando con i malati, sempre vicino, umile, simbolo di solidarietà che lega le due nazioni.

Nguyen Trung Thanh ambasciatore del Vietnam in Cuba, lo ha raccontato in un’intervista esclusiva  a Granma.
«La visita di Fidel in Vietnam presentava rischi, c’era ancora la guerra, ma nonostante questo Fidel aveva deciso di visitare la zona libera di Quang Tri. I nemici  non volevano che si sapesse che questa provincia era una zona libera e la visita di Fidel fece sì che il mondo lo sapesse.

Lui era lì con la sua uniforme verde olivo, dimostrando la sua grandezza. Fu un simbolo dell’appoggio di Cuba al popolo vietnamita»,  ha detto Trung Thanh. «Fidel entrò nel cuore  dei vietnamiti, apportando gli ideali della solidarietà, del valore, la dignità; fu un impulso per continuare a lottare per la giustizia, non solo per il mio popolo, ma nel mondo», ha aggiunto.

RIVIVERE LA STORIA

Commemorando la prima visita ufficiale del Comandante in Capo, Fidel Castro in Vietnam, i due paesi  realizzeranno una giornata di ricordo di quell’avvenimento trascendentale nella storia delle relazioni tra i partiti comunisti, i governi e popoli di queste nazioni.

A Cuba la manifestazione centrale per celebrare la data si realizzerà il 12 settembre nel Teatro del Ministero delle Comunicazioni della capitale.

L’ambasciatore del Vietnam a L’Avana  ha informato che anche in istituzioni e scuole delle province di Pinar del Río, Holguín, Camagüey e Guantánamo si realizzeranno incontri e azioni che consolideranno la fraternità tra i due paesi.

«In Vietnam, l’attività centrale comprenderà l’inaugurazione di un busto del Comandante in  Capo, Fidel Castro, nella capitale provinciale di Quang Tri, e parteciperanno alla cerimonia alti rappresentanti del Governo del nostro paese; per la parte cubana presiederà la delegazione ufficiale il membro del Buró Politico del Partito Comunista di Cuba e Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri,  Salvador Valdés Mesa. Dong Ha avrà l’onore d¡’essere la prima città in tutto il mondo con una piazza chiamata Fidel Castro » , ha spiegato il diplomatico.

Nella piazza è già situato un busto in bronzo del leader storico della Rivoluzione Cubana, montato su un piedestallo di marmo nel cui fondo si alzano tre alture che evocano la Sierra montagnosa dove si sferrarono i combattimenti per la definitiva indipendenza del’Isola.

Attorno dove già è cresciuta l’erba, si pianteranno diverse palme reali, simbolo nazionale di Cuba. Alla sinistra, come sfondo, un piccolo lago artificiale apporterà un chiaro ricordo del mare dei Caraibi.

UN’AMICIZIA DALLE RADICI

L’amicizia tra Cuba e Vietnam è nata dalla più poderosa radice e ci ricorda i versi di Ho Chi Minh: «Solo quando la radice è ferma, l’albero può vivere molto tempo».  Forse per questo tra  Cuba e Vietnam cresce un’amicizia  eterna che ha la sua essenza nell’anima dei loro popoli.

«Ora è responsabilità delle nuove generazioni e dei nuovi leaders dei nostri paesi che le relazioni bilaterali tra Cuba e il Vietnam continuino ad essere di fraternità, solidarietà e appoggio assoluti, com’è stato dal 1960 quando abbiamo stabilito  le relazioni diplomatiche tra i due paesi», ha affermato Nguyen Trung Thanh.
«I due stati condividono la stessa ideologia ed esistono vincoli di fiducia reciproca e noi dobbiamo lavorare per portare la relazione economica  e commerciale a livello delle relazioni politiche», ha commentato.
Il Vietnam è il secondo socio commerciale di Cuba nella regione asiatica.

La visita a Cuba del segretario generale del Partito Comunista del Vietnam,il compagno Nguyen Phu Trong, nel marzo di quest’anno, ha  permesso di rinforzare le relazioni, con la firma di 22 accordi realizzati negli ultimi mesi.
La profonda amicizia ha superato la prova del tempo. È stata costruita una solida relazione forgiata negli anni difficili della lotta per la liberazione dei nostri popoli.

Cuba e Vietnam sono legate dalle coincidenze storiche dato che il 19 maggio è diventata una data da commemorare in comune.  Quel giorno del 1895, morì in combattimento José Martí, e venticinque anni prima era nato in un umile paese il leggendario ed eccezionale rivoluzionario Ho Chi Minh.

Fidel e Ho Chi Minh non si sono mai conosciuti, ma li univano le idee giuste,  i desideri di libertà per i loro popoli , la volontà di lottare e quell’ immensa sapienza che solo i grandi uomini i veri leaders possiedono e trasmettono.
Questi stessi principi continuano a vincolare i popoli cubano e vietnamita e per questo corrisponde alle nuove generazioni rendere realtà tutti i giorni le loro idee,  lavorare per renderle concrete e superarle in funzione del mondo migliore che costruiamo e vogliamo per tutta l’umanità.

AVVENIMENTI NELLE  RELAZIONI  TRA CUBA E VIETNAM

– Relazioni diplomatiche
Commemorando lo sbarco del Granma e la creazione delle Forze Armate  Revoluzionarie, il 2 dicembre del 1960, Fidel dichiarò la decisione popolare di stabilire  in forma ufficiale le relazioni diplomatiche con il Vietnam.

– Scambi accademici
Negli anni ‘60 giunse a  Cuba il primo gruppo di studenti vietnamiti. Dal 1961 ad oggi più di 3.000  hanno studiato  in differenti facoltà universitarie nell’Isola.

– La solidarietà
Il 25 settembre del 1963 si fondò il Comitato Cubano di Solidarietà  con il Vietnam del Sud, presieduto dall’eroina della Moncada, Melba Hernández. Oggi è l’Associazione d’Amicizia Cuba-Vietnam.

–  La visita del Balletto Nazionale di Cuba
Nel 1964, alcuni membri del BNC, guidati da Alicia Alonso, visitarono Hanoi. Fu la  prima compagnia culturale che viaggiò nella Repubblica Democratica del Vietnam e fu ricevuta da Ho Chi Minh.

– Visite d’alto livello
Il segretario generale del Partito Comunista del Vietnam, compagno  Nguyen Phu Trong, ha visitato  Cuba, nel marzo del 2018, e il presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba, Esteban Lazo, ha realizzato una visita ufficiale in Vietnam per  ampliare i meccanismi tre i due  parlamenti.

– Proiezioni nella ZEDM
La captazione d’investimenti stranieri e dello sviluppo di un parco industriale sono alcuni degli obiettivi dell’impresa ViMariel S.A., entità cubana con capitale totalmente vietnamita, radicata nella Zona Speciale di  Sviluppo  Mariel (ZEDM), dall’agosto di quest’anno.

di Daina Caballero- Granma

traduzione di Frncesco Monterisi

foto: Archivio di Granma

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Vladimir Putin a Teheran: “Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi preparano attacchi chimici a Idlib”

Cubadebate (italiano) - Sab, 08/09/2018 - 03:32

IranRussiaTurchia“I terroristi nella provincia siriana di Idlib si preparano ad eseguire delle provocazioni, tra queste l’uso di armi chimiche”. Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin nella conferenza stampa che ha seguito l’importante vertice di Teheran con Rohani e Erdogan sul futuro di Idlib e in generale quello della Siria.  “Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi stanno preparando provocazioni di questo tipo”, ha detto il leader russo.

“Consideriamo la situazione inammissibile. Quando, con il pretesto di proteggere la popolazione civile, si tenta di proteggere i terroristi dagli attacchi e causare perdite alle truppe del governo siriano il tutto diviene inammissibile”, ha proseguito Putin in conferenza stampa.

“Attualmente, diversi gruppi estremisti sono concentrati nella zona demilitarizzata di Idlib. I terroristi stanno cercando di contrastare il regime di cessate il fuoco e si preparano ed eseguire diversi tipi di provocazioni, compreso l’utilizzo di armi chimiche”, ha precisato Putin che ha sottolineato come siano state create tutte le condizioni perché i siriani possano essere i padroni del loro futuro.  “Il fulcro del terrorismo internazionale in questo paese è praticamente liquidato”, ha detto il presidente, aggiungendo che oltre il 95% del territorio siriano è ormai libero.

Dopo aver sottolineato come la Russia fornisca regolarmente assistenza diretta al popolo siriano, attraverso cibo, medicine e altri prodotti soprattutto alle regioni più colpite dai combattimenti, il presidente russo ha anche sottolineato che grazie alla cooperazione tra Russia, Iran e Turchia sono stati raggiunti “risultati considerevoli”. “Sarebbe utile dare un carattere sistematico agli sforzi congiunti in campo umanitario, al fine di aiutare la Siria a uscire dalle rovine e ripristinare la sua industria, l’agricoltura, le infrastrutture e quindi assicurare il ritorno in massa dei siriani nelle loro case “.

Anche il presidente iraniano, Hasan Rohaní, intervenuto in conferenza stampa, ha sottolineato come gli Stati Uniti cercano di accusare Damasco di attacchi chimici per intervenire negli affari interni del paese, ma questo non farebbe che aggravare la situazione. Allo stesso tempo, ha rimarcato Rohani, la presenza di truppe statunitensi nel paese arabo “deve cessare immediatamente”. “E ‘chiaro che gli americani sono in Siria illegalmente e solo impegnati in aggressioni”, ha detto il presidente. “L’intervento americano in Siria non ha alcuna legittimià in base a nessuna norma internazionale, la sua presenza esaspera il problema e ostacola l’instaurazione di una pace sostenibile nel Paese”, ha sottolineato Rohaní. “Dopo il rilascio di Idlib dai terroristi, si porrà la questione del ritiro delle forze statunitensi dal territorio della sponda orientale del fiume Eufrate”.

 

da L’AntiDiplomatico

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