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Era per autodifesa”: Israele riconosce di aver fornito armi ai “ribelli” in Siria

Cubadebate (italiano) - Mer, 16/01/2019 - 03:00

IsraeleIl capo uscente delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), il generale Gadi Eisenkot, ha riconosciuto per la prima volta che Israele ha fornito armi leggere ai gruppi “ribelli” in Siria lungo il confine durante i sette anni di guerra nel paese arabo, aggiungendo che era “per autodifesa”, durante un’intervista di domenica scorsa con il quotidiano The Sunday Times e rilanciata dal The Times of Israel.

Finora, Israele aveva riferito di aver fornito aiuti umanitari solo ai gruppi di opposizione siriani, rifiutando di commentare le notizie secondo cui aveva anche fornito loro armi.

Secondo il Times of Israel, le dichiarazioni del generale fanno parte di un ampio movimento all’interno dell’esercito israeliano e delle strutture di difesa, che deve essere più aperto riguardo alle attività dell’IDF contro l’Iran in Siria.

Bombardamenti “quasi quotidiani”

Domenica scorsa Eisenkot ha anche ammesso, in un’altra intervista con il New York Times, che il suo paese sta portando avanti da anni una campagna non dichiarata di attacchi “quasi quotidiani” contro l’Iran e i suoi rappresentanti nei territori di Siria e Libano.

Ha anche precisato che solo nel 2018 Israele ha lanciato circa 2.000 bombe su presunti obiettivi legati al paese persiano.

Sebbene i legami diretti tra i “ribelli”e i comandanti israeliani sia stati rivelati adesso, circolano voci da anni su legami militari stretti tra i gruppi armati che combattevano contro Damasco e il governo israeliano.

Lo scorso settembre, la rivista Foreign Policy ha riferito che almeno 12 fazioni contrarie al governo di Bashar al Assad hanno ricevuto un sostegno significativo da parte di Israele, che in questo modo ha cercato di impedire sia ai guerriglieri sostenuti dall’Iran che ai terroristi dell’ISIS di subentrare nei territori che confinano con il confine israeliano.

Fonte: The Times of Israel – Foto AFP

da L’AntiDiplomatico

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Venezuela ha ridotto la povertà estrema del 4,4% nonostante la guerra economica

Cubadebate (italiano) - Mar, 15/01/2019 - 02:18

chavez-caraLa narrazione mediatica dominante rappresenta il Venezuela come una nazione fallita portata nel baratro dalle politiche di segno socialista adottate dai governi di Chavez prima e Maduro poi con l’obiettivo di screditare ogni politica che provi a discostarsi dal nefasto neoliberismo. Un’ideologia economica che davvero ha prodotto, e continua a produrre, fame e miseria in ogni angolo del globo dove trova applicazione.

Le difficoltà che vive Caracas sono innegabili, ma occultare scientificamente il ruolo giocato da guerra economica, boicottaggi e azioni di sabotaggio quanto interne che esterne, non serve a comprendere la reale situazione, ma creare ulteriori mistificazioni, utili alla propaganda promossa dagli Stati Uniti che hanno come obiettivo quello di installare a Caracas un governo fantoccio asservito ai voleri di Washington.

I fatti però hanno la testa dura: il vicepresidente con delega alla Pianificazione, Ricardo Menéndez, ha reso noto che il paese latinoamericano è riuscito a ridurre la povertà estrema nelle cinque variabili che compongono questo indicatore.

Fin dal suo inizio, grazie alla Rivoluzione Bolivariana, nonostante la cosiddetta “guerra economica” condotta contro il Venezuela negli ultimi anni, «siamo riusciti a ridurre il tasso di povertà estrema al 4,4%, e l’anno scorso (2018) abbiamo raggiunto una riduzione maggiore per i bisogni di base e insoddisfatti», ha spiegato Menéndez durante l’incontro di lavoro con i rappresentanti delle Nazioni Unite (ONU) che il presidente Nicolás Maduro ha guidato nella giornata di sabato.

Il funzionario ha detto che questo indicatore era vicino a 12 punti prima dell’arrivo del presidente Hugo Chávez nel 1998 e ha sottolineato l’importanza degli investimenti nei programmi sociali che hanno sostenuto lo sviluppo del paese. Investimenti che il Venezuela non ha mai tagliato, al contrario di quanto avviene nei paesi dove vige il paradigma economico neoliberista. Le politiche sociali, la sanità, le prestazioni pensionistiche, infatti, sono le prime vittime delle politiche di austerità. Basta guardare alla Grecia devastata dalla follia dell’Unione Europea, oppure all’Argentina di Macri in America Latina.

Inoltre, Ricardo Menéndez, ha reso noto che il coefficiente di Gini, un indice che misura il livello di disuguaglianza nei paesi, è attualmente pari a 0,38, mentre prima della rivoluzione era 0,49. «L’obiettivo è ridurre il valore a 0,26 entro l’anno 2025», ha indicato il dirigente venezuelano.

di Fabrizio Verde- da L’AntiDiplomatico

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Fidel: Mella è una bandiera incoraggiante, esemplare ed invincibile della Rivoluzione

Cubadebate (italiano) - Ven, 11/01/2019 - 03:31
Fidel nell'atto di consegna delle ceneri di Julio Antonio Mella, nell'Aula Magna dell'Università de L'Avana, il 22 agosto 1975

Fidel nell’atto di consegna delle ceneri di Julio Antonio Mella, nell’Aula Magna dell’Università de L’Avana, il 22 agosto 1975

“È commovente la storia di questa vita così breve, così dinamica, così combattiva e così profonda!”, ha detto il leader della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro, riferendosi a Julio Antonio Mella, leader indiscutibile degli studenti universitari e comunisti impegnati nella difesa degli ideali più puri del popolo cubano.  

A 90 anni dal suo vile assassinio in Messico da parte di un sicario della dittatura di Gerardo Machado, Cubadebate ed il sito Fidel Soldato delle Idee condividono una selezione di frasi del Comandante in Capo su Mella, estratte dal suo discorso del 22 agosto 1975, nella cerimonia per il 50º Anniversario del Partito Marxista-Leninista fondato da Mella e Carlos Baliño.

  “Mella, dal primo istante, emerse come uno straordinario combattente rivoluzionario. Ha iniziato nella nostra vecchia università la Riforma universitaria, ha unito gli studenti con gli operai, ha organizzato il primo Congresso degli Studenti, ha fondato l’Università “Josè Martì”, ha organizzato la Lega Antimperialista ed ha inoltre fondato, con Baliño ed altri rivoluzionari, il primo Partito Comunista di Cuba. È commovente la storia di questa vita così breve, così dinamica, così combattiva e così profonda!”  
 
    “Se si analizza il pensiero di Mella, le idee internazionaliste di quel Mella che vincendo tutte le difficoltà è arrivato fino alla prima nave sovietica che ha visitato nostro paese; di quel Mella, combattente instancabile contro l’imperialismo, si potrà apprezzare la coincidenza tra il suo pensiero ed i fatti della Rivoluzione Cubana, la coincidenza del suo pensiero ed il pensiero della Rivoluzione Cubana, quello che Mella aspirava fare e quello che ha fatto la Rivoluzione Cubana.”  
 
    “Mella si vede obbligato ad abbandonare il paese mesi dopo il suo storico sciopero della fame. Ma la sua straordinaria personalità, le sue idee e la sua combattività spaventavano troppo l’imperialismo yankee, l’oligarchia al servizio di quell’imperialismo ed la tirannia di Machado; non si sono fermati fino ad organizzare la congiura che è terminata nel vigliacco assassinio del 10 gennaio 1929. Hanno troncato questo talento straordinario, questa vita feconda, nel fiore della sua esistenza.”  
 
    “Julio Antonio Mella, un giorno hai detto che anche dopo morti siamo utili, perché serviamo da bandiera. E così sei stato! Tu sei sempre stato una bandiera dei nostri operai e dei nostri giovani nelle lotte rivoluzionarie, ed oggi sei bandiera incoraggiante, esemplare, vittoriosa ed invincibile della Rivoluzione socialista di Cuba!”  

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

Foto: Estudios Revolución/Sitio Fidel Soldado de las Ideas

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Astenio è ritornato ad entrare coi ribelli a L’Avana, 60 anni dopo

Cubadebate (italiano) - Mer, 09/01/2019 - 02:43

Astenio1Uno di quei soldati ribelli che è entrato a L’Avana con Fidel l’8 gennaio 1959 ha parlato questo martedì davanti al popolo nella birreria Guido Perez, ne El Cotorro.

Poco dopo, quando si dirigeva di ritorno ad occupare il suo posto nella Carovana, perché tutto era cronometrato e non si poteva perdere tempo, Cubadebate ha potuto chiacchierare alcuni minuti con Astenio Nestor Sosa Rosabal.

Aveva 19 anni quando è arrivato a L’Avana con la Carovana, con quell’esercito di tanti operai e contadini, dopo essere stato più di un anno nella Sierra Maestra. Oggi ha 80 anni.

“Tutti quelli che siamo qui eravamo della Colonna 1”, dice, e ricorda che nel 1959 la strada per entrare ad El Cotorro era costeggiata da grandi alberi che si vedono ancora oggi, “ma erano molti di più, ed erano meno cresciuti.”

Nelle sue parole durante la riunione nel Guido Perez, a El Cotorro, Astenio ha detto: “A quelli che come me hanno vissuto questi 60 anni, resta loro la soddisfazione che le nuove generazioni hanno acquisito la conoscenza della storia e sono protagonisti del loro tempo.”

Cammina e parla come se gli anni non pesassero. Ci ha chiesto la foto che gli abbiamo fatto e gli domandiamo se ha un e-mail, ma no, non ce l’ha. Allora gli promettiamo che la porteremo a casa sua, e gli auguriamo che continui a mantenere tanta vitalità.

Astenio ha passato per la Sierra, per Playa Giron e l’Escambray, e per l’Africa. Tanta storia si vede nelle tante medaglie sul suo petto.

“Questa Rivoluzione ha salvato Cuba” -afferma -. “Adesso, dobbiamo salvarla tutti insieme.”

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

foto: Dario Gabriel Sanchez Garcia

per vedere l’intera galleria di foto ed il video della riunione commemorativa clicca qui

 

 

 

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La Solidarietà a Livorno ricorda il 60º anniversario della Rivoluzione Cubana

Cubadebate (italiano) - Mar, 08/01/2019 - 02:57

Livorno2In occasione del 60º anniversario della Rivoluzione Cubana, venerdì 4 gennaio, si è svolta a Livorno un’iniziativa organizzata dall’Associazione Italia-Cuba.

Al dibattito, introdotto e coordinato da Giovanni Altini, sono intervenuti: Irma Dioli (Presidente Nazionale Associazione Italia-Cuba), Marco Consolo (Responsabile esteri di Rifondazione Comunista) e Fabio Marcelli (Esperto di Diritto Internazionale).

L’incontro è stato molto partecipato ed ha visto la presenza di un centinaio di persone che poi hanno cenato assieme e si sono intrattenute con uno spettacolo teatrale.
Presenti anche rappresentanti dei circoli Italia-Cuba di Pisa e dell’Alta Maremma, dell’associazione Italia Nicaragua, di Pisorno.it, di Rifondazione e tanti altri.

di Serena Campani

 

 

 

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Movimento di solidarietà con Cuba in Italia celebra il 60º anniversario della Rivoluzione Cubana

Cubadebate (italiano) - Lun, 07/01/2019 - 21:51

1aMembri di diverse organizzazioni ed amici di Cuba, tra i quali il Circolo di Roma dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Patria Socialista, Partito Comunista italiano, Rifondazione Comunista, Giuristi Democratici, Associazione Italia-Nicaragua, Casa del Popolo “Giuseppe Tanas”, il Comitato Italia-Venezuela Bolivariana e Libera TV, si sono riuniti, il 5 gennaio 2019, per celebrare il 60º anniversario della Rivoluzione Cubana.

Al Sally Brown, nel quartiere storico romano di San Lorenzo, il movimento di solidarietà ha fatto presente che il popolo cubano e le sue idee, continuano a vivere e trionfare ogni giorno, resistendo agli attacchi di ogni genere perpetrati dall’imperialismo statunitense ed indicando all’America Latina, ai Caraibi ed al mondo un modello di società più giusto e libero.

Sono state emotive le parole dell’Ambasciatore della Repubblica di Cuba presso la Repubblica Italiana, José Carlos Rodriguez Ruiz, quando ha detto che oggi, il Governo cubano rappresenta la continuità della Rivoluzione, iniziata 150 anni fa, e che ha incamminato i cubani sulla lunga strada della lotta per l’indipendenza e dell’unità della nazione. Il diplomatico cubano ha anche detto che il cubano è un popolo felice, che ama la vita, ma è disposto a sacrificarla per difendere la sua Rivoluzione Cubana, che perdurerà nel corso degli anni.

Rodriguez Ruiz ha ribadito che Cuba persiste e persisterà nell’impegno di porre fine al bloqueo imposto contro il suo popolo, e che i giovani reiterano la ferma volontà di andare avanti con i principi ereditati.

Presente anche nell’atto, l’ambasciatore venezuelano Isaias Rodriguez ha sottolineato come Cuba ha resistito trionfalmente agli attacchi di 12 amministrazioni statunitensi ed ha affermato che “tutti i bolivariani si sentono assolutamente identificati con il pensiero di Martì e di Fidel della Rivoluzione Cubana”.

La serata ha rappresentato un momento di ricordo e di un omaggio commosso al leader storico e principale artefice della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz. Questo omaggio enfatizza l’importanza della sua guida e del suo concetto di Rivoluzione, e dimostra che questa è la strada giusta per una vera e fattiva solidarietà internazionalista.

Nell’incontro, che ha avuto ampia partecipazione, è stata riconosciuta l’influenza del processo rivoluzionario del “Caimano dei Caraibi”, con la sua autorità morale, presente nelle diverse generazioni di italiani, la sua trascendenza ed i suoi legami con i paesi in via di sviluppo in America Latina, in un momento in cui l’offensiva di destra si aggrava e minaccia tutta l’America Latina ed i Caraibi.

Durante l’incontro è stata evidenziata anche la collaborazione e la solidarietà del popolo cubano con altri popoli del mondo. L’ambasciatore cubano ha sottolineato che Cuba continuerà a lavorare nella costruzione di un socialismo prospero e sostenibile, con la coscienza ed il concetto di Martì che Patria è Umanità. “Questi sono 60 anni di conquiste storiche, di uguaglianza e di benessere sociale, 60 anni di internazionalismo, di giustizia e soprattutto, 60 anni di dignità”, ha concluso. (@EmbaCuba_Italia)

testo e foto da http://misiones.minrex.gob.cu

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Bolsonaro ed il fascismo

Cubadebate (italiano) - Sab, 05/01/2019 - 02:53

bolsonaroÈ diventato un luogo comune caratterizzare il nuovo governo di Jair Bolsonaro come “fascista”. Questo, a mio avviso, costituisce un grave errore. Il fascismo non si deriva dalle caratteristiche di un dirigente politico, per quanto nei test della personalità -o negli atteggiamenti della vita quotidiana, come nel caso di Bolsonaro- si comprovi uno schiacciante predominio di atteggiamenti reazionari, fanatici, sessisti, xenofobi e razzisti.

Questo era ciò che misuravano i sociologi e gli psicologi sociali USA dopo la II Guerra Mondiale con la famosa “scala F”, in cui la F si riferiva al fascismo. Si pensava, a quel tempo, e alcuni ancora alimentano questa credenza, che il fascismo era la cristallizzazione nel piano dello Stato e della vita politica di personalità squilibrate, portatrici di gravi psicopatologie, che per motivi circostanziali erano saliti al potere. L’obiettivo politico di questa operazione era evidente: per il pensiero convenzionale e per le scienze sociali del tempo la catastrofe del fascismo e del nazismo dovevano essere attribuire al ruolo di alcuni individui: la paranoia di Hitler o i deliri di grandezza di Mussolini. Il sistema, cioè, il capitalismo e le sue contraddizioni, era innocente e non aveva alcuna responsabilità davanti all’olocausto della II Guerra Mondiale.

Scartata tale visione ci sono coloro che insistono sul fatto che la presenza di movimenti o anche partiti politici di chiara ispirazione fascista inevitabilmente macchierebbero, indelebilmente, il governo di Bolsonaro. Altro errore: neppure sono esse quelle che definiscono la natura profonda di una forma statale come il fascismo. Nel primo peronismo, degli anni 40, così come nel varguismo brasiliano, pullulavano nei circoli contigui al potere diverse organizzazioni e figure fasciste o fascistoidi. Ma né il peronismo né il varguismo costruirono uno Stato fascista. Il peronismo classico fu, usando la concettualizzazione gramsciana, un caso di “Cesarismo progressista”, che solo osservatori molto prevenuti potrebbero caratterizzare come fascista a causa della presenza, in esso, di gruppi e persone tributarie di quella ideologia. Quelli erano fascisti ma il governo di Perón non lo fu. Venendo alla nostra epoca: Donald Trump è un fascista, parlando della sua personalità, ma il governo USA non lo è.

Dalla prospettiva del materialismo storico il fascismo non lo definiscono personalità né gruppi. È una forma eccezionale dello Stato capitalista, con caratteristiche assolutamente uniche ed irripetibili. Irruppe quando il suo modo ideale di dominio, la democrazia borghese, affrontò una gravissima crisi, nel periodo tra la I e la II Guerra Mondiale. Per questo diciamo che è una “categoria storica” e che ora non potrà più riprodursi perché le condizioni che resero possibile la sua comparsa sono scomparse per sempre.

Quali furono le condizioni tanto speciali che marcarono quello che potremmo chiamare “l’era del fascismo”, assenti al momento attuale.

In primo luogo il fascismo fu la formula politica con cui un blocco dominante egemonizzato da una borghesia nazionale risolse per via reazionaria e dispotica una crisi di egemonia causata dalla inedita mobilitazione insurrezionale delle classi subalterne e l’approfondimento del dissenso all’interno del blocco dominante all’uscita della I Guerra Mondiale. A peggiorare le cose, queste borghesie in Germania ed Italia lottavano per ottenere un posto nella divisione del mondo coloniale e si opponevano alle potenze dominanti sul terreno internazionale, in particolare il Regno Unito e la Francia. Il risultato: la II Guerra Mondiale. Oggi, nell’era della transnazionalizzazione e finanziarizzazione del capitale ed il predominio di mega-corporazioni che operano su scala planetaria la borghesia nazionale giace nel cimitero delle vecchie classi dominanti. Il suo posto lo occupa ora una borghesia imperiale e multinazionale, che ha subordinato, fagocitato i loro omologhi nazionali (compresi quelli dei paesi del capitalismo sviluppato) e agisce sulla scena mondiale con una unità di comando che, periodicamente, si riunisce a Davos per tracciare strategie globali di accumulazione e dominazione politica. E senza borghesia nazionale non c’è regime fascista per assenza del suo principale protagonista.

Secondo, i regimi fascisti furono radicalmente statalisti. Non solo non credevano nelle politiche liberali, ma erano apertamente antagonisti ad esse. La sua politica economica fu interventista, espandendo la gamma delle società pubbliche, proteggendo quelle del settore privato nazionale e stabilendo un ferreo protezionismo nel commercio estero. Inoltre, la riorganizzazione dell’apparato statale necessario per affrontare le minacce di insurrezione popolare e la discordia tra “quelli sopra” proiettò ad un posto di rilievo, nello Stato, la polizia politica, i servizi di intelligence e gli uffici di propaganda. Impossibile che Bolsonaro tenti qualcosa del genere data l’attuale struttura e complessità dello Stato brasiliano, specialmente quando la sua politica economica riposerà nelle mani di un Chicago “boy” ed ha proclamato ai quattro venti la sua intenzione di liberalizzare la vita economica.

Terzo, i fascismi europei furono regimi di organizzazione e mobilitazione di masse, in particolare degli strati medi. Mentre perseguivano e distruggevano le organizzazioni sindacali del proletariato inquadravano vasti movimenti delle minacciate strati medi e, nel caso italiano, portando questi sforzi all’ambito operaio e dando origine ad un sindacalismo verticale e subordinato ai mandati del governo. Cioè, la vita sociale fu “corporativizzata” e resa obbediente agli ordini emessi “dall’alto”. Bolsonaro, invece, accentuerà la depoliticizzazione -infelicemente avviata quando il governo di Lula cadde nella trappola tecnocratica e credette che il “rumore” della politica avrebbe spaventato i mercati- e approfondirà la disgregrazione e atomizzazione della società brasiliana, la privatizzazione della vita pubblica, il ritorno di donne e uomini alle loro case, ai loro templi ed ai loro lavori per adempiere ai loro ruoli tradizionali. Tutto questo si situa agli antipodi del fascismo.

Quarto, i fascismi furono Stati rabbiosamente nazionalisti. Lottavano per ridefinire a loro favore la “divisione del mondo” ciò che li fece scontrare commercialmente e militarmente con le potenze dominanti. Il nazionalismo di Bolsonaro, di contro, è retorica senza sostanza, pura verbosità senza conseguenze pratiche. Il suo “progetto nazionale” è convertire il Brasile nel lacchè preferito di Washington in America Latina e nei Caraibi, spostando la Colombia dal disonorevole posto della “Israele sudamericana”. Lungi dall’essere una riaffermazione dell’interesse nazionale brasiliano, il bolsonarismo è il nome del tentativo, speriamo infruttuoso, della totale sottomissione e ricolonizzazione del Brasile sotto l’egida USA.

Ma detto tutto questo: significa che il regime di Bolsonaro si asterrà dall’applicare le brutali politiche repressive che caratterizzarono i fascismi europei?

Assolutamente no!

Lo abbiamo detto prima, ai tempi delle dittature genocide “civico-militari”: questi regimi possono essere -salvo il caso della Shoa eseguita da Hitler- ancora più atroci dei fascismi europei. I trentamila prigionieri scomparsi in Argentina e la generalizzazione delle forme esecrabili di tortura ed esecuzione di prigionieri illustrano la perversa malignità che questi regimi possono acquisire; il fenomenale tasso di detenzione per centomila abitanti che caratterizzò la dittatura uruguaiana non ha eguali a livello mondiale; Gramsci sopravvisse undici anni nelle segrete del fascismo italiano ed in Argentina sarebbe stato gettato in mare, come molti altri, giorni dopo il suo arresto.

Per questo, la rinuncia a qualificare il governo di Bolsonaro come fascista non ha la minima intenzione di edulcorare l’immagine di un personaggio emerso dalle fogne della politica brasiliana; o di un governo che sarà fonte di enormi sofferenze per il popolo brasiliano e per tutta l’America Latina. Sarà un regime simile alle più sanguinarie dittature militari conosciute in passato, ma non sarà fascista. Perseguiterà, imprigionerà e assassinerà senza pietà coloro che resistono ai suoi abusi. Le libertà saranno ridotte e la cultura sottoposta ad persecuzioni senza precedenti per sradicare “l’ideologia di genere” e qualsiasi variante del pensiero critico. Qualsiasi persona o organizzazione che gli si opponga sarà il bersaglio del suo odio e della sua furia. I senza terra, i senzatetto, i movimenti delle donne, gli LGTBI, i sindacati operai, i movimenti studenteschi, le organizzazioni delle favelas, tutti saranno oggetto della sua frenesia repressiva.

Ma Bolsonaro non ha tutti dalla sua parte ed incontrerà molte resistenze, anche se inorganiche e disorganizzate all’inizio. Ma le sue contraddizioni sono molte e molto gravi: la comunità imprenditoriale -o la “borghesia autoctona”, non quella nazionale, come diceva il Che- si opporrà all’apertura economica perché sarebbe fatta a pezzi dalla concorrenza cinese; i militari in attività che non vogliono nemmeno sentir parlare di un’incursione in terre venezuelane per offrire il loro sangue ad un’invasione decisa da Donald Trump in funzione degli interessi nazionali USA; e le forze popolari, anche nella loro attuale dispersione, non si lasceranno tanto facilmente soggiogare. Inoltre, cominciano ad apparire gravi denunce di corruzione contro questo falso “outsider” della politica che è stato, per ventotto anni, come deputato al Congresso brasiliano, essendo testimone o partecipante di tutti i compromessi che si sono orditi in quegli anni.

Pertanto, sarebbe bene ricordare quello che è successo con un altro Torquemada brasiliano: Fernando Collor de Melo, che come Bolsonaro arrivò, negli anni ’90, con il fervore di un crociato della restaurazione morale e concluse i suoi giorni come presidente con un fugace passaggio dal Palazzo di Planalto.

Presto saremo in grado di sapere quale futuro attende il nuovo governo, ma le previsioni non sono molto favorevoli e l’instabilità e le turbolenze saranno all’ordine del giorno in Brasile. Sarà necessario essere preparati, perché la dinamica politica può acquisire un velocità fulminante ed il campo popolare deve essere in grado di reagire per tempo. Ecco perché l’obiettivo di questa riflessione non era di intrattenersi in una distinzione accademica attorno alle diverse forme di dominio dispotico nel capitalismo, ma di contribuire ad una precisa caratterizzazione del nemico, senza la quale giammai lo si potrà combattere con successo. Ed è importantissimo sconfiggerlo prima che faccia troppi danni.

di Atilio Boron- Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

foto: Reuters

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Raul Castro: “La Rivoluzione continua ad essere giovane”

Cubadebate (italiano) - Ven, 04/01/2019 - 02:36
 Marcelino Vázquez Hernández / ACN / Cubadebate

Foto: Marcelino Vázquez Hernández / ACN / Cubadebate

Il Generale dell’Esercito Raul Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito, ha detto a Santiago di Cuba, il 1º gennaio 2019, che la Rivoluzione continua ad essere giovane, pronunciando le parole centrali dell’Atto Commemorativo del 60º Anniversario del Trionfo della Rivoluzione Cubana.

Il leader cubano ha ricordato che la Rivoluzione Cubana diretta da Fidel è stata la continuità delle lotte per l’Indipendenza iniziate da Carlos Manuel de Cespedes nel 1868 e che ha avuto l’Eroe Nazionale Josè Martì come figura principale.

“Non vengo qui a parlare a titolo personale, lo faccio a nome degli eroici sacrifici del nostro popolo, e delle migliaia di combattenti che hanno dato la vita nei più di 160 anni di lotta. I mambises sì, sono potuti entrare vittoriosi a Santiago di Cuba”.

Ha ricordato i giorni gloriosi in cui un gruppo di giovani ha deciso di cambiare il cammino della Repubblica di Cuba ed iniziare improvvisamente una Rivoluzione che potesse dare, una volta per tutte, il potere politico al popolo ed ha ricordato “La Historia me Absolverá” come il documento programmatico del processo politico e sociale che cominciò sei decadi fa. Ha ricordato in maniera speciale Frank Pais Garcia, il giovane di Santiago, che come molti, ha dato la vita per la Cuba che abbiamo oggi.

Raul ha ricordato che il Capo della Rivoluzione Cubana aveva espresso nei giorni del Trionfo: “la tirannia è stata sconfitta, ma nonostante tutto rimane ancora molto da fare”. Dallo stesso 1ºgennaio, ha rimembrato, la Rivoluzione ha affrontato molte sfide, come “l’assassinio dei giovani che alfabetizzavano, il sabotaggio ed il terrorismo in tutto il paese, il bloqueo economico, commerciale e finanziario, ed altre azioni politiche e diplomatiche con lo scopo di isolarci”.

“Il popolo eroico di ieri e che oggi è orgoglioso della sua storia, impegnato nei suoi ideali e nell’opera della Rivoluzione, ha saputo resistere e vincere nelle sei decadi ininterrotte, difendendo il socialismo.”

Riferendosi alle relazioni con gli Stati Uniti, il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito, ha segnalato che oggi vivono un momento difficile ed ha denunciato che l’amministrazione statunitense persiste nella sua aggressione attraverso i metodi più diversi.

“Noi cubani siamo preparati per resistere ad uno scenario di confronto che non desideriamo”, ha proclamato Raul.

Raul ha detto che “il processo di transizione delle principali responsabilità alle nuove generazioni va bene, molto bene”, ed ha considerato molto positivo lo stile di lavoro e la direzione del Presidente Miguel Diaz-Canel Bermudez, i suoi contatti frequenti col popolo, il suo lavoro collettivo, la sua orientazione ai ministri di mantenere una costante comunicazione col popolo attraverso i mezzi di comunicazione e le reti sociali. Ha detto che la Rivoluzione può sentirsi sicura della sua continuità.

“Ci sentiamo profondamente soddisfatti, felici e fiduciosi, vedendo coi nostri propri occhi, come le nuove generazioni assumono la missione di costruire il socialismo, unica via per l’indipendenza.”

Ha detto, con orgoglio, la guida attuale del processo rivoluzionario, che dopo 60 anni di lotta, sacrificio e vittoria, “viviamo in un paese libero, sovrano e giusto. A nome del nostro popolo e con totale ottimismo posso dire oggi: Viva per sempre la Rivoluzione Cubana”.

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

per vedere il video dell’Atto di Commemorazione clikka qui

 Estudios Revolución

Foto: Estudios Revolución

Estudios Revolución

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 Marcelino Vázquez Hernández / ACN / Cubadebate

Foto: Marcelino Vázquez Hernández / ACN / Cubadebate

 

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Allocuzione del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, al suo arrivo all’Avana, Ciudad Liberta, l’8 gennaio 1959

Cubadebate (italiano) - Mar, 01/01/2019 - 22:30

fidel-en-columbiaCompatrioti,

Io so che nel parlarvi qui, questa sera, mi trovo davanti a uno degli obblighi più difficili, forse, in questo lungo processo di lotta, avviatosi a Santiago de Cuba, il 30 novembre 1956.

Il popolo ascolta, ascoltano i combattenti rivoluzionari e ascoltano anche i soldati dell’Esercito, il cui destino è tra le nostre mani.

Sono convinto che questo è un momento decisivo della nostra storia: la tirannia è stata abbattuta. La gioia è immensa. E tuttavia, rimane ancora molto da fare. Non dobbiamo sbagliarci pensando che, da adesso in poi, tutto sarà più facile; può darsi che da adesso in poi, tutto sarà più difficile.

Il primo dovere di ogni rivoluzionario è quello di dire la verità. Ingannare il popolo, risvegliare in lui false illusioni, avrebbe sempre le peggiori conseguenze, e ritengo che è necessario avvertire il popolo in quel che riguarda l’eccesso di ottimismo.

Come vinse la guerra l’Esercito Ribelle? Dicendo la verità. Come perse la guerra la tirannia? Ingannando i soldati.

Ogniqualvolta che avevamo una sconfitta, lo dicevamo tramite “Radio Rebelde”, censuravamo gli errori commessi dagli ufficiali, e avvertivamo tutti i compagni per evitare che il medesimo errore si ripetesse in un’altra truppa. Non capitava lo stesso con le compagnie dell’Esercito. Diverse truppe commettevano gli stessi errori perché gli ufficiali non dicevano mai la verità ai soldati.

E per tale motivo, io voglio cominciare —o meglio ancora, continuare— lo stesso sistema: cioè, dire sempre al popolo la verità.

Abbiamo già fatto un tratto, forse abbiamo dato un importante passo in avanti. Adesso siamo alla capitale, adesso siamo a Columbia, sembrano vittoriose le forze rivoluzionarie; il governo è costituito, riconosciuto da numerosi paesi del mondo, si direbbe che la pace è stata conquistata; e, tuttavia, non dobbiamo essere ottimisti. Il popolo rideva oggi, il popolo era gioioso, e nel frattempo, noi eravamo preoccupati; e più straordinaria era la moltitudine che veniva al nostro incontro, e più straordinaria era la gioia del popolo, più grande era la nostra preoccupazione, perché più grande era anche la nostra responsabilità di fronte alla storia e al popolo di Cuba.

La Rivoluzione ha ormai un esercito d’assetto di guerra. Chi possono essere oggi o in futuro i nemici della Rivoluzione? Chi possono essere davanti a questo popolo vittorioso, in futuro, i nemici della Rivoluzione? I peggiori nemici che potrebbe avere in futuro la Rivoluzione Cubana, sono gli stessi rivoluzionari.

E’ quello che dicevo sempre ai combattenti ribelli: quando non ci saranno più nemici davanti a noi, quando la guerra sarà finita, i soli nemici che potrà riscontrare la Rivoluzione, saremo noi stessi, e per tale motivo dicevo sempre, e dico ancora, che con il soldato ribelle saremo più rigorosi che con nessun altro, che con il soldato ribelle saremo più esigenti che con nessun altro, perché da lui dipenderà il trionfo o meno della Rivoluzione.

Ci sono molti tipi di rivoluzionari. Sin da molto tempo fa stiamo a sentire parlare sulla rivoluzione; quando si parlava dei fatti del 10 marzo si parlava di rivoluzione, s’invocava la parola rivoluzione, e tutti erano rivoluzionari; i soldati venivano raggruppati qui e si parlava a loro della “Rivoluzione del 10 marzo” (RISATE).

Per molto tempo abbiamo sentito parlare dei rivoluzionari. Ricordo le mie prime impressioni sul rivoluzionario, fino a quando lo studio e un po’ de maturità mi diedero gli elementi per sapere ciò che era veramente una rivoluzione e ciò che era veramente un rivoluzionario. Le prime impressioni sul rivoluzionario gli avevo sentite da bambino, allora sentivo dire: “Quel tale fu rivoluzionario, partecipai a tale combattimento, o a tale operazione, o mise bombe”, “Quel tale era rivoluzionario…”, si è perfino creata una casta di rivoluzionari, e allora c’erano dei rivoluzionari che volevano vivere della rivoluzione, volevano vivere a titolo di essere stati dei rivoluzionari, di avere messo una o due bombe; ed è possibile che coloro che parlavano di più erano proprio quelli che avevano fatto di meno. Però, il vero è che si recavano ai ministeri cercando posti, per vivere da parassiti, per farsi pagare il prezzo di ciò che avevano fatto a quel momento, per una rivoluzione, purtroppo, non riuscita, perché ritengo che la prima che sembra di avere più possibilità di riuscire, è proprio questa Rivoluzione, se non la roviniamo noi… (EXCLAMAZIONI DI “No!” E APPLAUSI).

Quel rivoluzionario delle mie prime impressioni da bambino, portava una pistola 45 alla cintola, e voleva vivere per i propri rispetti: era capace di uccidere qualsiasi; arrivava agli uffici degli alti funzionari con aria di un uomo al quale ci si deve ascoltare; e infatti ci si chiedeva:

Dov’è la rivoluzione fatta da loro, da questi rivoluzionari? Perché non ce n’è stata una, e ci sono stati in pochi i rivoluzionari.

La prima cosa che dobbiamo chiederci, noi, che abbiamo fatto questa Rivoluzione, è: qual è l’intensione con la quale è stata fatta; se in qualcuno di noi si nascondeva un’ambizione, un desiderio di comando, un proposito ignobile; se in ciascuno dei combattenti di questa Rivoluzione c’era un idealista o uno che con il pretesto dell’idealismo cercava altri fine; se abbiamo fatto questa Rivoluzione pensando che dopo l’abbattimento della tirannia avremmo goduto del beneficio del potere; se ognuno di noi andrebbe a guidare una macchina americana di lusso, se ognuno di noi andrebbe a vivere come un re, se ognuno di noi avrebbe una bella villa, e da questo momento in poi la vita sarebbe per noi una passeggiata, poiché era per questo che eravamo stati rivoluzionari e che avevamo abbattuto la tirannia; se la nostra idea era che sarebbero tolti dei ministri per metterci altri, se la nostra idea era semplicemente togliere di mezzo alcuni uomini per metterci altri; oppure se in ognuno di noi c’era un vero disinteressamento, se in ognuno di noi c’era un vero spirito di sacrificio, se in ognuno di noi c’era il proposito di dare tutto a cambio di niente, e se per prima cosa eravamo disposti a rinunciare a tutto quello che non fosse continuare a compiere il dovere da sinceri rivoluzionari (LUNGHI APPLAUSI). Ci si dobbiamo porre questa domanda, perché dal nostro esame di coscienza può dipendere, in grande misura, il destino futuro di Cuba, di noi e del popolo.

Quando sento parlare di colonne, quando sento parlare di fronti di combattimento, quando sento parlare di truppe più o meno numerose, penso sempre: ecco la nostra colonna più ferme, la nostra miglior truppe, la sola truppe in grado di vincere da sé stessa la guerra: Quella truppe è il popolo! (APPLAUSI.)

Nessun generale è più forte del popolo; nessun esercito è più forte del popolo. Se mi chiedessero quale truppa avrei preferito comandare, direi: preferisco comandare il popolo (APPLAUSI), perché il popolo è invincibili. E fu proprio il popolo a vincere questa guerra, perché noi non avevamo carri armati, noi non avevamo aerei, noi non avevamo cannoni, noi non avevamo accademie militari, noi non avevamo campi da reclutamento e addestramento, noi non avevamo divisioni, ne reggimenti, né compagnie, né plotoni, neanche squadre (LUNGHI APPLAUSI).

Poi, chi vinse la guerra? Il popolo, il popolo vinse la guerra. Questa guerra non la vinse nessun altro se non il popolo — e lo dico se per caso c’è qualcuno che pensa che la vinse, o se qualche truppa pensa che la vinse (APPLAUSI). Quindi, prima di ogni altra cosa, c’è il popolo.

Tuttavia c’è un’altra cosa: la Rivoluzione non interessa a me come persona, neanche ai comandanti, capitani, colonne o compagnie; la Rivoluzione interessa al popolo (APPLAUSI).

Chi vinse o perse con essa è il popolo. Se fu il popolo a soffrire gli orrori di questi sette anni, quindi è il popolo da chiedersi se entro 10, 15, 20 anni, lui, i suoi figli, i suoi nipoti, continueranno a soffrire gli orrori subiti sin dall’inizio della Repubblica di Cuba, coronata con dettature come quelle di Machado e Batista (LUNGHI APPLAUSI).

Il popolo vuole sapere se noi saremo in grado di fare bene questa Rivoluzione, oppure se sprofonderemo negli stessi errori della rivoluzione precedente, o della anteriore a quella e via dicendo, e poi subiremo le conseguenze dei nostri errori, perché non c’è errore senza conseguenze per il popolo; non c’è errore politico che non si paghi, più presto che tardi.

Ci sono ancora altre circostanze. Ad esempio, ritengo che questa volta ci sono più possibilità perché la Rivoluzione compia veramente il suo destino. Forse per questo motivo il popolo è tanto gioioso e si dimentica perfino del lavoro che si deve fare ancora.

Una delle più grandi brame della nazione, emanata dagli orrori subiti, dalla repressione e dalla guerra, era la brama di pace, di pace con libertà, di pace con giustizia, e di pace con diritti. Nessuno voleva la pace ad un altro prezzo, perché Batista parlava di pace, parlava di ordine, ma quella pace non la voleva nessuno, perché sarebbe la pace a cambio della sottomissione.

Oggi il popolo ha la pace che voleva: una pace senza dettatura, una pace senza crimine, una pace senza censura, una pace senza persecuzioni (LUNGHI APPLAUSI).

Forse la maggior gioia di questo momento è quella delle madri cubane. Le madri dei soldati o le madri dei rivoluzionari, le madri di qualunque cittadino, sentono oggi che i loro figli, finalmente, sono fuori pericolo (APPLAUSI).

Il maggior crimine che potrebbe commettersi oggi a Cuba, ripeto, il maggior crimine che potrebbe commettersi oggi a Cuba, sarebbe proprio un crimine contro la pace. Ciò che non verrebbe perdonato da nessuno a Cuba, oggi, sarebbe proprio che ci si cospirasse contro la pace (APPLAUSI).

Colui che tenti di fare oggi qualcosa contro la pace di Cuba, colui che tenti di fare oggi qualcosa che metta in pericolo la calma e la felicità di milioni di madri cubane, è un criminale ed è un traditore (APLAUSOS). Colui che non sarà disposto a rinunciare a qualcosa per la pace, colui che non sarà disposto a rinunciare a tutto per la pace, è un criminale ed è un traditore (APLAUSOS).

Come la penso così, dico e giuro davanti ai miei compatrioti che se qualcuno dei miei compagni, o il nostro movimento, o io stesso, diventiamo, anche minimamente, un ostacolo alla pace di Cuba, da questo stesso momento il popolo può disporre di noi tutti e dirci cosa dobbiamo fare (APPLAUSI). Perché sono un uomo che sa rinunciare, e l’ho dimostrato più di una volta nella mia vita, perché è questo che ho insegnato ai miei compagni, e ho la morale, la forza e l’autorità sufficienti per parlare in un momento come questo (APPLAUSI E EXCLAMAZIONI DI: “Viva Fidel Castro!”).

E ai primi ai quali devo parlare così sono ai rivoluzionari, se fosse pertinente, o meglio ancora, perché è pertinente dirlo in tempo.

Non è molto lontano quel decennio dopo la caduta di Machado; forse uno dei mali più grandi di quella lotta fu la proliferazione dei gruppi rivoluzionari, che subito si sono aggrediti a colpo di pistola (APPLAUSI). E poi Batista s’impadronì del potere, detenendolo per ben 11 anni.

Quando fu organizzato il Movimento 26 Luglio e cominciò pure questa guerra, pensai che, anche se i sacrifici sarebbero stati grandi, anche se la lotta sarebbe stata lunga – e fu così – perché durò più di due anni, ben due anni che non furono per noi una passeggiata, ben due anni di dura lotta, dal momento in cui riprendemmo la campagna con un pugno di uomini, fino al nostro arrivo alla capitale della Repubblica, malgrado i sacrifici che avevamo davanti a noi, ci rassicurava, tuttavia, un’idea: era palese che il Movimento 26 Luglio aveva l’appoggio e la simpatia della stragrande maggioranza della popolazione (APPLAUSI); era palese che il Movimento 26 Luglio aveva l’appoggio quasi all’unanimità della gioventù cubana (APPLAUSI). Sembrava che questa volta un’organizzazione grande e forte avrebbe raccolto l’ansia del nostro popolo e che non ci sarebbero le rischiosi conseguenze della proliferazione delle organizzazioni rivoluzionarie.

Sono certo che noi tutti avremmo dovuto aderire, dal primo momento, una sola organizzazione rivoluzionaria: la nostra o un’altra, il 26, il 27 o il 50, qualunque sia, perché, alla fin fine, eravamo gli stessi a lottare alla Sierra Maestra, all’Escambray, o a Pinar del Río, uomini giovani, uomini con gli stessi ideali, allora perché dovevano esserci mezza dozzina di organizzazioni rivoluzionarie? (APLAUSOS.)

La nostra fu la prima; la nostra fu quella che ingaggiò la prima battaglia alla caserma Moncada, fu quella che sbarcò dallo yacht “Granma” il 2 dicembre (APPLAUSI), e fu quella che lottò da sola per più di un anno contro tutta la forza della tirannia (APPLAUSI); quella che quando aveva solo 12 uomini, mantenne dritta la bandiera del ribellismo, quella che insegnò al popolo che si poteva lottare e che si poteva vincere, quella che distrusse tutte le false ipotesi che c’erano a Cuba sulla rivoluzione. Perché qui tutti complottavano con il capo, con il sergente, o inserivano armi all’Avana, che poi venivano prese dalla polizia (APPLAUSI), fino al momento in cui siamo arrivati noi e abbiamo dimostrato che quella non era la lotta, che la lotta doveva essere un’altra, che si doveva inventare una nuova tattica e una nuova strategia, che fu quella tattica e quella strategia che avemmo messo in atto e che portò al più straordinario trionfo mai visto nella storia del popolo di Cuba (APPLAUSI).

E voglio che il popolo mi dica, in tutta onestà, se questo è vero o non (APPLAUSI E ESCLAMAZIONI DI: “Sì!”)

C’è inoltre un’altra questione: il Movimento 26 Luglio era l’organizzazione maggioritaria, è vero o no? (ESCLAMAZIONI DI: “SÌ!”) E, come finì la lotta? Ve lo dirò: l’Esercito Ribelle, che è il nome del nostro esercito, quello che nacque alla Sierra Maestra, dopo la caduta della tirannia s’impossessò di tutta la regione orientale, del Camagüey e di una parte di Las Villas, dell’intera provincia di Matanzas, La Cabaña, Columbia, la Questura e Pinar del Río (APPLAUSI).

La lotta finì in consonanza con il rapporto di forze esistenti, perché non per niente le nostre colonne traversarono le pianure del Camagüey, inseguite da migliaia di soldati e aerei, e arrivarono a Las Villas; e perché l’Esercito Ribelle aveva il comandante Camilo Cienfuegos (LUNGHI APPLAUSI), a Las Villas, e perché aveva il comandante Ernesto Guevara a Las Villas (LUNGHI APPLAUSI) il 1 gennaio, dopo il tradimento di Cantillo (ESCLAMAZIONI DI: “Via!”) … Perché c’erano proprio lì – dico – il giorno 1 diede l’ordine al comandante Camilo Cienfuegos di andare verso la capitale, assieme a 500 uomini, e di attaccare Columbia (APPLAUSI); siccome il comandante Ernesto Guevara era a Las Villas gli dissi di andare verso la capitale e di prendere La Cabaña (APPLAUSI).

Tutti i reggimenti, tutti i forti militari importanti, furono tra le mani dell’Esercito Ribelle, e non fu nessuno a darglieli, perché non fu nessuno che è venuto a dire: “Va di là, di qua e via dicendo”; fu il nostro sforzo, il nostro sacrificio, la nostra esperienza e la nostra organizzazione da portarci ai risultati ottenuti (APPLAUSI).

Vuol dire che gli altri non hanno lottato? No. Vuol dire che gli altri non hanno dei meriti? No. Perché abbiamo lottato, perché ha lottato l’intero popolo. All’Avana non c’era nessuna Sierra, ma ci sono stati, comunque, centinaia di morti, di compagni assassinati nel compiere i loro dovere rivoluzionario. All’Avana non c’era nessuna Sierra e, tuttavia, lo sciopero generale fu un fattore decisivo perché il trionfo della Rivoluzione fosse completo (APPLAUSI).

Con questo voglio soltanto dirvi come sono state le cose, qual è stato il ruolo del Movimento 26 Luglio in questa lotta e come ha condotto il popolo nel momento in cui si parlava di elezioni e di elettoralismo. Una volta ho dovuto scrivere un articolo dal Messico, intitolato: “Di fronte a tutti”, perché infatti, eravamo contro tutte le opinioni, difendendo la nostra tesi rivoluzionaria, la strategia di questa Rivoluzione, concepita dal 26 luglio, e la culminazione di questa Rivoluzione, cioè la schiacciante sconfitta della tirannia, e la presa dei forti dall’Esercito Ribelle, organizzata dal Movimento 26 Luglio.

Il Movimento 26 Luglio non solo pose le basi durante la guerra, ma insegnò inoltre il modo di trattare il nemico durante la guerra. Questa è stata, forse, la prima rivoluzione al mondo dove non si è mai assassinato un prigioniere di guerra (LUNGHI APPLAUSI); dove non si è mai abbandonato un ferito, dove non si è mai torturato un uomo (APPLAUSI); ecco il modello deciso dall’Esercito Ribelle. E ancora: questa è l’unica rivoluzione dove non nacque un generale (APPLAUSI) o un colonnello, perché il grado che mi diedi o piuttosto che mi diedero i miei compagni, fu quello di comandante, e non l’ho cambiato, anche se abbiamo vinto molte battaglie e abbiamo vinto una guerra; continuo ad essere comandante, e non voglio un altro grado (APPLAUSI).

E l’effetto morale, il fatto che noi tutti, che abbiamo incominciato questa guerra, avessimo individuato certi gradi nella gerarchia militare, ha fatto in modo che nessuno osasse darsi gradi al di sopra di quello di comandante — anche se ci sono più comandanti del previsto, a dire la verità.

Sono convinto che il popolo vuole che gli parli chiaro, perché dopo avere lottato come l’ho fatto per i diritti dei singoli cittadini, ho quanto meno il diritto di dire la verità ad alta voce (APPLAUSI). E ancora, perché essendo di mezzo gli interessi della patria, non transigo minimamente quando è a rischio la Rivoluzione Cubana (APPLAUSI).

Hanno tutti la stessa autorità per parlare? Sostengo che colui che ha più meriti ha più autorità per parlare di colui che ne ha meno. Sono dell’opinione che perché gli uomini abbiano le stesse prerogative morali, devono avere, per prima, gli stessi meriti. Sono dell’opinione che la Rivoluzione culminò come si doveva, cioè, il comandante Camilo Cienfuegos — veterano di ben due anni e un mese di lotta — (APPLAUSI), è il capo di Columbia; il comandante Efigenio Ameijeiras, che ha perso ben tre fratelli in questa guerra, ed è veterano del “Granma” e comandante per le battaglie ingaggiate (APPLAUSI), è il Questore della Repubblica, e il comandante Ernesto Guevara — vero eroe, che venne nello yacht “Granma” e veterano di ben due anni e un mese di lotta nelle montagne più alte e ruvide di Cuba—, è il capo di La Cabaña (APPLAUSI); e capeggiando i singoli reggimenti delle varie provincie ci sono gli uomini che si sono sacrificati di più e che hanno lottato di più in questa Rivoluzione. Dunque, se le cose stanno così, nessuno ha il diritto di arrabbiarsi.

Innanzitutto, veneriamo il merito, perché colui che non venera il merito è soltanto un ambizioso (APPLAUSI), è uno che senza avere i meriti degli altri vuole avere le loro prerogative.

Adesso la Repubblica, o la Rivoluzione, entra in una nuova fase. Sarebbe giusto che le ambizioni o i personalismi venissero a mettere a rischio il destino della Rivoluzione? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) Cosa vuole il popolo? perché è il popolo che deve dire l’ultima parola (ESCLAMAZIONI DI: “Libertà!”, “Libertà!”) Vuole per prima cosa la libertà, i diritti che gli sono stati strappati, e la pace. E ce gli ha, perché in questo momento ha tutte le libertà e tutti i diritti che gli erano stati strappati dalla tirannia (APPLAUSI).

Cosa vuole il popolo? Un governo onesto. Non è un governo onesto ciò che vuole il popolo? (ESCLAMAZIONI DI: “Sì!”) Eccolo qua: un magistrato onesto come Presidente della Repubblica (APPLAUSI). Cosa vuole, che uomini giovani e corretti siano ministri del Governo Rivoluzionario? (ESCLAMAZIONI DI: “Sì!”) Eccoli là: esaminate ciascuno dei ministri del Governo Rivoluzionario, e ditemi se tra di loro c’è un ladro, un criminale, un mascalzone (ESCLAMAZIONI DI: “No!”).

Sono molti gli uomini che possono essere ministri a Cuba per la loro onestà e la loro capacità, però tutti non possono essere ministri, perché i ministri possono essere in 14, 15 ó 16. E al popolo non importa che sia “Don Tizio” o “Don Caio”, ma che sia un uomo giovane e onesto (APPLAUSI). E in questo caso l’importante è che i nominati abbiano le qualità richieste, non si tratta che sia Tizio o Caio, perché in questo momento, alla Rivoluzione e alla Repubblica i tali non ce ne importano un fico secco (APPLAUSI).

Qualcuno può – per il fatto di non essere ministro -, tentare di macchiare di sangue questo paese? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) Qualche gruppo può – per il fatto di non avere ottenuto tre o quattro ministeri-, macchiare di sangue questo paese e sconvolgere la pace? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) Se lo staff che è a capo del governo di Cuba in questo momento, non fosse bravo, il popolo avrà il tempo di buttarlo fuori, ma non di votarlo nelle urne, ma di buttarlo fuori dalle elezioni (APPLAUSI). Qui non si tratta di fare una rivoluzione o un putsch qualora lo staff di governo non fosse idoneo, perché tutti sanno che ci saranno delle elezioni e se non ci fosse idoneo, il popolo dirà l’ultima parola liberamente; non bisogna fare come Batista che 80 giorni dopo le elezioni e pretestando di lottare contro il governo e accusandolo, diceva che doveva sostituirlo perché ciò era da patriota; perché qui sono finiti per sempre i putsch e gli attentati alla Costituzione e al Diritto (APPLAUSI).

Meglio parlare così perché non ci sia demagogia né confusionismo né divisionismo, perché il primo che farà prova di ambizioni, venga riconosciuto dal popolo (APLAUSOS). E dalla mia parte vi dico che come voglio dirigere il popolo, che è la miglior truppa, e come prediligo il popolo a quelle colonne armate, vi dico che la prima cosa che farò sempre, quando la Rivoluzione sarà a rischio, sarà rivolgermi al popolo (APLAUSOS). Perché parlando al popolo possiamo risparmiare del sangue; perché qui, prima di sparare un colpo, bisogna rivolgersi mille volte al popolo e parlare al popolo perché il popolo, senza spari, risolva i problemi. Io, che mi fido del popolo, e l’ho dimostrato, e so ciò che può fare il popolo, e mi sembra di averlo dimostrato, vi dico che se il popolo vuole, in questo paese non si sentirà mai uno sparo (APPLAUSI). Perché l’opinione pubblica ha una forza straordinaria, soprattutto quando non c’è dettatura. Durante l’epoca della dettatura, l’opinione pubblica non è niente, ma durante l’epoca della libertà l’opinione pubblica è tutto, ed i fucili devono piegarsi e inginocchiarsi davanti all’opinione pubblica (APPLAUSI). Vado bene, Camilo? (ESCLAMAZIONI DI: “Viva Camilo!”)

Parlo al popolo in questo modo perché mi piace essere previdente, e penso che parlando previdentemente al popolo, la Rivoluzione può evitare i soli pericoli che ha davanti a sé; e vi dirò che non sono tanto grandi, ma comunque non vorrei che si versasse una sola goccia del sangue cubano per consolidare la Rivoluzione (APLAUSOS).

La mia grande preoccupazione è che all’estero, dove la Rivoluzione è l’ammirazione dell’intero mondo, si deva dire entro tre, quattro settimane, o entro un mese o una settimana, che ci si versò ancora del sangue cubano per consolidare questa Rivoluzione, perché allora, questa Rivoluzione non sarebbe più un esempio (APPLAUSI).

Non avrei parlato così quando eravamo un gruppo di 12 uomini, perché quando eravamo un gruppo di 12 uomini tutto quello che avevamo davanti a noi era lottare, lottare e lottare, e c’era il merito nel combattere in quelle circostanze; ma oggi, che abbiamo aerei, carri armati e la stragrande maggioranza degli uomini armati, la marina militare, numerose compagnie dell’esercito e un potere enorme nell’ordine militare (ESCLAMAZIONI DI: “E il popolo!”, “E il popolo!”) Popolo… arrivo a quello che volevo dirvi: oggi che abbiamo tutto questo, mi preoccupa molto vedere combattere, perché così non c’è merito nel combattere; preferirei andarmene alla Sierra Maestra ancora una volta, con 12 uomini, lottare contro tutti i carri armati, invece di venire qui con tutti i carri armati e sparare a qualcuno (APPLAUSI).

E a colui che chiedo di aiutarci molto, a colui che chiedo di cuore di aiutarmi, è al popolo (APPLAUSI), all’opinione pubblica, per disarmare gli ambiziosi, per condannare in anticipo coloro che da adesso cominciano ad affacciare le orecchie (APPLAUSI).

Oggi non mi dilungherò negli attacchi di tipo personale o particolare, perché è molto recente e assai presto per entrare nelle polemiche pubbliche — ma quando ci si dovrà fare, lo farò perché ho la testa in alto e sono disposto a discutere con la verità qualora fosse necessario—, e perché c’è una gioia molto grande nel popolo, e perché nella massa dei combattenti, non dico che in tutti i suoi leader ma nella maggior parte di essi, perché nella maggior parte dei leader – e lì abbiamo, ad esempio, Carlos Prío Socarrás, che è venuto a Cuba per aiutare la Rivoluzione incondizionatamente, come dice, e non ad aspirare assolutamente a niente— (APPLAUSI); non ha protestato per niente né si è lamentato minimamente né ha fatto prova di discordanza per il gabinetto, sa che ce n’è uno composto da uomini onesti e giovani che meritano un voto di fiducia per lavorare.

E ci sono anche i dirigenti di altre organizzazione, che hanno la stessa disponibilità. E c’è qualcos’altro: i combattenti, gli uomini che lottarono e che seguono soltanto ideali, gli uomini che lottarono, proveniente da tutte le organizzazioni, loro hanno un atteggiamento molto patriottico e hanno sentimenti molto rivoluzionari e molto nobili, perché la penseranno sempre come il popolo, perché sono certo che colui che cerchi di provocare una guerra civile, avrà la condanna dell’intero popolo (APPLAUSI), e l’abbandono dei combattenti di fila, che non lo seguiranno. E ci si deve essere veramente matto per sfidare, non soltanto la forza nelle condizione che abbiamo oggi, ma la ragione, il diritto della patria e l’intero popolo di Cuba (APPLAUSI).

E tutto questo lo dico perché voglio porre una domanda al popolo; voglio porre una domanda al popolo che m’interessa molto, e che interessa molto sentire la risposta del popolo: Perché immagazzinare armi clandestinamente in questo momento? Perché nascondere armi in diversi posti della capitale? Perché contrabbandare armi in questo momento? Perché? E vi dico che ci sono elementi di una data organizzazione rivoluzionaria che stanno nascondendo delle armi (ESCLAMAZIONI DI: “Cerchiamole!), che stanno immagazzinando armi, e che stanno contrabbandando armi. Tutte le armi prese dall’Esercito Ribelle sono nelle caserme, e non le abbiamo toccate, nessuno le ha portate a casa sua, né le ha nascoste; ci sono nelle caserme, chiuse a chiave; sia a Pinar del Río che a La Cabaña, a Columbia, a Matanzas, a Santa Clara, a Camagüey ed a Oriente; non sono state caricate su alcun camion per nasconderle a qualche parte, perché le armi devono essere nelle caserme.

Vi farò una domanda, perché parlando chiaro e analizzando il problema è come se ne risolvono, e sono disposto a fare ciò che è a mia portata per risolverli nel modo giusto: con la ragione e l’intelligenza, e con l’influenza dell’opinione pubblica, che è quella che comanda, non usando la forza; perché se credesse alla forza, al fatto che i problemi si risolvono usando la forza, non sarebbe necessario parlare più al popolo, né porgli questo problema, basterebbe soltanto andare a cercare quelle armi (APPLAUSI).

E in questo caso bisogna fare in modo che i combattenti rivoluzionari, gli uomini idealisti, che possono essere ingannati con questa manovra, abbandonino i falsi leaderini che hanno adottato il suddetto atteggiamento e si mettano accanto al popolo, che è il primo al quale ci si deve servire.

E vi farò una domanda: Armi perché? per lottare contro chi? contro il Governo Rivoluzionario che ha avuto l’appoggio dell’intero popolo? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) E’ per caso la stessa cosa il magistrato Urrutia governando la Repubblica che Batista governando la Repubblica? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) Armi perché? c’è qui una dettatura? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) Lotteranno contro un governo affrancato, che rispetta i diritti del popolo? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”), adesso che non c’è censura, e che la stampa è interamente libera, più libera che mai, e che è anche certa che continuerà ad esserlo per sempre, senza che ci sia di nuovo la censura? (APPLAUSI), oggi, che l’intero popolo può riunirsi liberamente? oggi che non ci sono torture, né prigionieri politici, ne assassini, né terrore? oggi che c’è solo la gioia, che tutti i leader traditori sono stati rimossi dai sindacati, e che verranno convocate immediatamente le elezioni in tutti i sindacati? (APPLAUSI.) Quando tutti i diritti dei cittadini sono stati ristabiliti, quando verranno convocate elezioni in breve termine, armi perché? nascondere armi, perché? Per ricattare il Presidente della Repubblica? per minacciare con infrangere la pace? per creare organizzazioni di gangster? Allora ritorniamo al gangsterismo? allora ritorniamo alla sparatoria giornaliera sulle strade della capitale? Arme, perché?

E voglio dirvi che due giorni fa, elementi di una data organizzazione, si recarono ad una caserma, quella di San Antonio, caserma sotto la giurisdizione del comandante Camilo Cienfuegos e sotto la mia giurisdizione, nella mia qualità di Comandante in Capo di tutte le forze, e si portarono via le armi che c’erano là, loro si portarono via 500 armi, 6 mitragliatrici e 80 000 pallottole (ESCLAMAZIONI DI: “Cerchiamole!”).

E onestamente vi dico che non è stata peggiore provocazione. Perché fare questo a degli uomini che hanno saputo lottare qui per il paese durante due anni, uomini che oggi hanno la responsabilità della pace del paese e che vogliono fare le cose nel modo giusto, è una canagliata ed è una provocazione ingiustificabile.

E ciò che abbiamo fatto non è andare a cercare quei fucili; perché, infatti — come dicevo prima— quello che vogliamo fare è parlare al popolo, utilizzare l’influenza dell’opinione pubblica, perché i leaderini che si trovano dietro alle suddette manovre, rimangano senza truppa. Perché i combattenti idealisti — e gli uomini che hanno combattuto nelle singole organizzazioni sono veri idealisti— lo sappiano, perché possano esigere responsabilità a tale scopo.

Ed è per questo che non ci siamo lasciati neanche provocare, gli abbiamo lasciati tranquilli malgrado il furto delle armi, furto ingiustificato perché qui non c’è dettatura e nessuno deve temere che diventeremo dei dettatori, e vi dirò il perché: ve lo dirò: diventa dettatore colui che non ha il popolo e deve far ricorso alla forza, perché non ha voti il giorno che dovrà candidarsi (APPLAUSI). Non possiamo diventare dettatori noi, uomini che abbiamo visto tanto affetto in seno al popolo, un affetto generale, totale e assoluto nel popolo; oltre ai nostri principi, perché non incorreremo mai nella grossolanità di ostentare un atteggiamento per via della forza, perché non ci piace, perché non per nulla siamo stati i portavoce di questa lotta contro la schifosa e repugnante tirannia (APPLAUSI).

Noi non avremo mai bisogno della forza, perché abbiamo il popolo, e inoltre perché il giorno in cui il popolo ci farà una faccia, se solo ce ne farà una, ce ne andiamo (APPLAUSI). Perché questo è per noi un dovere, non un piacere, questo è per noi un lavoro, non per niente né dormiamo, né ci riposiamo, né mangiamo visitando l’isola e lavorando onestamente per servire il nostro paese; non per niente non abbiamo nulla, e saremo sempre uomini che non avremo nulla (APPLAUSI E ESCLAMAZIONI DI: “Hai il popolo!”). E il popolo non ci vedrà mai con un’immoralità, né concedendo un privilegio a nessuno, né tollerando un’ingiustizia, ne rubando, né arricchendoci, né niente del genere; perché il potere l’abbiamo concepito come un sacrificio, e credetemi che se non ci fosse così, dopo tutte le prove di affetto che ho ricevuto dal popolo, di tutta questa manifestazione di apoteosi di oggi, se non fosse un dovere che dobbiamo compiere, il meglio sarebbe andarsene, ritirarsi o morire; perché dopo tanto affetto e tanta fede, ci fa paura di non essere in grado di compiere come si deve il proprio dovere nei confronti del popolo! (LUNGHI APPLAUSI.)

E se non fosse per questo dovere, se non fosse per questo dovere —lo dico— ciò che farebbe sarebbe di congedarmi con il popolo, e rimanere sempre con l’affetto che ho ricevuto oggi, e che mi chiamino con le stesse frasi di incoraggiamento con le quali mi hanno chiamato oggi.

Tuttavia, so che il potere è un compito arduo, complicato, che le missioni e compiti che dobbiamo compiere, così com’è il problema che abbiamo davanti, è infatti una questione difficile e piena di amarezze, e ci si affronta perché l’unica cosa che non diremo al popolo a quest’ora è: “Me ne vado.” (ESCLAMAZIONI DI: “Viva il padre della patria!” (POI UN’OVAZIONE.)

Inoltre, c’è un altro motivo per cui non ci interessa la forza: perché il giorno in cui qualcuno si alzasse qui con la forza, oserei chiamare il peggior nemico, quello a chi fosse più antipatico, per chiedergli se vuole compiere con il popolo, e gli direi: “Guardi, prenda tutte quelle forze, tutte quelle truppe e tutte quelle armi”, e rimarrei calmo, perché so che il giorno in cui si sarebbe alzato con la forza, andrei ancora una volta alla Sierra Maestra e vediamo per quanto tempo avrebbe durato quella dettatura nel potere (APPLAUSI).

Credo che ci sono ragioni più che sufficienti perché tutti sappiano che non vogliamo controllare il potere per via della forza.

Il Presidente della Repubblica mi ha dato l’incarico più imbarazzante di tutti, cioè, riorganizzare gli istituti armati della Repubblica e a questo punto mi ha dato il grado di Comandante in Capo di tutte le forze aeree, marittime e di terra della nazione (APPLAUSI E ESCLAMAZIONI DI: “Te lo meriti!”). No, non lo merito, perché quello è un sacrificio per me, e in definitiva, per me quello non è motivo di orgoglio, né motivo di vanità, per me è un sacrificio. Tuttavia, voglio che il popolo mi dica se pensa che devo assumere tale compito (LUNGHI APPLAUSI E ESCLAMAZIONI DI: “Sì!”).

Penso che se abbiamo fatto un esercito con ben12 uomini, e quei 12 uomini sono oggi alla testa dei comandi militari, credo che se abbiamo insegnato al nostro esercito che un prigioniere non veniva mai assassinato, che un ferito non veniva mai abbandonato, che un prigioniere non veniva mai colpito, siamo gli uomini che possiamo insegnare a tutti gli istituti armati della Repubblica le stesse cose che abbiamo insegnato a quel esercito (APPLAUSI). Per avere degli istituti armati dove neanche uno solo dei suoi uomini colpisca un prigioniere, né lo torturi, né lo uccida (APPLAUSI). E perché, inoltre, possiamo servire da ponte tra i rivoluzionari ed i militari perbene, coloro che non hanno rubato, né hanno assassinato, perché quei militari, coloro che non hanno rubato né assassinato, avranno il diritto di continuare nelle forze armate (APPLAUSI); e vi dico anche che colui che abbia assassinato, non sarà risparmiato dal plotone di fucilazione (LUNGHI APPLAUSI).

Per di più, tutti i combattenti rivoluzionari interessati ad appartenere alle forze regolari della Repubblica, hanno il diritto di farlo, al di là dell’organizzazione alla quale appartengano, con i loro gradi… Le porte sono aperte a tutti i combattenti rivoluzionari che vogliano lottare e che vogliano compiere un compito in beneficio del paese. E questo è così, se ci sono libertà, se c’è un governo di uomini giovani e onesti, se il paese è contento, se ha fiducia in quel governo e negli uomini che sono a capo delle forze armate, se ci saranno elezioni, se le porte sono aperte per tutti, perché immagazzinare armi?

Ditemi se il popolo vuole la pace oppure che ci sia in tutti gli angoli un tizio con un fucile; ditemi se il popolo è d’accordo o se ritiene giusto che tutti quelli che vogliano abbiano un esercito particolare che obbedisca soltanto il suo capetto (ESCLAMAZIONI DI: “No!”); se così può avere ordine e pace nella Repubblica (ESCLAMAZIONE DI: “No!”).

(QUALCUNO DICE: “Depurazione delle forze armate!”) Superdepurazione, non depurazione (APPLAUSI).

(ESCLAMAZIONI DI: “Parlaci di Raúl!”) Raúl è alla caserma Moncada, che è il posto dove deve essere adesso.

E questi sono i problemi che oggi ho voluto sottoporre al popolo. Al più presto possibile devono andarsene i fucili dalle strade e scomparire i fucili dalle strade (APPLAUSI). Perché non c’è più un nemico di fronte, perché non bisogna lottare contro nessuno; e se un giorno si dovesse lottare contro un nemico estraneo o contro un movimento che venga contro la Rivoluzione, non lotteranno quattro gatti, lotterà l’intero popolo (LUNGHI APPLAUSI).

Le armi devono essere nelle caserme, qui nessuno ha il diritto di avere eserciti particolari (APPLAUSI).

Gli elementi che fanno le suddette manovre sospette, forse hanno trovato come pretesto il fatto che io e i miei compagni siamo stati nominati per compiere mansioni secondo indicazioni del Presidente, e affermano che c’è un esercito politico. Come mai un esercito politico se, come vi ho già detto, abbiamo tutto il popolo, che è, infatti, il nostro esercito politico?

Oggi voglio avvertire il popolo, e voglio avvertire le madri cubane, che farò sempre il meglio per risolvere tutti i problemi senza versare un solo goccio di sangue (APPLAUSI). Voglio dire alle madri cubane che mai, per colpa nostra, ci sparerà qui un colpo; e voglio chiedere al popolo, e alla stampa e a tutti gli uomini onesti e responsabili del paese, di aiutarci a risolvere questi problemi con l’appoggio dell’opinione pubblica, non con transazioni, perché quando le persone si armano e minacciano a cambio di qualcosa, quello è un’immoralità, e quello non l’accetterò mai (APLAUSOS). Perché dopo che alcuni elementi hanno cominciato a immagazzinare armi, vi dico in questa sede che non accetterò la minima concezione, perché quello sarebbe abbassare la morale della Rivoluzione (APPLAUSI). E ciò che dobbiamo fare è che colui che non appartenga alle forze regolari della Repubblica — diritto che hanno tutti i combattenti rivoluzionari—, che ritorni le armi alle caserme, perché qui le armi sovrabbondano perché non c’è più la tirannia, e si è dimostrato che le armi valgono solo quando ci si ha ragione e ci si ha il popolo, altrimenti, servono soltanto ad assassinare e a commettere misfatti (APPLAUSI).

Voglio anche dire al popolo che può essere sicuro che le leggi del paese saranno rispettate e che non ci sarà gangsterismo, né marmaglia né banditismo, perché non ci sarà più tolleranza. Le armi della Rivoluzione sono oggi tra le mani dei rivoluzionari. Mi auguro che quelle armi non vengano mai utilizzate, però, il giorno in cui il popolo lo chiederà per garantire la sua pace, la sua tranquillità e i suoi diritti, quando il popolo lo chiederà, quando sarà necessario, allora, quelle armi compiranno quello che dovranno compiere, e compiranno soltanto il loro dovere (APPLAUSI).

Non pensare che risponderemo alle provocazioni, perché siamo assai calmi per rispondere alle provocazioni, perché abbiamo delle enormi responsabilità dunque non dobbiamo precipitarci nel prendere misure, né fare sfoggi né cosa del genere, e perché sono consci che bisogna esaurire sempre — ed esaurirò sempre— tutti i mezzi persuasivi, e tutti i mezzi ragionevoli, e tutti i mezzi umani per evitare che venga versato un solo goccio di sangue a Cuba. Così, nessuno deve temere che sprofonderò nelle provocazione, nessuno deve temere che ci sprofonderò; perché quando non ci sarà più pazienza, ne andremo a cercare di più, e quando sarà finita ancora questa, andremo di nuovo a cercarla; ecco la nostra norma (APPLAUSI). Ed è questa la parola d’ordine degli uomini che sono in possesso delle armi e che detengono il potere: non ci si dobbiamo stancare mai di sopportare, non ci si dobbiamo mai stancare di rassegnarci a tutte le amarezze e a tutte le provocazioni, tranne quando saranno in pericolo gli interessi più sacri del popolo. E in questo caso deve essere dimostrato veramente, deve essere una petizione della nazione, della stampa, delle istituzioni civiche, dei lavoratori e dell’intero popolo; quando lo chiederanno, e solo quando lo chiederanno. E tutte le volte, nelle singole circostanze, incontrerò il popolo e gli dirò: “Guardate, è successo questo.”

Questa volta ho ommesso i nomi, perché non voglio inquinare l’atmosfera, perché non voglio aumentare la tensione; voglio soltanto prevenire il popolo dei pericoli, perché sarebbe molto triste che questa Rivoluzione che ha costato parecchi sacrifici — non che andrà a frustrarsi, perché questa Rivoluzione non si frustrerà mai, perché si sa che con il popolo e con tutto ciò che c’è a favore del popolo, non c’è nessun pericolo—, però sarebbe molto triste che dopo l’esempio dato all’America, ci si spari di nuovo un colpo.

E’ vero che in quasi tutte le rivoluzioni, dopo la lotta, viene un’altra e via dicendo — basta guardare la storia di tutte le rivoluzioni, quella del Messico e qualsiasi altra. Tuttavia, sembrava che sarebbe una eccezione, come è stata un’eccezione nel resto; essa è stata straordinaria perché non si è più sparato un colpo, e vorremmo che fosse anche straordinaria nel fatto che non ci fosse più uno sparo qui; e penso che ci riusciremo, credo che la Rivoluzione trionferà senza che venga fatto un solo sparo, sapete perché? Perché è veramente ammirabile il grado di coscienza sviluppatosi nel paese, il civismo di questo popolo, la disciplina di questo popolo, l’anima di questo popolo; infatti, sono orgoglioso dell’intero popolo, ho una fede straordinaria nel popolo di Cuba (APPLAUSI). Vale la pena sacrificarsi per il nostro popolo.

Oggi ho avuto il piacere di dare un esempio davanti a l‘intera stampa: c’era una folla davanti al Palazzo Presidenziale, e mi dicevano che sarebbero stati necessari 1 000 uomini per uscirci; allora, mi sono fermato e ho chiesto al popolo di fare due file, che non era necessario nessun uomo, che io andrebbe là da solo, e in pochi minuti il popolo ha fatto le due file, e passiamo di là, senza alcun problema. Ecco il popolo di Cuba, e questo l’abbiamo fatto davanti ai giornalisti (APPLAUSI).

Da adesso in poi, non più premure né ovazioni; da adesso in poi dobbiamo lavorare, domani sarà un giorno come qualcun altro, e via dicendo, e ci abitueremo alla libertà. Adesso siamo contenti perché c’era molto tempo che non eravamo liberi, ma entro una settimana avremo altre preoccupazioni: cioè, se ci sono soldi per pagare l’affitto, l’elettricità, il cibo, ecco i veri problemi che deve risolvere il Governo Rivoluzionario, il milione di problemi che ha il popolo di Cuba, ed è per questo che ha un consiglio di ministri composto da uomini giovani e entusiaste, e sono certo che riusciranno a cambiare la Repubblica, ne sono certo (LUNGHI APPLAUSI). Inoltre, perché c’è un Presidente che e sicuro nel potere, che non è minacciato da nessun pericolo, perché quando vi ho parlato dei pericoli, non si trattava del pericolo di sconfitta del regime, questa è una possibilità molto lontana; a quel punto parlavo del pericolo di versare un goccio di sangue. Tuttavia, il Presidente della Repubblica è consolidato, riconosciuto da tutte le nazioni —non tutte, ma rapidamente lo stanno riconoscendo le nazioni del mondo—, e ha l’appoggio del popolo ed il nostro, l’appoggio delle forze rivoluzionarie; l’appoggio vero, e l’appoggio senza condizioni, l’appoggio senza chiedere né reclamare nulla, perché qui abbiamo lottato per i diritti del potere civile, e lo dimostreremo, che per noi i principi sono al di sopra di ogni considerazione e che non lottiamo per ambizioni.

Credo che abbiamo dimostrato sufficientemente di avere lottato senza ambizioni. Credo che nessun cubano ne ha alcun dubbio.

Così, ora noi tutti dobbiamo lavorare molto. Io, dalla mia parte, sono predisposto a fare il meglio a favore del paese, così come i miei compagni, il Presidente della Repubblica e tutti i ministri, che non si riposeranno. E vi assicuro che se oggi esce qualcuno da Cuba e rientra entro due anni, non conoscerà questa Repubblica.

Vedo che c’è uno straordinario spirito di collaborazione nell’intero popolo, vedo alla stampa, ai giornalisti, a tutti i settori del paese, bramosi di aiutare, ed è quello di cui abbiamo bisogno. E questo perché il popolo di Cuba ha imparato molto, e questi sette anni rappresentano settanta anni di apprendistato. Si è detto che il colpo di Stato fu un ritardo di venticinque anni; se è stato così —e quello era veramente un ritardo di venticinque anni—, adesso abbiamo un’evoluzione di cinquanta anni. La Repubblica è sconosciuta: niente politicastro, niente vizio, niente gioco, niente ruberia. Abbiamo cominciato alcuni giorni fa, e la Repubblica è pressoché sconosciuta.

Adesso abbiamo un arduo lavoro da svolgere. Tutti i problemi che riguardano le forze armate, sono problemi che hanno a che fare con le nostre attività avvenire, eppure, faremo il meglio per il popolo, perché io, non essendo di formazione militare, sarò qui soltanto il tempo minimo, e poi me ne andrò a fare altre cose perché, francamente, non ci sarò più necessario (ESCLAMAZIONI). Con questo voglio dire che non sarò più necessario nell’ambito militari, e che ho altri sogni. E poi, se un giorno avesse la voglia di sparare, di lottare, di cimentare un’inquietudine, c’è molto campo dove posso farlo (APPLAUSI).

(ESCLAMAZIONI DI: “Bisogna promuovere fonti di lavoro!”) Se non risolviamo tutti quei problemi, questa non sarebbe una rivoluzione, compagni, perché credo che in questo momento, il problema fondamentale della Repubblica, e ciò di cui avrà bisogno il popolo fra poco – cioè, una volta passata la gioia del trionfo-, è di lavoro, è il modo di guadagnarsi la vita dignitosamente (APLAUSOS).

E non è solo questo compagni; ci sono molte altre cose di cui ho parlato nell’arco di questi giorni, e che immagino che voi, il più e il meno, avrà ormai sentito alla radio o letto al giornale, e poi, perché non dobbiamo esaurire tutti i temi in una sola sera.

Riflettiamo a questi problemi e chiudiamo questa lunga giornata — che anche se non sono stanco, so che dovete ritornare alle vostre case che sono lontane. (ESCLAMAZIONI DI: “Non importa!”, “Continua!”)

Avevo l’impegno di recarmi in TV per essere presente alla puntata “Ante la Prensa” questa sera, alle ore 22:00, o ad un’altra ora, ed è già l’1 e 30 (ESCLAMAZIONI DI: Domani!”) Bene, lo lascerò per domani.

Avrete occasione di conoscere i ministri tramite il giornale, e di sentire loro alla radio o tramite altro media.

Tutti i miei amici sono venuti dappertutto: dalla scuola, dal quartiere. Posso perfino dirvi che a questo punto conosco tutti i cubani…

E dicevo che avrete occasione di sentire i ministri, ciascuno di loro ha i propri piani e vi spiegheranno i loro programmi, e ciascuno degli uomini che sono al consiglio dei ministri è assai identificato con tutti gli altri elementi della rivoluzione.

Il Presidente della Repubblica, facendo uso dei suoi diritti —perché è stato eletto senza condizioni—, ha scelto la maggioranza di ministri dal Movimento 26 Luglio. Era un suo diritto, così come chiedere la nostra collaborazione, e l’ha avuta completamente, e ci rendiamo responsabili davanti a questo Governo Rivoluzionario.

E come ho detto altrove: che nessuno creda che le cose si risolveranno di punto in bianco. La guerra non è stata vinta in un solo giorno, né in due, né in tre, e fu necessario lottare molto duro; la Rivoluzione non si vincerà neanche in un solo giorno, né si farà tutto quello che si deve fare in un solo giorno. D’altra parte, ho sempre detto al popolo, in tutte le manifestazioni, che non deve pensare che i ministri sono dei saggi — comincio nel dirvi che nessuno di loro è stato ministro in precedenza, è qualcosa di nuovo per loro; tuttavia loro sono carichi di buone intensioni. E in questo caso vi dico questo, quello che ho detto nel caso dei comandanti ribelli: il comandante Camilo Cienfuegos non sapeva niente di guerra, neanche servirsi di un arma, non sapeva assolutamente nulla. Quando conobbi Che nel Messico, egli si occupava di dissecare conigli e fare ricerche mediche. Raúl non sapeva niente; Efigenio Ameijeiras neanche; e all’inizio non conoscevano niente sulla guerra, e poi, alla fine, gli potei dire, come gli dissi: “Comandante, vada avanti verso Columbia, e prendetela”; “Comandante, vada avanti verso La Cabaña, e prendetela”; “Vada avanti verso Santiago, e prendetelo”, ed ero certo che lo farebbero… (LUNGHI APPLAUSI). Perché? Perché avevano imparato.

Forse i ministri non avranno adesso dei risultati importante, ma sono certo che entro qualche mesi saranno in grado di risolvere tutti i problemi presentati dal popolo, perché hanno il più importante: il desiderio di riuscire e di aiutare il popolo; e soprattutto, sono certo che neanche uno solo di loro, commetterà mai il classico errore dei ministri. Sapete qual è, vero? (ESCLAMAZIONI DI: “Rubare!”, “Rubare!”) Ah!, come lo sapete?

Perché loro hanno, soprattutto, la morale e l’onestà. Non saranno dei saggi, perché qui nessuno è saggio, ma posso assicurarvi che loro sono assai onesti, che è quello di cui ci si ha bisogno. Non è quello ciò che chiede sempre il popolo, un governo onesto? (ESCLAMAZIONI DI: “Sì! Allora, diamo a loro un voto di fiducia, glielo diamo, ed aspettiamo (ESCLAMAZIONI). Sì, sono del “26” la maggior parte di loro, ma se loro non fossero bravi, allora verranno quelli del 27 o del 28. Sappiamo che a Cuba c’è molta gente preparata, ma non tutti possono essere ministri. O per caso il “26 Luglio” non ha il diritto di fare la prova di governare la Repubblica? (ESCLAMAZIONI DI: “Sì!”).

E basta per oggi. Infatti, manca soltanto una cosa… Se sapreste che quando incontro il popolo non ho più sonno, non ho più fame. Perdete il sonno anche voi, vero? (ESCLAMAZIONI DI: “Sì!)

Quello che importa, o piuttosto, quello che voglio dirvi, è che credo che attualmente, le manifestazioni del popolo dell’Avana, questa folla – perché questo è stato sorprendente, l‘avete visto; ci si potrà vedere nei film e nelle fotografie—, credo, sinceramente, che questa folla è stata un’esagerazione del popolo, perché è molto più di quello che ci meritiamo (ESCLAMAZIONI DI: “No!”).

So, inoltre, che mai avremo una massa come questa, eccetto in un altra occasione — in cui sono certo che ci sarà ancora una volta una folla come questa—, e sarà proprio il giorno della nostra morte, perché noi, quando vi porterete alla tomba, quel giorno, si radunerà ancora tanta gente come oggi, perché noi, non deluderemo mai il nostro popolo!

VERSION TAQUIGRAFICA DE LAS OFICINAS DEL PRIMER MINISTRO

da e traduzione di Fidel, Soldado de las ideas, www.fidelcastro.cu

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Discorso pronunciato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz al Parco Céspedes, Santiago de Cuba, il 1 gennaio 1959

Cubadebate (italiano) - Ven, 28/12/2018 - 02:44

fidel-castro-banner-580x214Abitanti di Santiago,

Compatriotti di tutta Cuba,

Finalmente siamo arrivati a Santiago (GRIDE E APPLAUSI). La strada è stata dura e lunga, ma siamo arrivati (APPLAUSI).

Si diceva che oggi ci aspettavano alle ore 14 alla capitale della repubblica, sono stato il primo a stupirsi (GRIDE E APPLAUSI), sono stato proprio uno dei primi sorpresi dal putsch infido e truccato di questa mattina, operatosi nella capitale della repubblica (GRIDE E APPLAUSI).

Poi, io sarei stato alla capitale della repubblica, cioè, alla nuova capitale della Repubblica (GRIDE E APPLAUSI), perché Santiago de Cuba, in accordo al desiderio del presidente provvisorio, in accordo al desiderio dell’esercito ribelle e in accordo al desiderio del popolo di Santiago de Cuba, che lo merita bene, è la capitale (GRIDE E APPLAUSI). Santiago de Cuba sarà la capitale provvisoria della Repubblica! (GRIDE E APPLAUSI).

Forse alcuni saranno sorpresi dalla misura, è una nuova misura, ed è proprio questo che deve contraddistinguere la Rivoluzione, cioè, fare delle cose che non sono state mai fatte (GRIDE E APPLAUSI). Nel scegliere Santiago de Cuba come capitale provvisoria della repubblica, sappiamo perché lo facciamo. Non si tratta di lusingare demagogicamente una località particolare, è semplicemente che Santiago è stato il baluardo più forte della Rivoluzione (GRIDE E APPLAUSI).

La Rivoluzione comincia adesso; la Rivoluzione non sarà un compito facile, la Rivoluzione sarà un compito duro e pieno di pericoli, soprattutto in questa fase iniziale, e quale posto migliore per stabilire il governo della Repubblica di questa fortezza della Rivoluzione (GRIDE E APPLAUSI), perché questo sarà un governo solidamente sostenuto dal popolo nella città eroica e della Sierra Maestra, perché Santiago si trova alla Sierra Maestra (GRIDE E APPLAUSI). A Santiago de Cuba e alla Sierra Maestra, la rivoluzione avrà le sue migliori fortezze (APPLAUSI).

Ma ci sono anche altre … (INTERRUZIONE) … Naturalmente, noi non abbiamo mai … (INTERRUZIONE) … di rifiutare qualsiasi collaborazione …(INTERRUZIONE) … “Mi promette di non? ” E dice: “Prometto che non lo farò.” Dico, “Giura che non lo farà?” Ed mi disse: ” Giuro che non lo farò” (GRIDE E APPLAUSI).

Penso che la prima cosa che deve contraddistinguere un militare è l’onore, che la prima cosa che deve contraddistinguere un militare è la parola, e questo signore ha dimostrato non solo una mancanza di onore e di parola, ma inoltre ha dimostrato di essere privo di cervello, perché un movimento che avrebbe potuto farsi fin dall’inizio con tutto il sostegno del popolo e la vittoria assicurata in anticipo, non è stato altro che una capriola nel vuoto. Pensò che sarebbe stato troppo facile ingannare il popolo e ingannare la Rivoluzione.

Sapevo alcune cose: sapevo che quando si sarebbe conosciuto che Batista era partito in aereo il popolo si sarebbe lanciato sulla strada pazzo di gioia, e pensarono che il popolo non era abbastanza maturo per distinguere tra la fuga di Batista e la Rivoluzione; perché se Batista parte e gli amici di Cantillo s’impadroniscono dei carri armati, sarebbe molto probabile la partenza del dottore Urrutia entro tre mesi, perché così come ci tradivano adesso ci tradirebbero dopo, e la grande verità è che il signor Cantillo ci ha tradito prima della Rivoluzione. L’ha dimostrato per bene, e lo dimostrerò.

Si era convenuto con il generale Cantillo che la rivolta avrebbe luogo il giorno 31 alle ore 15 del pomeriggio; si era precisato che l’appoggio delle forze armate al movimento rivoluzionario sarebbe incondizionato, vale a dire, l’appoggio al Presidente nominato dai dirigenti rivoluzionari e alle cariche assegnate dai dirigenti rivoluzionari ai militari; si trattava di un appoggio incondizionato. Si era convenuto il piano in tutti i suoi particolari: il giorno 31, alle ore 15 del pomeriggio, ci sarebbe una rivolta alla guarnigione di Santiago de Cuba; immediatamente le colonne ribelle sarebbero entrate nella città – i militari ed i ribelli insieme-, i quali avrebbero avuto l’appoggio del popolo, e poi si sarebbe lanciata una proclama rivoluzionaria alla nazione invitando a tutti i militari onesti a raggiungere il movimento.

Si era convenuto che i carri armati che erano nella città sarebbero alla nostra disposizione, e io mi sono offerto, personalmente, per andare verso la capitale con una colonna blindata preceduta dai carri armati. Alle ore 15 del pomeriggio, mi sarebbero stati consegnai i carri armati, non perché si pensasse che si dovrebbe combattere ma preventivamente, caso mai il movimento all’Avana fallisse e fosse necessario piazzare la nostra avanguardia il più vicino possibile della capitale. E inoltre, per evitare eventuali eccessi nella Città dell’Avana.

Ovviamente, con l’odio che ci si era svegliato contro la forza pubblica a causa dei numerosi orrori commessi da Ventura e Pilar García, la caduta di Batista avrebbe cagionato disorganizzazione in seno alla popolazione, e inoltre, quei poliziotti non avrebbero avuto la forza morale per contenere il popolo, così come si è verificato: ci sono stati degli eccessi nella capitale: saccheggi, sparatorie, incendi. Tutta la responsabilità cadde sul generale Cantillo per avere tradito la parola ingaggiata e per non avere messo in atto il piano convenuto. Pensò che nominando capitani e comandanti della polizia —di cui molti erano già partiti al momento di essere nominati, ciò che dimostra che non avevano la coscienza molto pulita— la situazione sarebbe risolta.

Tuttavia, a Santiago de Cuba è stata un’altra cosa ben diversa. Quanto ordine e quanto senso civico! Quanta disciplina dimostrata dal popolo! Neanche un caso di saccheggio, neanche un caso di vendetta personale, neanche un uomo trascinato sulle strade, neanche un incendio. E’ stato ammirevole ed esemplare il comportamento di Santiago de Cuba, malgrado due cose: malgrado il fatto di essere stata la città che aveva sofferto di più e che aveva subito di più il terrore, quindi, quella che aveva più diritto di essere sdegnata (GRIDE E APPLAUSI); e inoltre, malgrado le nostre dichiarazioni di questa mattina dicendo che non eravamo d’accordo con il putsch.

Santiago de Cuba ha avuto un comportamento esemplare, e credo che sarà questo caso di Santiago de Cuba un motivo di orgoglio per il popolo, per i rivoluzionari e per i militari della Piazza di Santiago de Cuba (GRIDE E APPLAUSI). Ormai non potranno dire che la Rivoluzione è l’anarchia e il disordine; è capitato all’Avana a causa del tradimento, ma non è stato così a Santiago de Cuba, che possiamo presentare come modello ogni volta che si cerchi di accusare la Rivoluzione di anarchica e di disorganizzata (APPLAUSI).

E’ opportuno che il popolo conosca le comunicazioni scambiata tra il generale Cantillo e il sottoscritto, se il popolo non è stanco (GRIDE E ESCLAMAZIONI DI: “No!”) posso leggere la lettera.

Dopo gli accordi adottati, quando avevamo già smesso le operazioni a Santiago de Cuba, perché il giorno 28 le nostre forze erano molto vicine alla città, e tutto era pronto per l’attacco alla Piazza, dopo l’incontro sostenuto, abbiamo dovuto fare dei cambiamenti, abbandonare le operazioni a Santiago de Cuba e capeggiare le nostre truppe verso altri posti, dove ipoteticamente il movimento non era organizzato dal primo momento. Una volta fatti tutti i nostri spostamenti e che le colonne erano pronte per andare verso la capitale, ho ricevuto, poche ore prima, questa nota inviata dal generale Cantillo, che testualmente dice così:

“Le circostanze sono cambiate in un senso molto favorevole alla soluzione nazionale” – nel senso che lui vuole per Cuba. Era strano perché dopo avere analizzato tutti i fattori, essi non potevano essere più favorevole alle circostanze. La vittoria era sicura, e poi era strano che dicesse: “Le circostanze sono cambiate in modo favorevole”. Le circostanze riferite al fatto che Batista e Tabernilla erano d’accordo, che il putsch era assicurato.

“La prego di non fare nulla in questo momento e di aspettare gli eventi delle prossime settimane, entro il giorno sei. Naturalmente, la tregua indefinitamente prolungata, intanto loro sistemavano tutto all’Avana.

La mia risposta fu immediata: “Il contenuto della nota è interamente estraneo agli accordi adottati, è ambiguo e incomprensibile e mi ha fatto perdere la fiducia nella serietà degli accordi. Si rompono le ostilità a partire da domani alle ore 15, che è stata la data e l’ora convenuta dal Movimento.”

Poi è successa una cosa molto curiosa. Oltre alla nota, che era molto breve, ho incaricato il portatore di essa di dire al capo della Piazza di Santiago de Cuba che se le ostilità si rompevano per mancato adempimenti degli accordi ed eravamo costretti ad attaccare la Piazza di Santiago de Cuba, allora la sola soluzione sarebbe la resa della Piazza, che avremmo chiesto la resa della Piazza se le ostilità si rompevano ed eravamo noi a cominciare l’attacco. Tuttavia il portatore della lettera ha capito male le mie parole e disse al colonnello Rego Rubido che io chiedevo la resa della Piazza come condizione per arrivare a qualsiasi accordo. Lui non ha detto ciò che gli avevo affermato, cioè, che se cominciavo l’attacco, ma che avevo messo al generale Cantillo come condizione la resa della Piazza.

Di seguito al messaggio, il colonnelle capo della Piazza di Santiago de Cuba mi invia una lettera molto concettosa e molto degna che vi leggerò. Naturalmente era offeso con quello che gli era stato detto, e dice:

“La soluzione trovata non è il putsch né il consiglio militare, e, tuttavia, pensiamo che è ciò che conviene di più al Dottore Fidel Castro, in accordo alle sue idee e avrebbe in 48 ore il destino della nazione tra le sue mani. Non è una soluzione locale, ma nazionale, e qualsiasi indiscrezione in anticipo potrebbe comprometterla o distruggerla creando il caos. Vogliamo che ci sia fiducia nei nostri confronti e ci sarà una soluzione entro il giorno sei.

“In quanto a Santiago, a causa della nota e le parole del messaggere, dobbiamo cambiare il piano e non entrare; tali parole hanno creato disagio tra il personale… E le armi non sarebbero mai concesse senza lottare. Le armi non si rendono a un alleato e non si consegnano senza onore”, frase molto bella pronunciata dal capo della Piazza di Santiago de Cuba.

“Se non c’è fiducia nei nostri confronti oppure se si attacca Santiago, si riterranno rotti gli accordi e cesseranno le azioni per la soluzione offerta, svincolandoci formalmente da qualsiasi impegno. Ci auguriamo – visto il tempo necessario per agire in un modo o in altro-, che la risposta arriverà in tempo per essere inviata all’Avana nel viscount pomeridiano.”

La mia risposta alla suddetta nota del colonnello José Rego Rubido è stata questa:

“Territorio Libero di Cuba, 31 dicembre 1958.

“Signor Colonnello,

“Un deplorevole malinteso si è commesso nel trasmettere le mie parole, forse dovuto alla premura con la quale ho risposto alla nota e alla conversazione in fretta con il portatore. Io non ho detto che la nostra condizione negli accordi adottati era la resa della Piazza di Santiago de Cuba, sarebbe stata una scortesia nei confronti del nostro visitatore, e una proposizione indegna e offensiva per i militari che si sono avvicinati a noi.

“La questione era un’altra. Si era arrivato a un accordo e si era adottato un piano tra il leader del movimento militare e noi da attuarsi il giorno 31 alle ore 15 pomeridiane; perfino i particolari sono stati convenuti dopo avere esaminato accuratamente la questione; si comincerebbe con la rivolta della guarnigione di Santiago de Cuba, ho convinto il generale… dei vantaggi di cominciare dalla regione orientale e non a Columbia, per paura di un putsch nelle caserme della capitale della repubblica che renderebbe difficile l’adesione del popolo al movimento. Lui era interamente d’accordo con me, si impensieriva soltanto per l’ordine nella capitale e abbiamo convenuto delle misure per sventare il pericolo. La misura era, proprio, l’avanzamento della nostra colonna verso Santiago de Cuba. Si trattava di un’azione con la partecipazione dei militari, il popolo e noi, una sorta di movimento rivoluzionario che dal primo momento avrebbe contato sulla fiducia dell’intera nazione.

“Immediatamente – e in accordo a quanto convenuto-, abbiamo sospeso le azioni in atto e abbiamo fatto nuovi spostamenti delle forze, facendole avanzare verso altri punti come Holguín, dove la presenza di noti sbirri rendeva assai sicura la resistenza al movimento militare rivoluzionario.

“Quando tutto era già pronto dalla nostra parte, ho ricevuto la nota di ieri, dove mi facevano capire che non ci sarebbe stata eseguita l’azione convenuta. A quanto pare c’erano altri piani, ma non m’informavano quali né perché. Infatti, non era più un affare nostro, si doveva solo aspettare. Unilateralmente si cambiava tutto mettendo a rischio le nostre forze che, tenendo presente ciò che si aveva, erano state inviate a compiere operazioni difficili; eravamo sottoposti a minace e imponderabili …(INTERRUZIONE) … qualsiasi rischio del generale … nei suoi frequenti viaggi all’Avana diventerebbe per noi un disastro militare. Lei deve riconoscere che tutto è molto confuso in questo momento, e che Batista è un soggetto abile e furbo, che sa manovrare. Qualsiasi rischio… (INTERRUZIONE) … Come mai ci chiedono di rinunciare ai vantaggi ottenuti nelle operazioni delle ultime settimane, per poi aspettare pazientemente che si verificassero i fatti?

“Ho precisato che non poteva essere soltanto un’azione dei militari, per quello, infatti, non sarebbe stato necessario di aspettare gli orrori di due anni di guerra. Stare con le braccia incrociate nei momenti decisivi è la sola cosa da non chiedere a noi, uomini che per ben sette anni abbiamo lottato contro l’oppressione.

“Anche se avete intensione di consegnare il potere ai rivoluzionari, non è il potere in sé ciò che ci interessa, ma che la Rivoluzione compia il suo destino. Mi preoccupa, anche, che i militari, a causa di un eccesso ingiustificato di scrupoli favoriscano la fuga dei grandi colpevoli, che partirebbero all’estero con le loro grosse fortune, per poi fare tutto il danno possibile alla nostra patria.

“Personalmente posso aggiungere che il potere non m’interessa, né penso occuparlo, veglierò perché non si frustri il sacrificio di tanti compatriotti, qualunque sia il mio destino ulteriore. Mi auguro che capisca questi onesti motivi che gli presento con tutto il rispetto che merita la sua dignità militare. Sicuramente non ha a che fare con un ambizioso né con un insolente…”

Fermate i carri armati, per piacere (GRIDE E APPLAUSI).

ANNUNCIATORE. – Per favore, fermate i carri armati. Per favore, il Comandante in Capo ha dato l’ordine di fermare i carri armati e di bloccarli là dove sono, perché il popolo possa continuare ad ascoltare la parola del massimo leader della Rivoluzione Cubana, dottore Fidel Castro (GRIDE E APPLAUSI).

DOTT. FIDEL CASTRO. – Alla fine delle nostre dichiarazioni e della proclamazione del Presidente provvisorio, i carri armati renderanno onore al Potere Civile della repubblica, passando davanti ai vostri balconi (GRIDE E APPLAUSI).

Continuo leggendo la lettera del giorno 31 al signor Colonnello della Piazza di Santiago de Cuba.

“Personalmente posso aggiungere che il potere non m’interessa, né penso occuparlo, veglierò perché non si frustri il sacrificio di tanti compatriotti, qualunque sia il mio destino ulteriore. Mi auguro che capisca questi onesti motivi che gli presento con tutto il rispetto che merita la sua dignità militare. Sicuramente non ha a che fare con un ambizioso né con un insolente…”

“Ho sempre fatto tutto con lealtà e franchezza, non si potrà mai chiamare vittoria quella ottenuta con sottomissione e inganno; il linguaggio dell’onore che voi intendete è l’unico che so parlare.

“Durante l’incontro con il generale non si è mai sentita… la parola resa; ciò che ho detto ieri e che ripeto oggi è che dalle ore 15 del pomeriggio del giorno 31 in poi – data e ora convenute-, non possiamo prolungare di più la tregua nei confronti di Santiago de Cuba, perché sarebbe nocivo alla nostra unione. … (INTERRUZIONE) … Mai una cospirazione… Ieri sera correva la voce che il generale… era stato arrestato all’Avana, che al cimitero di Santiago de Cuba erano stati trovati dei giovani trucidati. Ho avuto l’impressione che avevamo perso il tempo empiamente; anche se oggi, fortunatamente e a quanto pare, il generale… è al suo posto; a cosa serve correre tali rischi.

“Ciò che ho detto al messaggere in quanto alla resa – che non è stato trasmesso letteralmente e forze motivò la sua nota di oggi-, è stato questo: ‘che se si rompevano le ostilità per mancato adempimento di quanto convenuto, saremmo stati costretti ad attaccare la Piazza di Santiago de Cuba, ciò che è inevitabile, visto che in quel senso avevamo orientato i nostri sforzi nei messi scorsi, e nel cui caso, una volta avviatasi le operazioni, avremmo chiesto la resa delle forze che la difendevano’. Questo non voleva dire che pensavamo che vi saresti resi senza lottare, perché so che, anche senza motivo per combattere, i militari cubani difendono le posizioni con zucconaggine e questo ci ha costato molte vite. Ho voluto dire soltanto che dopo avere versato il sangue dei nostri uomini per il raggiungimento di un obiettivo, un’altra soluzione non era possibile, giacché anche se ci avrebbe costato molto caro, tenendo presente le condizioni attuali delle forze che difendono il regime -le quali non potranno prestare appoggio a questa città-, essa sarebbe caduta inesorabilmente tra le nostri mani. Ecco l’obiettivo basilare di tutte le nostre operazioni nei mesi scorsi, e un piano di questa rilevanza non si può fermare per qualche settimane senza che ci siano enormi conseguenze, nel caso in cui si frustrasse il movimento militare, perdendosi, inoltre, il momento opportuno, che è questo, quando la dettatura sta subendo enormi sconfitte nelle province di Oriente e Las Villas.

“Siamo davanti al dilemma di sia rinunciare ai vantaggi della nostra vittoria sia attaccare, cioè, una vittoria sicura a cambio di una vittoria probabile. Lei pensa che con la nota di ieri, ambigua e laconica, contentiva di una decisione unilaterale, possa io incorrere nella responsabilità di mantenere in sospeso i piani? Come militare sì, riconosca che ci si chiede un impossibile. Voi, neanche per un minuto, avete smesso di scavare delle trincee che potrebbero essere utilizzate contro di noi da un Pedraza, un Pilar García, o un Cañizares, se il generale … è sostituito nel comando assieme ai suoi uomini di fiducia. Non ci si può chiedere di rimanere inattivi; guardi che… (INTERRUZIONE) …anche se difenderanno con valore le loro armi, noi non potremmo fare altro che attaccare, perché anche noi abbiamo degli impegni molto sacri da compiere.

“Anziché alleati, desidero che i militari onorevoli e noi siamo dei compagni in un’unica causa, che è quella di Cuba. Desidero, al di sopra di tutto, che Lei e i suoi compagni non si formino un’idea erronea del mio atteggiamento e dei miei sentimenti, che… (INTERRUZIONE) … che si confonda con… (INTERRUZIONE) … In quanto alla tacita sospensione del fuoco nella zona di Santiago de Cuba, per evitare ogni tipo di dubbio, ratifico che in qualsiasi momento prima dell’avviamento dei combattimenti, possiamo riprendere le operazioni, è ormai avvertito che l’attacco avrà luogo da un momento all’altro, e che per nessun motivo si sospenderanno ancora una volta i piani, giacché il nostro …(INTERRUZIONE) …può seminare la confusione in seno al popolo e deteriorare il morale dei nostri combattenti.

“Distinti saluti,

“Fidel Castro Ruz” (GRIDE E APPLAUSI).

Il colonnello Rego mi ha risposto con una lettera degna di onore e che dice così:

“Signore,

“Ho ricevuto la sua cortese lettera con data di oggi e La ringrazio sentitamente del chiarimento in merito alla nota precedente, anche se devo dirle che avevo sempre pensato che si trattava di un malinteso perché ho osservato la sua linea di condotta e sono convinto che Lei è un uomo di principi.

“Ignoravo i particolari del piano originale, poiché sono stato informato soltanto della parte che mi riguardava, così come ignoro anche alcuni piccoli dei particolari del piano attuale. Ritengo che Lei ha in parte ragione quando fa l’analisi del piano originale; però penso che ci vorrebbero alcuni giorni in più per la sua attuazione e non si potrebbe evitare la fuga di molti colpevoli, grandi, medi e piccoli.

“Sono dell’opinione che a Cuba è assolutamente necessario dare un esempio a coloro che approfittando delle posizioni del potere per commettere ogni tipo di fatti punibili, però, purtroppo, la storia è colma di casi simili e poche volte i colpevoli possono essere messi a disposizione delle autorità competenti, perché poche volte con le rivoluzioni si fa ciò che si deve fare … (INTERRUZIONE) …

“Capisco affatto i suoi pensieri in questo caso, anch’io, essendo meno responsabilizzato dalla storia, pressoché accetto.

“In quanto all’azione unilaterale di cui mi ha parlato, le ripeto che… in ambedue i casi, sono stato informato soltanto di ciò che mi riguardava, considerando che quanto successo è stato che il generale… trasformò l’idea di quello che Lei desiderava in accordo alle sue norme e principi, agendo di conseguenza.

“Non ho motivi per credere che qualcuno cerchi di favorire la fuga del colpevole e, personalmente ne sono contrario” —diceva il colonnello Rego Rubido (APPLAUSI) — “ma qualora succedesse, la responsabilità storica per tali fatti ricadrà su colui l’avrebbe favorito e mai sugli altri.

“Credo francamente che tutto accadrà in sintonia con le sue idee e che, in sostanza, è… ispirato sulle migliori aspirazioni per il bene di Cuba e della Rivoluzione da Lei avviata.

“Ho saputo di un giovane studente trovato morto al cimitero e oggi ho ordinato di esaurire tutti mezzi di ricerca per trovare l’autore e conoscere le circostanza in cui si è commesso il suddetto atto, così come l’ho fatto nei giorni scorsi fino a mettere a disposizione dell’autorità giudiziaria i presunti responsabili.

“Finalmente voglio portare alla sua conoscenza che ho inviato una comunicazione al Generale chiedendo un aereo per inviarLe la sua concettosa lettera, e la prego di non perdere la pazienza perché forze entro la data fissata Lei sarà già all’Avana.

“Quando il Generale se ne è andato, gli ho chiesto di lasciarmi l’elicottero con il pilota se per caso Lei avrebbe voluto sorvolare Santiago la domenica (APPLAUSI).

“Bene, Dottore, Colgo l’occasione per porgere i miei più distinti saluti e i miei migliori auguri di buon d’anno”.

“Firmato: Colonnello Rego Rubido” (APPLAUSI).

Le conversazioni erano a questo punto quando, sia il colonnello Rego, capo della Piazza di Santiago de Cuba, che il sottoscritto, siamo stati sorpresi dal putsch a Columbia, che era ben diverso da quanto convenuto. E la prima cosa che è stata fatta, la più criminale, è stata quella di lasciare scappare Batista, Tabernilla e i più colpevoli (APPLAUSI). Gli hanno lasciato scapare con i loro milioni di peso, gli hanno lasciato scappare con i 300 o 400 milioni di peso che avevano rubato e questo ci costerà molto caro! perché adesso, da Santo Domingo e da altri Paesi faranno la propaganda contro la Rivoluzione, facendo tutto il danno possibile alla nostra causa, e per anni ci saranno là a minacciare il nostro popolo, mantenendoci in allerta continua, perché pagheranno e ordiranno cospirazioni contro di noi (GRIDE).

Cosa abbiamo fatto quando abbiamo conosciuto del putsch di cui abbiamo avuto conoscenza tramite la stazione Radio Progreso? Già a quell’ora, indovinando ciò che succedeva, mentre facevo delle dichiarazioni, ho conosciuto della partenza di Batista verso Santo Domingo. E ho pensato: Sarà un errore, sarà una diceria? E intanto chiedevo conferma di quanto sopra ho sentito che, davvero, il signore e la sua cricca erano fuggiti, e la cosa migliore era che il generale Cantillo diceva che quel movimento era risultato dei propositi patriotici del generale Batista, i propositi patriotici del generale Batista! che rinunciava per risparmiare il versamento del sangue, che ne pensate? (GRIDE).

C’è ancora un’altra cosa. Per farsi un’idea di che razza di putsch si era allestito, basta dire che Pedraza, che era stato nominato membro del Consiglio, se ne era andato (GRIDE). Penso che non è necessario aggiungere altro per conoscere le intensioni dei putschisti. E non hanno nominato il presidente Urrutia, che è il presidente proclamato dal Movimento e da tutte le organizzazioni rivoluzionarie (APPLAUSI). Hanno chiamato un signore che, d’altra parte, è il più anziano di tutti i magistrati del Tribunale Supremo – tutti loro sono abbastanza anziani-, e soprattutto un signore che è stato Presidente, fino alla data odierna, di un Tribunale Supremo di Giustizia dove non c’era nessun tipo di giustizia.

Quale sarebbe il risultato di tutto questo? Una rivoluzione a metà, certamente, un accomodamento, una caricatura di rivoluzione. Il signor Pinco Pallino; poco importa se si chiama in un modo o in altro questo signor Piedra, che a quest’ora, se non ha rinunciato, allora che si prepari perché lo faremo rinunciare all’Avana (APPLAUSI). Credo che non resterà in carica neanche 24 ore. Batterà il record (GRIDE E APPLAUSI).

Designano questo signore, ma è buffo: Cantillo, eroe nazionale, paladino delle libertà cubane, signore e padrone di Cuba, e il signor Piedra là. Francamente avevamo sconfitto un dettatore per mettere un altro. Il movimento di Columbia era, comunque, un movimento controrivoluzionario; il suddetto si allontanava, comunque, del proposito del popolo; il suddetto era, comunque, sospetto, e prontamente il signor Piedra disse che avrebbe lanciato un appello ai ribelli, che avrebbe fatto una commissione di pace, e noi, tranquillamente, avremmo lasciato da parte i fusili e tutt’altro per andare a riverire il signor Piedra e il signor Cantillo.

Era palese che sia Cantillo che Piedra erano nel mondo della luna. Erano nel mondo della luna perché credo che il popolo di Cuba ha imparato molto e anche noi, i ribelli, abbiamo imparato qualcosa.

Ecco a che punto si trovava la situazione oggi mattina, che non è quella di questa sera perché e cambiata di molto (APPLAUSI). Di fronte a questo, di fronte a questo tradimento, abbiamo dato l’ordine a tutti i comandanti ribelli di continuare le operazioni militari e di continuare a compiere gli obiettivi; di conseguenza, immediatamente abbiamo dato l’ordini a tutte le colonne destinate all’operazione di Santiago de Cuba di avanzare verso la città.

Voglio che sappiate che le nostre forze erano decise sul serio a prendere d’assalto Santiago de Cuba. Questo sarebbe stato molto deplorevole, perché sarebbe stato versato del sangue, così, questa sera non sarebbe stata una sera di gioia, di pace e di confraternita (APLAUSOS).

Vorrei confessarvi che se a Santiago de Cuba non si è ingaggiata una battaglia sanguinosa è stato, soprattutto, grazie all’atteggiamento patriottico del colonnello dell’esercito José Rego Rubido (APPLAUSI); ai comandanti delle fregate “Máximo Gómez” e “Maceo”, al capo del distretto navale di Santiago de Cuba (APPLAUSI) e all’ufficiale incaricato della questura (APPLAUSI). Tutti loro —ed è giusto riconoscerlo e ringraziare loro— hanno contribuito ad evitare una battaglia sanguinosa ed a fare diventare il movimento controrivoluzionario di questa mattina nel movimento rivoluzionario di questa sera.

La sola scelta che avevamo era quella di attaccare perché non potevamo permettere il consolidamento del putsch di Columbia e, quindi, si doveva attaccare senza aspettare. E quando le truppe saltavano già sui propri obiettivi, il colonello Rego ha preso l’elicottero per rintracciarmi; i capi delle fregate entrarono in contatto con noi e si sono messi, incondizionatamente, sotto gli ordini della Rivoluzione (APPLAUSI).

Tenendo presente che adesso avevamo l’appoggio delle due fregate – che hanno un altissimo potere di fuoco-, l’appoggio del distretto navale e l’appoggio della polizia, ho convocato una riunione con tuti gli ufficiali dell’esercito della Piazza di Santiago de Cuba, che sono più di 100. Quando gli ho invitati a incontrarmi gli ho detto che non avevo la più minima apprensione di parlare con loro perché ero certo che avevo la ragione; perché sapevo che avrebbero capito i miei argomenti e che alla fine di questa riunione ci sarebbe arrivato ad un accordo. E, effettivamente, ci siamo incontrati a El Escandel, con la quasi totalità degli ufficiali dell’esercito di Santiago de Cuba, molti di loro uomini giovani bramosi di lottare per il bene della loro nazione.

Ho radunato quei militari e gli ho parlato del nostro sentimento rivoluzionario; gli ho parlato del nostro proposito nei confronti della nostra patria; gli ho parlato di ciò che volevamo per la nazione, del nostro atteggiamento nei confronti dei militari, del danneggiamento cagionato dalla tirannia all’esercito e che non era giusto di misurare nello stesso modo tutti i militari, che i criminali erano solo una minorità insignificante, e che c’erano molti militari onorevoli nell’esercito che sapevo che odiavano il crimine, l’abuso e l’ingiustizia.

Non era facile per i militari intraprendere un certo tipo d’azione; era logico, in quanto le cariche più alte dell’esercito erano tra le mani dei Tabernilla, dei Pilar García, dei parenti e degli incondizionati a Batista, e c’era un gran terrore in seno all’esercito. Non si poteva chiedere responsabilità ai singoli ufficiali.

C’erano due tipi di militari — che conosciamo bene—: i militari come Sosa Blanco, Cañizares, Sánchez Mosquera, Chaviano (GRIDE), che si caratterizzano dal crimine e l’assassinio a man salva dei poveri contadini. Tuttavia, ci sono altri militari molto onesti; ci sono stati dei militari che non hanno mai assassinato neanche uno, che non hanno bruciato nemmeno una casa, com’è stato il caso del comandante Quevedo, che è stato il nostro prigioniere dopo un’eroica resistenza nella battaglia di El Jigüe, e che oggi continua ad essere comandante dell’esercito (APPLAUSI); il comandante Sierra, e tanti altri militari che non hanno mai bruciato una casa. Quei militari non erano promossi, anzi, erano promossi i criminali, perché Batista premiava il crimine. Abbiamo l’esempio del colonnello Rego Rubido, che non deve i suoi gradi alla dettatura, ma che era già colonnello quando sono successi gli eventi del 10 marzo (APPLAUSI).

Il vero è che ho chiesto l’appoggio agli ufficiali dell’esercito di Santiago de Cuba, e gli ufficiali dell’esercito di Santiago de Cuba hanno dato il loro appoggio incondizionato alla Rivoluzione Cubana (APPLAUSI). Riuniti gli ufficiali della marina, della polizia e dell’esercito, si è convenuto di condannare il putsch manomesso di Columbia e di appoggiare il Governo legale della repubblica che ha l’appoggio della maggioranza del nostro popolo, rappresentato nella persona del dottore Manuel Urrutia Lleó. Grazie a quell’attitudine si è risparmiato molto sangue; grazie a quell’attitudine è nato questa sera un vero movimento militare rivoluzionario.

Capisco che in seno al popolo ci sono molte passioni giustificate, capisco le brame di giustizia in seno al nostro popolo e giustizia verrà fata (APPLAUSI). Però voglio chiedere al nostro popolo in questa sede… ci troviamo in un momento in cui è imperativo consolidare il potere, la prima cosa da fare è di consolidare il potere! Dopo formeremo una commissione composta da militari onesti e ufficiali dell’Esercito Ribelle che sarà quella incaricata di adottare le misure necessarie e di esigere responsabilità (APPLAUSI). E nessuno sarà contrario! perché l’esercito e le forze armate sono i più interessati al fatto che la colpa di alcuni ricada su tutti, e che non sia una vergogna portare la divisa militare; che i colpevoli siano puniti perché il discredito non piombi sugli innocenti (APPLAUSI).

Fidatevi di noi! ecco ciò che chiediamo al popolo, perché sapremo compiere il nostro dovere (APPLAUSI).

In tali circostanze ebbe luogo in questo pomeriggio un vero movimento rivoluzionario del popolo, dei militari e dei ribelli nella città di Santiago de Cuba. E’ inenarrabile l’entusiasmo dei militari, e in segno di fiducia ho chiesto agli ufficiali di entrare assieme a me a Santiago de Cuba, ed ecco tutti gli ufficiali dell’esercito! Ecco i carri armati a disposizione della Rivoluzione! Ecco l’artiglieria a disposizione della Rivoluzione! Ecco le fregate a disposizione della Rivoluzione! (GRIDE E APPLAUSI.)

Non dirò che la Rivoluzione ha un popolo, quello non bisogna dirlo, quello lo sanno tutti. Dicevo che il popolo, che prima aveva fucili di piccolo calibro, adesso ha l’artiglieria, i carri armati e le fregate, e anche molti tecnici dell’esercito che ci aiuteranno a usargli (APPLAUSI). Ormai il popolo è armato! E vi posso assicurare che se al momento in cui eravamo solo in 12 non abbiamo perso la fede, come mai farlo adesso che abbiamo 12 carri armati.

Voglio precisare che oggi, questa sera —questa notte, perché si avvicina l’alba—, prenderà possesso della presidenza della repubblica l’illustre magistrato, dottore Manuel Urrutia Lleó (APPLAUSI). Ha o non ha l’appoggio del popolo il dottore Urrutia? (APPLAUSI e GRIDE). Questo significa che il Presidente della repubblica, cioè, il Presidente legale, è colui che conta sul popolo, che è il dottore Manuel Urrutia Lleó.

Chi vuole il signor Piedra come Presidente? (ABUCHEOS.) Se nessuno vuole il signor Piedra come Presidente, come mai vogliono imporci il signor Piedra? (FISCHIATE).

Se è questa l’ordine del popolo di Santiago de Cuba, che è il sentimento del popolo di tutta Cuba, alla fine di questa manifestazione partirò con le truppe veterane della Sierra Maestra, i carri armati e l’artiglieria verso la capitale, perché si compia la volontà del popolo (APPLAUSI).

Siamo qui, francamente, alle ordini del popolo. In questo momento, ciò che è legale è il mandato del popolo; il Presidente è eletto dal popolo e non da un conciliabolo a Columbia alle ore 4 di notte (APPLAUSI). Il popolo ha eletto il suo presidente e ciò vuol dire che da questo momento in poi è costituita la massima autorità legale della repubblica (APPLAUSI). Nessuna delle cariche, né i gradi conferiti al Consiglio Militare dell’alba di oggi sono validi; tutte le nomine di cariche in seno all’esercito sono nulli —parlo delle nomine di questa mattinata—; colui che accetterà una carica designata dal Consiglio traditore di questa mattina, stara assumendo un’attitudine controrivoluzionaria, chicchessia, e di conseguenza, sarà fuori dalla legge.

Sono certo che domanti tutti i comandi militari della repubblica avranno accettato le disposizioni del Presidente della repubblica (APPLAUSI).

Il Presidente nominerà, immediatamente, i capi dell’esercito, della marina e della polizia. Per gli enormi servizi prestati in quest’ora alla Rivoluzione e per avere messo le sue migliaia di uomini a disposizione della Rivoluzione, suggeriamo come capo dell’esercito il colonnello Rego Rubido, che è un uomo… (APPLAUSI). Inoltre verrà designato come capo della marina uno dei due comandanti della fregata che sono stati i primi ad aderire la Rivoluzione (APPLAUSI), e suggeriamo al Presidente della repubblica di designare come capo nazionale della polizia il comandante Efigenio Ameijeiras, che ha perso due fratelli, che è venuto con noi nello yacht “Granma” ed è uno degli uomini più preparati dell’esercito rivoluzionario (APPLAUSI). In questo momento Ameijeiras è a Guantánamo, in operazioni, ma ci raggiungerà presto (APPLAUSI).

Chiedo solo del tempo per il Potere Civile della repubblica, per fare le cose secondo il desiderio del popolo, ma pian piano (DAL PUBBLICO GLI DICONO QUALCOSA). Solo chiedo una cosa al popolo, cioè, di essere paziente (DAL PUBBLICO GLI DICONO: “Oriente federale, Oriente capitale!”). No! no! la repubblica sempre unita, malgrado tutto. Ciò che dobbiamo chiedere è giustizia per Oriente (APLAUSOS). Il tempo, comunque, è un fattore importante. La Rivoluzione non si potrà…; potete essere certi che, per la prima volta, la repubblica sarà interamente libera, e il popolo avrà… (APPLAUSI).

Il potere non è stato frutto della politica, è stato frutto del sacrificio di centinaia di migliaia dei nostri compagni. L’unico compromesso è con il popolo e con la nazione cubana. Arriva al potere un uomo che non ha compromessi con nessuno, solo ed esclusivamente con il popolo (APPLAUSI).

Che Guevara ha ricevuto l’ordine di avanzare verso la capitale non provvisoria della repubblica, e il Comandante Camilo Cienfuegos, capo della colonna 2 “Antonio Maceo”, ha ricevuto l’ordine di avanzare verso la grande Avana e di assumere il comando dell’accampamento militare di Columbia. Si compiranno, semplicemente, le ordine del Presidente della repubblica e il mandato della Rivoluzione (APPLAUSI).

Non accusarci degli eccessi commessi all’Avana, noi non c’eravamo all’Avana; dei disordine successi all’Avana, accusate il generale Cantillo ed i putschisti dell’alba, che avevano pensato che avrebbero potuto controllare la situazione (APPLAUSI). A Santiago de Cuba, dove è stata fatta una vera Rivoluzione, c’è stato sempre l’ordine; a Santiago de Cuba si sono associati il popolo, i militari ed i rivoluzionari, e questo è indistruttibile. La direzione del Governo, il comando dell’Esercito e della Marina, saranno a Santiago de Cuba; i loro ordini saranno obbligatorie per tutti i comandi della repubblica. Ci auguriamo che tutti i militari onesti rispettino tali provvedimenti perché il militare, innanzitutto, è al servizio della legge e dell’autorità, non dell’autorità costituita – molte volte mal costituita-, ma dell’autorità costituita lecitamente.

I militari onesti non devono avere nessuna paura della Rivoluzione. In questa lotta non ci sono sconfitti, perché solo il popolo è stato il vincitore (APPLAUSI). Ci sono alcuni caduti da una parte e dall’altra parte, ma tutti ci siamo uniti per dare la vittoria alla nazione. Ci siamo dati l’abbraccio fraterno, i bravi militari ed i rivoluzionari (APPLAUSI). Non ci sarà più versamento del sangue, mi auguro che nessun focolaio opponga resistenza; perché oltre al fatto di essere una resistenza inutile e una resistenza che verrebbe annientata in pochi minuti, sarebbe una resistenza contro la legge, contro la repubblica e contro il sentimento della nazione cubana (APPLAUSI).

Questo movimento è stato organizzato per evitare che scoppi un’altra guerra entro sei mesi. Cosa è successo durante il governo di Machado? Ebbene, un generale di Machado fece un putsch, fece fuori Machado, e mise un presidente che durò 15 giorni; vennero i sergenti e dissero che quei ufficiali erano responsabili della dettatura di Machado e che loro non gli dovevano alcun rispetto, aumentò il fermento rivoluzionario e cacciarono via gli ufficiali. Adesso non potrà succedere lo stesso, adesso quei ufficiali hanno l’appoggio del popolo, e hanno l’appoggio della truppa, e hanno il prestigio di avere aderito il movimento rivoluzionario (APPLAUSI).

Questi militari verranno rispettati e apprezzati dal popolo, e non sarà necessario l’uso della forza, né andare sulla strada armato per fare paura; perché il vero ordine è quello che si basa sulla libertà, sul rispetto e sulla giustizia, no sulla forza. Da adesso in poi il popolo sarà interamente libero e il popolo sa comportarsi nel modo giusto, come l’ha dimostrato oggi (APPLAUSI).

La pace di cui ha bisogno la nostra patria, si è raggiunta; la città di Santiago de Cuba si è affrancata senza bisogno di versare del sangue. Per tale motivo c’è tanta gioia, e per tale motivo i militari che oggi hanno disatteso e disapprovato il putsch di Columbia per aderire incondizionatamente la Rivoluzione, meritano il nostro riconoscimento, la nostra gratitudine e il nostro rispetto (APPLAUSI).

Gli istituti militari della repubblica saranno in futuro modelli di istituzioni, per la loro capacità, per la loro educazione e per la loro identificazione con la causa del popolo. Perché da adesso in poi i fucili saranno sempre al servizio del popolo. Non ci saranno più putsch, non ci sarà più guerra, abbiamo fatto tutto in modo che non succeda come all’epoca di Machado. Quei signori, che vogliono più similitudine tra il caso di questa alba e quanto successo in occasione della caduta di Machado, quella volta misero un Carlos Manuel e adesso misero un altro Carlos Manuel (FISCHIATE).

Questa volta non ci sarà un Batista, perché non sarà necessario un 4 settembre che distrusse la disciplina in seno alle forze armate, perché con Batista si seminò l’indisciplina nell’esercito, perché la sua politica era quella di lodare i partiti per ridurre l’autorità degli ufficiali. Gli ufficiali avranno l’autorità, ci sarà disciplina nell’esercito, ci sarà un codice militare dove i delitti contro i diritti dell’uomo e contro l’onestà e l’etica dei militari verranno puniti nel modo giusto (APPLAUSI). Non ci saranno privilegi per nessuno; il militare con capacità e meriti verrà promosso, non il parente, l’amico – come finora-, senza rispettare le graduatorie.

Per i militari, così come per i lavoratori, cesserà lo sfruttamento dei contributi obbligatori, che nel caso degli operai è la quota sindacale (APPLAUSI) e nel caso dei militari è il peso per la Prima Donna, e due peso per l’altro, e gli si esaurisce il salario.

Ovviamente che il popolo deve aspettare tutto di noi, e lo avrà. Ma ho parlato dei militari perché anche loro sappiano che avranno tutto dalla Rivoluzione, tutti i vantaggi che non hanno mai avuto, perché quando non si ruberà più il denaro dei preventivi, i militari saranno molto meglio di prima. Il soldato non eserciterà le funzioni del poliziotto, il soldato sarà al suo addestramento, alla sua caserma, non sarà costretto di compiere le funzioni del poliziotto (APPLAUSI).

(DAL PUBBLICO GLI DICONO QUALCOSA) Niente microonda, anche se voglio precisare che in questo momento noi, i ribelli, portiamo la microonda perché ne abbiamo bisogno, però adesso le microonde non portano dietro gli sbirri, ne niente di simile, niente assassini, niente frenata davanti alle case ne bussata a mezzanotte (GRIDE E APPLAUSI).

Sono certo che dal momento in cui il Presidente della repubblica sarà in carica, decreterà il ristabilimento delle garanzie, e l’assoluta libertà di stampa e tutti i diritti individuali della nazione (APPLAUSI), tutti i diritti sindacali e tutti i diritti e tutte le domande dei nostri contadini e del nostro popolo. Non dimenticheremo i nostri contadini della Sierra Maestra e di Santiago de Cuba (GRIDE E APPLAUSI); non andremo a vivere all’Avana dimenticando tutti, io voglio vivere alla Sierra Maestra. Quanto meno, in quel che me riguarda, per un sentimento molto profondo di gratitudine, non dimenticherò quei contadini, e dal momento in cui avrò del tempo a disposizione, andrò sul posto per vedere dove sistemare il primo centro scolastico della capienza di 20 000 bambini (APPLAUSI). E lo faremo con l’aiuto del popolo; i ribelli ci lavoreranno e chiederemo ai singoli cittadini un sacco di cemento e un tondino, e sono certo che avremmo l’aiuto di tutti.

Non dimenticheremo neanche un solo settore del nostro popolo (DAL PUBBLICO GLI DICONO: Evviva Crescencio Pérez!) Evviva Crescencio Pérez che ha perso un figlio negli ultimi giorni della guerra!

L’economia della nazione si ripristinerà immediatamente. Quest’anno siamo noi a prenderci cura delle piantagioni di canna da zucchero, perché non vengano bruciate, quest’anno le tasse sullo zucchero non saranno destinate ad acquistare armi omicide, né bombe né aerei per bombardare il popolo (APPLAUSI).

Ci prenderemo cura delle comunicazioni, la linea telefonica che va da Jiguaní a Palma Soriano è stata già ripristinata e poi verrà ripristinata la ferrovia. Ci sarà la raccolta della canna da zucchero in tutta la nazione e ci saranno buoni salari, perché so che è questo il proposito del Presidente della repubblica. E ci saranno buoni prezzi perché, appunto, la paura della mancata raccolta dello zucchero ha fatto salire i prezzi sul mercato mondiale; ed i contadini potranno vendere il loro caffe, e gli allevatori di bestiame potranno vendere grossi animali all’Avana, perché fortunatamente il trionfo è arrivato, perché non ci sia nessun tipo di rovina.

Non spetta a me parlare di queste cose. Voi sapete che siamo uomini di parola e facciamo quello che promettiamo, e vogliamo fare più di quanto promesso e di quanto offerto al popolo di Cuba (APPLAUSI).

Tutti i problemi, certamente, non saranno risolti facilmente, sappiamo che il cammino non è scevro da ostacoli, ma siamo uomini di fede, che affrontiamo sempre le grosse difficoltà (APPLAUSI). Il popolo può essere certo di una cosa, possiamo sbagliare una e molte volte, ma la sola cosa che non potrà mai dire è che noi rubiamo, che tradiamo, cha abbiamo fatto affari sporchi… E sono certo che il popolo perdona gli errori però non le insolenze, e quelli che erano in precedenza erano degli insolenti.

Il dottore Manuel Urrutia Lleó, una volta in carica, dopo il giuramento della presidenza della repubblica davanti al popolo, sarà la massima autorità della nostra nazione (APPLAUSI). Nessuno deve pensare che avevo intensione di esercitare poteri al di sopra dell’autorità del Presidente della repubblica, sarò il primo a rispettare gli ordini del Potere Civile della repubblica e il primo a dare l’esempio (APPLAUSI); compiremo le sue ordini, e, in quel che riguarderà i poteri che ci si saranno concessi, cercheremo di fare il meglio per il nostro popolo, senza ambizioni, perché, fortunatamente, siamo esenti di ambizioni e di vanità. La gloria più grande è l’affetto del nostro popolo! Il premio maggiore sono le migliaia di bracci che si agitano pieni di speranza, fede e affetto nei nostri confronti! (APPLAUSI).

Non ci lasceremo mai trascinare dalla vanità né dall’ambizione, perché come disse il nostro Apostolo: “tutta la gloria del mondo è contenuta in un chicco di mais”, e non c’è soddisfazione né premio maggiore che compiere il dovere, come l’abbiamo fatto finora e come lo faremo sempre. E non lo dico in mio nome, ma in nome delle migliaia di combattenti che hanno reso possibile la vittoria del popolo (APLAUSOS); parlo del profondo sentimento di rispetto e di devozione nei confronti dei nostri morti, che non saranno dimenticati. I caduti avranno in noi i compagni i più fedeli. Questa volta non si potrà dire, come tante altre, che è stata tradita la memoria dei morti, perché i morti continueranno a comandare. Non sono qui, fisicamente, Frank País, Josué País, né tanti altri, eppure lo sono moralmente, spiritualmente, e solo la soddisfazione di sapere che il sacrificio non è stato invano, controbilancia l’immenso vuoto che hanno lasciato sul cammino (APPLAUSI). Le loro tombe avranno sempre fiori freschi! I loro figli non saranno dimenticati, perché i parenti dei caduti verranno aiutati! (APPLAUSI). Noi, i ribelli, non incasseremo un salario per gli anni di lotta e siamo orgogliosi di non incassare nulla per i servizi prestati alla Rivoluzione, e forze è possibile che continueremo a compiere i nostri obblighi senza incassare un salario, perché poco importa se non c’è denaro, quello che conta è la volontà e noi faremo ciò che si dovrà fare (APPLAUSI).

Però voglio anche ripetere in questa sede quanto dissi a “La Storia mi Assolverà”, cioè, che dobbiamo far sì che non manchino i mezzi di sostentamento, né l’assistenza né l’educazione ai figli dei militari caduti in combattimento contro di noi, perché loro non hanno la colpa degli orrori della guerra (APPLAUSI). E saremmo generosi, perché, ripeto, non ce ne sono stati sconfitti né vincitori. Solo i criminali di guerra verranno puniti, perché è un dovere ineludibile della giustizia, e il popolo può essere certo che lo faremo (APPLAUSI). E nel fare giustizia, non ci sarà vendetta. Quindi per evitare in futuro degli attentati contro qualcuno bisogna fare giustizia oggi; e giustizia verrà fatta, non vendetta né odio. L’odio è stato cacciato via dalla repubblica, come un ombra maledetta che ci lasciò l’ambizione e la…

E’ triste la fuga dei grandi colpevoli, ci sono migliaia di uomini pronti a perseguitargli, ma dobbiamo rispettare le leggi di altri Paesi. Per noi sarebbe facile perché abbiamo dei volontari ben disposti a giocarsi la vita, abbiamo tutto per perseguitare quei criminali; ma non vogliamo sembrare di essere un popolo che non rispetta le leggi degli altri popoli. Le rispetteremo fintantoché saranno rispettate le nostre, ma certamente, se a Santo Domingo cominciano a cospirare contro di noi …(INTERRUZIONE).

Una volta pensai che Trujillo ci aveva fatto del male con la vendita di armi a Batista, non per il fatto di vendere armi, ma perché esse erano di una qualità pessima, al punto che quando sono cadute tra nostre mani non servivano a nulla (RISATE). Tuttavia, gli ha venduto delle bombe con le quali sono stati trucidati molti contadini. Non ci si ha neanche il desiderio di restituirgli le carabine, ché d’altronde non servono a nulla, ma piuttosto di restituirgli qualcos’altra di meglio…

Sì, ovviamente, innanzitutto i perseguitati politici di Santo Domingo troveranno qui la loro miglior casa e il loro miglior asilo, ed i perseguitati politici di tutta la dettatura avranno qui la loro miglior casa e la maggior comprensione, perché anche noi siamo stati dei perseguitati politici.

Se Santo Domingo diventa fucina della controrivoluzione, se Santo Domingo diventa la base delle cospirazioni contro la Rivoluzione Cubana, se quei signori si consacrano a fare cospirazioni da quel Paese, meglio che se ne vadano in fretta da Santo Domingo, perché neanche là saranno molto sicuri (APPLAUSI). E non saremo noi, perché noi non dobbiamo immischiarci nei problemi di Santo Domingo, ma perché i dominicani hanno imparato dell’esempio di Cuba, così, nel suddetto Paese, le cose diventeranno molto serie. I dominicani hanno imparato che è possibile lottare contro la tirannia e sconfiggerla, ed era proprio questo l’esempio più temuto dai dettatori; esempio incoraggiante per l’America che si è appena verificato nella nostra patria (APPLAUSI).

L’intera America osserva il corso e il destino di questa Rivoluzione; ha gli occhi su di noi, ci accompagna con i migliori voti di vittoria e ci appoggerà nei momenti difficili. Questa gioia di oggi non è solo di Cuba, ma dell’intera America. Così come noi siamo stati gioiosi con la caduta di un dettatore nell’America latina, anche loro sono gioiosi oggi per i cubani.

Devo concludere malgrado il cumulo di sentimenti e di idee che con il disordine, il rumore e l’emozione di oggi vengono alla mia testa. Dicevo —ed è rimasta inconclusa l’idea— che giustizia verrà fatta e che era un peccato che fossero fuggiti i grandi colpevoli –e sappiamo di chi è la colpa-, perché il popolo sa benissimo chi gli lasciò andare, lasciando qui – non dirò i più poveri ma sì i più goffi-, coloro che non avevano soldi, gli uomini di fila che obbedirono le ordini dei grandi colpevoli; lasciarono scappare i grandi colpevoli perché il popolo saziasse la propria ira e la propria indignazione con i meno responsabili. Questa volta è giusto punirgli questa volta, così impareranno (APPLAUSI).

Capita sempre lo stesso, il popolo avvertisse della partenza dei grandi e gli altri rimangono, tuttavia -capita sempre lo stesso-, i grandi se ne vanno e gli altri rimangono, allora puniamoceli (APPLAUSI). I grandi se ne vanno, anche loro avranno una punizione; duro, molto duro è di vivere per sempre lontano dalla patria, perché quanto meno verranno condannati all’ostracismo, per tutta la vita, i criminali e i ladri che fuggirono in fretta.

Se si potesse vedere tramite un buco —come dice il popolo— il signor Batista in questo momento! Lo spaccone, l’uomo superbo che non pronunciava un solo discorso se non era per chiamare codardi, miserabili e banditi a tutti gli altri! Qui non abbiamo chiamato bandito a nessuno, qui non impera né si respira l’odio, la superbia né il disprezzo, come in quei discorsi della dettatura. Quel uomo che disse che quando entrò a Columbia aveva una sola pallottola nella pistola, se ne andò all’alba in un aereo con una pallottola nella pistola. Si è dimostrato che i dettatori non sono tanto temibili né tanto suicidi, e che quando arriva l’ora e si sentono persi, fuggono codardamente. Infatti, ci si lamentiamo che sia scappato quando avrebbe potuto essere arrestato, e se avessimo arrestato Batista gli avremmo tolto i 200 milioni di peso rubati. Reclameremo il denaro, ovunque sia, perché non sono criminali politici, ma criminali comuni! E vedremo coloro che appariranno nelle ambasciate, a meno che abbiano già avuto un salvacondotto da Cantillo. Dobbiamo discernere i criminali politici dei criminali comuni; asilo per i criminali politici, niente per i criminali comuni. Devono essere messi davanti ai tribunali e dimostrare che sono criminali politici, e se si dimostra che sono criminali comuni, che gli consegnino alle autorità.

E Mujal, malgrado la sua taglia e peso, in questo momento non si sa che fine ha fatto (GRIDE). Sono fuggiti! (DAL PUBBLICO GLI DICONO QUALCOSA)

Non so come vi ricordate ancora dei quei meschini! Finalmente il popolo si è affrancato di tutta quella canaglia.

Adesso parlerà qualunque lo voglia fare, bene o male, però parlerà qualunque lo voglia fare. Non è più come prima che parlavano soltanto loro, e parlavano male, ci sarà libertà… perché per questo… Libertà perché ci critichino e ci attacchino; sarà sempre un piacere parlare quando ci combattono con la libertà che abbiamo aiutato a conquistare per tutti (APPLAUSI). Non vi offenderemo mai, ci difenderemo sempre e seguiremo solo una norma, quella del rispetto al diritto e ai pensieri altrui.

Quei nomi menzionati, quella gente non si a quale ambasciata, a quale spiaggia, in quale imbarcazione, non si sa che fine hanno fatto… (ININTELLIGIBILE) …ci siamo liberati di loro, e se per caso hanno lasciato una casetta, una piccola proprietà o una mucca, allora dovremmo confiscare tutto.

Perché devo avvertire che i funzionari della tirannia, i rappresentanti, i senatori, coloro che non hanno rubato ma che hanno percepito un salario, dovranno restituire fino all’ultimo centesimo di quanto incassato lungo questi quattro anni, perché hanno incassato illegalmente e dovranno restituire alla repubblica il denaro che hanno incassato tutti quei senatori, quei rappresentanti, altrimenti, confischeremo le loro proprietà, perché colui che abbia rubato non rimarrà con nulla proveniente dal furto, perché questa è la prima legge della Rivoluzione. No è giusto inviare in carcere un uomo che ha rubato una gallina o un tacchino e che coloro che hanno rubato milioni di peso siano a spasso tranquillamente (APPLAUSI).

E attenti! e attenti i ladri di oggi e di ieri, attenti perché la legge rivoluzionaria cadrà sulle spalle di tutti i colpevoli di tutti i tempi, perché la Rivoluzione arriva alla vittoria senza compromessi con nessuno, solo con il popolo, che è l’unico al quale deve la sua vittoria (APPLAUSI).

Finirò (GRIDE DI: “No!”), finirò per oggi. Ricordate che devo andarmene subito, è il mio dovere, e voi siete in piedi da molte ore (GRIDE).

Vedo tante bandiere rosse e nere nei vestiti delle nostre compagne, che in realtà è duro per noi abbandonare questa tribuna, dove abbiamo esperimentato, noi tutti, la più grande emozione delle nostre vite (GRIDE E APPLAUSI).

Dunque, dobbiamo ricordare Santiago de Cuba con profondo affetto. Quante volte ci siamo riuniti, di qua, di là, alla Alameda, alla Trocha, dove un giorno disse che se ci strappavano i diritti per la forza avremmo sostituito… con fucili (APPLAUSI). E hanno dato la colpa a Luis Orlando di tali dichiarazioni, e io rimasi zitto, sul giornale si è pubblicato che era stato Luis Orlando a farle. Invece sono stato io, ma non ero molto sicuro se erano giuste o meno, perché a quell’epoca… (RISATE). E poi abbiamo dovuto sostituire tutto, gli studenti, i libri e matite, con fucili; i contadini hanno sostituito i loro attrezzi agricoli con fucili. Oramai il compito dei fucili ha cessato. I fucili saranno custoditi su un posto dove saranno alla portata degli uomini incaricati di difendere la nostra sovranità e i nostri diritti.

Tuttavia, qualora il nostro popolo sia minacciato, non combatteranno soltanto i 30 000 oppure i 40 000 integranti delle Forze Armate, ma combatteranno i 300 000, i 400 000 oppure i 500 000 cubani, uomini e donne in grado di combattere (GRIDE E APPLAUSI). Ci saranno le armi necessarie perché per armare tutti quanti vorranno combattere quando arriverà il momento di difendere la nostra sovranità (APPLAUSI). Perché si è dimostrato che a Cuba non solo combattono gli uomini ma anche le donne (APPLAUSI), e la miglior prova è il plotone “Mariana Grajales”, che tanto si è fatto notare nei numerosi combattimenti (APPLAUSI). E le donne sono così brave quanto i nostri più bravi soldati.

Volevo dimostrare che le donne potevano essere bravi soldati. All’inizio è stato duro fare capire questo perché c’erano molti pregiudizi e c’erano uomini che dicevano che fintantoché ci fosse un uomo con un fucile non se ne doveva dare uno a una donna? E perché non?

Volevo dimostrare che le donne potevano essere bravi soldati, ma c’erano molti pregiudizi… nei confronti della donna, e poi la donna è un settore del nostro Paese che deve essere affrancato, perché è vittima della discriminazione nel lavoro e in molti altri aspetti della vita.

Organizziamo le unità di donne, dimostrandosi che anche le donne possono combattere, e quando in un popolo combattono uomini e donne, quel popolo è invincibile.

Terremo organizzate le milizie oppure la riserva femminile e le terremo addestrate, sono tutte delle volontarie (APPLAUSI). E queste giovani che vedo oggi con vestiti rossi e neri, del 26 luglio, mi auguro che impareranno anche a usare le armi (GRIDE E APPLAUSI).

E questa Rivoluzione, compatriotti, fatta con tanto sacrificio, la nostra Rivoluzione, la Rivoluzione del popolo, è già una bella e indistruttibile realtà! Quanto motivo di fondato orgoglio, quanto motivo di sincera gioia e speranza per tutto il nostro popolo! Questo non è soltanto qui, a Santiago de Cuba, ma anche dalla punta di Maisí fino al capo di San Antonio.

Sono entusiasta di vedere il popolo lungo il nostro percorso fino alla capitale, perché so che è la stessa speranza, la stessa fede di un intero popolo che si è sollevato, che sopportò paziente tutti i sacrifici, che non gli importò la fame; che quando demmo il permesso di tre giorni per ripristinare le comunicazioni, perché non subisse la fame, tutti hanno protestato (APPLAUSI), perché volevano la vittoria a qualsiasi prezzo. E questo popolo si merita un miglior destino, merita la gioia che non ha mai avuto nei ben 50 anni di repubblica; si merita diventare uno dei primi popoli al mondo, per la sua intelligenza, per il suo coraggio, per il suo spirito (APPLAUSI).

Nessuno può pensare che parlo con demagogia, nessuno può pensare che voglio ingannare il popolo; ho dimostrato a sufficienza la mia fede nel popolo, perché quando arrivai con 82 uomini sulle spiagge di Cuba e che la gente diceva che eravamo pazzi e ci chiedevano come mai pensavamo di vincere la guerra, dissi: “perché abbiamo il popolo” (APPLAUSI). E quando fummo sconfitti la prima volta, e che eravamo un pugno di uomini e persistiamo nella lotta, sapevamo che questa sarebbe una realtà, perché credevamo al popolo; quando ci fecero disperdere cinque volte nell’arco di 45 giorni, e ci riunimmo e riprendemmo la lotta, era perché avevamo fede al popolo, e oggi è la più palese dimostrazione che quella fede era fondata (APPLAUSI).

Sono contento di avere creduto sentitamente al popolo di Cuba e di avere infuso nei miei compagni quella fede, che piuttosto una fede è una sicurezza intera nei nostri uomini. E quella stessa fede che noi abbiamo in voi, è la fede che noi vogliamo che avete sempre nei nostri confronti (APPLAUSI).

La repubblica non è stata affrancata nel 1895 e il sonno dei mambi si frustrò all’ultimo minuto; la Rivoluzione non si realizzò neanche nel 1933 e fu frustrata dai suoi nemici. Questa volta la Rivoluzione ha un intero popolo, ha tutti i rivoluzionari, ha tutti i militari onesti. E’ tanto grande e tanto incontenibile la sua forza, che questa volta la vittoria è certa!

Possiamo dire con gioia che nei quattro secoli della nostra nazione, per la prima volta saremo interamente liberi e l’opera dei mambi si completerà (APPLAUSI).

Pochi giorni fa, il 24 febbraio, non potei resistermi alla tentazione di visitare mia madre, che non vedevo da alcuni anni. Quando ritornavo per la via che passa davanti a Mangos de Baraguá, durante la notte, un sentimento di profonda devozione ci fece fermare le macchine in quel posto che evoca la Protestazione di Baraguá e l’inizio dell’Invasione. A quell’ora, la presenza di quei siti, il pensiero di quelle prodezze delle nostre guerre d’indipendenza, l’idea che quei uomini avessero lottato per ben 30 anni per non vedere concretizzati i loro sonni perché la repubblica si frustrava, e il presentimento che presto la Rivoluzione che loro sognarono, la patria che loro sognarono sarebbe una realtà, ci fece esperimentare una delle sensazioni le più commosse mai concepite.

Vedevo rivivere quei uomini con i loro sacrifici, con quei sacrifici che abbiamo conosciuto da vicino; pensai ai loro sonni e alle loro illusioni che erano anche i nostri, e pensai anche che questa generazione di cubani deve rendere e aveva già reso il più fervente tributo di riconoscimento e di lealtà agli eroi della nostra indipendenza.

Gli uomini che caddero nelle nostre guerre d’indipendenza congiungono oggi i loro sforzi a quelli dei caduti in questa guerra, ed a tutti i nostri morti nelle lotte per la libertà possiamo dirgli che finalmente è arrivato il momento di fare realtà i loro sonni; è arrivato il momento che voi, il nostro popolo, il nostro popolo buono e nobile, il nostro popolo che è tutto entusiasmo e fede, il nostro popolo che vuole gratuitamente, che si fida gratuitamente, che teme gli uomini con affetto al di là delle offerte, avrà ciò che necessita (APPLAUSI). E devo solo dirvi, con modestia, con sincerità, con profonda emozione, che in noi, in nostri combattenti rivoluzionari, troverete sempre i leali servitori, la cui unica divisa è quella di servire (APPLAUSI).

Oggi, quando entrerà in possesso della presidenza della repubblica il dottore Manuel Urrutia Lleó, il magistrato che disse che la Rivoluzione era giusta …(INTERRUZIONE) …il territorio affrancato che oggi è l’intera patria; assumerò semplicemente le funzioni che mi verranno assegnate, tra le sue mani è adesso tutta l’autorità della repubblica (APPLAUSI). Le nostre armi si chinano rispettose davanti al Potere Civile nella Repubblica civilista di Cuba (APPLAUSI). Non devo dirvi che ci auguriamo che compia il suo dovere perché siamo certi che saprà farlo. Il presidente provisorio della Repubblica di Cuba… E l’autorità e passo la parola al popolo.

(OVAZIONE)
VERSIONI STENOGRAFICHE – CONSIGLIO DI STATO

da e traduzione di Fidel, Soldado de las ideas, www.fidelcastro.cu

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Abbraccio

Cubadebate (italiano) - Mar, 25/12/2018 - 02:31

raul-castro-ruz-abraza-a-Mariela-Castro-Espin-580x314Sabato scorso, nell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba, un abbraccio tra padre e figlia ha provocato una clamorosa ovazione. “Voglio congratularmi con un educatore molto speciale nella mia vita, grazie per il suo esempio come padre e rivoluzionario”, ha detto Mariela Castro Espin terminando il suo intervento nel Parlamento.

A Raúl, il padre che le ha insegnato ad “amare la Rivoluzione senza abbandonare la famiglia ed ad amare la famiglia senza abbandonare la Rivoluzione”, ha riconosciuto la direttrice del Cenesex.

“Chiedo come deputata di questa Assemblea che mi permettano di abbracciarlo”. E così ha fatto. Il gesto ha provocato che il plenario si alzasse in piedi. Ritornando al suo posto, Mariela ha commentato che suo padre le ha sussurrato che ricordasse anche sua madre Vilma Espin Guillois, deputata che ha introdotto nel Parlamento cubano la lotta per la famiglia e l’inclusione sociale senza discriminazione. Lei ha anche imparato da Vilma, benché sia difficile e molto complesso.

Da Cubadebate

foto di Omara Garcia Mederos-ACN-Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Non ci sono retrocessioni, l’essenza dell’articolo 68 si mantiene

Cubadebate (italiano) - Mar, 25/12/2018 - 02:10

mariela-castro-asamblea-580x330Intervento della Deputata Mariela Castro Espin, nel Secondo Periodo Ordinario di Sessioni della IX Legislatura dell’ANPPP, il 22 dicembre 2018  

“La nuova formulazione dell’anteriore articolo 68, che attualmente è contenuta nell’articolo 82, deve essere interpretata come un avanzamento in un processo tanto complesso, come lo è la riforma della norma di maggiore rilevanza nel nostro contesto sociale e politico.

Contrario alle manipolazioni e tergiversazioni che sono circolate nelle reti sociali negli ultimi giorni, l’attuale articolo riferito al matrimonio mantiene la sua vocazione di inclusione, in totale sintonia col principio di uguaglianza e non discriminazione per motivi di orientazione sessuale ed identità di genere, che è anche contenuto nella proposta di testo costituzionale nell’attuale articolo 42.

Il riferimento costituzionale sul matrimonio è ora in un capitolo innovativo e nel quale si abbordano le famiglie in tutta la loro diversità. Si descrive il matrimonio come un’istituzione sociale e giuridica, e si riconosce come una delle forme di organizzazione della famiglia, ma non l’unica. Rispetto agli individui del matrimonio, si usa il concetto di coniugi, costruzione giuridica che fa allusione alle persone che hanno formalizzato il vincolo matrimoniale e che in nessun modo limita la possibilità che persone dello stesso genere possano accedere al matrimonio come forma di riconoscimento giuridico dell’unione che hanno desiderato costruire. Non c’è nessun dubbio che l’articolo 82 cancella, in sede costituzionale, ogni allusione o appoggio binari in quanto al genere e l’etero normatività, che invece caratterizza la regolazione che esiste sul matrimonio, nel testo che oggi cerchiamo di riformare.

La nuova formulazione colloca in realtà un elemento innovativo, cioè le unioni di fatto, senza legarle a nessun genere; questa figura, secondo le statistiche ed i criteri di studiosi sulle famiglie nel nostro paese, è la più usata nella nostra società.

Un altro elemento innovativo è costituito dal fatto che non si fa nessuna allusione esplicita alla riproduzione come fine del matrimonio né delle famiglie, fatto che cancella questa vecchia concezione che faceva girare le dinamiche familiari intorno alla discendenza. Questo, ovviamente, visualizzerà il diritto di persone che, con indipendenza della loro orientazione sessuale ed identità di genere, non concepiscono la riproduzione come fine ultimo nei loro progetti di vita, ma sì decidono di formare una famiglia, al margine di ciò.

Non ci sono retrocessioni, l’essenza dell’articolo 68 si mantiene, perfino il testo attuale, come ho esposto, trascende la proposta anteriore.

Abbiamo una prima sfida, quella di garantire il SÌ della maggioranza dei nostri elettori nell’esercizio democratico previsto per febbraio dell’anno prossimo. Da oggi e fino a quella data dobbiamo fortificare le strategie di comunicazione e sensibilizzazione della popolazione, per apportare tutti gli argomenti che siano necessari.

Dopo il referendum, e col SÌ della maggioranza del nostro popolo, in cui confido pienamente, dobbiamo concentrarci sulla formulazione della legge che svilupperà tutto ciò che è relativo alle famiglie, ed in questione, al matrimonio. Questa legge, il Codice di Famiglia, dovrà basarsi sulle posizioni scientifiche più avanzate rispetto al tema e dovremo prendere come riferimenti le esperienze simili che esistono a livello internazionale e nelle nostre realtà. Le proposte di modificazione del Codice di Famiglia vigente devono esprimere e garantire il matrimonio tale quale si è concepito costituzionalmente, come un’istituzione plurale, inclusiva, alla quale tutte le persone possano accedere senza nessuna distinzione.

Insisto, davanti alle campagne manipolatrici che la controrivoluzione sta spingendo nelle reti sociali per sabotare il referendum promuovendo il No, abbiamo il dovere di fare una buona e rigorosa campagna per informare il popolo ed il mondo.

Voglio affermare che i principi della Rivoluzione ed i diritti di tutte le persone rimangono garantiti nel nuovo testo costituzionale. Ora dobbiamo legittimarli col SÌ che daremo nel Referendum.

Confidino in che il carattere educativo e trasformatore del diritto farà prevalere la giustizia nelle leggi che derivino dalla Costituzione, ed il 24 febbraio, Cuba si alzerà, un’altra volta, per tutti i tempi

Diamo il SÌ alla Costituzione e dopo uniamoci per ottenere delle leggi di sviluppo tanto avanzate come quello che sarà il nostro nuovo testo costituzionale.

Voglio congratularmi con l’Assemblea Nazionale ed enfaticamente con la Commissione Redattrice per il suo lavoro rigoroso, per il suo apporto concettuale e metodologico a questo esercizio democratico, e per lo spirito critico che hanno mantenuto sul loro stesso lavoro per perfezionare i prossimi processi che svilupperemo.

Voglio congratularmi con Homero Acosta per il suo adempimento magistrale come giurista e come educatore, perché ha insegnato ai Deputati ed alle Deputate, ma anche al nostro popolo.

Anche con il popolo di Cuba, per la sua maturità politica, per i suoi preziosi apporti e per la responsabilità assunta.

In modo molto speciale voglio congratularmi con un educatore che è stato un esempio ispiratore nella mia vita, che mi ha insegnato che si può amare la Rivoluzione senza abbandonare la famiglia, e che si può amare la famiglia senza abbandonare la Rivoluzione. Grazie per il suo esempio come padre e come rivoluzionario.

Mi permettano di abbracciarlo, come Deputata”.

Di Mariela Castro Espin

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

foto: Irene Perez-Cubadebate

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Progetto della nuova Costituzione cubana amplia diritti e garanzie

Cubadebate (italiano) - Sab, 22/12/2018 - 02:13

0homeroooIl segretario del Consiglio di Stato di Cuba, Homero Acosta, ha presentato oggi il progetto di Costituzione arricchito dopo una consultazione popolare, testo che amplia i diritti e le garanzie degli abitanti dell’isola.  

La versione risultante dalle più di 780 mila proposte, emesse dai cubani dal 13 agosto al 15 novembre, include l’incorporazione dell’articolo 40 che stabilisce: “La dignità umana è il valore supremo che sostenta il riconoscimento e l’esercizio dei diritti e doveri consacrati nella Costituzione, nei trattati e nelle leggi”.

Inoltre il documento esposto in dettaglio da Acosta nel secondo periodo ordinario di sessioni della IX Legislatura dell’Assemblea Nazionale presenta come novità un paragrafo che vidima il diritto di tutte le persone a godere degli stessi spazi pubblici e stabilimenti di servizi.

Rispetto ai diritti individuali, riflette il rispetto all’integrità fisica e morale, oltre che alla vita, alla libertà, alla giustizia, alla sicurezza, alla pace, alla salute, all’educazione, alla cultura, alla ricreazione ed allo sport.

Emergono anche tra le aggiunte al progetto presentato nel Palazzo delle Convenzioni di questa capitale, la protezione dello Stato per i nonni o altri parenti di un minorenne, in caso di adozione.

Nel caso dei diritti, l’articolo 42 (antico 40) vieta la discriminazione per ragioni di sesso, genere, orientazione sessuale, identità di genere, origine etnica, colore della pelle, credenza religiosa, disabilità, origine nazionale o
qualunque altra distinzione lesiva alla dignità umana. Se verrà approvato questo testo nel mese di febbraio, Cuba sarà uno dei pochi paesi al mondo a difendere i diritti contro l’orientazione sessuale e l’identità di genere nella Costituzione.

Nel caso della salute pubblica, l’articolo 72 (antico 83) mantiene l’accesso gratuito e con qualità alla stessa come un diritto delle persone, ma aggrega che lo Stato, per rendere il tutto effettivo, istituisce un sistema a tutti i livelli, con programmi di prevenzione ed educazione.

Il progetto della nuova Magna Carta incorpora un capitolo sulla famiglia, il quale raccoglie nel suo articolo 81 (antico 67) il diritto dei cubani a fondarla ed il riconoscimento e la protezione statali alle famiglie qualsiasi sia la sua forma di organizzazione, “come cellula fondamentale della società”.

Uno dei temi più dibattuti durante la consultazione popolare -nella quale hanno partecipato quasi nove milioni di cittadini – è stata la definizione del matrimonio, plasmata nell’articolo 68 dell’anteriore testo.

La nuova versione che sarà sottomessa all’approvazione dei deputati domani, definisce il matrimonio nell’articolo 82 come “un’istituzione sociale e giuridica”, fondata nel libero consenso e nell’uguaglianza di diritti, obblighi e capacità legale dei coniugi.

Il proprio paragrafo precisa il riconoscimento, inoltre, dell’unione stabile con attitudine legale, che formi veramente un progetto di vita in comune.

Pertanto, la Costituzione proposta riflette un equilibrio nel consenso tra chi patrocinano che il matrimonio sia l’unione tra un uomo ed una donna e quelli che difendono il matrimonio ugualitario, ha detto il deputato che ha fatto un appello a non pensare con egoismo ed a preservare l’unità.

Secondo lui, il fatto di decidere che in futuro si sottometterà a consultazione popolare, nel termine di due anni, ed in seguito a referendum il Codice di Famiglia su questo ed altri temi è cercare di avvicinare le due posizioni opposte sul matrimonio, anche se è riconosciuto internazionalmente che i diritti umani non si possono sottoporre ad un referendum, anche se sono quelli di una minoranza.

Altri aspetti rilevanti del progetto della Magna Carta presentati oggi nell’Assemblea Nazionale si riferiscono alla protezione dei bambini contro ogni tipo di violenza e l’aumento del protagonismo sociale dei giovani.

In materia di garanzie, il capitolo dedicato al tema, aggiunge l’articolo 92 per riconoscere il diritto delle persone ad accedere agli organi giudiziali al fine di ottenere una tutela effettiva dei loro diritti ed interessi legittimi.

Se i deputati cubani appoggiano, come si aspetta, il progetto della nuova Costituzione diretto ad una riforma totale di quella vigente dal 1976, sarà convocato un referendum popolare per la sua approvazione o no, da parte dei cittadini, mediante voto diretto e segreto.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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Gli USA preparano una guerra tra Latino-americani

Cubadebate (italiano) - Ven, 21/12/2018 - 01:46

guerraUSAMossa dopo mossa i fautori della dottrina Cebrowski mandano avanti le loro pedine. Costretti a smettere di istigare guerre nel Medio Oriente Allargato, si volgono al Bacino dei Caraibi. Innanzitutto il Pentagono pianifica l’assassinio di un capo di Stato democraticamente eletto, nonché la rovina del suo Paese, poi scalza l’unità dell’America Latina.

In un discorso alla comunità anti-castrista al  Dade College, John Bolton  così si è espresso: «Questa troika della tirannia, che si estende dall’Avana a Caracas, passando per Managua, è causa d’immense sofferenze umane, fomento di una gigantesca instabilità regionale, nonché genesi nell’emisfero occidentale d’una sordida culla del comunismo».

John Bolton, nuovo consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, ha rilanciato il progetto del Pentagono di distruzione delle strutture statali del Bacino dei Caraibi.

È opportuno ricordare che, sull’onda degli attentati dell’11 Settembre, il segretario alla Difesa dell’epoca, Donald Rumsfeld, creò un Ufficio per la Trasformazione della Forza (Office of Force Transformation), affidandone la direzione all’ammiraglio Arthur Cebrowski. Lo scopo era formare le forze armate statunitensi per la nuova missione nell’era della globalizzazione finanziaria: cambiare la cultura militare al fine di distruggere le strutture statali delle regioni non connesse all’economia globale. La prima parte del piano è consistita nello smembramento del Medio Oriente Allargato; la seconda fase prevedeva di fare altrettanto nel Bacino dei Caraibi. Si trattava di distruggere una ventina di Stati costieri e insulari, con l’eccezione di Colombia, Messico e, per quanto possibile, dei territori britannici, statunitensi, francesi e olandesi.

Appena arrivato alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump si è contrapposto al Piano Cebrowski. Dopo due anni di presidenza è però riuscito solo a impedire a Pentagono e NATO di assegnare ai gruppi terroristici di cui si servono uno Stato, il “Califfato”; non è però riuscito a imporgli di rinunciare a manipolare il terrorismo. Trump è stato in grado di ridurre la tensione nel Medio Oriente Allargato, benché le guerre continuino, pur con minore intensità. Nel Bacino dei Caraibi Trump ha invece messo in briglia il Pentagono, vietandogli di compiere operazioni militari dirette.

A maggio scorso Stella Calloni ha rivelato una nota in cui l’ammiraglio Kurt Tidd, comandante in capo del SouthCom, esponeva il piano di destabilizzazione del Venezuela [1]. Una seconda infiltrazione è contemporaneamente in corso in Nicaragua; una terza è in atto ormai da mezzo secolo contro Cuba.

Da numerose analisi precedenti abbiamo concluso che la destabilizzazione del Venezuela, iniziata con il movimento dei guarimbas, proseguita con il tentativo di colpo di Stato del 12 febbraio 2015 (operazione Gerico) [2], con gli attacchi alla moneta nazionale, nonché con l’organizzazione dell’emigrazione, finirà per sfociare in operazioni militari [3], condotte da Brasile, Colombia e Guyana. Ad agosto 2017 gli Stati Uniti e i loro alleati hanno organizzato operazioni di trasporto truppe che hanno coinvolto più nazioni [4]. Dal 1° gennaio 2019, con l’insediamento a Brasilia del neopresidente filo-israeliano Jair Bolsonaro, tutto sarà più facile.

Il futuro vicepresidente del Brasile sarà infatti il generale Hamilton Mourão, il cui padre ebbe un ruolo di spicco nel colpo di Stato militare pro-USA del 1964. Lo stesso Mourão è salito alla ribalta con dichiarazioni contro i presidenti Lula e Roussef. Nel 2017, a nome del Grande Oriente del Brasile, ha dichiarato che i tempi sono maturi per un nuovo colpo di Stato. Mourão è stato alla fine eletto insieme al presidente Bolsonaro. In un’intervista alla rivista Piaui, il futuro vicepresidente ha annunciato il prossimo rovesciamento del presidente venezuelano, Nicolas Maduro, e l’impiego di una forza di «pace» brasiliana (sic!). La gravità di questi propositi, che esplicitamente violano la Carta delle Nazioni Unite, ha indotto il presidente Bolsonaro a intervenire per assicurare che nessuno vuole fare la guerra ad alcuno e che il vicepresidente è troppo loquace.

Comunque sia, nella conferenza stampa del 12 dicembre 2018 il presidente Maduro ha rivelato che il consigliere nazionale per la Sicurezza USA, John Bolton, provvede al coordinamento tra l’équipe del presidente colombiano, Ivan Duque, e quella del vicepresidente brasiliano. Un gruppo di 734 mercenari è in questo momento addestrato a Tona (Colombia) per perpetrare un attacco sotto falsa bandiera del Venezuela contro la Colombia, così da giustificare una guerra della Colombia contro il Venezuela. I mercenari sarebbero comandati dall’ex colonnello Oswaldo Valentin Garcia Palomo, latitante dopo il tentativo di assassinio con un drone del presidente Maduro del 4 agosto scorso, durante la celebrazione dell’anniversario della Guardia Nazionale. Questi mercenari sono appoggiati dalle Forze Speciali stanziate nelle basi militari Usa di Tolemaida (Colombia) e di Eglin (Florida). Il piano statunitense prevede di prendere possesso, sin dall’inizio del conflitto, di tre basi militari venezuelane: Libertador de Palo Negro, Puerto Cabello e Barcelona.

Il Consiglio Nazionale per la Sicurezza USA cerca di convincere parecchi Stati a non riconoscere la legittimità del secondo mandato di Maduro – rieletto a maggio scorso – che avrà inizio con il nuovo anno. È questa la ragione per cui gli Stati del Gruppo di Lima hanno contestato lo scrutinio presidenziale ancor prima del suo svolgimento e hanno impedito illegalmente ai consolati venezuelani di organizzare le votazioni. Anche la crisi migratoria si rivela essere l’ennesima manipolazione: molti dei venezuelani che hanno cercato di sottrarsi alla crisi economica illudendosi di trovare facilmente lavoro in un altro Stato latino-americano, oggi vorrebbero rientrare nel proprio Paese. Ma i Paesi del Gruppo di Lima glielo impediscono, vietando agli aerei venezuelani che cercano di rimpatriarli di sorvolare il loro spazio aereo e agli autobus di varcare le frontiere.

Sembra di assistere a un remake degli avvenimenti che dagli attentati dell’11 settembre 2001 insanguinano il Medio Oriente Allargato. Fulcro dell’operazione non sono le azioni militari, bensì l’idea di disordine che gli avvenimenti inculcano. Innanzitutto bisogna far prendere lucciole per lanterne [5]. Dopo cinque anni, Venezuela e Nicaragua, che all’estero godevano di un’immagine positiva, sono oggi a torto considerati “Stati fallimentari”. Sebbene non si stia ancora riscrivendo la storia dei Sandinisti e della loro lotta alla dittatura di Somoza, si dà al contrario per scontato che Hugo Chavez Frías fosse un “dittatore comunista” (sic!), nonostante il Venezuela sotto la sua presidenza abbia fatto un incredibile balzo in avanti, politico ed economico. Presto sarà possibile distruggere Stati senza che nessuno ci trovi da ridire.

Il tempo scorre sempre più veloce. Quando, nel 1823, il presidente James Monroe decise di chiudere le Americhe alla colonizzazione degli europei, non immaginava certo che la sua dottrina si sarebbe trasformata cinquant’anni dopo in un’affermazione dell’imperialismo USA. Così accade anche oggi: quando il presidente Trump ha affermato il giorno della sua investitura che il tempo dei rovesciamenti di regime era finito, certo non pensava che sarebbe stato tradito da chi gli stava vicino. Invece, il 1° novembre 2018 il suo consigliere per la Sicurezza, Bolton, ha dichiarato a Miami che Cuba, Nicaragua e Venezuela formano la «troika della tirannia». E il segretario alla Difesa, generale James Mattis, il 1° dicembre, davanti al Reagan National Defense Forum, ha affermato che il presidente democraticamente eletto Maduro è un «despota irresponsabile» che «deve andarsene» [6].

Thierry Meyssan, da Voltarinet

Traduzione Rachele Marmetti per Giornale di bordo

[1] « Plan to overthrow the Venezuelan Dictatorship – “Masterstroke” », Admiral Kurt W. Tidd, Voltaire Network, 23 février 2018. “Il “colpo da maestro” degli Stati Uniti contro il Venezuela”, di Stella Calloni, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 13 maggio 2018.
[2] “Obama ha mancato il suo colpo di stato in Venezuela”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 23 febbraio 2015.
[3] “Il generale Jacinto Pérez Arcay ritiene «inesorabile» l’invasione del Venezuela”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 11 giugno 2016.
[4] “Grandi manovre attorno al Venezuela”, di Manlio Dinucci, Il Manifesto(Italia) , Rete Voltaire, 23 agosto 2017.
[5] “Venezuela, l’intervento illegale”, di Julio Yao Villalaz, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 3 marzo 2018.
[6] “Mattis condemns Venezuela’s Maduro as a ’despot’ who has to go”, Reuters, Phil Stewart, December 1, 2018.

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Mariela Castro: “Tutto quello creato dal nemico bisogna usarlo con fini rivoluzionari”

Cubadebate (italiano) - Mer, 19/12/2018 - 05:38

MarielaMariela Castro. Deputata e direttrice del Cenesex. Nipote di Fidel Castro e figlia di Raul, Mariela Castro ha bevuto con il latte materno la politica fin dalla sua infanzia. Il Centro Nazionale di Educazione Sessuale ha promosso e realizzato una vera rivoluzione a favore dei diritti della popolazione LGBTI.

A febbraio, la popolazione cubana voterà la sua nuova Costituzione. E’ appena terminato il periodo di tre mesi di consultazioni a cui hanno partecipato nove milioni di persone “in uno dei migliori esercizi democratici che si siano fatti nel mondo per definire una Costituzione” afferma Mariela Castro. La deputata e direttrice del Centro Nazionale di Educazione Sessuale ha visitato Euskal Herria questa settimana. Sgrana, per GARA, quel nuovo testo costituzionale, che include il riconoscimento del matrimonio ugualitario, il processo di trasformazione socialista, l’introduzione della figura della proprietà privata o l’uso di Internet.

Verso dove sta andando Cuba?

Cuba sta rafforzando la democrazia socialista, che si traduce in questo processo di riforma costituzionale. In questo ultimo periodo, si è presentata la proposta che è stata approvata nell’Assemblea e sottoposta a consultazione popolare, per tre mesi. Ora ritorna all’Assemblea come un nuovo documento arricchito dalla partecipazione popolare e sarà votato in un referendum, il 24 febbraio. Penso che sia stato uno dei migliori esercizi democratici che siano stati fatti, nel mondo, per definire una Costituzione. E’ il popolo quello che sta progettando ed è il popolo che voterà il documento finale. Si sono ampliate, in maniera più chiara e specifica, le diverse forme di discriminazione contro cui bisogna lavorare e che la Costituzione non approva, senza lasciare spazio alla libera interpretazione soggettiva.

Ma a Cuba non ci sono partiti politici, cos’è per te il multipartitismo?

Mi piace parlare di questo. La socialdemocrazia ha inventato il pluripartitismo per far credere che tutto cambia ed alla fine nulla cambia, perché il potere rimane nelle mani delle classi privilegiate e chi vuole cambiare il sistema è considerato un terrorista. Quando il popolo fa una rivoluzione anti-sistema e prende il potere ha bisogno di un partito che risponda ai suoi interessi e che li difenda di fronte a tutti i tipi di circostanze e contraddizioni, che esisteranno sempre in ogni gruppo sociale. Il popolo ha preso il potere, elesse e costruì un partito di unità nazionale dove tutte le forze di sinistra si uniscono in torno ad un progetto di emancipazione, di transizione socialista, che pone l’essere umano al centro dei suoi obiettivi e non le aziende e le banche. Allora il popolo non ha bisogno di altro partito che non sia quello. I tentativi che sono sorti, finanziati dagli USA, di generare un’opposizione salariata per cercare di indurre, a Cuba, la necessità del multipartitismo non sono stati fruttuosi. Il popolo ha coscienza, conoscenze, conosce la storia; sta attento a tutto ciò che accade nel mondo e sa trarre conclusioni.

Il nuovo testo costituzionale riconosce la proprietà privata. Ciò comporta rischi?

È un rischio, senza dubbio. Ma il socialismo non si fa in 60 anni. A volte bisogna retrocedere nei meccanismi per poter sostenere la base economica che garantisce continuare con la teoria socialista dello sviluppo. Bisogna articolarlo in modo che queste persone, che fanno questo tipo di lavoro, continuino ad essere considerate, socialmente, come lavoratori che anche stanno contribuendo alla ricchezza del paese, ai servizi del paese e che stanno dando il loro apporto allo sviluppo. E osservare i regolamenti affinché non si convertano in una classe sociale antagonista. È un meccanismo nuovo di funzionamento della società, che richiede sperimentazione, studiare ed analizzarlo. Tutti i cambiamenti si stanno facendo con un monitoraggio popolare ed un’osservazione critica. A Cuba, c’è una parte importante della popolazione che è contraria al lavoro autonomo perché considerano che sia una retrocessione verso il capitalismo, ma vi è un’altra parte che lo vede necessario. Lo Stato da solo non può garantire la produzione di beni e servizi immediati. Mentre continuiamo a restare bloccati dagli USA, l’economia cubana e la sua strategia di sviluppo saranno molto limitate. Lo fanno con tutte le intenzioni che ci disperiamo e iniziamo ad andarcene dal paese e colpevolizziamo la Rivoluzione di tali malesseri.

Un altro cambio sostanziale è l’apertura a Internet …

Poiché le nuove tecnologie sono utilizzate con interessi di dominio, per manipolare e indurre modelli di opinione che ti fanno credere che questo è ciò di cui hai bisogno, lo Stato cubano si era protetto in tal senso. Ma nei dialoghi il consenso ha portato a che predomini l’idea di introdurre le nuove tecnologie e utilizzarle per i nostri fini ideologici. Un paese in cui la grande maggioranza del popolo è identificata con un progetto rivoluzionario va a difendere tale progetto con le nuove tecnologie. Tutto ciò che crea il nemico bisogna usarlo con fini rivoluzionari.

Dai primi discorsi con tinte omofobe di Fidel Castro alla Cuba attuale che sta per approvare il matrimonio omosessuale, come si realizza questa trasformazione?

Le organizzazioni internazionali per i diritti LGBTI riconoscono che Cuba è quella che è più avanzata a livello politico per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti. Si lavora, per prima cosa, con volontà politica, in dialogo con la popolazione per cambiare le coscienze, in modo che quando si giunge alla presa di decisioni legislative, già c’è una maggiore coscienza ed un maggior consenso. E questa è stato il cammino che abbiamo fatto, a differenza di altri paesi, dove hanno messo la legge, ma le coscienze non sono state create e ci sono molti crimini di odio omofobi e transfobici, contro le donne, gli immigrati … Gruppi di fondamentalisti religiosi stanno cercando di ricattare il Governo cubano per cui non andranno a votare a favore della Costituzione se viene lasciato l’articolo relativo al matrimonio tra due persone. Bene, che votino contro, un’altra parte voteremo a favore, non ci spaventano. Lo Stato è obbligato a garantire i diritti umani, ciò che include la non discriminazione, indipendentemente da ciò che sia approvato dalla maggioranza, sia per i suoi pregiudizi, interessi o per ciò che sia.

Il presidente eletto del Brasile, Jair Bolsonaro, ha accusato Cuba di sfruttare i medici cubani dispiegati nelle diverse missioni. Cuba ha risposto ritirando la sua missione dal Brasile. Cosa è successo?

Bolsonaro è un uomo ignorante, violento, misogino, è il più ritardato che sia potuto arrivare in America Latina. E’ l’espressione del ritorno delle dittature militari in America Latina occultate con la socialdemocrazia. Rispondendo agli interessi della mafia cubano-americana, che si è impossessata della politica USA, ha fatto questa maldestra mossa di disconoscere la qualità professionale dei medici cubani e di usare questi argomenti, assurdi e menzogneri. I medici cubani firmano un consenso con cui essi contribuiranno allo sviluppo economico di Cuba. Accettano questo contratto in cui gli si mantiene il loro pieno salario a Cuba, il loro posto di lavoro, mentre sono in quel paese ed inoltre gli si paga un altro salario per stare in quel paese, e loro accettano il tanto per cento che ricevono perché sanno che il resto contribuirà all’economia del Paese ed alla sostenibilità della salute pubblica cubana. È un accordo, non vanno, non sono ingannati.

La maggior parte è ritornata, ma alcuni sono rimasti …

Sì, ma all’interno delle cifre di coloro che sono rimasti bisogna tenere conto che molti si sono sposati. Non sono rimasti per il progetto di Bolsonaro, ma perché hanno fatto famiglia. Non è che hanno tradito il progetto. Bisogna rispettare il fatto che nelle relazioni umane sorgano tutti questi tipi di vincoli. Bolsonaro sta offrendo loro certe opportunità che non sono molto buone e già si stanno lamentando perché si sono sentiti ingannati dall’offerta che gli ha fatto Bolsonaro. Sono certa che molti di loro torneranno a Cuba come è successo in altri luoghi, quando gli USA hanno creato il progetto Parole. Poiché questo ce l’hanno sempre fatto a Cuba, costantemente, si stanno formando medici ed operatori sanitari. Alcuni rimarranno per il cammino, ma altri seguiranno.

Quali fattori hanno propiziato che uno come Bolsonaro sia salito al potere?

Uno, le debolezze delle forze di sinistra. I problemi di corruzione ed errori di alcuni gruppi di sinistra pongono le persone nel problema di non sapere chi eleggere. Un altro dei fattori è stato l’uso delle tecnologie. Questa situazione deve farci pensare, tutte le forze di sinistra, come dobbiamo agire di fronte a queste nuove circostanze che ci pongono in una nuovo terreno di lotta.
L’influenza politica delle chiese evangeliste è sempre maggiore. Si calcola che in Cuba potrebbero raggiungere il 30% della popolazione. Sempre si sono usate le chiese come esercizio di controllo sociale e di potere, specialmente la Chiesa Cattolica, ma anche le evangeliche e protestanti. Quelle chiese che stanno agendo in America Latina, come, a suo tempo, fece, con la stessa forza, la Chiesa cattolica, rispondono allo stesso progetto di dominio. Più dello stesso.

Come sta affrontando Cuba l’era di Trump?

Cuba continua a rafforzare il suo sistema di autodifesa, la sua sovranità e socialismo. Quello che è successo in Brasile è anche stata la protezione dei nostri medici. Abbiamo dovuto toglierli perché non abbiamo intenzione di sottometterli ai pericoli di un irresponsabile. C’è una grande repressione in America Latina, stanno perseguitando gli attivisti, giudizializzando i dirigenti politici, come hanno fatto con Dilma Rousseff, Lula, Rafael Correa, Fernando Lugo … Gli ha funzionato e ora vogliono prendere di punta Cuba, ma non hanno imparato come reagisce il popolo quando ci aggrediscono. Non si dimentichino di Playa Girón! La prima sconfitta dell’imperialismo in America.

di Ainara Lertxundi- Gara

traduzione di Francesco Monterisi- Cubainformazione

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Cuba commemora il ritorno di tutti i Cinque Eroi quattro anni fa

Cubadebate (italiano) - Mar, 18/12/2018 - 02:58

los-cinco-antiterroristas-cubanos-foto-cuabdebateCuba ricorda oggi il ritorno, il 17 dicembre 2014, dei Cinque Antiterroristi imprigionati ingiustamente nelle carceri degli Stati Uniti, come aveva predetto il leader Fidel Castro quando ha detto in un discorso memorabile: ¡Volveran!

In una tribuna aperta della Rivoluzione, svoltasi il 23 giugno 2001, nel municipio del Cotorro, a L’Avana, Fidel Castro ha pronunciato la famosa frase, che è diventata realtà dopo più di 10 anni di una grande campagna di solidarietà dentro e fuori dall’isola per la causa dei Cinque cubani, come sono conosciuti a livello internazionale.

Fernando e René Gonzalez, due dei combattenti antiterroristi, sono ritornati in Patria, dopo aver scontato le sentenze, rispettivamente in febbraio e marzo del 2014, mentre la liberazione di Gerardo Hernandez, Ramon Labañino e Antonio Guerrero è avvenuta il 17 dicembre di quell’anno grazie ad uno scambio di carcerati, raggiunto tra i governi degli Stati Uniti e quello di Cuba.

La comunità internazionale è venuta a conoscenza di tale decisione lo stesso 17 dicembre, dopo l’annuncio simultaneo degli allora presidenti di Cuba, Raul Castro, e degli Stati Uniti, Barack Obama, in comunicati in cui esponevano anche il ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra le due nazioni.

Durante i loro anni di reclusione negli Stati Uniti, condannati ad ingiuste e smisurate pene in processi manipolati, i prigionieri politici cubani hanno subito numerose violazioni dei diritti umani.

L’impedimento delle visite delle madri, delle mogli e dei figli; le dure punizioni; ed il confinamento solitario in celle di punizione per lunghi periodi di tempo senza avere commesso assolutamente nulla, non sono riusciti a rompere la loro integrità psichica e fisica.

L’ingiustizia che circondava questo caso ha provocato indignazione ed ha anche generato una grande ondata di sostegno internazionale, guidata da una massiccia campagna cubana, per chiedere il ritorno dei loro figli.

L’ostinazione del governo statunitense di mantenere in prigione questi uomini innocenti, mentre assassini confessi come Luis Posada Carriles passeggiavano per le strade di quel paese, ha anche dimostrato la doppia morale di Washington riguardo al terrorismo.

Nell’aprile del 2014, i Cinque hanno ricevuto il Premio Annuale per i diritti umani di Globale Exchange, nella categoria di Premio Selezionato dalla Gente.

Attualmente continuano a lottare per il loro paese, ma questa volta a Cuba, in settori per promuovere lo sviluppo della nazione od in aree necessarie per promuovere la divulgazione della realtà dell’isola, di fronte alle forti campagne contro il suo processo rivoluzionario.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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Bolsonaro, entusiasta satellite degli USA

Cubadebate (italiano) - Sab, 01/12/2018 - 17:21

Trump-BolsonaroIl presidente eletto del Brasile, Jair Bolsonaro, sta offrendo i suoi servizi agli USA per aggredire Cuba, Venezuela e tutto ciò che abbia un odore progressista nella nostra America. Le calunniose e sistematiche dichiarazioni contro la presenza dei medici cubani in quel paese, programma a cui si oppose con veemenza da quando fu proposto dalla deposta presidentessa Dilma Rousseff, rispondono a tale condizione servile e rabbiosamente reazionaria, determinata a convertire il gigante sudamericano in una bellicosa pedina della politica imperialista USA nella regione.

Da qui il tentativo bolsonarista di raggiungere un accordo bilaterale con la potenza del nord per congelare i beni ed i fondi di Cuba e Venezuela, una giocata molto in sintonia con l’interesse del governo di Trump di raddoppiare lo strangolamento economico di entrambi i popoli e di creare le condizioni psicologiche per un qualche tipo di aggressione militare contro la patria di Bolivar. Molto evidenziata dall’estremista di destra John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, con cui Bolsonaro s’incontra oggi a Rio. Tre giorni prima, per realizzare quell’agenda anti-cubana ed anti-venezuelana con i dipartimenti di Stato, del Tesoro e del Consiglio di Sicurezza Nazionale ha spedito a Washington, come suo inviato, suo figlio e deputato Eduardo Bolsonaro, ha riferito il quotidiano O Globo. È noto che il presidente eletto è un grande ammiratore di Trump, che considera una “salvezza per l’Occidente contro il marxismo culturale del globalismo”. L’inquilino della Casa Bianca si è congratulato telefonicamente con l’ex capitano, il giorno stesso della sua elezione, ed ha accettato di lavorare “strettamente” con lui “in materia commerciale, militare e tutto il resto”.

Ma ci sono segnali precedenti dell’interesse del carioca per una relazione “carnale” con gli USA. Bolsonaro si è incontrato due volte, durante la sua campagna elettorale, con il senatore USA Marco Rubio, nemico attivo di Cuba, Venezuela e Nicaragua, paesi della cui destabilizzazione Trump si è incaricato. Come lui, Rubio è un deciso sostenitore del sionismo e del primo ministro Benjamin Netanyahu. L’ultimo degli incontri ha avuto luogo a casa del senatore, a Miami, dove hanno pranzato e parlato per quattro ore. Non è stato comunicato all’epoca, ma è stato divulgato ai media brasiliani e nessuno l’ha negato. È emerso che hanno parlato del Venezuela, del sostegno a Israele e delle armi da fuoco. Rubio ha ricevuto milionarie donazioni dalla National Rifle Association (ANR) e Bolsonaro è sostenitore della libera vendita di armi, per cui è logico sospettare che la sua campagna ricevesse finanziamento dall’ANR. Ma come immaginare questo lungo convivio senza discutere il tema Cuba e dei suoi medici in Brasile? E’ che Rubio non vuole medici cubani in nessun paese, neppure la loro presenza in Brasile è compatibile con l’agenda di estrema destra del suo ospite.

Bolsonaro, con la sua pretesa di imporre inaccettabili condizioni alla presenza dei medici cubani, al di fuori dei termini dell’accordo firmato tra i governi di Cuba, il Brasile e l’Organizzazione Panamericana della Salute che regolava i loro servizi, non ha lasciato, all’Avana, altra opzione che ritirare i suoi medici. In nessun momento la sua squadra si è rivolto alle autorità cubane. Cuba non è solita evacuare i suoi collaboratori da nessun paese a causa di differenze politiche. Neppure dall’Honduras dopo il colpo di stato contro il presidente Zelaya, poiché i golpisti si mostrarono rispettosi dei medici e la concezione fidelista è che questi prestano il loro servizio ai popoli, non ai governi. È il presidente entrante che non voleva i cubani in Brasile. Un atteggiamento crudele, poiché gli isolani prestavano servizio quasi esclusivamente in luoghi in cui  nessun brasiliano o straniero aveva voluto andare quando il governo di Dilma convocò il programma Más Médicos. Sono riusciti a fornire il 90% delle consultazioni offerte nei territori indigeni e si trovavano in molti luoghi inospitali ad ore o giorni dalla città più vicina. L’atteggiamento dei cubani era ineccepibile, sia per la loro competenza professionale -che Bolsonaro ha posto in dubbio- sia per la loro disponibilità in ogni momento e per il loro umanesimo e solidarietà con i pazienti. I collaboratori sono stati sottoposti ad un esame prima di arrivare in Brasile ed erano valutati periodicamente dal ministero della salute. I sondaggi mostravano il 95% di accettazione della loro presenza. La Federazione dei Sindaci e 9 governatori hanno avvertito, con lettere, a Bolsonaro che non avevano con chi sostituirli.

Quasi ventimila professionisti dell’isola hanno realizzato più di 100 milioni di consultazioni nel paese sudamericano. Gli abitanti di circa 700 comuni hanno visto un medico, per la prima volta, al loro arrivo. Hanno favorevolmente modificato gli indicatori sanitari di quel paese ed hanno dimostrato che è possibile promuovere la cooperazione internazionale Sud-Sud. In questo caso con la guida dell’Organizzazione Panamericana della Salute.

di Angel Guerra Cabrera

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

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Archiviano caso di Santiago Maldonado: scartano la scomparsa forzata

Cubadebate (italiano) - Ven, 30/11/2018 - 04:45

manifestacion-argentina-santiago-maldonado-3-580x330Le prove incontrate relative alla sparizione e morte di Santiago Maldonado sono state mantenute nascoste.   

Il giudice federale argentino Gustavo Lleral, che dirigeva l’anno scorso  l’investigazione per la morte di Santiago Maldonado, ha deciso di chiudere la causa ed ha scartato che la scomparsa sia stata forzata ed ha assicurato che si è trattato di una “sommatoria di incidenze” che hanno ucciso il giovane.

“La disperazione, l’adrenalina e l’eccitazione naturalmente provocate dalla fuga; la profondità del pozzo, gli spessi rami e le radici incrociate sul fondo; l’acqua fredda, gelata che ha bagnato i suoi vestiti e le sue scarpe fino ad arrivare al suo corpo. Questa sommatoria di incidenze ha contribuito che affondasse e che gli fosse impossibile galleggiare e che neanche potesse emergere per prendere alcune boccate di ossigeno. Per la confluenza di queste semplici e naturali realtà, inevitabili in questo preciso e fatidico istante di solitudine, le sue funzioni vitali essenziali si sono paralizzate”, indica un frammento della sentenza.

Per questa decisione è stata determinante la perizia realizzata dall’Istituto Nazionale di Tecnologia Industriale (INTI) sui documenti nazionali di identità (CI) simili a quelli trovati nel corpo di Maldonado.

Questo ultimo risulta in buon stato e questo ha smentito la versione che il giovane era stato quasi tre mesi sotto l’acqua.

Tuttavia, l’indagine dell’INTI ha indicato che il livello di deterioramento del CI era compatibile con questa situazione.

La famiglia di Maldonado attraverso un comunicato ha informato che non sono stati notificati di questa perizia.

“Queste circostanze solo confermano che un settore del giornalismo fa parte delle decisioni giudiziali, conformando un attacco giudiziale e mediatico che ha come unico scopo intimorire la famiglia, disinformare e lasciare in evidenza la necessità dello Stato di chiudere il caso e garantire l’impunità ai responsabili della scomparsa forzata e morte di Santiago”, hanno segnalato.

Con informazioni di TeleSur

tradotto da Ida Garberi

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Sessanta anni di grafica rivoluzionaria, cartel cubano esposto in Italia

Cubadebate (italiano) - Gio, 29/11/2018 - 03:38

11Un’ampia mostra dei poster rivoluzionari cubani è stata inaugurata nel Palazzo di Albere, della città di Trento, sabato 24 novembre, con l’auspicio dell’omonima provincia autonoma e del Centro degli Studi del Poster Cubano. L’Ambasciata cubana in Italia è stata rappresentata dal Primo Segretario, Mauricio Martinez.  

Il numeroso pubblico presente all’inaugurazione della mostra “60 Anni di Grafica Rivoluzionaria, Cartel Cubano”, ha avuto l’opportunità di apprezzare il talento artistico ed il divenire storico del poster cubano che gode di ampio riconoscimento internazionale, sia per la sua qualità grafica, sia per la forza dei suoi contenuti, ratificandosi che la cultura costituisce il linguaggio universale del patrimonio dell’umanità.

La mostra, proveniente dalla Collezione Bardelotto, è stata l’occasione propizia, a due anni dal suo trapasso all’immortalità, per i rappresentanti dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba e della Provincia di Trento, per rendere tributo a Fidel Castro Ruz, leader della Rivoluzione Cubana, epopea trascendentale che ha cambiato radicalmente la storia dell’America tutta e che, in apprezzabile misura, si riflette nei poster esibiti a Trento.

Inoltre, la mostra ha riaffermato l’impegno ed il pensiero del leader storico della Rivoluzione Cubana, che diceva: “La cultura umana incomincia dalla giustizia, dalla fratellanza e dalla solidarietà tra gli uomini.”

testo e foto: http://misiones.minrex.gob.cu/es/italia

traduzione di Ida Garberi

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Parlare di Cuba è parlare di Fidel

Cubadebate (italiano) - Mer, 28/11/2018 - 03:21

Gerardo-Viva-Fidel-580x403Voglio raccontarvi qualcosa che non ho mai rivelato. Il 23 giugno 2001, già incarcerato nella prigione degli USA, ci hanno lasciato avere una piccola radio dalla quale abbiamo ascoltato il discorso di Fidel a L’Avana: “I nostri Eroi devono essere liberati. L’enorme ingiustizia commessa contro di loro sarà conosciuta dal mondo intero. Milioni di libri diffonderanno la verità ed il messaggio di Cuba. I nostri compagni prima di quello che pensiamo, Torneranno!”.

Mentre lui parlava dei “Cinque” ovviamente ero emozionato, come potevo non esserlo! Ma ammetto che mi ha colpito enormemente quando mi ha nominato e sentendo il mio nome nella sua voce inconfondibile mi sono reso conto dell’enorme responsabilità che avevo con il mio popolo, con la storia e con lui.

È stato un momento molto importante perché ci avevano appena dichiarato colpevoli e lui ci assicurò, davanti a tutto il popolo, che saremmo tornati. E così è stato. Siamo tornati, come Fidel aveva promesso! Quelle parole ci hanno accompagnato durante tutti quegli anni, come un baluardo di ottimismo e fiducia. Nel corso della nostra storia non c’è stato nulla che lui abbia promesso e non abbia poi fatto tutti i suoi sforzi e ci abbia messo tutta la sua intelligenza per realizzarlo.

Tutta Cuba lo sa.

E noi, anche noi lo sapevamo.

Durante i più di 16 anni che sono stato prigioniero, ho conosciuto persone che neppure sapevano dove era Cuba, e tanto meno di socialismo o di comunismo. Ma se si nominava Fidel, loro sì sapevano chi fosse: “Non conosco molto il suo pensiero, ma so che gli statunitensi non hanno potuto piegarlo”, ci dicevano. Quelle parole sono ciò che definiscono il Comandante: un uomo che ha fatto la Rivoluzione ed anche avendo potuto vivere in forma agiata, ha scelto di stare dalla parte dei poveri ed ha deciso di prendere le armi per migliorare il destino del suo paese.

Per questo, parlare di Cuba, è parlare di Fidel.

Sono già trascorsi due anni da quando è trapassato all’eternità. E su questa isola, ad 11 milioni di cubani manca la sua presenza, giorno dopo giorno.

Ma i rivoluzionari hanno la ferma intenzione di non ricordarlo con tristezza né pianto, ma con gioia, con l’ottimismo che lui ci ha insegnato e soprattutto con il desiderio di lottare ed andare avanti, di non deluderlo, mai!

Siamo migliaia che sogniamo e crediamo che un mondo migliore sia possibile. Ma bisogna costruirlo. A volte soffriamo retrocessi che portano alcune persone a dubitare se sia reale o solo un’utopia, a loro dico che, mentre Cuba esiste e sta combattendo, esisterà la speranza. Lottiamo per un mondo migliore! Lottiamo per uomini e donne nuovi! Lottiamo…

Hasta la victoria siempre!

Di Gerardo Hernandez Nordelo

(testo e foto da La Garganta Poderosa)

traduzione di Ida Garberi

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